Canzoni da un matrimonio

Noi ci siamo sposati nella Sala Guarienti a Verona. Se siete tradizionalisti e/o religiosi e volete sposarvi in chiesa, affari vostri. Però sappiate che la nostra cerimonia civile è durata una ventina di minuti, abbiamo riso dall’inizio alla fine (forse anche perché al momento dello scambio degli anelli ho dato la destra e mi son tenuto la fede infilata nel dito sbagliato per cinque minuti?) e ha officiato un simpaticissimo signore, come dire, diversamente settentrionale :) che ha aggiunto un tocco di folklore in più.

Dato che noi siamo i giovani, i giovani più giovani, ci siamo scelti tre canzoni fike da far suonare. No no, nessun lettore cd: musica dal vivo. Una versione ridotta degli House of All (direttamente da Woodville nel Southern Veronese) ha eseguito in versione acustica e festaiola le seguenti canzoni: L-O-V-E di Nat King Cole (scelta da FdC) all’entrata degli sposi, Jungle Drum di Emiliana Torrini (scelta da entrambi) al momento dello scambio degli anelli e All I Need degli Air (scelta da me) alla fine della cerimonia.

 
 Nat King Cole - Love [2:34m]: Play Now | Play in Popup

 
 Emiliana Torrini - Jungle Drum [2:14m]: Play Now | Play in Popup

 
 Air - All I Need [4:28m]: Play Now | Play in Popup

Tre cose sull’Islam

Devo verificare alcune informazione che danno nel video, tipo che i versetti posteriori annullano i versetti precedenti che contraddicono. Intanto, cosa ne pensate voi? Io ho idee divergenti a riguardo. Preso atto di questa situazione, cosa si fa?

Zoom

Fino a poco tempo fa usavo Firefox come browser principale e Safari come browser secondario. Dato che Firefox mi stava risultando sempre più indigesto, ho deciso di utilizzare Safari come browser principale e Chrome per i servizi by Google che uso, tipo YouTube o Picasa. Ora mi trovo decisamente bene, anche perché ho imparato a utilizzare al meglio Safari anche aggiungendo qualche estensione in stile Firefox (solo quattro però, ché Safari deve restare minimal) e sincronizzando automaticamente i preferiti dell’iMac e del MacBook (utilissimo).

Una pecca di Safari è il non poter rendere permanente lo zoom alle pagine. Ossia, si possono aumentare i caratteri e le immagine con ⌘+ (che io da conservatore continuo a chiamare tasto mela…ah mela, quanto mi manchi…) ma quando si chiude e riapre il browser si ritorna a punto e a capo. Dover aumentare ogni volta non è traumatico come posare rotaie in Siberia, però un pochino scomodo lo è. Anche perché per chi come me ha un monitor grande è un po’ un controsenso avere di default dei valori di caratteri da microscopio.

In attesa che Apple si renda conto del controsenso, c’è un metodo molto facile per ovviare a questa mostruosità anti-estetica.

  1. Aprite TextEdit e se non lo avete già in modalità solo testo, come è probabile che sia, andate in Formato -> Converti in formato solo testo.
  2. Copia-incollate questo body {zoom: 120%;} e salvate con il nome che volete basta che sia seguito da l’estensione .css. Io, per esempio, l’ho salvato come zoom.css. Io ho scelto un 120%, ma voi potete scrivere quello che volete, se siete ciecati anche un 400% in più.
  3. Andate in Utente -> Libreria -> Safari e spostateci il vostro zoom.css.
  4. Aprite sul menù di Safari -> Preferenze -> Avanzate e nel menù Foglio di stile scegliete Altro e quindi il vostro zoom.css.

Bene, ora di defautl i caratteri e le immagini saranno più a misura di monitor grande. Qui sotto potete vedere il mio blog come lo visualizzavo una volta e come lo visualizzo adesso con il nuovo foglio di stile.

La dittatura della maggioranza

Penso che molti libertarian compiano un grandissimo “errore di marketing” nell’attaccare a testa bassa la democrazia in quanto tale. Il problema dal mio punto di vista è che alla voce “democrazia” la filosofia politica libertarian associa semplicemente un sistema coercitivo basato sulla dittatura di minoranze organizzate (il parlamento, il governo, i partiti, “la “maggioranza” degli elettori, etc etc) ai danni di maggioranze non organizzate (l’insieme degli individui); coercizione fatta passare come giusta perchè vidimata dal voto popolare. Fondamentalmente sono d’accordo con questa visione ma penso che venderla a persone alle quali è stato insegnato fin da bambino che la democrazia è il sistema perfetto per vivere in società sia molto difficile e abbia bisogno di un corso minimo di un’ora per essere spiegata. Dato che mi sembra che l’individuo medio non abbia molta voglia di andare oltre la superficie delle cose, penso che questa strategia di marketing sia fallimentare. Ossia, i libertarian spesso passano paradossalmente per fascisti o monarchici. Oltre all’aspetto d’immagine, per andare più in profondo con il ragionamento e lasciar perdere l’individuo medio, io penso che questa strategia di delegittimazione non renda nemmeno come strategia politica per avvicinarsi sempre più a una società libera (dallo Stato): non penso si possa arrivare all’estinzione dello Stato nel corso della nostra vita, dall’oggi al domani senza una serie di lunghi e faticosi passaggi intermedi. Penso serva ancora un po’ di evoluzione dell’essere umano.

Secondo me la domanda che dobbiamo porci è “quale democrazia? e non tanto esclamare “no alla democrazia!“. Quando si parla di democrazia, si pensa soprattutto alla democrazia rappresentativa, ossia vengono eletti dei rappresentanti e morta lì. Questi “rappresentanti” solitamente possono fare il bello e il cattivo tempo e nonostante in teoria rispondino agli elettori, nella pratica rispondono ai capi dei loro partiti. Se invece passiamo a proporre un tipo di democrazia diversa, la faccenda cambia molto. La democrazia diretta è tutto un altro paio di maniche. Qui sono i cittadini che direttamente decidono riguardo innumerevoli temi; anche e soprattutto di natura fiscale. In Svizzera per esempio i referenda sono molto comuni. In Svizzera però si è votato anche per vietare la costruzione di minareti, ossia per mettere dei paletti molto pesanti alla libertà di disporre come meglio si crede della propria proprietà privata; e qui veniamo al punto successivo.

La democrazia diretta è migliore della democrazia parlamentare ma non è garanzia di non-coercizione in quanto può sempre capitare che una maggioranza tiranneggi una minoranza; e ricordiamo che l’individuo è la minoranza più bistrattata del mondo. Io penso che una parziale soluzione al problema possa essere quella di fissare in una costituzione delle norme molto rigide (cioè non facilmente modificabili da parte del parlamento) per tutelare i diritti dell’individuo; che nell’accezione libertarian è unicamente il “diritto negativo“. Quindi, riassumendo, una democrazia diretta nel quale una costituzione rigida impedisca alla maggioranza (o meglio, a una minoranza organizzata) di violare (più realisticamente, di violare il meno possibile) la libertà dell’individuo a colpi di leggi e referenda ma si limiti a legiferare (il meno possibile) su questioni amministrative ordinarie. Una democrazia, aggiungo, con un ordinamento giuridico di common law che in questo modo sia basata sulla consuetudine e non sulle bizze di legislatori creativi. Una forma simile di democrazia sarà sempre una dittatura della maggioranza, ma una dittatura mitigata; che è meglio di un calcio in culo. Una simile democrazia è difficile da creare in uno Stato già in piedi, è difficile riformare così tanto e così profondamente uno Stato già creato. Ecco un motivo per il quale sono un propugnatore di una esponenziale frammentazione statale (unita alla globalizzazione economica) che favorisca lo sviluppo di nuovi Stati più piccoli e più a misura di cittadino; i quali tendono a farsi la concorrenza tra loro (a beneficio dei cittadini) per l’accaparramento di cervelli e capitali.

Persone come Wes Bertrand (del cui podcast sono un fan accanito) non sarebbero d’accordo con me. La sua strategia è far sì che un considerevole gruppo di persone ignorino completamente lo Stato. Se questo numero di persone fosse elevato, allora lo Stato non potrebbe far niente. Patri Friedman invece crede che la salvezza ci venga dal mare, o meglio, andando in mare. Il suo Seasteading Institute è (sfortunatamente per ora solo) un’idea geniale: costruire comunità volontarie permanenti e autonome in alto mare per lasciarsi alle spalle la coercizione statale. Io in linea di principio concordo con l’impostazione “dura e pura” di Wes Bertrand e anche con il sogno marino di Friedman. Il fatto però è che reputo questi due approcci più difficili da realizzare del mio nuovo Stato Veneto. Sono d’accordo con l’idea di Hoppe della frammentazione a catena, anche se, a differenza di Hoppe, credo che la democrazia non sia una divinità che ha fallito ma un’evoluzione ancora (e non può che essere così) imperfetta di una forma di Stato; sempre di Stato, e quindi di coercizione, si parla. Tendo a percepire la democrazia come un’evoluzione di forme di stato più autoritarie e totalitarie. Non è la perfezione perché, come scritto all’inizio, è ancora un sistema coercitivo basato sulla dittatura di minoranze organizzate, ma è pur sempre meglio di forme più totalitarie nelle quali i diritti di proprietà sono disprezzati ancora di più. A mio modo di vedere, la strada più pratica non è quella dell’attacco alla democrazia ma del suo miglioramento. Si tratterà sempre di una coercizione nei confronti dell’individuo, ma meglio una sberletta che un sonoro calcio in culo.

Tuttavia è bene ricordare che si sta parlando di aria fritta. Fondamentalmente, nella pratica, non nutro nessuna speranza e penso che non ci sia altro da fare che salvaguardarsi il più possibile dalla violenza dello Stato, ossia la mafia con la bandiera.

(vignetta trovata su Wolverines!!!!!)

Merely a theory

Tratto dalla nona puntata della sesta serie (andata in onda venerdì 13) di Futurama.

Kimbie

Sarò old fashioned, ma a me in una recensione musicale piace sapere del disco, del genere, della musica. In una recensione musicale, di discorsi sui massimi sistemi scritti in un italiano incomprensibile non mi interessa nulla. Purtroppo la piaga del recensore incomprensibile prende sempre più piede e mi ritrovo con una rivista musicale tipo Rumore nella quale posso trovare delle recensione che riescono a non dire nulla del disco recensito. Quand’è successo che scrivere di musica è diventata una professione per intellettualoidi che non dicono niente? Che tristezza.

Prendiamo Crooks & Lovers dei Mount Kimbie. Far capire di cosa si tratta quando si parla dell’ultimo lavoro del duo inglese non è affatto difficile: techno minimale. Un album di scarni beat nel quale la pausa tra un battito e l’altro è essenziale quanto il beat stesso. Qua e là inserti vocali che servono a cesellare l’opera e suoni di chitarra o altri strumenti per dare un senso di armonia al tutto. Musica elettronica adatta non molto al ballo dei corpi (almeno, non tutte le canzoni) ma al ballo della mente. Un album che, se il genere piace, al primo ascolto non si può non esclamare fuck yeah. La musica è astrazione che parte dalla solidità del suono. I Mount Kimbie riescono a fare pura astrazione. Solida come un battito, come una pausa.

 
 Mount Kimbie - Before I Move Off [4:10m]: Play Now | Play in Popup

 
 Mount Kimbie - Carbonated [4:19m]: Play Now | Play in Popup

Promemoria per la prossima volta

Copio-incollo interamente un post di Stefano perché esprime esattamente quello che avrei voluto scrivere anch’io se al momento non avessi il cervello impegnato a ricordare che il plurale di das Buch è die Bücher.

Sarebbe bello se quelli che, ogni volta che parlano di Israele, fanno tanti distinguo capziosi per non confondersi con i nemici dichiarati dello stato ebraico, più espliciti nel loro odio, alzassero un po’ la loro flebile voce quando Israele è evidentemente vittima di aggressioni, senza ombra di dubbio. Lo scrivo qui, perciò, a mo’ di promemoria per il futuro, quando Israele dovesse trovarsi ancora nelle condizioni di difendersi e le anime belle vedranno solo la reazione, ma non ciò che l’ha causata. Solo nel giro di una settimana sono stati sparati dal Sinai cinque razzi sulla parte meridionale di Israele, per la precisione verso Eilat – e, incidentalmente, anche verso il porto giordano di Aqaba, dove c’è scappato pure il morto. Un altro missile, un Qassam, è stato lanciato da Gaza e ha colpito un centro di riabilitazione. Sempre a nord, invece, ci sono stati gli scontri a fuoco tra l’esercito israeliano e quello libanese. Stavolta, miracolosamente, è stata l’Unifil che, per bocca del suo rappresentante Milos Strugar, ha fatto sapere che i lavori di manutenzione – la famosa potatura degli alberi che, a leggere i giornali italiani, avrebbe irritato l’esercito libanese -erano stati comunicati preventivamente sia all’Unifil che all’esercito libanese e che, comunque, avvenivano all’interno del confine israeliano. Si è trattato quindi di una provocazione dell’esercito libanese, che ha aperto il fuoco, e a cui Tsahal ha giustamente reagito. L’intenzione era di far apparire Israele, ancora una volta, come il colpevole e il cattivo di turno: stavolta gli è andata male. casualmente – quando si dicono le coincidenze – proprio in quei giorni era venuto fuori che una figura centrale di Hizbullah è il responsabile dell’assassinio dell’ex premier libanese Hariri, avvenuto nel 2005.

Ecco, scrivo tutto questo come promemoria. Perché non si dimentichi che, costantemente, Israele è sotto assedio, letteralmente circondata da nemici che ne vogliono non soltanto la distruzione, ma che pretenderebbero pure che  se ne assumesse la responsabilità. A me sembra che, con queste premesse, sia già un vero miracolo che Israele sia rimasta una democrazia e uno stato di diritto e non abbia, per esempio, dichiarato la legge marziale. Il contesto è questo: ne tengano conto, la prossima volta che parleranno di Israele, i benintenzionati di casa nostra, che non hanno idea di che cosa significhi voler continuare a vivere quando gli altri, tutti attorno, ti invitano a suicidarti.

被爆者

hiroshima

A me la bomba ha portato via tutto, ha annichilito la mia infanzia, ha distrutto la mia famiglia. Di mia madre e mia sorella minore si perse ogni traccia il 6 agosto, non fu mai ritrovato neanche un frammento dei loro corpi. Mio padre morì il 3 settembre per le ustioni, le ferite e le radiazioni; mia sorella maggiore il 5. Un mese dopo erano morti anche i nonni.

Io solo ero sopravvissuto per miracolo, non so se per la volontà di Dio o di Budda. Ma la società, da quel giorno, prese a guardarmi con disgusto, ero un relitto dell’atomica, un orfano della disfatta. A 16 anni tentai il suicidio. Ho perso la vista. Ho avuto un cancro e hanno dovuto togliermi lo stomaco. A quarant’anni avevo già sofferto due infarti. Sono stato mandato in California una prima volta nel 1956 per curarmi, e fui quasi ammazzato di nuovo, ridotto a topo da laboratorio per le ricerche di un certo dottor Gallop sugli effetti delle radiazioni atomiche. I 200.000 che a Hiroshima e Nagasaki morirono sul colpo non furono i più sfortunati. Loro sono andati in paradiso subito.

Avevo solo quattro anni quando il Giappone attaccò gli Stati Uniti a Pearl Harbor: che cosa avevo fatto io, per meritarmi la vendetta atomica? Hiroshima rimane parte di me, il mio corpo porta tutte le ferite, la mia memoria vivrà finchè vivo io. Quando non ci sarò più, non dimenticate la mia agonia di questi sessant’anni. Questa è la storia personale di Takashi Tanemori che aveva otto anni il 6 agosto 1945, questa è la storia che dovete continuare a raccontare a tutto il mondo.

Lo hibakusha (“persona affetta dall’esplosione“) Takashi Tanemori che pur trovandosi a soli 1000 metri di distanza dal punto dell’esplosione sopravvisse alla bomba atomica sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima.

Twit

Il  mio social qualcosa preferito non è il mio blog, non è il mio tumblr, non è FaceBook (brrr che schifo). Io, lo ammetto, sono dipendente da Twitter.

Twitter è migliore di tutto il resto per svariati motivi. I principali sono che: è minimalista, ti costringe ad essere breve, puoi aggiornarlo anche mentre guidi (non si dovrebbe fare però), è una meravigliosa fonte di divertimento. Su Twitter scegli di seguire chi vuoi tu e puoi bellamente ignorare gli altri. Se vuoi, puoi guardare chi ti replica ma se non ti interessa, puoi bellamente lasciar perdere. Su Twitter si possono avere botta e risposta lunghi giorni e si possono avere discussioni filosofiche profonde; sempre della lunghezza di 140 caratteri.

Sì, Twitter è una delle migliori cose che ci siano su internet; oltre la cosa per la quale è nato, ovviamente.

Se volete, questo è il mio. Se non siete belle fighe probabilmente non vi followerò.

Te lo dico io come

Leggendo vari blog che sono lo specchio fedelissimo dell’intellettualità italica predominante mi sono definitivamente convinto che qui non c’è futuro. Ossia, all’interno di questo stato siamo condannati a un più o meno lento declino camuffato. Andremo avanti a mangiarci le ricchezze accumulate e a un certo punto, finita la ciccia da spolpare, ci guarderemo negli occhi esclamando: “e adesso?”.

Il problema principale, anzi, il nocciolo della questione secondo me sono i wannabe ingegneri sociali. La nostra società è permeata di ingegneri sociali: sono ovunque, sono tanti, sono spocchiosi e ci stanno portando alla morte. Non dico che lo stiano facendo di proposito, anzi, sono convinto che siano spinti dalle più nobili intenzioni; loro credono veramente di dare un contributo fondamentale al miglioramento della società. In realtà però ci stanno scavando la fossa. Il fatto è che sono istruiti e quindi pensano di essere intelligenti e quindi pensano di sapere cosa sia meglio per gli altri e quindi esigono che gli altri pensino e agiscano come loro. Si riempiono la bocca di belle parole come libertà, in realtà hanno in odio la libertà altrui di pensare e agire diversamente e vorrebbero una società cristallizzata nella quale loro e solo loro sono i detentori del bene. Hanno in odio la libertà delle persone di instaurare liberi rapporti basati sul mutuo interesse, ossia atti capitalistici tra adulti consenzienti, per dirla alla Nozik, perché vogliono difendere le persone da loro stesse con mille e mille regolamentazioni. Si dichiarano aperti e tolleranti, in realtà dietro la facciata si nasconde il pensiero unico triste che non ammette sgarri alla loro grande visione per una società più giusta.

Sono così saccenti che vogliono racchiudere l’immensa pluralità e meravigliosa diversità di milioni e milioni di individui e il loro interagire all’interno di schemi preordinati e di crescite armoniose. Si riciclano periodicamente. Una volta per esempio dicevano che l’URSS cresceva a ritmi inimmaginabili per il mondo occidentale e questo dimostrava la superiorità del socialismo. Quando l’URSS è crollata su se stessa (per l’impossibilità del calcolo economico nel sistema socialista) hanno iniziato con la crescita sostenibile e l’ambientalismo talebano (come dimostra, per esempio, il travaso di personaggi da Lotta Continua ai Verdi) dimenticando che i maggiori scempi ambientali avvengono laddove i diritti di proprietà non sono rispettati. L’eterna lotta dei collettivisti contro l’individuo e la sua proprietà si maschera e si trasforma ma la forma mentis è sempre quella: racchiudere le persone in schemi e dirigere l’azione umana per un fine superiore e un’idea malata di giustizia .

Di ingegneri sociali è pieno il mondo, in questo stato però sono veramente tanti; troppi. Sono a destra e a sinistra, al governo e all’opposizione, nei comuni, nelle province, nelle regioni, nei quotidiani, nelle scuole e nei blog. Contro costoro non serve nessuna battaglia politica: qua servirebbe una guerra culturale. Purtroppo però sono davvero tanti e “l’opinione pubblica” è forgiata a loro immagine e somiglianza. In altre parole, no future.

Questo è un post sfogo sui massimi sistemi che deriva dall’aver letto e osservato la realtà che mi circonda, dall’essermi scontrato quotidianamente o quasi con la burocrazia, con un sentire comune asfittico, con regole il cui unico scopo è mortificare il lavoro e la voglia delle persone di creare. Non so per quale motivo siamo arrivati a questi livelli ma la situazione dal mio punto di vista è insostenibile.

Me gavì pagontà.

 
 Titus Andronicus - No Future Part Three: Escape From No Future [5:17m]: Play Now | Play in Popup

P.S. Questo blog entra ufficialmente in modalità ferie dato che in agosto sarò impegnato a tornare studentello in un corso intensivo; si, sono scemo. Quindi, non prometto aggiornamenti del blog in agosto. In caso, buone ferie a tutti e mi raccomando: bevete molto, non uscite durante le ore più calde della giornata e mangiate leggero.