I ♥ plastic
Quale caratteristica principale deve avere un album techno, o meglio, di techno minimale? Secondo me deve riuscire a condensare e distillare infiniti suoni in pochi battiti decisivi. Deve essere cioè spazio cerebrale inframezzato di beat. In quei battiti deve riuscire ad evocarti un mondo di infiniti suoni. Deve essere un prodotto altamente artificiale: deve essere plastica. Deve essere un complesso tecnopolimero rinforzato di fibra di carbonio e deve essere autoestinguente V0 secondo le normative UL. La musica techno minimale è prima di tutto un prodotto del e per il cervello, la banale natura non è ammessa in questa orgia di artificio.
Il tedesco Hendrick Weber, in arte Pantha Du Prince, secondo me è riuscito a creare un album di minimal techno pressoché perfetto. Il suo Black Noise è la perfezione stilistica e il trionfo dell’inorganico. Black Noise è la razione quotidiana di plastica che il tuo corpo ha bisogno di assumere. Pantha Du Prince ha sintetizzato il Rumore Nero e noi gliene saremo eternamente grati.
Il protettorato
Ora teneti forti, vi svelo un segreto segretissimo segretissimissimo: i Veneti sono essere umani e non goblin. Noi Veneti siamo stupidi nella media, ridiamo nella media, ci arrabbiamo nella media.
Qui per leggere il resto e commentare.
Stasera alle 20.15 tutti ad ascoltare Radio 24

Stasera alle 20.15 il candidato presidente del Veneto per il PNV Gianluca Panto interverrà al programma radiofonico La Zanzara di Giuseppe Cruciani su Radio 24.
Ogni tanto ascolto quella trasmissione e, conoscendo la stronzaggine e il falso “buon sensismo” del conduttore, mi sto cagando addosso dalla paura. Ma va bene, è sempre un modo per farsi conoscere e noi oggi abbiamo prima di tutto bisogno di farci conoscere dal vasto pubblico.
Il piccolo Stalin
Jovan Smith è un rapper di Oakland, in California, che si è scelto il pesante moniker di J. Stalin. Il perché lo spiega sinteticamente lo stesso:
He was short like me, but he was always smashin’ on everybody.
J. Stalin è nato e cresciuto nel complesso di case popolari chiamato Cypress Village che, a dispetto nel nome aulico, è un posticino un po’ pesante nel quale vivere. Sì insomma, ci troviamo di fronte al classico rapper che da ragazzino spacciava e che è andato in prigione; un cliché ambulante. Di tutta la sua travagliata vita però a me non interessa niente, infatti non sono di quelli che si guardano troppo ai contorni: io sento la musica.
E qui inizia il bello perché l’ultimo album del nostro J. Stalin, ossia Prenuptial Agreement, è decisamente bello. Le mie orecchie sono abituate ai suoni della costa est ma devo ammettere che ogni tanto non disdegno il salto della quaglia nella costa occidentale. In Prenuptial Agreement si respira il tipico funk e il crunk di quelle località. I testi di questo album di 22 canzoni sono molto spesso pesanti e angoscianti (“sometimes i can’t sleep at night dreaming about the red and blue lights“) e hanno un sapore realista. Se vi piace il genere, un album di street rap che merita.
I’m still Yoshi from the blog
In questo primo giorno del 2010 more veneto, voglio ricominciare a scrivere a pieno regime su questo blog perché…mi è mancato tantissimo! Le ultime due settimane mi hanno prosciugato sia fisicamente che spiritualmente. Sono stato oberato da impegni familiari, impegni lavorativi e impegni di partito.
- Ho fatto un’esperienza di vita assistendo in ospedale per quattro giornate la mia futura sposa che ora è più leggera di una pietra. Confermato il mio assoluto non-amore per l’ambiente ospedaliero, persino se si tratta di una signora clinica non fatiscente.
- Ci sono nuove prospettive lavorative e io ho già iniziato a sognare il sognabile. Si fa di tutto per stare a galla e chi si ferma è perduto.
- Ragazzi, mi sono calato nel nero tunnel della morte nera in triplice copia e ho guardato in faccia l’Orrore Puro chiamato Burocrazia Italica. Aiutare a presentare il PNV alle prossime regionali è stato distruttivo dal punto di vista fisico (e c’è tanta gente che ha fatto moooolto più di me) ma ora con ancora più cognizione di causa posso dire che all’interno di questo Stato non c’è futuro.
A proposito di elezioni, la politica è proprio una cosa ridicola: prova ne è il fatto che anch’io in queste regionali sono candidato nella provincia di Verona; ma di questo parlerò più avanti
Sono qui, son tornato e nonostante che questo marzo si preannunci di fuoco, cercherò di non assentarmi più. Concludo quindi parafrando la poetessa J.Lo: I’m still Yoshi from the blog.
In difesa dei contribuenti
Dal sito della Confcontribuenti:
Gianluca Panto, 45enne ingegnere trevigiano, è il primo candidato alla Presidenza di una regione a firmare l’Impegno in Difesa dei Contribuenti. Il suo partito, il Partito Nasional Veneto, si presenta alle elezioni con un programma indipendentista e, in economia, libertario: propone infatti di eliminare tutte le tasse tranne l’imposta sui redditi, per la quale prevede un’aliquota unica del 20%.
Non si pensi però che si tratti di semplici boutade, di proposte populiste votate al “chi la spara più grossa”: il primo presidente del Partito Nasional Veneto è stato Paolo Bernardini, filosofo del liberalismo di fama internazionale, che negli ultimi 15 anni è stato docente in Italia, in Inghilterra, in Australia in Sud Africa, a Hong Kong e in diverse università degli Stati Uniti ed ha lavorato per diversi istituti di ricerca in Italia, in Germania, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Da quando Bernardini è diventato Presidente Emerito del PNV gli è successo Lodovico Pizzati, consulente della World Bank e docente all’Università di Venezia.
Le proposte del PNV, anche la loro così radicale proposta di riduzione delle imposte, poggiano quindi su teorie economiche, filosofiche, sociali e politiche che vanno costantemente conquistando consensi nel panorama politico americano e non solo.
Non stupisce quindi che Gianluca Panto non abbia esitato un attimo a firmare un impegno che gli chiede “solo” di mettere, in caso di elezione alla Presidenza, un veto su qualsiasi proposta che preveda un aumento dell’imposizione fiscale.
Da parte sua la ConfContribuenti accoglie con piacere questa sottoscrizione dell’Impegno a Difesa dei Contribuenti, la prima di un Candidato alla Presidenza di una regione.
Il “pubblico”

Impiegate che leggono il giornale e ti dicono semplicemente “non lo so”, confusione, impiegate che fumano in cortile, confusione, su e giù per le scale in cerca dell’ufficio giusto, confusione, segnaletica indecifrabile, confusione.
Ogni volta che metto piede in una struttura pubblica nella quale lavorano statali e penso che anche i miei soldi servono per comprare il giornale all’impiegata che fa salotto, ecco, riconsidero in una luce positiva la bottiglia di Vjačeslav.
Pajasi connection

Non seguo molto i media italiani e quindi se non fosse stato per Fabristol mi sarei perso una notizia davvero memorabile; nel senso che bisognerebbe tenerla bene in mente per capire che Stato italiano is the new Third World.
Ho seguito la vicenda Libia-Svizzera nel suo complesso da tempo e devo dire che la reazione italiana mi pare appropriata come un concerto dei Cannibal Corpse in vaticano. In pratica e sinteticamente, è successo che il figlio più giovane del dittatore della Libia venisse arrestato per due giorni nel 2008 a Ginevra, in Svizzera, per aver picchiato due donne del suo staff. Da quel momento il paparino promise vendetta contro i malefici elvetici. Vendetta che si è disvelata, per esempio, con chiusura di uffici di compagnie svizzere in Libia e arresto dei suoi impiegati svizzeri e condanna a 16 mesi per due uomini d’affari svizzeri. La Svizzera quindi ha agito come dovrebbero agire tutti quei Stati che hanno a cuore la libertà, ossia non permettere che il patetico dittatore e la sua cricca possano insozzare il suolo svizzero, suolo di terra libera, mettendoli in una blacklist. La Libia ha risposto negando i visti ai cittadini europei dell’area Schengen, ossia quel trattato che coinvolge Stati UE e non (come la Svizzera) e che prevede l’abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dello spazio Schengen, l’integrazione delle banche dati delle forze di polizia e altre cose.
A differenza di tutti gli altri Stati UE (e qui risiede la bananosità italica) lo Stato italiano, per bocca del suo ministro degli Esteri ha praticamente dato la colpa alla Svizzera dicendo che la decisione di quest’ultima “prende in ostaggio tutti i Paesi dell’area Schengen“. Certo, ero a conoscenza della predilizione del governo italico per gli autocrati e i dittatori e per una politica estera basata sul rapporto personale tra capi (come ai cari vecchi tempi delle monarchie assolute) e sul “caro amico mio!“, però qui si sta arrivando a un livello successivo. Una volta avevamo il mullah D’Alema che andava a braccetto con esponenti di Hamas, oggi abbiamo il berluscocrate che avvicina ogni giorno che passa lo Stato italiano all’equatore.
Lo Stato emozionale
Qualcuno scherzando ha detto che l’unico motivo per mantere “l’Italia unita” è perché altrimenti come Veneti non potremmo più vincere la Coppa del Mondo di calcio. Pensandoci sopra però, mi sono reso conto che questo è il “livello di base” di un sentimento molto diffuso che si articola su vari livelli ma che, alla fin fine, si può riassumere proprio con l’espressione di Stato emozionale.
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Esprimiti!

Cari lettori, avrei bisogno di un favore. Dovreste rispondere nei commenti alla seguente domanda:
Perché bisogna mantenere per forza la cosiddetta “unità d’Italia”?
Mi piacerebbe che tutti quelli chi pensano che si debba mantenere rispondessero. Lettori assidui o occasionali, commentatori frequenti o lurker, potreste tutti farmi il favore di rispondere? Datemi le vostre motivazioni razionali e irrazionali, scrivete quello che volete. Questo sondaggione mi servirà per capire un po’ meglio l’unionista e provare a ribattere; magari salta fuori qualcosa d’interessante per tutti, no?
Sarebbe utile se scriveste anche la regione dalla quale venite.
Esprimetevi!

Le proposte del PNV, anche la loro così radicale proposta di riduzione delle imposte, poggiano quindi su teorie economiche, filosofiche, sociali e politiche che vanno costantemente conquistando consensi nel panorama politico americano e non solo.






