Archive: June, 2007

L’hype è alle stelle!

Stasera ci saranno le premiazioni dei Verona Blog Awards ’07. Inutile dire che spero di vincere in almeno una delle due categorie nelle quali sono in nomination. La tensione sale, dovrei buttare giù qualche riga di ringraziamento nel caso vincessi…dovrei, ma la tensione mi sta distruggendo. Questo per me sarebbe la definitiva consacrazione di blogger (altro che l’intervistina su Wired!), sarebbe l’arrivo di un percorso iniziato tanti anni fa. Potrei andare da mia madre e dirle: mamma, non mi sono laureato…però ho vinto un Verona Blog Award! Ora puoi essere fiera di me!

La tensione sale.

Sono così duepuntozero a volte

Pure io faccio il figo.

Adesso però non ho tanta voglia di mettere altri libri, casomai dopo eh.

Intanto sono figo.

Il fanciullo interiore

Se FdC ce la fa a tornare dal lavoro ad un orario decente, stasera noi si va a guardare

 
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Oddio, che emozione, non potete capire.

Sospetto giunto or ora e che prontamente trascrivo per lasciarlo ai posteri

Ma non è che un Pannella che mi loda il discorso di Veltroni abbia deciso di entrarmi dritto dritto nel Partito Democratico per sopravvivere? La RnP è defunta da un anno, i radicali se ne vanno e non resta che lui e la Rita, cara ragazza la Rita. Non è che Pannella a ottobre mi presenta una lista per le primarie del PD?

E invece invecchio

Non ho mai ascoltato gli Interpol. Perchè? Non lo so il perchè.

Anzi, forse sì. Il loro primo album mi faceva discretamente dormire; diciamo che non l’ho mai approfondito molto, così, per colpa di quella sensazione da cuscino che mi aveva dato. Il secondo poi non l’ho mai ascoltato sulla fiducia soporifera del primo.

Poi sono casualmente venuto in possesso (via bluto) del terzo, Our Love To Admire. Mi sono detto massì dai, proviamo ad ascoltarlo chè ultimamente ci metto quei due minuti in più ad addormentarmi la notte.

Me cojoni che gran album!  Intanto la notizia bomba è questa: non mi fa dormire. E’ un disco così ben fatto che scorre fino alla fine senza imperfezioni. Un album serio, coinvolgente e decifrabile poco a poco (viva gli aggettivi).

Ora, i casi sono due: o questo album è totalmente diverso dagli altri due o ora non mi fa dormire quello che mi faceva dormire qualche anno fa, ossia sono invecchiato. Ah le lune!

 
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Comunque la copertina è oscena.

Il professionista serio al lavoro ovvero sotto quella cravatta e quella camicia di cotone c’è una camicia di flanella ovvero non uscirò mai dagli anni ‘90

La macchina scorre lungo quella landa pianeggiante il cui mercato sembra proprio sputtanato da gente che a quanto pare si diverte a lavorare gratis (che peste bubbonica li colga), detta anche Emila.

Lui ascolta distrattamente la radio quando il cellulare suona. Abbassa il volume e risponde.

  • Pronto, sono Mr Plasticaro, ciao Luca come va?
  • Ohh Mr Plasticaro salve, tutto bene, lei? E’ da un po’ che non la sento.
  • Tutto bene, senti avrei bisogno di un parere.
  • Dica dica, basta che dopo mi ordini però!
  • Ah ah, sempre là vai a parare. Senti, io avrei un…

A questo punto lui si accorge che alla radio è iniziata una canzone. La pelle d’oca di rito, il cervello sconnesso, il bisogno di cantare.

  • Scusi scusi, la richiamo io fra tre minuti, scusi.
  • Ah…ok.

Alza il volume a livelli da sangue colante dalle orecchie, dito puntato al cielo a fare da bacchetta e inizia il karaoke

 
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  • Scusi sa, ma sono in macchina e mi stava fermando la polizia dato che non mi va un anabbagliante, i soliti rompicoglioni…
  • Ah che sfiga, e ti hanno dato la multa?
  • No no, ho fatto il finto tonto, scusi ancora. Diceva? Aveva bisogno?

Herpes governo ladro

Che due coglioni, mi è venuto l’herpes.

E’ il PD che mi stressa, non può essere che quello.

Se lui va in Africa, io compro casa a Tokyo

E come dice quel pozzo di saggezza che è la mia ciccina FdC (a proposito, aò è l’ora di un post nuovo):

A me piacerebbe che le primarie del Partito Democratico le vincesse uno che dicesse: E’ stata una sorpresa! Io…io ero solo venuto per accompagnare una mia amica…non me l’aspettavo!

Tirare fuori i schei, grazie

Sinceramente di Walter non me ne frega assolutamente un cazzo. Quello che mi interessa ora è che noi tutti si supporti Mirko Morini.

Se non sapete la storia (ma dove vivete?)  leggete questo post. Ora Mirko ci chiede un aiuto per andare avanti. Come categoria blogger dovremmo darci molto da fare per aiutarlo, penso.

P.S. Un post da leggere per capire

Il goto di stasera sarà al tuo ricordo

Oggi è morto un Grande, un Maestro, una Persona Degna.

Ci sono due strati nella personalità di un uomo; sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C’è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare, e non più sfumata in seguito dato che ci hanno insegnato a ragionare in un’altra lingua. Questo vale soprattutto per i nomi delle cose.

Ma questo nòcciolo di materia primordiale (sia nei nomi che in ogni altra parola) contiene forze incontrollabili proprio perchè esiste in una sfera pre-logica dove le associazioni sono libere e fondamentalmente folli. Il dialetto è dunque per certi versi realtà e per altri follia.

Sento quasi un dolore fisico a toccare quei nervi profondi a cui conduce basavéjo e barbastrìjo, ava e anguàna, ma anche solo rùa e pùa. Da tutto sprizza come un lampo-sgiantìzo, si sente il nodo ultimo di quella che chiamiamo la nostra vita, il groppo di materia che non si può schiacciare, il fondo impietrito.

Non dico che questo è il dialetto, ma che nel dialetto c’è questo. So bene che non solo nel dialetto c’è questo, anzi ancor più in quell’altro dialetto degli occhi e degli altri organi del senso, quando il caso o certe disposizioni emotive determinano uno sfasamento tra il mondo delle parole e quello delle cose.
(tratto da Libera Nos A Malo di Luigi Meneghello)