Archive: July, 2007

L’inevitabile momento mono no aware

Ho sempre odiato quelli che passano mesi a parlare con i loro amici del tema "ti ricordi quando eravamo bambini? ahhh che bello, mica come i bambini di adesso!" Questi qui mi stanno sul cazzo altamente. Come quei vecchi che pensano che il mondo si sia fermato al ’48.

Ecco, questo preambolo per dire che i cartoni animati e le sigle dei cartoni animati non sono più quelle di una volta, per niente. A miei tempi sì che c’erano cartoni e sigle con i controcazzi, mica come ‘ste robe per debosciati di adesso. Ecco perchè ho ritenuto necessario assemblare una compilation che contenesse il minimo necessario da far conoscere a queste nuove generazioni che, mi spiace dirlo, stan venendo su molto male. Noi che siamo cresciuti con i valori morali giapponesi dell’abnegazione fino al sacrificio inutile, del pervertismo sessuale e delle bolle dal naso abbiamo l’obbligo di non far spegnere il lumicino dei ’70 e degli ’80.

Scaricate dunque Era Meglio Morire Da Piccoli (29 brani. 1 ora e 34 minuti. 97,1 MB)

  1. Capitan Harlock
  2. Lupin
  3. Lupin III – Super Hero
  4. Conan
  5. Daikengo
  6. Il Grande Mazinga
  7. Belle et Sebastien
  8. L’Uomo Tigre
  9. Lady Oscar
  10. Occhi di Gatto
  11. Ken il guerriero
  12. Kenshiro – Tough Boy
  13. Nanà Supergirl
  14. Spiderman
  15. Candy Candy
  16. Cyborg 009
  17. Galaxy Express 1999
  18. Carletto il principe dei mostri
  19. Goldrake Ufo Robot
  20. Chobin il principe stellare
  21. Jeeg robot d’acciaio
  22. Yattaman
  23. Kimagure Orange Road – Madoka’s theme
  24. Hello Spank!
  25. Teppei
  26. Sanpei
  27. Calendarman
  28. Pollon
  29. Daitarn 3

Il blog più bello dell’universo

Il blog più bello dell’universo, di ogni tempo e anche di ogni universo parallelo è sicuramente

I grandi classici della natura

E’ qualcosa di fenomenale, ho rischiato seriamente di pisciarmi addosso guardando tutte le foto e leggendo la didascalia sotto; sì perchè è questo il bello del blog: la foto spiegata. Le mie tre preferite sono questa, questa e soprattutto questa.

Confidenze

Ora, non vorrei che là fuori si pensasse che Yoshi è uno di quei personaggi che devono distinguersi sempre e comunque. Ora, è vero che mi fregio di essere individualista e che fondamentalmente di tutti voi non me ne frega un cazzo, però vorrei fosse chiaro che io bramo, che io desidero, che io sogno di far parte o almeno di riconoscermi in un qualche gruppo politico e di pensiero organizzato. Ora, vorrei fosse chiaro che, sebbene fondamentalmente a me interessi solo me stesso, io aspiro a trovare un assembramento di persone che la pensi come me sulla maggior parte delle cose, un insieme di individualisti che, proprio perchè individualisti, combattono affinchè su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente, l’individuo sia sovrano.

Ora, vorrei fosse chiaro che io a dir la verità mi accontento di poco. Eppure quando mi sembra di aver trovato la gente giusta, zak, capita qualcosa che mi costringe ad alzare i tacchi. Forse non mi accontento così tanto, ma, insomma, vado da una depressione politica ad un’altra. Non riesco a trovare niente che sia completo, alcuni c’hanno questo (le libertà economiche), altri c’hanno quello (le libertà civili) e tutti sono microscopici, velleitari e si lanciano coltelli tra loro.

Ora, è vero che fondamentalmente io sto bene solo con me stesso, ma purtroppo ho bisogno anche di voi, non sono mica un super hero.

Che delusione

Che delusione. Ho guardato un po’ l’intervento del Capy su Corriere.tv. Diciamo che ha confermato tutti i miei peggiori sospetti: mi è diventato un salmone. L’ho sentito con queste orecchie qui dire che sulla questione laicità deplora gli eccessi dell’una e dell‘altra parte, ossia noi laicisti. Capito? Il Capy dice che dovremmo essere un po’ più accomodanti, siamo troppo cattivi. Poi, sempre con queste orecchie qui ho sentito il Capy dire che in Italia oggi l’emergenza principale è quella economica. Olè, possiamo benissimo essere come la Polonia ma basta pagare poche tasse e vedrai come son contenti i gay. Che delusione Capy, che delusione.

La cosa che più irrita in tutto questo è il probabile ve l’avevo detto io! che verrà da quel socialista impenitente di Formy. Che delusione Capy, che delusione.

Yombra è tra noi, ditegli almeno ciao

e chi sono io per non avere una summer edition? il figlio della serva?

E’ uscito ad inizio anno in sordina ed è diventato nei mesi un piccolo cult tra gli addetti ai lavori (dobbiamo ancora capire bene di quali lavori si tratta). Caratterizzato da un suono che ad un primo ascolto può risultare sgradevole noioso inutile e persino dannoso ma che se fossimo capaci di ascoltarlo anche una seconda volta chissà cosa ne penseremmo.

Stiamo parlando del famigerato The Return Of Y After His Loop Odyssey, ossia il lavoro primo del misterioso Yombra.

Ma chi si cela dietro questo nome d’arte? Chi può essere così malato da perdere del tempo per comporre queste litanie sgraziate? Forse non lo sapremo mai, e forse è meglio così. Noi di Buraku però abbiamo preso a cuore questo delirante soggetto e abbiamo ritenuto che un album simile, un album così prepotentemente contro tutto (anche il buon senso), non dovesse passare inosservato e sottovalutato. Perciò ci siamo offerti di ospitarlo nel nostro spazio web. Ecco dunque che da questa potente sinergia è nata la Yombra’s magnificent homepage. Prego notare lo stile volutamente minimal e retrò, che stile ragazzi, che trendsetter!

Come potete vedere, dalla magnificent in questione si può scaricare gratuitamente (e ci mancherebbe che ci fosse anche da pagare…) l’intero album o se siete ancora indecisi (ma come si può essere ancora indecisi?) potere tranquillamente ascoltare in streaming tutte le tracce. Per l’occasione siamo riusciti a strappare all’Artista una piccola intervista. Non sapete quanta fatica ci è costata! L’Artista è notoriamente molto schivo e misantropo.

  • Yoshi: Caro Yombra, finalmente il grande pubblico conoscerà la tua musica, sei emozionato?
  • Yombra: Quel che conta l’è la ponta.
  • Yoshi: Uhm, certo. Senti, sono già fioccate le prime denunce per plagio? Qua e là nel tuo disco si sentono certi campioni molto ben riconoscibili, come mai questa scelta?
  • Yombra: Dona che la tase, ciaparlo ghe piase.
  • Yoshi: Non credo di aver colto il senso della risposta ma fa lo stesso. Come si può definire la tua musica? Rumore sperimentale? Free jazz campionato? O forse elettronica devastata? Come la definisci tu? E dove finisce la canzone originale e inizia il mash up? Ti offendi se la tua musica viene definita mash up travestito?
  • Yombra: L’omo l’è mato par el buso da in do che l’è nato.
  • Yoshi: Erm, va bene, penso che potremmo finirla qui.

Quando arriva, arriva

Stamattina mi sono svegliato con la voglia di Anticon. Sarà l’estate, o sarà il fatto che fra qualche ora c’è una riunione e dovrò dire a gente che ha venti anni più di me che è ora di svegliarsi. Un giovedì da leoni.

Per fortuna c’è sempre la Anticon.

I giorni passano, il giorno sta arrivando

Allora, lo stradario di Tokyo ce l’abbiamo

Immagine di Tokyo City Atlas

Pure i soldi sono arrivati

Ora manca solo il coraggio per non fare un infarto pensando al luuuungo volo che mi attende

La fregatura del gioco delle parti è quando non hai una parte (ossia ancora su Decidere.net)

Stamattina su Radio Radicale ho ascoltato un’intervista a Benedetto Della Vedova. Molto interessante e molto bravo il Benedetto. Tuttavia il nocciolo del suo pensiero, ossia che il collocamento per una forza autenticamente liberale è il centrodestra, non mi ha convinto per niente. Lasciando anche da parte la contingenza di questo orribile (orribile, orribile e ancora orribile) centrodestra, io resto di fede malviniana, ossia un liberale non è nè di destra, nè di centro nè di sinistra ma può trovarsi di volta in volta a destra, nel centro o a sinistra.

Lo stesso Castaldi aka Malvino sull’ultimo LIbMagazine però ha scritto un articolo che mi ha lasciato un po’ così, con quell’espressione un po’ zoolanderiana che mi viene quando non colgo. Il Castaldi scrive:

Il rilievo critico più strabico che si potesse muovere a Decidere.net era l’assenza di un qualsivoglia cenno ai cosiddetti “diritti civili” nei suoi “13 cantieri”. Come se liberare gli uomini dai ceppi della più ottusa e  asfissiante burocrazia non fosse un “diritto civile”, come se non lo fosse un fisco dal “volto umano”.

Certo, anche questi sono diritti civili caro Malvì. Ma a me sembra che tu stia un po’ cercando di sviare dalla domanda che, lo ripeto qui, non mi sembra bizzarra: perchè in quei tredici punti non c’è un minimo accenno a quella cosa che per brevità chiamerò laicità? Se tu mi rispondi perchè non è un manifesto di un partito, io non capisco la risposta. Allora tanto valeva non scrivere nulla, tanto non è un partito. Se tu mi rispondi non bastano le nostre storie personali per fidarsi? Io, come giustamente ricorda Stefano, ti dico solo un nome: Rutelli. Converrai anche tu allora che è meglio metter giù qualcosa di scritto. Ripeto, io sono d’accordissimo su tutti e tredici i punti, ma non mi bastano e mi insospettiscono.

Penso che abbia detto tutto quello che c’era da dire Giuseppe Regalzi di Bioetica:

Perché Capezzone ha scelto di far nascere un movimento semplicemente liberista e non più compiutamente liberale, in un momento in cui l’emergenza laicità supera persino quella delle libertà economiche? La risposta, credo, può essere una sola: Capezzone ha ritenuto che trascendere i tradizionali schieramenti politici in favore di un liberalismo senza aggettivi (che, come ci insegna lo stesso Castaldi, non è né di destra né di sinistra né di centro) fosse obiettivo troppo ambizioso; e ha scelto di fare apostolato fra la destra, notoriamente assai più sensibile ai temi delle libertà economiche che a quelli delle libertà civili.

E a me sembra allora che Capezzone si sia un po’ svincolato dalla fede malviniana, sempre che ne abbia mai fatto parte. Ma Malvino, si è svincolato anche Malvino?

MInchia che chiusura tragica

Laicamente e criticamente, benedetti

Quello che penso io l’ha scritto Teodori nel 2003.

Il successo che seguita ad arridere alla società statunitense non significa però che si sia di fronte a una società perfetta e pacificata, a un Eldorado. Il liberalismo e il capitalismo fortunatamente non hanno mai indicato obiettivi finalistici, cioè, il raggiungimento di paradisi terrestri senza conflitti e difetti, senza disuguaglianze e ingiustizie, senza pene materiali e angosce esistenziali. Nel Novecento, come d’altronde altre volte nella storia, sono state soltanto le ideologie politiche e religiose totalizzanti a promettere la perfezione in terra, approdando però ai più tremendi crimini dell’umanità. Il sogno americano, al di là della retorica, ha promesso, al massimo, di integrare in un comune stile di vita fondato sul benessere e la libertà il maggior numero di individui che approdavano su quel continente e accettavano di essere leali verso la comune religione civile, consolidatasi in due secoli di pacifica convivenza sotto il segno della bandiera a stelle e strisce e della Costituzione.

[...] E’ strumentale l’artificio usato che tende a far passare le piaghe che macchiano la società americana per il carattere generale del Paese. Le armi in circolazione, la pena di morte, la violenza diffusa, e voglio aggiungere anche il fondamentalismo intollerante degli imbonitori televisivi, sono tutti aspetti che fanno sì parte integrante dell’America ma non sono l’America; sono sì vergogne anche gravi che nascono dal seno della contraddittoria storia americana, ma non sono i tratti decisivi nè tanto meno i simboli di una società complessa e in continua mutazione. E’ intellettualmente truffaldino scambiare la parte per il tutto e i particolari per l’intera realtà americana, senza riflettere che è proprio il rispetto democratico per la volontà della maggioranza a tenere in piedi tali fenomeni incivili. La democrazia di massa gioca talvolta brutti scherzi: infatti è la maggioranza della popolazione che, soprattutto in alcuni Stati, sostiene le antiche e incivili consuetudini, per cui i governanti non eliminano quelle leggi per rispettare gli orientamenti prevalenti nella pubblica opinione.

Per questo la forza della democrazia americana – il governo del popolo – è talora anche la sua contraddittoria debolezza.

Tratto da Benedetti Americani di Massimo Teodori.

L’Esperanto è fantastico, però…

Certi pensieri è meglio non esternarli… si rischia di venire derisi…

Ma perchè certa gente non vuole guardare la realtà? Perchè certa gente è così reazionaria e fuori dal mondo da non rendersi conto che l’inglese è LA lingua internazionale, punto.

Poteva esserlo l’esperanto, così non è stato: fatevene una ragione.