Dal (dolce) sogno alla (dura) realtà

Come ho già detto varie volte, su Israele e sulla sua politica ho cambiato decisamente idea dopo aver approfondito un po’ la questione e dopo essermi tolto i paraocchi semplicistici di chi giudica senza in realtà sapere. Ora sto leggendo un libro che secondo me dovrebbe essere obbligatorio, per esempio, per ogni politico che intenda aprire bocca su Israele, i palestinesi, il medio oriente etc etc, tanto per restare sull’odierna attualità.

Israele. Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007) di Claudio Vercelli è innanzittutto e soprattutto un libro di storia; un libro di storia scritto magnificamente. Vercelli inoltre parte giustamente da molto prima la fondazione dello Stato analizzando quel movimento sionista, nelle sue varie forme, che è stato l’artefice della creazione di Israele. Non è una storia dello sionismo ma nella relativa brevità delle pagine dedicate al movimento sionista abbiamo l’opportunità di conoscere questa cosa strana che oggi ai più ha un connotato decisamente negativo.

Questo libro non è assolutamente un’agiografia di Israele, di quelle non abbiamo bisogno. Vercelli ci offre la possibilità di conoscere approfonditamente la storia di uno Stato, e dei suoi protagonisti, che è continuamente sulle prime pagine dei giornali e che è trattato perlopiù in modo superficiale quando non falso. Questo libro è, a mio parere, bellissimo dato che è: scritto in modo impeccabile, rigoroso, analitico, sentito. Israele. Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007) è un libro necessario se volete conoscere la storia di questo Stato e dell’idea che ne è dietro.

Questo libro nasce da una constatazione piuttosto amara: si sa ben poco dello Stato d’Israele. E con esso del suo popolo e della sua storia. L’Italia difetta di opere di studio e divulgazione su una comunità politica e sociale costantemente richiamata nel dibattito pubblico, ma assi poco conosciuta nella sia concreta fisionomia storica e culturale. Molti pensano di essere in diritto di poter dire cosa fare per risolvere il conflitto con i palestinesi, nessuno sa con chi ciò dovrebbe essere fatto. Più banalmente, forse a nessuno interessa.

[...] La percezione prevalente nell’opinione pubblica italiana è che, comunque la si voglia mettere, le scelte fatte da questo Stato siano il prodotto di una serie di manomissioni e di furti. Di qui ad affermare l’abusività storica e politica di Israele il passo è, obiettivamente, breve. E viene fatto, senza particolari rimorsi, da molti dei critici, interessati non tanto alla opinabile politica delle sue leadership quanto all’aspetto della legittimità dello Stato tout court.

Ancora una volta, quindi, ritorna la questione di fondo che ha ispirato questo libro: poichè ad essere messo in discussione è il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele, una comprensione piena e compiuta della sua necessità storica e del suo fondamento morale ed etico richiede una riflessione sulla natura di questo paese. Nella sua spoglia essenzialità. Così simile e così diverso dall’Italia, con la quale condivide alcune affinità e reciprocità profonde.

(tratto dall’introduzione al libro)