Archive: August, 2007

Coming out della famiglia Spendaccini.Ovvero una coppia lavoratrice senza figli nel fantastico Mondo Della Stronzata Tanto Carina. Ovvero ringraziateci chè facciamo girare l’economia globale

Sì, siamo dei felici ed orgogliosi possessori di questa* (da qualche mese) e di questo (comprato oggi).

* grazie a lei, tra le altre cose, ci guardiamo i film scaricati passandoli direttamente dal mac alla tv; adesso poi sto iniziando a studiarmi questo sito interessante

Razzismo? Buon senso, più che altro

La Bernardini dice qualcosa di sensato e gli altri politici le rispondono che la camorra non esiste, o se esiste di sicuro non è napoletana.

Mai fatta un’equazione napoletani uguale camorristi. Respingo al mittente le accuse di razzismo. I sospetti, che trovano conferme negli esiti di numerose inchieste della magistratura romana – osserva Bernardini – nascono dal ripetersi a Roma di un fenomeno conosciuto a Napoli come in altre località italiane: attività di compravendita di esercizi commerciali e di immobili, e costose ristrutturazioni che celano iniziative di riciclaggio di denaro sporco

Come distruggere la poesia

Due ragazze bionde, carine, sembrano due francesine; si siedono al tavolo di fianco al nostro.

Poi iniziano a parlare, io e il mio amico ci guardiamo e facciamo una faccia sconsolata.

Dialetto. Stretto e campagnolo; peggio delle unghie sulla lavagna. Che orrore.

No way out. O forse sì. Boh

La situazione politica italiana si può riassumere in un aggettivo: italiana. In tutta la sua drammatica buffoneria.

Da una parte abbiamo i (pochi ormai) sostenitori del sistema bipolare. Il problema però è che questi non hanno capito una cosa: non puoi raccattare tutto quello che ti capita per vincere le elezioni dato che poi non riuscirai a governare. Sembra quasi, ma il ciel non voglia che io lo pensi veramente, che ai vari capi dei due schieramenti fino ad adesso sia importato più il potere per il potere (spartizione et collocamento) che il potere per governare, dove nel verbo governare è racchiuso anche il verbo decidere ( dec!dere?) e la frase possibile rischio di impopolarità.

Dall’altra abbiamo i vari democristiani nostalgici che sognano un grande centro più o meno clericale, un ritorno indietro di venti anni insomma. La mossa di Berlusconi che a quanto pare vuole comprarsi il logo della DC la dice tutta dello stato psicologico della politica italiana. I vari democristiani che sentenziano che questo bipolarismo muscolare ha fallito  vorrebbero  il ritorno  alla palude politica pre ’89.

La mitologica seconda repubblica si è risolta in un bluff non per colpa del bipolarismo ma al contrario per una sua non piena maturazione. Abbiamo scimmiottato le democrazie occidentali più evolute della nostra rimando però legati ai vecchi schemi mentali. L’ultimo caso più incredibile secondo me è la costituzione di questo Partito Democratico. Vogliono fare gli americani ma appena dietro il velo della grande novità c’è il vecchio apparato comunista e il vecchio apparato dei democristiani di sinistra, con tutte le loro vecchie idee (i cattocomunisti si sono uniti insomma). Del Partito Democratico americano questo PD nostrano non ha niente, è solo un listino cattocomunista che rigetta la candidatura liberale di Pannella in quella buffonata da operetta che hanno chiamato "primarie".

Della CDL e del futuro (???) Partito delle Libertà per pudore non parlo. Ad una coalizione che, tanto per fare due esempi, ha approvato la legge Fini-Giovanardi sulle droghe e la legge 40 dovrebbe essere vietato per legge di usare il termine libertà.

Spin Off (è estate)

Vi faccio notare, se per caso non l’avete già fatto, che nella colonna di destra è spuntata la sezione Spin Off. La quale sezione è composta dai link a:

  1. il mio twitter, ossia la banalità della mia vita raccontata in messaggini; anche dal cellulare, così potrete sapere se la pasta del self service che frequento è buona!
  2. il mio tumbrl, ossia tutti quei post o articoli o vattelapesca che vorrei linkare sul mio blog ma che non posso per non congestionarlo; ora la sede adatta c’è, evviva!

Si salva solo l’ubriacone

Ieri abbiamo visto per la prima volta Fa’ la cosa giusta di Spike Lee.

Devo dire che il film mi ha spiazzato. Non so se fosse intenzione del regista, ma l’impressione che ci si fa della comunità nera di quel quartiere è decisamente negativa. I neri qui sono fannuloni, irresponsabili, traditori, decisamente stupidi. Alla fine del film il paragone che mi è subito venuto in mente è stato medievale: la folla, che non capisce più nulla, in marcia che va a linciare l’untore.

Se l’avesse fatto un regista bianco, ‘sto film sarebbe stato catalogato come il più razzista della storia del cinema.

O forse sono io che non ho capito un cazzo del film, può essere.

Naturali alleati

tratto da stampa e regime di massimo bordin di questa mattina

Kaeru

Stasera invece, sempre per continuare a respirare l’aria nipponica, dopo averlo visto anni fa al cinema, mi sono riguardato Lost In Translation; stavolta in lingua originale (la Scarlett ne esce meglio con la sua voce originale).

Nonostante in questo film i giapponesi vengano trattati un po’ in modo caricaturale, penso che il film trasmetta la bellezza di Tokyo. O forse sono io che ho un po’ nostalgia per quella città e per i suoi abitanti.

Rimanenze intelligenti

Buraku, nella persona di Yoshi, vi augura un buon ferragosto (qualsiasi cosa voglia dire) regalandovi Carmella di Beth Orton nel remix di Four Tet.

Sperando di fare regalo gradito e sperando che torniate a scrivere al più presto sui vostri blog, chè io mi son rotto di non leggere niente di nuovo.

Dal (dolce) sogno alla (dura) realtà

Come ho già detto varie volte, su Israele e sulla sua politica ho cambiato decisamente idea dopo aver approfondito un po’ la questione e dopo essermi tolto i paraocchi semplicistici di chi giudica senza in realtà sapere. Ora sto leggendo un libro che secondo me dovrebbe essere obbligatorio, per esempio, per ogni politico che intenda aprire bocca su Israele, i palestinesi, il medio oriente etc etc, tanto per restare sull’odierna attualità.

Israele. Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007) di Claudio Vercelli è innanzittutto e soprattutto un libro di storia; un libro di storia scritto magnificamente. Vercelli inoltre parte giustamente da molto prima la fondazione dello Stato analizzando quel movimento sionista, nelle sue varie forme, che è stato l’artefice della creazione di Israele. Non è una storia dello sionismo ma nella relativa brevità delle pagine dedicate al movimento sionista abbiamo l’opportunità di conoscere questa cosa strana che oggi ai più ha un connotato decisamente negativo.

Questo libro non è assolutamente un’agiografia di Israele, di quelle non abbiamo bisogno. Vercelli ci offre la possibilità di conoscere approfonditamente la storia di uno Stato, e dei suoi protagonisti, che è continuamente sulle prime pagine dei giornali e che è trattato perlopiù in modo superficiale quando non falso. Questo libro è, a mio parere, bellissimo dato che è: scritto in modo impeccabile, rigoroso, analitico, sentito. Israele. Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007) è un libro necessario se volete conoscere la storia di questo Stato e dell’idea che ne è dietro.

Questo libro nasce da una constatazione piuttosto amara: si sa ben poco dello Stato d’Israele. E con esso del suo popolo e della sua storia. L’Italia difetta di opere di studio e divulgazione su una comunità politica e sociale costantemente richiamata nel dibattito pubblico, ma assi poco conosciuta nella sia concreta fisionomia storica e culturale. Molti pensano di essere in diritto di poter dire cosa fare per risolvere il conflitto con i palestinesi, nessuno sa con chi ciò dovrebbe essere fatto. Più banalmente, forse a nessuno interessa.

[...] La percezione prevalente nell’opinione pubblica italiana è che, comunque la si voglia mettere, le scelte fatte da questo Stato siano il prodotto di una serie di manomissioni e di furti. Di qui ad affermare l’abusività storica e politica di Israele il passo è, obiettivamente, breve. E viene fatto, senza particolari rimorsi, da molti dei critici, interessati non tanto alla opinabile politica delle sue leadership quanto all’aspetto della legittimità dello Stato tout court.

Ancora una volta, quindi, ritorna la questione di fondo che ha ispirato questo libro: poichè ad essere messo in discussione è il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele, una comprensione piena e compiuta della sua necessità storica e del suo fondamento morale ed etico richiede una riflessione sulla natura di questo paese. Nella sua spoglia essenzialità. Così simile e così diverso dall’Italia, con la quale condivide alcune affinità e reciprocità profonde.

(tratto dall’introduzione al libro)