Archive: October, 2007

In un’Italia ideale

La soluzione utopica di Yoshi per uscire da questo momento politico merdosamente paludoso è la seguente:

  1. Caduta del governo Prodi.
  2. Accordo tra Alleanza Nazionale, Forza Italia e Partito Democratico (più transfughi vari per raggiungere la maggioranza netta) per un governo a scadenza che faccia una riforma elettorale totalmente maggioritaria e totalmente uninominale.
  3. Elezioni nelle quali finalmente si confrontano due poli/partiti chiari, ognuno con il suo programma e la sua visione. Chi vince governa per gli anni che deve governare, alla fine della legislatura presenta il conto e gli elettori decidono se abbia fatto bene o no.

Adesso scusate ma mi aspetta una lunga giornata divertente. Casomai vi aggiornerò dal twitter.

L’ottimismo è il sale della vita

The word zeitgeist is in some ways unsatisfactory to a materialist like myself, because it purports to quantify something inquantifiable. Nonetheless, I believe that a point has been reached where those who have had enough of superstition and intimidation are willing to stand up. The reaction against the Danish cartoons, the new and dogmatic pope, the chilling atrocities of jihad, the madness of the messianic Jewish settlers, the effort to impose pseudoscience in American schools, the implosion of a "faith-based" Republicanism – all this has created a moment of converge. And The hour has been honorably met by the emergence of something like a school, where the eminent names (Richard Dawkins, Daniel C. Dennet, Sam Harris, Aayan Hirsi Ali, Victor Stenger, Matthew Chapman, and even your humble servant) are becoming known to editors, reviewers, readers, viewers, and listeners.

"Now’s the time and now’s the hour", as Robert Burns once wrote. Let the rollback of the lazy and corrupt and authoritarian religious now begin. They will soon know that they are in a real fight and that they have had things their own way for far too long.

tratto da "the zeitgeist stirs" di christopher hitchens, contenuto nel numero di agosto/settembre ’07 di free inquiry

Piccoli momenti pop

Io e FdC siamo contenti perchè abbiamo appena finito di ottenere il nuovo album delle nostre beniamine della musica easy: le Sugababes.

Comunque vada, sarà un popsuccesso.

La fottuta genialità all’improvviso

Sarà che io di musica non ci capisco notoriamente un cazzo ma mi dovete spiegare come si possano catalogare i Prinzhorn Dance School come dance. No veramente, come si fa?

Ho ascoltato per benino il loro album omonimo (16 brani e 42 minuti) e le parole che mi sono venute in mente, dopo fantastici, geni, droga, sono state: blues, rock, minimal, ritmo, basso.

I Prinzhorn Dance School, oltre ad avere un nome idiota, sono i nuovi re del less is more. Suono scarno, fantastico bilanciamento con le pause, anzi, qui le pause sono importanti quanto il suono; più ma di così non si poteva.

A questo punto devo mettere la canzone. Sceglierla è stato veramente difficile dato che una sola traccia non rende bene l’idea; ma vabbeh, accontentiamoci. Alla fine ho scelto la prima traccia per comodità; ma fidatevi che ‘sto cd è ‘na bomba.

Magna che te crexi

I due risotti a testa che abbiamo mangiato alla Fiera del Riso di Isola della Scala li avremmo anche smaltiti con tutto quel camminare che abbiamo fatto.

Peccato per quella frittella alla nutella che ci ha, come dire, annichilito.

P.S. vialone nano uber alles, come sempre.

Mille anni fa

Se proprio vogliamo cercare un leitmotiv da quando scrivo sul blog, nelle sue innumerevoli versioni, penso che possa essere: leggete il Genji Monogatari! I lettori storici potranno sicuramente confermare.

Ieri ho finito di rileggere Il mondo del Principe Splendente di Ivan Morris, che parla appunto del Genji Monogatari. L’avevo letto anni fa in fotocopia e avendolo trovato in forma di libro a Venezia, me lo sono comprato e riletto con enorme gusto. Quindi, trascrivendone un pezzo, mi piacerebbe invogliarvi ancora una volta a fare un pensierino su questo romanzo di mille anni fa (attenzione, alcune versioni italiane possono essere divise in due). Per quel che mi riguarda, mi è venuta voglia di rileggerlo nella versione inglese del Waley (l’edizione italiana per ora è la traduzione di quella inglese del Waley), ora devo solo trovarla.

Viene fatto di domandarci fino a che punto siamo veramente capaci di intendere il mondo da lei descritto. Qualcuno ha affermato che il lettore occidentale moderno è talmente lontano nel tempo e nello spazio da Murasaki, dal suo modo di pensare e di esprimersi, dai suoi costumi e dalla sensibilità del suo tempo, che per lui avrebbe potuto appartenere ad un altro pianeta e che egli percepisce nell’opera di questa dama di corte del X secolo solo una pallida approssimazione di ciò che lei intendeva dire. Se così fosse, anche il lettore giapponese d’oggi, figlio della società industriale occidentalizzata, sarebbe tagliato fuori quasi quanto noi occidentali dal mondo del Principe Splendente.

Io non sono di questo parere, Mi sembra, infatti, che questo romanzo di mille anni fa abbia la straordinaria prerogativa di permetterci di entrare con grande facilità nei pensieri e nei sentimenti dei suoi personaggi e di partecipare alla visione della vita che l’autrice propone. Naturalmente, più approfondimiamo la conoscenza del suo tempo – struttura sociale, idee religiose, usanze matrimoniali, convenzioni letterarie, e così via – più saremo capaci di comprenderlo; ma al lettore sensibile può bastare una modesta conoscenza dell’ambiente Heian per afferrare, ad esempio, la psicologia di un personaggio come Kaoru e per comprendere la stretta connessione fra bellezza e dolore, che è il tema di fondo di tutto il romanzo.

Molte cose che per Murasaki erano importanti (l’abilità calligrafica, la gerarchia di corte, e così via) oggi non lo sono quasi più; ma quando essa delinea la psicologia di un personaggio per farcelo sentire vivo o ricorre al linguaggio figurato per farci intendere quali sentimenti la morte possa ispirare, ecco che la sentiamo vicina, "moderna", più di ogni altro narratore prima di lei.

tratto da il mondo del principe splendente di ivan morris

Citizen journalism

Ormai mi sono lanciato nella politica di quartiere. I’m your man.

Ultimora

Il divano non c’è più. Verona tutta perde un importante punto di aggregazione. Meditiamo su questa mancanza di politiche giovanili, meditiamo.

Vertigine

Così, un flash improvviso mentre stavo per spegnere il computer: ma dove sono finiti tanti blogger che leggevo anni fa? Per esempio, quella famosa blogger piemontese che ho pure incontrato nello stesso periodo nel quale muovevo i primi passi con FdC (che lazzarone), dove cazzo è finita?

Mamma mia, un’altra epoca, che vertigine. Dove siete?

Vabbeh, intanto vado a letto.

Questi Intel Mac mi stanno sempre più sul cazzo (dovrò comprarmene uno)

Bene, mi passa l’incazzatura per Jaman e sono tutto contento per aver scoperto che Joost  ora è aperto a tutti e che supporta persino i Mac, fantastico. Scarico il programmino e nel mentre leggiucchio qua e là…

To run Joost on Mac OS X, you need an Intel-based Mac

Argh! Allora ditelo che sono obsoleto! Arifanculo agli Intel Mac.