Se proprio vogliamo cercare un leitmotiv da quando scrivo sul blog, nelle sue innumerevoli versioni, penso che possa essere: leggete il Genji Monogatari! I lettori storici potranno sicuramente confermare.
Ieri ho finito di rileggere Il mondo del Principe Splendente di Ivan Morris, che parla appunto del Genji Monogatari. L’avevo letto anni fa in fotocopia e avendolo trovato in forma di libro a Venezia, me lo sono comprato e riletto con enorme gusto. Quindi, trascrivendone un pezzo, mi piacerebbe invogliarvi ancora una volta a fare un pensierino su questo romanzo di mille anni fa (attenzione, alcune versioni italiane possono essere divise in due). Per quel che mi riguarda, mi è venuta voglia di rileggerlo nella versione inglese del Waley (l’edizione italiana per ora è la traduzione di quella inglese del Waley), ora devo solo trovarla.
Viene fatto di domandarci fino a che punto siamo veramente capaci di intendere il mondo da lei descritto. Qualcuno ha affermato che il lettore occidentale moderno è talmente lontano nel tempo e nello spazio da Murasaki, dal suo modo di pensare e di esprimersi, dai suoi costumi e dalla sensibilità del suo tempo, che per lui avrebbe potuto appartenere ad un altro pianeta e che egli percepisce nell’opera di questa dama di corte del X secolo solo una pallida approssimazione di ciò che lei intendeva dire. Se così fosse, anche il lettore giapponese d’oggi, figlio della società industriale occidentalizzata, sarebbe tagliato fuori quasi quanto noi occidentali dal mondo del Principe Splendente.
Io non sono di questo parere, Mi sembra, infatti, che questo romanzo di mille anni fa abbia la straordinaria prerogativa di permetterci di entrare con grande facilità nei pensieri e nei sentimenti dei suoi personaggi e di partecipare alla visione della vita che l’autrice propone. Naturalmente, più approfondimiamo la conoscenza del suo tempo – struttura sociale, idee religiose, usanze matrimoniali, convenzioni letterarie, e così via – più saremo capaci di comprenderlo; ma al lettore sensibile può bastare una modesta conoscenza dell’ambiente Heian per afferrare, ad esempio, la psicologia di un personaggio come Kaoru e per comprendere la stretta connessione fra bellezza e dolore, che è il tema di fondo di tutto il romanzo.
Molte cose che per Murasaki erano importanti (l’abilità calligrafica, la gerarchia di corte, e così via) oggi non lo sono quasi più; ma quando essa delinea la psicologia di un personaggio per farcelo sentire vivo o ricorre al linguaggio figurato per farci intendere quali sentimenti la morte possa ispirare, ecco che la sentiamo vicina, "moderna", più di ogni altro narratore prima di lei.
tratto da il mondo del principe splendente di ivan morris