Ieri sera dopo cena ero intento a giocare a Super Mario Galaxy (ossia la cosa più seria che convenga fare in questo periodo, e la più intelligente), tuttavia ho prima buttato un occhio sul programma della D’Amico su La 7, Exit, e guardando il filmato devo dire che condivido tutto, tranne le solite cazzate sullo Stato Veneto (che do cojoni, semo nel 2007, quasi 2008!).
Condivido soprattutto quello che viene detto verso la fine (e che purtroppo non è stato approfondito) ossia che il piccolo imprenditore, oltre ad essere espropriato della metà del frutto del suo lavoro, viene anche trattato come un criminale e la sua attività viene vista come fumo negli occhi da gente come Visco. Campano sui suoi soldi ma gli sputano sopra.
Ecco perchè non riesco più a sopportare tutti i maestrini di sinistra che vengono a dirci quanto siamo cattivi e incivili. Appena iniziano la loro cantilena la mia salivazione aumenta automaticamente, pronta per essere espulsa tutta d’un colpo. Non vi sopporto più, non siete superiori a loro, non siete migliori di loro, non avete nessuna superiorità morale. Dovete fare solo una cosa: venire qui e baciare le chiappe a tutti i piccoli imprenditori che denigrate quotidianamente e ringraziarli di cuore di esistere, chè senza i loro schei come fareste a comprarvi le vostre amate penne rosse?
Sinceramente, ve lo dico con il cuore in mano: non prendetemi per berlusconiano o leghista, non ho niente da spartire con quella gente; tuttavia non ho niente da spartire nemmeno con voi maestrini dalla penna rossa. Io ci sono dentro a ‘sta roba, ci parlo ogni giorno con questi mostri che osano provare a mettersi in proprio e guadagnare, e vi assicuro che non sono nè esseri abominevoli nè idioti. Vogliono solo essere trattati da persone civili e vogliono solo poter lavorare per guadagnare.






9 Responses to “Cattivi veneti, brutti brutti”
A mio parere il discorso fatto dai vari intervistati è applicabile alla media impresa, quella che contempla almeno una 20ina di operai/impiegati; l’evasione più pesante la si ha nel nugolo di microimprese, da sempre avvezze a sfruttare il nero per fare cassa (parlo per esperienza personale).
A che punto sei con Mario?
bah, quasi all’inizio. è che perdo tantissimo tempo a guardarmi in giro
Mah, l’evasione al 10% mi sembra, come dire, un po’ ottimista. Anche considerando che dentro quei capannoni parecchie volte c’è solo un servizio di logistica per prodotti che ormai arrivano diretti da Cina e Romania; e francamente non capisco perché io maestrino dovrei pagare le tasse per mantenere la sicurezza a un tale che si fa chiamare imprenditore ma in realtà è uno spedizioniere, e neanche dei più bravi.
Può darsi che non siano né abominevoli né mostri, come dici tu, ma è sicuro che sono approdati a quella fase della civiltà che in altre regioni si riassume in “fotti e chiagni”. Non so come si dica in Veneto, ma insomma, il senso è quello.
Di solito, quando si arriva lì, la decadenza è alle porte. Il problema non è che paghino troppe tasse; il problema è che a lungo termine non saranno più competitivi, e sotto sotto già lo sanno. Per un po’ si sono drogati con la manodopera sottopagata dall’est, ma non può durare all’infinito. La tragedia è proprio questa: erano convinti di poter durare all’infinito. Perchè? Mah, forse perché non hanno studiato abbastanza.
Prendersela con Roma è un altro sintomo di irrazionalità terminale: i veneti sono stati per sessant’anni democristiani e per venti, di cosa si lamentano? Dovevano informarsi di più e mandare a Roma gente più responsabile.
Insomma, il problema è più o meno quello dell’Emilia: tanta voglia di lavorare, onestamente o meno, ma poca cultura. Mi dispiace, onestamente, perché è la mia carne e il mio sangue, ma è un modello che in Italia non può funzionare. Siamo un Paese piccolo e abbiamo più bisogno di cultura che di agevolazioni fiscali.
senza contare che le esigenze delle PMI (con cui anche io lavoro tutti i giorni) non sono solo riconducibili a una battaglia fiscale. se intendiamo per “cultura” all’interno di una PMI investimenti in R&S sottoscrivo in pieno tutto quello di cui sopra. Le PMI in Italia (dal veneto a MEssina) sono in una fase terminale del sistema produttivo: semplicemente scompariranno perchè non innoveraano prodotti e ciclo produttivo. Il passaggio a un’altra fase del sistema idnustriale è il destino delle economie moderne, come nel resto dell’EU 15. peccato che non l’abbiano capito, i veneti come quelli del tessile di prato.
bebop
che le pmi fossero lì lì per morire lo sento dire da almeno dieci anni. indubbiamente in questi anni, specialemnte gli ultimi tre, c’è stata una (salutare, molto salutare) scrematura. ossia, quelli che fanno “roba da viet nam” (neanche più cina, chè la cina s’è evoluta) devono giustamente chiudere perchè non hanno senso qui. ma io qui vedo molte aziende vitalissime (anche molto piccole) con tecnologie e qualità da silicon valley o quasi che con un regime fiscale “sulla media europea” (neanche da paradiso fiscale eh) potrebbero avere quella zavorra in meno che potrebbe farci guadagnare tutti.
che politicamente parlando i veneti siano dei pirla per chi hanno mnandato e continuano a mandare a roma, ecco, su quello non ci piove.
sul fatto dello studio da quello che vedo io non è più esattamente così. forse nel mio settore le cose non sono rappresentative della realtà media ma io vedo molta gente sveglia e preparata, non vedo molto dilettantismo
una delle poche cose (o l’unica?) in cui Yoshi ha ragione e Leonardo torto. Lo dico da lettore abituale di entrambi.
Leonardo: secondo me hai in testa uno stereotipo di impresa che ti impedisce di vedere la situazione reale.
È un dato di fatto che il peso dello stato, costituito non solo dalle tasse ma anche da tutti gli adempimenti necessari per essere conformi ad una miriade di normative, è ormai insostenibile per le aziende di piccole dimensioni. Ti assicuro che molte persone che avrebbero la voglia e la determinazione di lavorare in proprio lasciano perdere perché, pur assumendosi molti più rischi e sgobbando il doppio, guadagnerebbero meno che facendo i dipendenti.
In questo non c’entra né Cina, né Romania, né cultura, né studio, è un problema che dipende esclusivamente dal nostro sistema e che danneggia enormemente tutta la comunità.
per quel che riguarda la cultura poi, una perla di saggezza popolare:
“più i studia, più sèmi i deventa”
“una delle poche cose (o l’unica?) in cui Yoshi ha ragione e Leonardo torto”
anvedi sto infame!