Archive: January, 2008

Questa sensazione che non se ne va

Io ammetto di non essere mai riuscito a seguire, a capire, i discorsi di Pannella al 100%. C’è sempre quella citazione, quel passaggio, quel salto logico che Pannella suppone di non dover spiegare immaginando che gli ascoltatori non siano così ignoranti e poco intelligenti da non cogliere. Io purtroppo non colgo.

Io ammetto che questa foga di Pannella nel cercare di evitare le elezioni, immaginando un parlamento finalmente libero dalla paura di rispondere agli elettori e finalmente ad un passo dall’essere bipartisan totale, mi lascia con un retrogusto amarognolo in bocca. Questa sensazione di un Pannella che pensa agli affarucci di bottega, ben conscio che una chiamata alle urne segnerebbe il kaput definitivo dei Radicali, non se ne va. Non so, ma mi sembra che il recente fuoco di fila di Pannella e dei pannelliani tutti protesi a cercare più motivazioni possibili per non andare a votare (motivazioni che non stanno molto in piedi, alla fin fine) sia dettato un po’ troppo dall’istinto di sopravvivenza.

Ipotizziamo che fra tre mesi si vada al voto. Cosa faranno i Radicali? Non fossero una teocrazia, dovrebbero sedersi attorno ad un tavolo (pochini son pochini, ci stanno tutti attorno ad un tavolo) ed ammettere che: l’esperienza della RnP è stata fallimentare, non hanno inciso minimamente all’interno della coalizione, non sono riusciti a creare una sinistra liberale nel centrosinistra. Con chi si presenteranno e come si presenteranno alle elezioni? Possono ancora permettersi il lusso di non presentarsi alle elezioni? Gli anni scorsi lo zoccolo duro era poco ma non pochissimo, oggi siamo proprio ai minimi termini. E soprattutto oggi sembra (almeno a me) non esistere un simpatizzante Radicale (esclusa la cerchia pannelliana, ovviamente) soddisfatto della politica Radicale, almeno in ambito nazionale.

E allora quel fiume di parole che esce da Pannella non mi convince per niente. Se aggiungiamo che i sindacati, la confindustria e la Cei sono d’accordo con il Guru, beh, la voglia che voi andiate a votare cresce.

La città dei libertini

Che TocqueVille sia il covo dei più schifosi codini papisti reazionari e deliranti è cosa nota. Ahhh quante ore passate in letizia a leggere i deliri clericofascisti, ahhh bei momenti. Che sia anche il covo dei berluscones più triti e ritriti è vero anche questo.

Però su TocqueVille c’è anche molta gente molto interessante, verso la quale non sento per niente una lontananza. E allora mi son messo a pensare, mi son detto che se per esempio, tanto per fare due nomi, su TV ci sono Sgembo e Metilparaben, perchè non ci devo essere anch’io? E chi sono? Il figlio della serva? Che qualche accesso in più potrebbe farmi male? No, non penso. E allora mi sono iscritto.

Il giorno dopo poi ho ricevuto un simpatico e gradito invito a far parte di un yahoo group di appartenenti a TV che si proclama "La comunità dei laicisti, eretici, scientisti, tecnocrati, senzadio, streghe, libertini, apostati e infedeli della Città dei Liberi", ed allora ho capito di non aver fatto uno sbaglio.

Questo vuol dire che alle prossime elezioni voterò Berlusconi? Dai…non stemo a dir cazzade eh.

I ‘90 erano i meglio (6)

Dj ShadowMidnight In A Perfect World

(solo una cosa: voglio questa canzone al mio funerale, è un inno all’amore per la Musica)

Novità

Io son due anni che sento parlare periodicamente di governo Marini.

Finalmente c’è riuscito insomma.

L’ho mai detto che considero Marini uno dei peggiori politici democristiani?

Comunque, c’è ancora qualcuno che segue ‘ste robette politiche tristi e misere?

Bah.

Viaggio attraverso il Giappone

L’unica cosa brutta di Autostop con Buddha, viaggio attraverso il Giappone di Will Ferguson è proprio il suo mediocre titolo.

Ma vabbeh, possiamo far finta di niente dato che per il resto siamo di fronte ad un libro semplicemente bellissimo, o almeno, a me è piaciuto veramente in modo sconsiderato, esagerato, sproporzionato.

La storia è quella del viaggio in autostop che l’autore ha compiuto lungo tutto il Giappone, dal sud dell’isola di Kiûshû al nord dell’isola di Hokkaidô. Il metodo di viaggio dell’autore è perfetto per conoscere aspetti e luoghi del Giappone che quasi nessuno al di fuori del Giappone conosce. Dite la verità dai, per voi il Giappone è solo Tôkyô, o al limite anche Kyôto e Ôsaka.

Il libro è prima di tutto divertente, prova ne è il fatto che a volte non sono riuscito a trattenere le risate; e se io mi metto a ridere da solo leggendo un libro, vuol proprio dire che il libro fa ridere, o almeno fa ridere me. In secondo luogo, questo libro è anche in un certo modo divulgativo, ossia attraverso la prosa veramente brillante dell’autore, ti spiega in modo leggero un po’ di cosette sul Giappone, dalla storia alla società. Terzo, questo libro è una specie di trattato sociologico sui giapponesi, sui loro modelli di comportamento, sulla loro psicologia, sulle loro paure e sul fatto che sono indubbiamente il popolo più strano del mondo.

Infine, quarto, questo libro è soprattutto un divertente ma malinconico grido dell’autore che implora i giapponesi di non considerarlo un gaijin e basta. Grazie a questo libro possiamo avere una testimonianza diretta di una persona che vive e lavora in Giappone, che ha amici giapponesi, che conosce abbastanza il giapponese ma che non riesce a togliersi di dosso gli abiti di Signor Straniero. L’autore ci sta male, si capisce che ci sta male per questa barriera, anche impercettibile, anche non voluta, anche non velata di diffidenza; il fatto però è che alla fine è sempre la solita storia: da una parte l’autore, dall’altra i giapponesi. E’ un dato di fatto che il termine integrazione per come lo conosciamo noi, in Giappone non esiste. In Giappone coreani o cinesi che vivono in Giappone da tre generazioni sono ancora considerati stranieri e probabilmente non hanno neanche la cittadinanza giapponese, figuriamoci come si può sentire integrato un occidentale che vive in Giappone da qualche anno. L’autore qui ci dice che il Giappone non è malvagio, non ti respinge schifato, anzi, ti può accogliere con il sorriso in faccia e sinceramente contento. Ma devi sempre tenere a mente che tu sei tu e che loro sono loro. Il libro è del 1998, magari in dieci anni le cose sono un po’ cambiate…no, non penso proprio.

"Scusa" dissi. "Mi sono perso. Mi sai dire qual’è la strada per Joetsu?"
L’uomo, che indossava una camicia, aveva un’aria spaesata. "Ti porto io a Joetsu" disse. Io però avevo imparato la lezione.
"Tu dove devi andare?" gli chiesi.
"Non ti preoccupare, ti porto io a Joetsu. Sali."
"Se non vai a Joetsu, dimmelo subito per favore."
"Non importa. Sali per favore."
"Prima tu dimmi dove vai, se no io non salgo."
"A Toyama."
"Ecco, vedi? Non è poi così vicino a Joetsu. Io salgo solo se mi prometti che non farai neanche un chilometro in più per me, d’accordo?" L’autostop in Giappone può essere un’esperienza davvero surreale a volte.

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a sbarbarsi

Professionalmente parlando, le prossime due settimane saranno così importanti, ma così importanti, che martedì prossimo andrò persino a tagliarmi i capelli.

Nessuno di noi avrà più camicie stirate*

* Citazione

 
 Amari - Fiamme In Un Bicchiere: Play Now | Play in Popup

Mi stanno togliendo la voglia di vivere

Scusate, post di servizio.

Da qualche tempo il mio blog è sotto un massiccio attacco di spam. Non ce la faccio più. Hai voglia a mettere nella black list dei commenti, non serve a niente. Mi sono stancato di marcare come spam quaranta commenti ogni volta che controllo il blog, non ce la faccio più.

Ora, le strade sono due: o elimino definitivamente i commenti o mi date un suggerimento (uso WordPress), grazie.

Il supporto è un feticcio (dopo i negozi di dischi tra un po’ sarà la volta delle librerie)

Io i cd non li uso quasi più. Gli unici due motivi per i quali quando mi scarico della musica la trasferisco su un cd sono: per mettere un cd in più sulle mensole in sala, per ascoltare il cd in macchina. Ultimamente però mi sono rotto le palle di trasferire la musica sul cd, mi basta averla sul computer e sugli iPod, chè tanto se la voglio ascoltare in sala con lo stereo lussurioso  ci attacco l’iPod e non c’è problema. Tra un po’ inoltre mi arriverà la macchina nuova con la quale potrò attaccare l’iPod all’autoradio: i cd saranno completamente inutili.

Penso che in un futuro molto prossimo si presenterà lo stesso discorso con i libri, o almeno lo spero. Io sinceramente non vedo l’ora che esca un ebook veramente valido (ossia usabile, leggero, sottile, e pure flessibile vah) con il quale leggere libri in formato pdf e/o altri formati universali scaricati e/o comprati su internet. Potrei persino abbonarmi ad un qualunque quotidiano, anche straniero, e vedermi recapitare sulla casella email (o direttamente sull’ebook wifi) il mio giornale. Se già esiste qualcosa di simile ditemelo eh. Certo, la mia libreria in sala non aumenterebbe più, ma francamente mi interessa tanto quanto le mensole di cd. Il supporto fisico non è il contenuto, il supporto fisico m’ha rotto il cazzo.

Indubbiamente molte librerie potrebbero fare la fine dei molti negozi di dischi che hanno chiuso, è triste, ma è il progresso baby.

L’intollerante

Io quelli che parlano di decrescita felice li manderei a pulire rotaie in Siberia.