L’unica cosa brutta di Autostop con Buddha, viaggio attraverso il Giappone di Will Ferguson è proprio il suo mediocre titolo.
Ma vabbeh, possiamo far finta di niente dato che per il resto siamo di fronte ad un libro semplicemente bellissimo, o almeno, a me è piaciuto veramente in modo sconsiderato, esagerato, sproporzionato.
La storia è quella del viaggio in autostop che l’autore ha compiuto lungo tutto il Giappone, dal sud dell’isola di Kiûshû al nord dell’isola di Hokkaidô. Il metodo di viaggio dell’autore è perfetto per conoscere aspetti e luoghi del Giappone che quasi nessuno al di fuori del Giappone conosce. Dite la verità dai, per voi il Giappone è solo Tôkyô, o al limite anche Kyôto e Ôsaka.
Il libro è prima di tutto divertente, prova ne è il fatto che a volte non sono riuscito a trattenere le risate; e se io mi metto a ridere da solo leggendo un libro, vuol proprio dire che il libro fa ridere, o almeno fa ridere me. In secondo luogo, questo libro è anche in un certo modo divulgativo, ossia attraverso la prosa veramente brillante dell’autore, ti spiega in modo leggero un po’ di cosette sul Giappone, dalla storia alla società. Terzo, questo libro è una specie di trattato sociologico sui giapponesi, sui loro modelli di comportamento, sulla loro psicologia, sulle loro paure e sul fatto che sono indubbiamente il popolo più strano del mondo.
Infine, quarto, questo libro è soprattutto un divertente ma malinconico grido dell’autore che implora i giapponesi di non considerarlo un gaijin e basta. Grazie a questo libro possiamo avere una testimonianza diretta di una persona che vive e lavora in Giappone, che ha amici giapponesi, che conosce abbastanza il giapponese ma che non riesce a togliersi di dosso gli abiti di Signor Straniero. L’autore ci sta male, si capisce che ci sta male per questa barriera, anche impercettibile, anche non voluta, anche non velata di diffidenza; il fatto però è che alla fine è sempre la solita storia: da una parte l’autore, dall’altra i giapponesi. E’ un dato di fatto che il termine integrazione per come lo conosciamo noi, in Giappone non esiste. In Giappone coreani o cinesi che vivono in Giappone da tre generazioni sono ancora considerati stranieri e probabilmente non hanno neanche la cittadinanza giapponese, figuriamoci come si può sentire integrato un occidentale che vive in Giappone da qualche anno. L’autore qui ci dice che il Giappone non è malvagio, non ti respinge schifato, anzi, ti può accogliere con il sorriso in faccia e sinceramente contento. Ma devi sempre tenere a mente che tu sei tu e che loro sono loro. Il libro è del 1998, magari in dieci anni le cose sono un po’ cambiate…no, non penso proprio.
"Scusa" dissi. "Mi sono perso. Mi sai dire qual’è la strada per Joetsu?"
L’uomo, che indossava una camicia, aveva un’aria spaesata. "Ti porto io a Joetsu" disse. Io però avevo imparato la lezione.
"Tu dove devi andare?" gli chiesi.
"Non ti preoccupare, ti porto io a Joetsu. Sali."
"Se non vai a Joetsu, dimmelo subito per favore."
"Non importa. Sali per favore."
"Prima tu dimmi dove vai, se no io non salgo."
"A Toyama."
"Ecco, vedi? Non è poi così vicino a Joetsu. Io salgo solo se mi prometti che non farai neanche un chilometro in più per me, d’accordo?" L’autostop in Giappone può essere un’esperienza davvero surreale a volte.




7 Responses to “Viaggio attraverso il Giappone”
Grazie del consiglio, lo leggerò sicuramente.
Conosci invece questo? Agghiacciante:
http://www.internetbookshop.it/code/9788817001397/barenblatt-daniel/medici-del-sol.html
agghicciante sì. che i soldati giapponesi durante la IIWW (e prima) siano stati più che pessimo è una cosa che i cinesi, i coreani e in generale tutti i popoli occupati dai giapponesi sanno benissimo.
un po’ meno i giapponesi, che sull’argomento sono, come dire, reticenti. io stesso ho avuto modo di constatare come i giovani giapponesi siano tremendamenti ignoranti riguardo quello che il loro paese ha combinato in passato, e ti parlo di giovani cittadini acculturati, mica zotici di uno sperduto villaggio.
in generale è mancato dopo la IIWW un serio esame di autocritica. fai conto che appena gli usa hanno restituito la piena sovranità al giappone, i politici collusi con il vecchio regime (molti dei quali veri e propri criminali di guerra) sono stati subito riabilitati (vabbeh, per me si doveva fucilare l’imperatore, ma io sono un estremista)
Non so, è una mia ipotesi, ma il fatto di esser stato l’unico paese colpito dalla bomba atomica può aver influito sulla riabilitazione e sulla scarsa memoria? Una tragedia che ha segnato tutti i campi della vita forse ha contribuito a far dimenticare il peggio. Pura ipotesi, ovvio, non conosco il Giappone fino a questo punto.
è vero, l’atteggiamento “abbiamo già pagato per i nostri mali” è molto diffuso. poi adesso, che la guerra inizia ad essere lontana e i testimoni diretti sempre meno, sta crescendo piano piano un nazionalismo un po’ malsano…
A proposito di Giappone…sicuramente ne avrai parlato in passato, ma vorrei tanto leggere della letteratura medievale giappionese. Volgarmente parlando, esiste un’opera paragonabile alla nostra Divina Commedia? Potrei cercarla da sola, ma mi fido molto di più del tuo parere di esperto.
ma il genji monogatari ovviamente:)
http://it.wikipedia.org/wiki/Genji_monogatari
Grazie, lo leggerò di sicuro!