Io ammetto di non essere mai riuscito a seguire, a capire, i discorsi di Pannella al 100%. C’è sempre quella citazione, quel passaggio, quel salto logico che Pannella suppone di non dover spiegare immaginando che gli ascoltatori non siano così ignoranti e poco intelligenti da non cogliere. Io purtroppo non colgo.
Io ammetto che questa foga di Pannella nel cercare di evitare le elezioni, immaginando un parlamento finalmente libero dalla paura di rispondere agli elettori e finalmente ad un passo dall’essere bipartisan totale, mi lascia con un retrogusto amarognolo in bocca. Questa sensazione di un Pannella che pensa agli affarucci di bottega, ben conscio che una chiamata alle urne segnerebbe il kaput definitivo dei Radicali, non se ne va. Non so, ma mi sembra che il recente fuoco di fila di Pannella e dei pannelliani tutti protesi a cercare più motivazioni possibili per non andare a votare (motivazioni che non stanno molto in piedi, alla fin fine) sia dettato un po’ troppo dall’istinto di sopravvivenza.
Ipotizziamo che fra tre mesi si vada al voto. Cosa faranno i Radicali? Non fossero una teocrazia, dovrebbero sedersi attorno ad un tavolo (pochini son pochini, ci stanno tutti attorno ad un tavolo) ed ammettere che: l’esperienza della RnP è stata fallimentare, non hanno inciso minimamente all’interno della coalizione, non sono riusciti a creare una sinistra liberale nel centrosinistra. Con chi si presenteranno e come si presenteranno alle elezioni? Possono ancora permettersi il lusso di non presentarsi alle elezioni? Gli anni scorsi lo zoccolo duro era poco ma non pochissimo, oggi siamo proprio ai minimi termini. E soprattutto oggi sembra (almeno a me) non esistere un simpatizzante Radicale (esclusa la cerchia pannelliana, ovviamente) soddisfatto della politica Radicale, almeno in ambito nazionale.
E allora quel fiume di parole che esce da Pannella non mi convince per niente. Se aggiungiamo che i sindacati, la confindustria e la Cei sono d’accordo con il Guru, beh, la voglia che voi andiate a votare cresce.




4 Responses to “Questa sensazione che non se ne va”
Diaspora caro mio. Diaspora in altri partiti.
eh, la fai facile fabristol, come se la piazza offrisse di meglio.
ed anche ipotizzando che rotto il giocattolo i “personaggi” radicali approdassero come virus liberali in qualche flaccido corpaccione parastatale delle varie consorterie di partito pensi che non troverebbero anticorpi ben pasciuti?
sarò banalmente pessimista, ma non vedo alternative alla riserva indiana.
oppure, come diceva yoshi san qualche tempo addietro, abbandonare alla deriva le sorti dell’italica barchetta ed occuparsi d’altro e di meglio per vivere e non solo sopravvivere alle quotidiane sconfitte. orizzonti più larghi che sulle sponde italiche vedranno tornare dopo qualche tempo la risacca di un’onda lunga.
ecco, l’ho fatta lunga.
Se si fossero schierati a favore delle elezioni qualcuno sicuramente avrebbe scritto che volevano scongiurare l’incombente referendum ammazza-partitini.
Se Pannella gridasse “elezioni, elezioni” non sarebbe più Pannella. E’ sempre stato per la prosecuzione della legislatura, con la sola eccezione del periodo post-ribaltone di Bossi. Nemmeno allora contestò il diritto del presidente della Repubblica di nominare un nuovo primo ministro, ma propose le dimissioni di massa dei parlamentari del centrodestra per provocare un ritorno alle urne. Le condizioni però erano diverse: Pannella credeva che Berlusconi potesse avere delle potenzialità riformatrici. Inoltre a voler tornare al voto allora era chi era stato danneggiato dal ribaltone. Questa volta a voler tornare al voto è chi ha tratto vantaggio dal ribaltone di Mastella.
Yoshi ha scritto: “C’è sempre quella citazione, quel passaggio, quel salto logico che Pannella suppone di non dover spiegare immaginando che gli ascoltatori non siano così ignoranti e poco intelligenti da non cogliere. Io purtroppo non colgo”.
Non è una cosa intenzionale, è fatto così. E’ caotico.