Il mercato delle lingue ed i conservatori protezionisti

Chi l’ha detto che la lingua deve esistere per sempre? Chi l’ha detto che la lingua è un fine e non un mezzo? Che male c’è nella supremazia internazionale dell’inglese?

Le lingue nascono, crescono, declinano e muoiono in rapporto al loro uso, ossia in rapporto alla loro utilità. Se una lingua non è più utile, perchè tentare di tenerla in vita artificialmente? Per un valore sentimentale? Ok, mi va benissimo, ma che non ci vengano a rompere i coglioni imponendoci a scuola di perdere tempo studiando il dialetto, per esempio.

Le lingue dovrebbero seguire una logica di mercato. L’inglese attualmente è la lingua che, per varie ragioni, è la più usata a livello mondiale. E allora perchè i protezionisti conservatori nostrani della lingua esigono un trattamento da riserva indiana per l’italiano combattendo l’uso dell’inglese? Perchè andare contro la logica di mercato? Perchè non constatare il fatto che è più facile e più utile così? L’inglese oggi è la lingua del mondo, la lingua franca che va bene dappertutto, smettiamola allora di piagnucolare e impariamo l’inglese. L’italiano è la nostra lingua nazionale che ha senso nel nostro ambito nazionale; là fuori invece siamo nulla, quindi è giusto il fatto che dobbiamo essere noi a conformarci.

Per quanto mi riguarda poi non mi spiacerebbe in un futuro lontano o meno la completa anglicizzazione dell’Italia, con l’nglese come lingua ufficiale e l’italiano come lingua locale. La lingua non è sacra, la lingua è un mezzo per comunicare, non è un quadro da appendere.