Chi l’ha detto che la lingua deve esistere per sempre? Chi l’ha detto che la lingua è un fine e non un mezzo? Che male c’è nella supremazia internazionale dell’inglese?
Le lingue nascono, crescono, declinano e muoiono in rapporto al loro uso, ossia in rapporto alla loro utilità. Se una lingua non è più utile, perchè tentare di tenerla in vita artificialmente? Per un valore sentimentale? Ok, mi va benissimo, ma che non ci vengano a rompere i coglioni imponendoci a scuola di perdere tempo studiando il dialetto, per esempio.
Le lingue dovrebbero seguire una logica di mercato. L’inglese attualmente è la lingua che, per varie ragioni, è la più usata a livello mondiale. E allora perchè i protezionisti conservatori nostrani della lingua esigono un trattamento da riserva indiana per l’italiano combattendo l’uso dell’inglese? Perchè andare contro la logica di mercato? Perchè non constatare il fatto che è più facile e più utile così? L’inglese oggi è la lingua del mondo, la lingua franca che va bene dappertutto, smettiamola allora di piagnucolare e impariamo l’inglese. L’italiano è la nostra lingua nazionale che ha senso nel nostro ambito nazionale; là fuori invece siamo nulla, quindi è giusto il fatto che dobbiamo essere noi a conformarci.
Per quanto mi riguarda poi non mi spiacerebbe in un futuro lontano o meno la completa anglicizzazione dell’Italia, con l’nglese come lingua ufficiale e l’italiano come lingua locale. La lingua non è sacra, la lingua è un mezzo per comunicare, non è un quadro da appendere.




8 Responses to “Il mercato delle lingue ed i conservatori protezionisti”
Dove sarebbe la logica di mercato nella scelta, ad esempio, di inglese, francese e tedesco come lingue di lavoro dell’UE?
Vedi una logica protezionista solo in chi si vuole difendere da una situazione, mentre la stessa logica ti va bene se è mirata ad accentuare tale situazione.
Non ne farei proprio una questione di mercato.
Piuttosto è normale che ogni cosa abbia un suo inizio, una sua vita e una sua fine.
Così l’uomo, così le sue civilità, così pure le sue lingue.
I sassi restano.
Tutto il resto passa.
la “situazione” è che alcuni non accettano il dato di fatto che l’inglese è LA lingua internazionale e oppongono a questo dato di fatto una cosa chiamata “multilinguismo” che in teoria è una bellissima cosa (più lingue si conoscono meglio è, su questo non ci piove) ma in pratica è un vano e anacronistico tentativo di arginare l’inglese
Di multiliguismo in realtà parlano in molti. L’incontro dei ministri dell’Educazione UE ha appunto come OdG “Promuovere il multilinguismo: un impegno comune”. C’è pure un commissario europeo per il multilinguismo.
In certi ambiti sarei asoslutamente d’accordo, in altri menno. Comunque dopo l’ “antiveritativo” sentito oggi mi sento di dire che l’italiano dovrebbe sparire, insieme con chi lo violenta.
che poi in realtà noi italiani siamo molto più aperti all’inglese di francesi e spagnoli, basta vedere quanti termini ed espressioni inglesi entrano di continuo nella nostra lingua, mentre i primi e i secondi linguisticamente sono molto più protezionisti, non assimilano nemmeno le parole più ordinarie e internazionalmente diffuse come “computer”, no da loro si dice rispettivamente “ordinateur” e “computadora”, mah valli a capire…
Se domani abolissero l’italiano a favore dell’inglese, l’Italia diverrebbe di colpo un paese di muti, a parte un’esigua minoranza. A me dispiacerebbe più che altro per la fatica che ci ho messo per impararlo bene
una cosa è parlare di anglicizzazione della lingua italiana -l’abuso dei termini stranieri è tipico dell’italiano, in spagna o in francia è più raro-, una cosa della diffusione dell’inglese a livello mondiale e sempre più capillarmente.
Nel cinquecento si parlava lo spagnolo, nel settecento-ottocento il francese, il tedesco è stato per molto tempo la lingua della filosofia… meglio “aprire le frontiere”, imparare bene l’inglese e anche un’altra lingua (non solo le comunitarie, ma anche extracomunitarie), intensificando comunque lo studio dell’italiano. Non per proteggerlo, ma perchè è bene farlo crescere forte.