Poi non parlo più di soldi, tasse ed evasioni…però non riesco a non dire due parole sul fatto del giorno.
Politicamente parlando, io sento di avere alcuni nemici. Alcuni politici che prendo un po’ come paradigma che racchiude un determinato atteggiamento politico o una determinata idea politica. Per esempio c’è Fini che mi rappresenta il vuoto di idee del postfascista, o D’Alema che è il suo corrispettivo di sinistra. C’è Giovanardi (Volontè è troppo naive per prenderlo in considerazione) che incarna il cattolico militante all’assalto e c’è Diliberto che ai miei occhi è il perfetto rappresentante del comunista che ha perso la bussola facendo l’amichetto degli islamofascisti. E via discorrendo.
Poi c’è Visco, l’immenso Visco aka Fisco.
Visco, come già detto varie volte è quel personaggio il cui scopo dichiarato è quello di trasformare gli autonomi in dipendenti affinchè possano essere tassassinati più facilmente. Il sogno erotico di Visco è uno Stato di Polizia Tributaria che permetta di aumentare le tasse sempre più, sempre più in alto; tanto i sudditi son costretti a farsi mettere le mani in tasca, non hanno scelta.
Visco ai miei occhi è il paradigma del politico che prova piacere fisico nel metterti le mani in tasca, con qualunque mezzo necessario. L’ultimo regalo che ci ha fatto prima di sparire nei meandri della politica è aver reso accessibili via web i redditi dei cittadini italiani, dato che, come dice egli stesso, "È un fatto di trasparenza, di democrazia, non vedo problemi: c’è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano".
Purtroppo però qui non siamo in un telefilm americano. Qui in Italia, a differenza che negli Usa, la gente è terrorizzata nel dire quanto guadagna. E lo sapete perchè? Perchè qui in Italia lo Stato ti tratta da suddito senza nessun diritto. Qui in Italia, dagli studi di settore folli alle angherie che devi subire dalla burocrazia, il cittadino è uno zero in balia del volere del Sovrano. In più, qui in Italia una persona ricca o solo benestante è considerata automaticamente un ladro bastardo che ha sicuramente rubato o fatto qualcosa di poco chiaro per avere i soldi che ha. Qui in Italia la ricchezza è un male che, per vivere tranquilli, è meglio nascondere; si fa ma non si dice.
Ecco perchè l’ultimo boccone avvelenato che Visco ci ha regalato (e che ora fortunatamente sembra essere stato bloccato) è un colpo basso. E lasciamo stare tutto il discorso sulla sicurezza dei cittadini che vedono i propri dati accessibili a gente che magari non è proprio uno stinco di santo (e se, per esempio, ad un benestante non appariscente in Sardegna venisse a trovarlo l’anonima sarda?). Per fortuna non ho votato il PD, per fortuna! Le parole di Pannella poi ("E’ necessario far prevalere il diritto di sapere piuttosto che quello di essere ignorati") fanno capire sempre più perchè non esista più l’elettore radicale.




14 Responses to “L’ultimo regalo di Visco”
Ma infatti appena ho visto i dati li’ disponibili su internet il mio istinto sardo mi ha subito consigliato di scrivere nome ed indirizzo dei piu’ ricchi. Non si sa mai che in futuro mi possa tornare utile rapire qualcuno…
era un esempio eh, mica si offenderanno i sardi
dimentichi altre due cose:
1) la voglia matta e pruriginosa dell’italiano medio di sapere quanto guadagna il vicino di casa, e se guadagna di più deriderlo “poveretto, tanto la moglie non lo ama”, se di meno deriderlo doppiamente dandogli del pezzente;
2) l’istinto neanche tanto recondito insito nel predetto italiano di essere il Giustiziere della Notte, il Pubblico Ministero definitivo, il Robin Hood che leva ai ricchi per dare (un po’ a se stesso, un po’ anche) ai poveri, con un sottofondo di moralismo (che poi però inesorabilmente sfocia nel punto 1).
Son d’accordo, sì.
“era un esempio eh, mica si offenderanno i sardi
”
No no. E’ proprio così. Cioé io appeno vedo un “continentale” me lo squadro ben bene (per vedere se il suo corpo passa in un cunicolo o grotta), controllo il suo reddito, poi guardo se ha dei padiglioni auricolari buoni (anche quello conta che ti credi!), e poi… e poi non si può dire perché ci chiamano anonima… e non è bello fare nomi quando sei dentro l’anonima..
Senza dimenticare che è una palla colossale che in america le dichiarazioni siano pubbliche…
Che la criminalità organizzata se ne possa avvantaggiare non è un argomento molto valido, dato che quei dati sono accessibili presso comuni e agenzia delle entrate, quindi niente di nuovo per i potenziali rapitori, al limite solo un po’ più comodo.
L’unico problema di legalità di questa iniziativa è che la legge prevede che tali dati restino pubblici per un anno, condizione difficilmente verificabile una volta messi in rete.
L’italiano medio non ha alcun pudore nell’aspirare ad apparire in televisione e raccontare i più intimi dei fattacci suoi.
L’italiano medio non ha alcun pudore nel guardare altri italiani medi che raccontano in televisione i più intimi dei fattacci loro.
Poi quando si parla di soldi e di tasse, chissà com’è o come non è, l’italiano medio si vergogna come un ladro (quale, sotto sotto, probabilmente è).
la prossima volta allora mettiamo online le cartelle cliniche di tutti gli italiani: un fatto di trasparenza.
lascar, non ho capito il ragionamento che sta dietro al tuo commento
Il ragionamento è che in questo paese abbiamo una concezione della riservatezza molto particolare e abbastanza ipocrita.
quindi? uccidiamoli tutti?
non ho mai provato ma da quanto ho capito si possono vedere da un po’ i redditi degli italiani, solo che bisogna andare al comune anzichè su internet. mio babbo mi ha sempre raccontato che quando eravamo piccole usciva proprio un giornalino in paese con schiaffati sopra tutti i redditi dei residenti. bè. i miei erano i secondi più ricchi del paese. due operai di fabbrica con tre figli. il primo più ricco aveva un’azienda di laterizi.
Provo a fare l’avvocato di Dracula (riportando cose sentite a Radio24):
- come ha scritto billig i redditi erano già pubblici.
- anche in Norvegia è possibile accedere a tutte le dichiarazioni dei redditi su Internet
- per una volta che si sburocratizza e si rende facile accedere a qualcosa ci incazziamo?
- da alcuni sondaggi sembra che la maggior parte degli italiani veda favorevolmente l’iniziativa.
Visto che quando vogliono le cose le sanno fare perché non mettono i cittadini nelle condizioni di controllare anche le spese della pubblica amministrazione?
E’ molto più vergognoso mettere “in piazza” i sentimenti e i dolori degli esseri umani in quelle squallide trasmissioni che venire a conoscenza dei redditi dei cittadini. A me non importa un fico che si sappia il reddito mio e dei miei familiari. Molti, forse, sapendo che sono di dominio pubblico, si vergognerebbero!!
Dal blog pizzeriaitalia.splinder.com
agli albori di internet, 1994 o giù di lì… iniziai a collegarmi (modem da neanche 14kb…) alla rete (che in realtà non esisteva ancora) tramite il provider Agorà Telematica, collegato al Partito Radicale. Non si navigava con i browser “grafici” come oggi, non c’era ancora il codice HTML… e, prima di trovare qualcuno con cui scambiare una email ce ne volle del tempo… ma una cosa me la ricordo benissimo: di essere entrato (legittimamente…) nel sistema del Ministero delle Finanze per esaminare i redditi dichiarati da mio padre… i dati – allora – erano pubblici e disponibili.