Brodo

Scenario ipotetico: Livorno, pieno centro, notte del primo maggio. Un gruppo di cinque ragazzi ultrà del Livorno si avvicinano ad una Mercedes accostata al cui interno tre ragazzi vestiti in giacca e cravatta stanno aspettando degli amici per andare in discoteca. Uno degli ultrà bussa alla portiera della macchina e dice: "ehi fighetto, hai una sigaretta?". Al rifiuto del ragazzo, gli ultrà lo tirano fuori a forza dalla macchina e lo pestano fino alla morte.

Se il fatto fosse capitato e se fossi livornese, quindi toccato molto da vicino, cosa avrei pensato? Che cinque criminali gravitanti attorno all’area dell’ultrasinistra hanno ucciso un ragazzo per niente. Che la politica qui centra, nel senso che è innegabile che il sottobosco ideologico degli ultrà del Livorno rimpiange il caro Baffone. Che probabilmente questi ragazzi che vanno ancora alle superiori non avranno letto nè Marx nè Lenin ma la loro provenienza politica è chiara. E allora perchè nel caso di Verona tanti si sono scandalizzati tenendo a precisare che non si tratta di un’aggressione a sfondo politico, che non bisogna strumentalizzare, che la sinistra vuol far passare tutti i veronesi come dei nazisti, etc etc? Va bene, diciamo pure che la sinistra comunista non aspettava altro per riprendere il gioco di ruolo dell’antifascista militante, ok. Però ragazzi cari non potete liquidare la faccenda con un "sono dei balordi, dei pazzi, non è una questione politica". Eh no.

Io, che di sinistra non sono, non voglio strumentalizzare niente e voglio dire chiaramente che qui a Verona c’è un foltissimo sottobosco inquietante. Un sottobosco che passa dagli ultrà dell’Hellas ed arriva fino a lambire le istituzioni: ci siamo forse dimenticati di quel tale, eletto nella lista civica del sindaco, autore insieme al suo gruppo della memorabile canzone che fa "tu ebreo maledetto che ti arricchisci sulla pelle degli altri… giudeo senza patria, trovarti è stata dura ma con i tuoi soldi non fai più paura" e proposto dal nostro sindaco come rappresentate tra i soci dell’Istituto per la storia della Resistenza? Ce lo siamo già dimenticati?

Con questo voglio dire che noi veronesi siamo tutti nazisti razzisti picchiatori xenofobi e che Verona è una città infernale nella quale si vive scappando dai naziskin da una parte e i rumeni dall’altra? No! Con questo voglio dire che il brodo di cultura della violenza qui a Verona è storicamente presente, ed è un fatto. Negare che i veronesi debbano stare molto attenti a non alimentare questo brodo è pericoloso. Non sto dicendo che la vittoria del sindaco Tosi abbia dato il via al pestaggio libero perchè semplicemente non è vero. La violenza c’era prima e purtroppo molto probabilmente ci sarà anche dopo Tosi. Quello che sto dicendo è che quel sottobosco inquietante non va nè difeso nè minimizzato.