Bruciare la bandiera israeliana è diventato uno sport popolare anche da noi. Bruciandola, si brucia metaforicamente l’entità sionista e si spera che gli ebrei vengano ributtati a mare, esattamente come voleva il Gran Muftì di Gerusalemme alleato di Hitler. L’antisemitismo mascherato da antisionismo è un male pericolosissimo perchè subdolo e bastardo. Si insinua, a destra come a sinistra, dentro di te piano piano e non te ne accorgi finchè non realizzi che vedi una realtà capovolta: l’unica democrazia in Medio Oriente diventa "come la Germania nazista", un popolo che si deve difendere dal terrorismo suicida che vuole intenzionalmente uccidere più civili possibili diventa "l’oppressore", un esercito che è costretto a districarsi tra scudi umani messi intenzionalmente dagli islamofascisti diventa "macellaio". Non te ne accorgi finchè non realizzi che vedi una realtà capovolta, o meglio, io me ne sono accorto: grazie alla voglia di non fermarmi davanti ai luoghi comuni, grazie alle letture di libri e di blog. Purtroppo moltissima gente, aiutata dalla disinformazione imperante, non se ne accorge e pretende che gli ebrei se ne stiamo buoni buoni a farsi cancellare tra un missile qassam e un kamikaze.
La bandiera israeliana è un simbolo potente e per questo farò una cosa che non ho mai fatto in vita mia e che invito tutti a fare: in occasione della Fiera del Libro di Torino che ha come ospite d’onore Israele e la sua letteratura e fino almeno al 14 maggio (anniversario dell’indipendenza di Israele), esporrò fuori dal mio balcone la bandiera israeliana. Per comunicare la mia vicinanza e la mia amicizia a Israele e al suo popolo e per affermare che qui c’è qualcuno che non ci sta ad essere accomodante con la follia totalitaria degli islamofascisti. Perchè il mio essere antitotalitario vuol dire essere realmente contro tutti i totalitarismi.
(e perchè mi son rotto il cazzo di questi minorati kefiati italiani amiconi del partito di dio. diocàn, siete amici del partito di dio (hezbollah)? e allora iscrivetevi all’udc!)




22 Responses to “Con Israele”
WoW!
In attesa del giudizio del TAR del Lazio, da buon ateo manifesto, mi permetto di riprenderti partendo dal fatto che pur Israele proclamandosi una democrazia, il suo comportamento non mi emoziona (anche l’Italia mi sembra che lo dichiari, ma grazie a un certo D’Alema abbiamo avallato bombardamenti). Platone parlava di Repubblica, gli USA sono una democrazia ma ne il primo ne i secondi li porterei come esempio in messun campo. Tra le altre cose che mi vengono in mente è che Hitler vinse delle elezioni (e non solo lui). Il mio ateismo giunge al punto di diffidare delle “posizioni oltranziste” che fanno di tutta l’erba un fascio. La lettera scarlatta di Dawkins speravo significasse volontà di comprendere, come nei suoi libri ho sempre trovato, non facili manicheismi che trovino un capro espiatorio per giustificare l’ingiustificabile. Per notizia negli anni 80 (ai tempi della prima intifada)ho sostenuto l’università di Birzeit senza mai pensare che si dovesse ributtare a mare nessuno e che nessun missile giustifica la colonizzazione ne nessuna rappresaglia giustifichi attentati.
Leggo che ti affacci alla soglia dei trenta, in una città ove l’antifascismo sta vivendo giorni difficili. Ti auguro e auguro alla tua peraltro spendida città di trovare giorni migliori. Forse il tuo sfogo di rabbia serviva a stemperare la tua irruenza, ma dubito che possa essere c elemento costruttivo di pace.
Cordiali saluti a tutti.
non mi pare, al di là di tutto, che in Israele possa però dirsi esistente una gran democrazia … sinceramente ho sempre e solo avuto l’impressione di due nazioni belligeranti, dove ad un certo punto “chi fa la guerra meglio” passa un po’ in secondo piano.
Da una parte, ci si fa saltare per aria negli autobus, e si uccidono “decine” di persone.
Dall’altra, si bombarda e si cannoneggia, probabilmente uccidendone “migliaia”, di persone, o si uccide un paraplegico leader della fazione opposta centrandolo con un razzo lanciato da un elicottero.
Da una parte, si ha alle spalle una storia di dirottamenti aerei, massacri negli aeroporti europei, commandos alle olimpiadi e rapporti mai chiariti con il terrorismo “rosso” di tutta europa, br comprese.
Dall’altra, si ha alle spalle roba tipo Sabra e Chatila.
Nessuna volontà di fare proporzioni: nessuna, proprio perchè è una guerra che continua, talvolta scoperta, talvolta strisciante.
Però, mi è difficile sentirmi amico sia di una democrazia militare, con un arsenale mostruosamente sproporzionato rispetto al numero di abitanti e all’estensione territoriale, sia di un popolo che vota in massa per Hamas. Tutto qui.
m
Ps: alla obiezione “sono una democrazia militare perchè si devono difendere” rispondo subito dicendo che no, quantomeno non così. Diciamo che non devono difendere solo se stessi, allora sì.
da una parte hai un potere in mano a organizzazioni paramilitari non diversamente gestite rispetto a cosa nostra, sentenze (?) eseguite nelle piazze o buttando gli avversari politici dal balcone quando non sgozzandoli davanti ai familiari.
dall’altra uno stato, una democrazia, e nel caso specifico dei cannoneggiamenti un esercito che processa gli errori ed anche i crimini, quando ritenuti tali, commessi dai suoi uomini. chiedi ad un soldato israeliano cos’è la “purezza delle armi” e vedi se esiste un concetto vagamente paragonabile nelle dottrine militari di qualsiasi altro esercito.
non cogliere la differenza che passa tra sparare deliberatamente sui civili, magari con una bella bomba ad una festa di compleanno o in un ristorante, e colpire civili mirando a chi si nasconde tra questi puntando qassam su scuole e ospedali o si piazza sui tetti delle case per tirare missili anticarro è un difetto di vista che nessuna lente può correggere, nessuno ha ancora inventato lenti per guardare attraverso le fette di prosciutto.
il ragionamento sulla proporzione tra armamenti e popolazione mi pare del tutto sballato visto che l’IDF non si confronta con una manica di predoni del deserto, ma con una quantità non indifferente di minacce simultanee e coordinate sin dalla sua nascita. fai il conto delle ff.aa. di siria, giordania, iran, irak, libano e tutti quelli che nell’area mandarono corpi di spedizione per ributtare a mare (un mare di sangue) israele dal giorno in cui l’ultimo soldato britannico lasciò quella terra.
il fatto stesso che gli unici arabi che godono di diritti civili sono quelli con passaporto israeliano dovrebbe toglierti più di un dubbio.
yoshi, scusa lo sfogo.
infatti, il punto è che non riesco a cogliere la differenza quanti/qualitativa, proprio perchè si è in guerra, e alla palla dello “ius in bello” e dello “ius ad bellum” non ci credo più non solo io, ma anche eminenti studiosi di diritto internazionale. La motivazione che gli armati si nascondono fra i civili puzza di vecchio, USA/Iraq insegna. Puntualizzato questo, ho espresso dei dubbi, non delle certezze, e l’ho fatto su un blog che prende una posizione netta. Questo mi pare abbastanza significativo di per sé. Nessuno sfogo, quindi, non ce n’è bisogno; sono cresciuto in ambienti kefiati che non mi hanno mai conquistato, non ho mai conosciuto nessun aperto sostenitore della causa israeliana, l’argomento mi interessa e mi produce solo dubbi, eccomi qua.
Nessuno sfogo, davvero. Ascolto a orecchie spalancate.
ps, e poi mi “cheto”, come si dice da queste parti: sarei anche curioso di conoscere un po’ più le attività del servizio segreto israeliano dalle nostre parti, di questi tempi, una trentina d’anni fa … [1]
Ma questa è un’altra storia. Forse.
[1] http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=55360
mauro, non è questione di credere a formulette espresse in latino, è questione di farsi scudo dei civili piuttosto che no.
la manipolazione dei media da parte palestinese, hamas, hizballah et similia è sempre stata esercitata ad arte, nell’ultima guerra del libano se ne sono avute diverse e inequivocabili prove. piazzare un lanciatore di missili sul tetto di una casa ed impedire o non provvedere all’evacuazione della stessa è un atto criminale soprattutto se poi ci si monta una campagna stampa.
per tornare all’ultimo caso di cronaca se il gioco è a chi spara per primo non puoi chiedere al carrista di farsi ammazzare mentre aspetta e spera che il tizio col razzo si sposti di un isolato.
ho chiesto scusa a yoshi perché questa è casa sua e solitamente non vado in giro a polemizzare prolissamente con i commentatori dei blog altrui, ma al tuo commento non m’è riuscito di star zitto.
il tutto, sia chiaro, è espresso senza acrimonia alcuna, ma semplicemente con franchezza per quel che mi pare evidente.
c’è poco da spiegare, è come dice il ferrista: se uno non coglie la differenza tra uno stato di diritto e dei gruppi paramilitari fascistissimi e totalitari, non so cosa farci.
poi mi fa ridere alquanto il fatto che se non grido a “60 anni di occupazione” non ho “volontà di comprendere”.
pace e bene a tutti
Yoshi, ma uno che crede ciecamente alle balle “noi non vogliamo colpire i civili” di Israele, cos’è?
Per altro Israele colpisce duramente i civili in altro modo, e lo sai benissimo.
C’è veramente poco da spiegare. C’è gente che vorrebbe discutere su quale sia la strategia migliore per uscire dal conflitto.
E poi ci sono quelli che urlano “a morte Israele” che sono uguali a quelli che urlano “qualunque cosa faccia Israele è buona e giusta”
E poi mi chéto anch’io: ma tutti gli israeliani che contestano le scelte del loro governo cosa sono: deficienti, pecore, idioti, spie, venduti?
No, per capire…
leppie, dimostra che “noi non vogliamo colpire i civili” è una balla ovvero
dimostra che IDF spara mirando ai civili.
che le decisioni dei governi siano opinabili son magari gli israeliani più titolati a spiegarlo a noi italiani, ma che da questa libertà di critica non discende l’opinabilità sul diritto all’esistenza di israele ovvero alla legittimità del rispondere con le armi.
tra quelli che urlano “a morte Israele” che sono uguali a quelli che urlano “qualunque cosa faccia Israele è buona e giusta” ne passa di differenza tanta quanta ce n’è tra difendere fascistoidi in salsa verde integralista e comportamenti di un governo che risponde democraticamente ai suoi elettori. non che quest’ultima sia la perfezione, ma ad oggi è lo stato dell’arte.
sputargli addosso e bruciarne le bandiere certo non aiuta a migliorare né a trovare soluzioni meno cruente (come se la crudezza delle soluzioni belligerate fosse una naturale inclinazione degli israeliani e non una condizione subita, ma passiamo sopra a questo pregiudizio)
Ferrista, io non penso che la crudezza delle soluzioni sia una naturale inclinazione, ma non penso nemmeno che il governo israeliano faccia sempre e comunque per il meglio e cerchi sempre la soluzione meno cruenta.
Anche questo è pregiudizio, lo sai?
Non mi passa nemmeno per la testa di mettere in discussione il diritto di esistenza di Israele. Ma magari si possono avere dei dubbi sulle colonie, o su come vengono gestiti i boicottaggi (chiamiamoli in questo modo) delle necessità primarie della popolazione di Gaza, che dici?
Nello stesso modo, un paese ha diritto a difendersi, ma anche qui non capisco perché appena si prova a criticare il modo, si diventa antisemiti e antisionisti e antichissaché…
Non è sicuramente il vostro caso, ma non è che non avete altri argomenti e quindi le risposte sono da fondamentalisti?
se per te “noi non vogliamo colpire i civili” è una balla il tuo pregiudizio è lampante. “non penso nemmeno che il governo israeliano faccia sempre e comunque per il meglio e cerchi sempre la soluzione meno cruenta” è una versione più condivisibile posto che il governo di israele deve per sua stessa natura tutelare la pelle dei suoi cittadini prima di quella dei suoi aguzzini.
questo porta il limite della ragionevolezza ovvero della proporzione tra efficacia e razionale uso della forza ad essere opinabile.
perfettamente legittimo opinare il quanto, non la legittimità di decidere il come, il quando e il quanto.
bruciare bandiere specie quando quella di un popolo che ha visto bruciare le persone non ha nulla a che vedere con il discutere se razionare benzina o energia elettrica al territorio dal quale ti sparano missili è utile, profittevole, ammissibile, ecc. esercizio di critica nel quale peraltro quotidianamente si esercita la pubblica opinione israeliana.
ma non è che non avete altri argomenti e quindi le risposte sono da fondamentalisti?
cioè io o yoshi saremmo dei fondamentalisti?
parto da una posizione filoisraeliana lo ammetto, qualcuno di voi riesce a consigliarmi un paio di libri interessanti sulla questione? possibilmente il meno militanti possibile (sia dall’una che dall’altra parte)
thanks
questo è assai bello
http://www.buraku.net/?p=133
grazie. partirò con questo anche perchè mi interessava soprattutto un’analisi storica prima di passare a trattazioni sulla situazione attuale
Applaudo, condivido tutto del post. La cosa tragica è che proprio gli scrittori sono i maggiori fautori del dialogo e leggevo un’intervista al regista Amos Gitai che si chiedeva con chi vorrebbero parlare, se non con loro, i manifestanti di Torino.
Rassegnati, Yoshi, c’è gente che vorrebbe vivere in una dittatura islamica e crede ancora alla favoletta del povero Arafat senza soldi (usati per finanziare missili e propaganda infantile).
intanto guardate cosa promuovono le edizioni paoline, eh
V, io sono d’accordo con te.
Ma da qui ad esporre la bandiera israeliana e credere a qualunque cosa dica il governo Olmert perché c’è qualcun altro che la brucia ce ne corre.
> se per te “noi non vogliamo colpire i civili” è una >balla il tuo pregiudizio è lampante
Ferrista, e la tua mi pare ingenuità. Le guerre si fanno così da secoli.
E mi sembra che i pregiudizi siano i vostri, per cui chiunque difenda anche il diritto dei palestinesi di vivere diventa automaticamente uno che vuole distruggere Israele.
Io sto semplicemente usando il vostro metro di giudizio: non ho mai letto una sola parola in difesa dei palestinesi. Devo dedurne che ne volete la distruzione, l’umiliazione? Che pensate sia giusto affamarli, privarli dei diritti?
Le edizioni paoline? Be’, spero che tu non li stia accumunando a nessuno… Altrimenti mettici dentro anche Blondet o Forza Nuova, tanto a questo punto la discussione potrebbe tranquillamente terminare qui
Le edizioni paoline? Be’, spero che tu non li stia accumunando a nessuno…
non mi sembra di mai parlato del governo olmert. il problema qui è che la discussione non riguarda il governo olmert ma l’esistenza della stato israeliano