Ci sono antistatalisti che, partendo da un punto di vista antistatalista, sono contrari alla possibilità che due persone gay possano unirsi in matrimonio. Secondo me, questo è un errore clamoroso; un errore grande quanto una casa.
La logica dietro questa contrarietà è molto semplice. Non si vuole che lo Stato, grazie al matrimonio civile, accresca ancora di più il suo campo inglobando anche questo nuovo segmento di matrimoni, con tutte le ricadute sociali e statali che ne conseguono: più pensioni per più coniugi, più agevolazioni per più famiglie, etc etc. Insomma, siamo spiacenti per voi persone gay ma la Bestia va affamata anche grazie al vostro sacrificio. Ripeto, secondo me questo è un errore clamoroso.
Il matrimonio è un contratto privato tra due persone, un contratto che vincola due persone e nel quale lo Stato ci mette lo zampino. Ora, tutti noi (ci siamo capiti chi siano i noi) vorremmo la privatizzazione del contratto matrimoniale e la fine degli aiuti alle famiglie, degli assegni a bebè, della politica familistica in generale che non si capisce bene il perchè sperpera i nostri soldi per politiche di ventennale ricordo. Ma il matrimonio di per sè non c’entra! Non è colpa di due persone che si sposano se lo Stato è di manica larga! E’ colpa di quei politici populisti e spreconi! Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Il matrimonio è statalista? E cosa si risove negando la possibilità ad una categoria di persone di sposarsi? E se tutti quelli il cui nome inizia per L non potessero sposarsi? Saremmo contenti?
Chi poi paragona il sacrificio che le persone gay devono fare vedendo negata loro la possibilità di sposarsi al sacrificio dei tassisti che in una eventuale liberalizzazione del loro mercato si vedessero andare in fumo il valore delle loro licenze ed affermando quindi che son cose tristi ma necessarie per affamare la Bestia di cui sopra, io dico che il paragone semplicemente non ci azzecca un cazzo. Da una parte abbiamo una corporazione che, grazie ad un monopolio protetto dallo Stato, si è creata un proprio mercato sulle licenze; il fattore da eliminare sta nel monopolio protetto, il valore alto delle licenze è una conseguenza. Dall’altra parte invece abbiamo una vasta (e sottolineo, vasta) minoranza di individui che non vede riconosciuta la possibiltà al matrimonio che la maggioranza ha; non vedo come le due cose possano essere messe in paragone.
Negli Usa ci furono molti personaggi che si batterono per la fine degli schiavitù perchè era un’istituzione che negava la proprietà di sè ad una moltitudine di persone. Queste persone non fecero il ragionamento: "se la schiavitù verrà abolita, avremo una moltitudine di nuovi cittadini che accamperanno diritti e pretese; senza contare l’enorme perdita economica derivata dalla fine di una forza lavoro quasi gratis". Io penso che il paragone con il matrimonio tra persone gay sia adatto. Quando anche in Italia due persone gay potranno sposarsi, allora in quel momento vivremo tutti in Paese nel quale l’individuo è un po’ più padrone di sè. Tutti i problemi relativi allo status matrimoniale sono altra cosa, vengono dopo; ed in confronto alla maggiore libertà conquistata sono robetta. Lo Stato si intrometterà ancora per lungo tempo nelle nostre vite, cercare di tamponarlo negando la piena realizzazione e proprietà di sè ad una vasta minoranza di persone e motivando il tutto con un "mi dispiace ma non dobbiamo far allargare la Bestia" mi sembra una cosa alquanto bizzarra. Mi sembra che il mirino punti un obiettivo totalmente sbagliato.
La persona alla quale è rivolto questo post è ben identificabile; mi piacerebbe avere una risposta perchè anche se ogni tanto mi fa paura, penso che in fondo sia un bravo butèl.






16 Responses to “Il matrimonio tra persone gay è un tassello in più verso la piena proprietà di sè”
Post condivisibile ma troppo matrimoniocentrico. Non ho nulla in contrario a che anche i gay possano sposarsi ma mi sono più simpatici i gay e gli etero che si battono per i P.A.C.S., che mi sembrano una cosa più alternativa, creativa e progressiva.
Una situazione in cui l’unico istituto a disposizione è il matrimonio a me non piace.
Quando penso al matrimonio gay mi viene in mente la proposta dei gay di centrodestra di fare il Gay Pride in giacca e cravatta.
mild, quella della giacca e cravatta se ci pensi è più “alternativa” dei costumi da drag queen e oba-oba. certo, ci vuole più “intelligenza” a capirla di quel che è lecito aspettarsi dalle “spiegazioni” medie del giornalismo medio all’utente medio
mediamente virgolette.
Mildareveno, ma i diritti ce li dovrebbero avere anche quelli antipatici, che dici? Anche i conformisti piagnoni che vogliono sposarsi, mettere su una succursale del mulino bianco e morire di diabete televisivo…
O no?
Ferrista, ma un Pride senza drag queen sarebbe come una pasqua senza crocefisso…
Sono d’accordo con Yoshi,
tanto più che credo che in un paese civile possano trovare spazio sia il matrimonio che i PACS che i DICO, con obiettivi sostanzialmente diversi.
Lo slittamento di gradino in gradino è stato un brutto modo (ma ce n’è uno bello?) di non salvare né capra né cavoli.
leppie, per carità, a ciascuno le sue trasgressioni. magari far vedere che l’omosessualità è anche giacca e cravatta è più “sovversivo” per gli avanguardisti del bacchettonismo rispetto al cliché delle chiappe al vento.
il rischio dell’insistere sempre e soltanto sul drag queen style secondo me è quello di relegare a macchiette da carnevale l’idea del “uomosessuale”
Be’, andare in manifestazione in giacca e cravatta il 28 giugno -magari a Bologna- è davvero trasgressivo, soprattutto lo sono le patacche di sudore.
Semplicemente i gheiliberali fingono di non sapere che sono anni che al gay pride sfilano persone vestite come tutti i giorni, non in giacca e cravatta, certo. Ma maglietta e jeans sì…
E il problema di insistere sulle drag queen è dei giornali. Non so dove ho letto -ma non stento a crederci- che un anno siano andati a cercare materiale di repertorio, perché c’erano troppe poche chiappe al vento.
Detto questo le drag queen sono state in prima fila nella battaglia di Stonewall, ma di certo ai gheilib interessa di più farsi ricevere da Capezzone, in giacca e cravatta, come bravi ghei obbedienti e conformisti.
il vero dramma e’ che ci si pone domande verso la legittimita’ del matrimonio fra gay perche’ ancora siamo lontani anni luce culturalmente e politicamente da un corretto approccio alla questione (i problei sono altri)
credo fermamente che il prossimo gay pride – http://www.gay.it/ – sia un’ottima occasione culturale e politica per riaffermare il dirito ad esprimersi ‘gay’ liberamente ivi inlcuso il patetico ed insignificante accessorio dell’aspetto matrimoniale
Per Leppie: come ho scritto, non sono contrario al matrimonio gay. Ho anche firmato un appello in suo favore. “Simpatici” era da intendere in senso politico.
Per ilferrista: in parte hai ragione, anche se non a tutti piace mettersi in giacca e cravatta e sarebbe passare da un estremo all’altro. Questa proposta però è stato fatta quando diverse voci si levavano contro il Gay Pride.
Sì, però santo cielo… Giuliani si fa fotografare in calze a rete mentre marcia al Gay Pride di New York e qui dobbiamo togliere qualche carro per non offendere la sensibilità dei bacchettoni?
leppie, quanto schifo facciano i bacchettoni ed i quotidiani che vanno a pescare solo e soltanto il “colore” drag queen per parlare di gay lo diamo per assodato. il mio ragionamento su giacca e cravatta (ovvero jeans e maglietta) discende da un mero calcolo di opportunità ovvero dal togliere l’appiglio “le solite chiappe al vento” al parlare d’altro di stampa e tv.
poi magari è più efficace insistere con il doppio dei carri con il doppio di drag queen, davvero non saprei.
Ferrista, ma non sarebbe corretto non avere le drag queen. Ripeto, è una questione di rispetto della storia.
E poi non credo sia quello che cambierebbe la situazione, davvero. Non credo che i PACS o DICO non si siano fatti perché nei gay pride ci sono i carri con la gente biotta.
ma no certo, la mia era una riflessione volante sul non prestare il destro alle solite idiote rappresentazioni da gay=fenomeno da baraccone che tanto amano dipingere i dementi media.
Sì, non ce l’avevo con te, era più una critica al stiamobuonismo imperante.
the evil empire!