Archive: May, 2008

Il matrimonio tra persone gay è un tassello in più verso la piena proprietà di sè

Ci sono antistatalisti che, partendo da un punto di vista antistatalista, sono contrari alla possibilità che due persone gay possano unirsi in matrimonio. Secondo me, questo è un errore clamoroso; un errore grande quanto una casa.

La logica dietro questa contrarietà è molto semplice. Non si vuole che lo Stato, grazie al matrimonio civile, accresca ancora di più il suo campo inglobando anche questo nuovo segmento di matrimoni, con tutte le ricadute sociali e statali che ne conseguono: più pensioni per più coniugi, più agevolazioni per più famiglie, etc etc. Insomma, siamo spiacenti per voi persone gay ma la Bestia va affamata anche grazie al vostro sacrificio. Ripeto, secondo me questo è un errore clamoroso.

Il matrimonio è un contratto privato tra due persone, un contratto che vincola due persone e nel quale lo Stato ci mette lo zampino. Ora, tutti noi (ci siamo capiti chi siano i noi) vorremmo la privatizzazione del contratto matrimoniale e la fine degli aiuti alle famiglie, degli assegni a bebè, della politica familistica in generale che non si capisce bene il perchè sperpera i nostri soldi per politiche di ventennale ricordo. Ma il matrimonio di per sè non c’entra! Non è colpa di due persone che si sposano se lo Stato è di manica larga! E’ colpa di quei politici populisti e spreconi! Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Il matrimonio è statalista? E cosa si risove negando la possibilità ad una categoria di persone di sposarsi? E se tutti quelli il cui nome inizia per L non potessero sposarsi? Saremmo contenti?

Chi poi paragona il sacrificio che le persone gay devono fare vedendo negata loro la possibilità di sposarsi al sacrificio dei tassisti che in una eventuale liberalizzazione del loro mercato si vedessero andare in fumo il valore delle loro licenze ed affermando quindi che son cose tristi ma necessarie per affamare la Bestia di cui sopra, io dico che il paragone semplicemente non ci azzecca un cazzo. Da una parte abbiamo una corporazione che, grazie ad un monopolio protetto dallo Stato, si è creata un proprio mercato sulle licenze; il fattore da eliminare sta nel monopolio protetto, il valore alto delle licenze è una conseguenza. Dall’altra parte invece abbiamo una vasta (e sottolineo, vasta) minoranza di individui che non vede riconosciuta la possibiltà al matrimonio che la maggioranza ha; non vedo come le due cose possano essere messe in paragone.

Negli Usa ci furono molti personaggi che si batterono per la fine degli schiavitù perchè era un’istituzione che negava la proprietà di sè ad una moltitudine di persone. Queste persone non fecero il ragionamento: "se la schiavitù verrà abolita, avremo una moltitudine di nuovi cittadini che accamperanno diritti e pretese; senza contare l’enorme perdita economica derivata dalla fine di una forza lavoro quasi gratis". Io penso che il paragone con il matrimonio tra persone gay sia adatto. Quando anche in Italia due persone gay potranno sposarsi, allora in quel momento vivremo tutti in Paese nel quale l’individuo è un po’ più padrone di sè. Tutti i problemi relativi allo status matrimoniale sono altra cosa, vengono dopo; ed in confronto alla maggiore libertà conquistata sono robetta. Lo Stato si intrometterà ancora per lungo tempo nelle nostre vite, cercare di tamponarlo negando la piena realizzazione e proprietà di sè ad una vasta minoranza di persone e motivando il tutto con un "mi dispiace ma non dobbiamo far allargare la Bestia" mi sembra una cosa alquanto bizzarra. Mi sembra che il mirino punti un obiettivo totalmente sbagliato.

La persona alla quale è rivolto questo post è ben identificabile; mi piacerebbe avere una risposta perchè anche se ogni tanto mi fa paura, penso che in fondo sia un bravo butèl.

Brodo (2)

Malvino dice che

È stato trovato “materiale filonazista” (Tg1, 11.5.2008) a casa del bullo che ha dato fuoco ai capelli di un coetaneo con l’accendino. C’è un nesso tra il reato commesso dal bullo e quanto gli è stato trovato in casa? Non so. Era lecito perquisirgli casa? Non so. Però mi aspetto che il Tg1 mi faccia sapere al più presto che tipo di materiale è stato trovato a casa di quei cinque che hanno ammazzato di botte Nicola Tommasoli, cosa c’era sui loro pc, cosa scaricassero dal web, insomma, tutto quello che mi ha fatto sapere riguardo al bullo. Perché penso che, se hanno perquisito la casa di uno che ha dato fuoco ai capelli di un suo coetaneo con un accendino, avranno dovuto perquisire pure le case di quei cinque. O sbaglio? Non so. Dico questo, perché non vorrei che una cazzata di un ragazzino, pur odiosa e imperdonabile, meritevole di sferza e ceppi, mi passi per un incendio del Reichstag e l’agguato in puro stile squadrista dei cinque di Verona mi passi per una goliardata in cui c’è scappato il morto. Non vorrei – dico – che il fascismo e il nazismo mi diventassero categorie del cattivo gusto. Ma forse esagero. Non so.

 

L’Ombroso dice che

Forse aveva sognato anche una carriera politica il giovane Federico Perini. Sfogliando infatti le liste elettorali per le amministrative della primavera del 2007 si può infatti incontrare il suo nome, all’11° e al 12° posto, tra i candidati per le circoscrizioni. In particolare aveva deciso di correre nella seconda circoscrizione (Borgo Trento) e nell’ottava (Montorio). In quale partito? Forza Nuova, il movimento di estrema destra, che aveva come candidato sindaco Roberto Bussinello (L’Arena, 08/05/08)

"Forza Nuova diffida ogni organo di informazione dall’attribuire al nostro movimento politico qualsiasi responsabilità sulla vicenda."
"Nessuno si permetta di associare Forza Nuova a tale vicenda. I nostri militanti non compirebbero mai un atto di così grave stupidità e cattiveria; se poi il ragazzo frequenta ambienti ultras o piazze dove si ritrovano neofascisti, questo è un altro discorso, non minimamente ricollegabile a Forza Nuova".
Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di FN (04/05/08)

"Perini? Non so chi sia. Chiedete a Bussinello."
Yari Chiavenato, Forza Nuova (L’Arena, 08/05/08)
 

Bussinello: "non potevo certo sapere che quel nostro candidato sarebbe finito in una vicenda tragica come questa di cui ci stiamo occupando. Sapere cosa sarebbe successo un anno dopo sarebbe chiedermi troppo. E non ho certo facoltà divinatorie". (L’Arena, 08/05/08)

L’edificio del Lingotto è bruttissimo. Sistemassero la facciata

Arriviamo venerdì notte al nostro hotel. Un casermone tra i casermoni. Ora ho capito cosa si intende con l’espressione la Torino operaia di una volta.

 

Il sabato mattina inizia più che bene perchè appena entrati alla fiera mi ferma un tizio che mi chiede se sono Yoshi, io sto già per rispondere no no, oggi niente autografi, quando mi dice di essere Diderot, cioè uno dei geni riconosciuti della blogosfera e della società italica. Sono lì lì per baciargli l’anello, ma il magnanimo Maestro mi ferma; oh che nobiluomo!

Alle undici e trenta c’è il primo incontro al quale voglio partecipare. E’ nello stand che riproduce alla buona il caffè Pedrocchi di Padova e quindi mi sento un po’ a casa, no, in realtà no perchè non ho mai messo piedi dentro il Pedrocchi. Fiamma Nirenstein è puntuale ed è accompagnata da Gianluca Beltrame di Panorama. Un’oretta bella appassionante per spiegare quello che io vi spiego sempre ma che voi non capite mai: Israel is the good guy. Abbiamo condiviso il tavolino con Angelo Pezzana ma dato che son timido non ne ho approfittato per farmi fare un autografo, o robe del genere, boh, cosa si fa in questi casi? Non sono abituato a ‘ste mondanità. Stessa cosa con la Nirenstein. Dopo aver visto che più di una persona si faceva autografare la sua copia di  Israele siamo noi, ho pensato al perchè non ci abbia pensato anch’io. Non sono abituato a ‘ste mondanità.

 

Alle 14.30 il secondo incontro al quale tengo. Allo Spazio autori Calligaris B ci sono quelli del CICAP, olè olè olè skepticism in the sky with diamonds. Ci sono Piero Bianucci, Massimo Polidoro, Lorenzo Montali e quella gran sagoma di Paolo Attivissimo (che è veramente simpatico). Si è parlato di gatti bonsai, giornalisti bonsai, agenti della cia ed altre cose più serie tipo la psiche umana che è proprio strana (loro l’hanno detto in termini più professionali). Un incontro veramente piacevole, così piacevole ed interessante che mi sono dimenticato di fare una foto. Per fortuna la rete mi aiuta sempre. 10 100 1000 CICAP. Ci fosse stato anche Piero Angela però sarei svenuto dall’emozione.

 

Alle 17.30 l’ultimo incontro in programma, cioè con Leonardo Facco che presenta il suo C’era una volta il Che. Ora, a me Facco non sta molto simpatico. Penso sia un po’ troppo estremista e la sua violenza verbale mi disturba, sono un animo gentile io. Facco è indubbiamente un personaggio. E’ accompagnato dal suo amico Alberto Mingardi in tenuta da perfetto dandy con tanto di panama (Giannino ha fatto scuola?) che presenta il libro, l’autore e poi passa la parola a Facco. Facco è indubbiamente un personaggio e io starei ore ed ore ad ascoltarlo perchè secondo me il Facco è un tipo intelligente. Si ingentilisse un attimo potrebbe anche starmi simpatico, anzi no, che poi non sarebbe più un personaggio.

Yoshi listening to Facco:

 

Tra le varie presentazioni abbiamo ovviamente girato la fiera in lungo e in largo e comprato libri vari. Uno tra tutti, ovviamente, questo; chè è così che si aiuta la Cultura Italiana. La fiera però la facevo più grande, non so, mi aspettavo qualcosa di più…grande. Alla fine, mentre uscivamo per tornare a casa, ho pensato che magari se avessimo incontrato qualche palestine free supporter che manifestava lì attorno alla fiera per evitare guai avremmo fatto meglio a nascondere la nostra shopper con bandiera israeliana stampata sopra che ci hanno dato allo stand di Israele. Cosa molto triste perchè avremmo dovuto nascondere la stessa shopper anche se avessimo incontrato tipacci di estrema destra. E con questo pensiero triste siamo usciti dalla fiera.

Destinazione Lingotto

L’abbiamo deciso all’ultimo momento e siamo riusciti ad organizzare il tutto; cioè, come al solito, ha organizzato tutto lei.

Stasera partiamo per Torino e domani passeremo una giornata alla Fiera del Libro. Ci si risente domenica, cià!

FdC Kart

Più chiaro di così

My brand-new t-shirt:

Con Israele

Bruciare la bandiera israeliana è diventato uno sport popolare anche da noi. Bruciandola, si brucia metaforicamente l’entità sionista e si spera che gli ebrei vengano ributtati a mare, esattamente come voleva il Gran Muftì di Gerusalemme alleato di Hitler. L’antisemitismo mascherato da antisionismo è un male pericolosissimo perchè subdolo e bastardo. Si insinua, a destra come a sinistra, dentro di te piano piano e non te ne accorgi finchè non realizzi che vedi una realtà capovolta: l’unica democrazia in Medio Oriente diventa "come la Germania nazista", un popolo che si deve difendere dal terrorismo suicida che vuole intenzionalmente uccidere più civili possibili diventa "l’oppressore", un esercito che è costretto a districarsi tra scudi umani messi intenzionalmente dagli islamofascisti diventa "macellaio". Non te ne accorgi finchè non realizzi che vedi una realtà capovolta, o meglio, io me ne sono accorto: grazie alla voglia di non fermarmi davanti ai luoghi comuni, grazie alle letture di libri e di blog. Purtroppo moltissima gente, aiutata dalla disinformazione imperante, non se ne accorge e pretende che gli ebrei se ne stiamo buoni buoni a farsi cancellare tra un missile qassam e un kamikaze.

La bandiera israeliana è un simbolo potente e per questo farò una cosa che non ho mai fatto in vita mia e che invito tutti a fare: in occasione della Fiera del Libro di Torino che ha come ospite d’onore Israele e la sua letteratura e fino almeno al 14 maggio (anniversario dell’indipendenza di Israele), esporrò fuori dal mio balcone la bandiera israeliana. Per comunicare la mia vicinanza e la mia amicizia a Israele e al suo popolo e per affermare che qui c’è qualcuno che non ci sta ad essere accomodante con la follia totalitaria degli islamofascisti. Perchè il mio essere antitotalitario vuol dire essere realmente contro tutti i totalitarismi.

(e perchè mi son rotto il cazzo di questi minorati kefiati italiani amiconi del partito di dio. diocàn, siete amici del partito di dio (hezbollah)? e allora iscrivetevi all’udc!)

Repubblica magistraturale d’Italia

Il fatto che un possibile ministro della giustizia (Elio Vito) venga scartato perchè non di gradimento alla magistratura e il fatto che Berlusconi abbia difficolta a trovare una persona per quel ministero perchè tutti i possibili si cagano sotto dalla paura di fare la fine di Mastella inquieta solo me?

Un futuro ministro della giustizia può portare avanti riforme come la separazione delle carriere senza correre il pericolo di subire le ire della magistratura? Ma soprattutto, dopo questi fuochi di fila, chi mai muoverà un passo verso queste riforme? Un kamikaze?

Brodo

Scenario ipotetico: Livorno, pieno centro, notte del primo maggio. Un gruppo di cinque ragazzi ultrà del Livorno si avvicinano ad una Mercedes accostata al cui interno tre ragazzi vestiti in giacca e cravatta stanno aspettando degli amici per andare in discoteca. Uno degli ultrà bussa alla portiera della macchina e dice: "ehi fighetto, hai una sigaretta?". Al rifiuto del ragazzo, gli ultrà lo tirano fuori a forza dalla macchina e lo pestano fino alla morte.

Se il fatto fosse capitato e se fossi livornese, quindi toccato molto da vicino, cosa avrei pensato? Che cinque criminali gravitanti attorno all’area dell’ultrasinistra hanno ucciso un ragazzo per niente. Che la politica qui centra, nel senso che è innegabile che il sottobosco ideologico degli ultrà del Livorno rimpiange il caro Baffone. Che probabilmente questi ragazzi che vanno ancora alle superiori non avranno letto nè Marx nè Lenin ma la loro provenienza politica è chiara. E allora perchè nel caso di Verona tanti si sono scandalizzati tenendo a precisare che non si tratta di un’aggressione a sfondo politico, che non bisogna strumentalizzare, che la sinistra vuol far passare tutti i veronesi come dei nazisti, etc etc? Va bene, diciamo pure che la sinistra comunista non aspettava altro per riprendere il gioco di ruolo dell’antifascista militante, ok. Però ragazzi cari non potete liquidare la faccenda con un "sono dei balordi, dei pazzi, non è una questione politica". Eh no.

Io, che di sinistra non sono, non voglio strumentalizzare niente e voglio dire chiaramente che qui a Verona c’è un foltissimo sottobosco inquietante. Un sottobosco che passa dagli ultrà dell’Hellas ed arriva fino a lambire le istituzioni: ci siamo forse dimenticati di quel tale, eletto nella lista civica del sindaco, autore insieme al suo gruppo della memorabile canzone che fa "tu ebreo maledetto che ti arricchisci sulla pelle degli altri… giudeo senza patria, trovarti è stata dura ma con i tuoi soldi non fai più paura" e proposto dal nostro sindaco come rappresentate tra i soci dell’Istituto per la storia della Resistenza? Ce lo siamo già dimenticati?

Con questo voglio dire che noi veronesi siamo tutti nazisti razzisti picchiatori xenofobi e che Verona è una città infernale nella quale si vive scappando dai naziskin da una parte e i rumeni dall’altra? No! Con questo voglio dire che il brodo di cultura della violenza qui a Verona è storicamente presente, ed è un fatto. Negare che i veronesi debbano stare molto attenti a non alimentare questo brodo è pericoloso. Non sto dicendo che la vittoria del sindaco Tosi abbia dato il via al pestaggio libero perchè semplicemente non è vero. La violenza c’era prima e purtroppo molto probabilmente ci sarà anche dopo Tosi. Quello che sto dicendo è che quel sottobosco inquietante non va nè difeso nè minimizzato.

Che vergogna

Nicola Tommasoli è morto. Mi vergogno di essere veronese come queste merde.