Sull’utilità delle riviste musicali nell’era dell’internet

In questi giorni la notizia più gustosa per noi giovani amanti della musica giovane è la stratosferica figuradimmerda che il mensile Rumore ha fatto. La faccenda è abbastanza semplice: nel nuovo numero di giugno, come disco del mese c’è Narrow Stairs dei Death Cab For Cutie. Niente di strano, tranne il fatto che la versione recensita sia senza dubbio la versione fake dell’album ("sperimentazione rumoristica" etc etc). Versione che si poteva trovare su internet già da aprile, ad opera di un gruppo tedesco, i Velveteen. Capito? Hanno dato un 8 e proclamato Disco del mese un disco pensando che fosse dei DCFC ed invece era di un’oscura band tedesca.

La domanda sorge spontanea: avessero saputo che il disco era di tal band e non dei blasonati DCFC, avrebbero agito allo stesso modo? Risposta: no. Ecco perchè io da anni compro riviste musicali per un motivo soltanto, ossia conoscere i nomi di band che potrebbero interessarmi. Di sicuro un 5 o un 9 non influenzano la mia scelta, diciamo che le riviste musicali sono state quello che è ormai internet a livello esponenziale: un metodo per conoscere. Ora come ora, io compro mensilmente Rumore solo per abitudine, ma se dovessi analizzare razionalmente, mi terrei i miei cinque euro. Quando avrò una roba come questa da portarmi al cesso, non avrò più bisogno di Rumore. E non dite che sono cattivo perchè questo è un caso palese di totale assenza di professionalità.

I Death Cab For Cutie sono arrivati a un punto da cui non si torna indietro. Forse questo riflette lo stadio esistenziale di Gibbard, gli errori commessi nella sua vita adulta. Se cosi fosse, ci auguriamo egoisticamente che l’uomo Ben continui a sbagliare.

Prrrrrr.