L’unica cosa sensata da fare con la RAI sarebbe la completa privatizzazione con la conseguente abolizione del canone.
Certo, capisco che questo va decisamente contro gli interessi di tutti i partiti, i quali seguono la regola aurea del moltiplicare i posti per meglio distribuire le prebende per meglio accrescere il loro potere. L’aspirazione massima dei politici è quella di diventare il tuo generoso datore di lavoro, in questo modo avranno la poltrona assicurata da uno zoccolo duro di fedeli impiegati. Questo è un trucchetto che conoscono tutti e del quale nessuno sembra scandalizzarsi eccessivamente. D”altronde chi non ha un parente/amico/conoscente nel pubblico impiego che all’occasione può aiutarti un pochino nel velocizzare le pratiche o nel farti saltare la fila? E’ una catena perversa che parte da Roma e arriva ovunque, avanti così.
Dicevo, l’unica cosa sensata per la RAI sarebbe la privatizzazione completa. Non assisteremmo più allo squallidume che abbiamo sotto gli occhi, perpetuato con i nostri soldi: fiction ridicolmente brutte fatte per fare un favore al politico X e per far lavorare la signorina Y, programmi più idioti di quello giapponese che una volta Mai dire banzai faceva vedere, telegiornali lottizzati manco fossero terreni agricoli, etc etc; in generale un allegro festino infinito che i partiti si sentono autorizzati a svolgere, neanche tanto in ombra. Se un imprenditore privato decide che nella sua TV farà condure programmi solo alle signorine generose con il suo pippolo, sono, appunto, cazzi suoi. Se queste poi saranno delle schiappe, il programma non farà ascolti e di conseguenza farà pochi soldi con la pubblicità e di conseguenza l’imprenditore sarà sollazzato ma con il canale tv in fallimento. Se le stesse cose le fanno i politici, i quali posseggono la Rai, non succede niente; indovinate il perchè. Esatto, il carrozzone va avanti perchè è pubblico, quindi appartenente alla politica che lo gestisce con i nostri soldi.
Ora so già che un argomento contrario alla privatizzazione è quello che dice che abbiamo bisogno di un servizio pubblico. Boh, io non so cosa sia questo fantomatico servizio pubblico. Se per servizio pubblico intendete la pluralità di informazione, vi faccio notare che quello che realmente favorisce la pluralità è la proprietà privata. In Urss i giornali e le televisioni appartenevano tutti allo Stato e di pluralità non ce n’era molta. Se invece con servizio pubblico si intendono programmi di qualità o programmi culturali, state ben certi che se c’è una reale domanda di questo genere di programmi, ci sarà sicuramente un’offerta anche senza i programmi culturali della RAI, i quali attualmente mi sembrano comunque ridotti al minimo, o no?
Ecco, io però sono realista e pragmatico e mi accontenterei anche di un solo canale pubblico finanziato con un canone molto più ridotto dell’attuale furto allo stato puro di cento euro. Ecco, sì, evidentemente alla RAI non seguono molto i miei consigli perchè ieri è partito sul digitale terrestre l’ennesimo canale RAI (ma quanti sono in tutto? ho perso il conto).
Canale che con il mio digitale terrestre, alla fine, neanche prendo.