Archive: July, 2008

Costrizione

Ogni "programma sociale" presenta la duplice caratteristica di condannare una quantità di gente a prestazioni, sovente gravose, cui non corrisponde alcuna controprestazione da parte dell’ente o degli enti impositori (massimo, fra tutti, naturalmente, lo Stato), e di devolvere il ricavato in misura minima, e comunque insufficiente, ai pretesi beneficiari del "programma", salvo a creare tra questi qualche migliaio di autentici privilegiati, cui viene dato – invece – molto più del bisogno. Chi credesse che abbiamo torto non avrebbe che a pensare ai milioni di lire ad ettaro, investiti (anzi buttati) nelle terre scarsamente produttive sottoposte a riforma fondiaria, e alle non molte famiglie di contadini, che senza alcun particolare merito (e senza aver neppure compilato una schedina del totocalcio) si sono viste improvvisamente milionarie, coi denari dei contribuenti e con il terreno legalmente rapinato ai precedenti proprietari. E se poi questo esempio non paresse sufficiente, potremmo ricordarne altri, come quello delle famose "cooperative" edilizie che specie a Roma spuntano come funghi e che arricchiscono alcuni pochi coi denari strappati ai molti.

Sappiamo bene la risposta che qualcuno vorrebbe dare alle nostre osservazioni: noi siamo "reazionari", non sentiamo le esigenze "sociali", non comprendiamo "l’insostituibile funzione dello Stato" per la soluzione dei problemi più urgenti della "collettività", etc etc.

Certo, se "reazionario" deriva da "reagire", non possiamo non sentirci fieri di essere "reazionari", ossia di reagire contro una mentalità che vede nel cosiddetto "Stato" il deus ex machina per la soluzione di ogni problema. E la nostra reazione deriva dal fatto che chi dice Stato dice anzitutto costrizione, e quindi sacrifici e spesso dolori e lacrime certi, cui non corrispondono mai con altrettanta certezza i vantaggi sperati, nè per coloro che si sacrificano, nè per altri che, più o meno gratuitamente, dovrebbero godere i frutti di quei sacrifici.

Ciò vale – beninteso – per lo Stato riformatore di rapporti fondiari o bonificatore di terre, come vale per lo Stato dispensatore di assistenza medica o costruttore di case, ma, purtroppo, ancora oggi la costrizione sembra essere per molti più "estetica" della persuasione, le soluzioni "per forza" sembrano migliori di quelle "per amore", e in ogni angolo si nasconde un povero di spirito che vi eccita a non fidarvi di voi stessi o del vostro prossimo, e a ricorrere, contro voi stessi e il vostro prossimo, allo "Stato".

Bruno Leoni, 15 gennaio 1956

tratto da collettivismo e libertà economica. editoriali "militanti" (1949 – 1967)

Alla ricerca del substrato perfetto

Se vi dico che la vita è realmente imprevedibile, dovete credermi.

Mai avrei pensato in vita mia di leggere un libro come questo. Soprattutto, mai avrei pensato in vita mia, dopo aver letto suddetto libro, di esclamare:

Questo weekend devo assolutamente andare a comprare un vasetto adatto e un substrato minerale per il trapianto!

Svacco

Ogni tanto mi chiedo da quand’è che ho svaccato in questo modo. Ossia, una volta ero un ragazzo serio che ascoltava solo musica difficile, che guardava solo film difficili e che alzava sempre il sopraciglio sinistro pronto a bacchettare i poveri stupidi, ossia tutti gli altri. Una vita di merda, sapete.

Ora invece ascolto anche le Sugababes (l’ultimo album comunque è una schifezza) e gli ultimi film che ho visto al cinema sono stati Ironman, E Venne Il Giorno e Hulk. Non mi prendo più sul serio, sono molto più aperto mentalmente e mi sono divertito alla follia a guardare insieme a FdC  A Shot At Love.

Ecco, forse ho capito, forse è stata la carica pop di FdC a salvarmi dalla mia miseria grigia. Ora sto meglio, ora mi godo di più la vita ed ho gli skills per apprezzare sia l’alto che il basso.

Un bel po’ di gente che conosco dovrebbe svaccare.

Trend positivo

Ogni mese avanzo di posizione in posizione. Grillo, trema!

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Io lo leggo sui visi

Quando ho iniziato a lavorare, ho subito un vero e proprio shock culturale. Lavorando ho fatto un salutare bagno di realtà che mi ha aiutato a capire molte cose e che mi ha cambiato. Ho capito per esempio che "il lavoro" non è una categoria della metafisica ma una merce come tutte le altre; e come tutte le merci, più è libera di girare senza dazi, balzelli e tasse più ne guadagneranno tutte le persone. Il lavoro dovrebbe essere de-miticizzato per tornare ad essere quello che è nella realtà: un servizio a pagamento. A volte può essercene bisogno, altre meno.

Infatti, se tutti i miei clienti (tranne qualche piccola eccezione) da mesi mi ripetono che la situazione sul mercato è di calma piatta, vuol dire che c’è da preoccuparsi almeno un pochino. Nella terminologia corrente quando dicono "calma piatta", intendono "per adesso non piango di notte per la disperazione, ma se continuano ad esserci così pochi ordini…".

Insomma, quello che voglio dire è che a me dell’attuale terremoto politico/magistraturale me ne fregherebbe meno di un cazzo. Quando io penso al termine "politico" penso ad uno che per giustificare il proprio stipendio statale se ne inventa una nuova al giorno. Quando io penso al termine "magistratura" penso al fatto che, per esempio, un Paese la cui giustizia civile non esiste (ossia, tu non mi paghi, io ti denuncio, io non riavrò più i miei soldi) e i cui magistrati vanno dietro alle vallette, non ha il diritto di chiamarsi democrazia occidentale.

Mi capirete quindi se non seguo l’ennesimo scontro per la supremazia tra due diversi apparati del potere e se francamente non vado dietro nè alle leggi ad personam nè agli strali dei soliti giustizialisti che sognano lo Stato di Polizia Pemanente. Il fatto è che ogni fine mese dobbiamo arrivare alle tot tonnellate vendute e ogni tanto non è così semplice.

Si decidessero a tagliarci le tasse per le aziende e per le persone invece di romperci i coglioni con ‘ste telenovele farebbero cosa assai gradita.

Urlate, cazzo! Urlate!