Ogni "programma sociale" presenta la duplice caratteristica di condannare una quantità di gente a prestazioni, sovente gravose, cui non corrisponde alcuna controprestazione da parte dell’ente o degli enti impositori (massimo, fra tutti, naturalmente, lo Stato), e di devolvere il ricavato in misura minima, e comunque insufficiente, ai pretesi beneficiari del "programma", salvo a creare tra questi qualche migliaio di autentici privilegiati, cui viene dato – invece – molto più del bisogno. Chi credesse che abbiamo torto non avrebbe che a pensare ai milioni di lire ad ettaro, investiti (anzi buttati) nelle terre scarsamente produttive sottoposte a riforma fondiaria, e alle non molte famiglie di contadini, che senza alcun particolare merito (e senza aver neppure compilato una schedina del totocalcio) si sono viste improvvisamente milionarie, coi denari dei contribuenti e con il terreno legalmente rapinato ai precedenti proprietari. E se poi questo esempio non paresse sufficiente, potremmo ricordarne altri, come quello delle famose "cooperative" edilizie che specie a Roma spuntano come funghi e che arricchiscono alcuni pochi coi denari strappati ai molti.
Sappiamo bene la risposta che qualcuno vorrebbe dare alle nostre osservazioni: noi siamo "reazionari", non sentiamo le esigenze "sociali", non comprendiamo "l’insostituibile funzione dello Stato" per la soluzione dei problemi più urgenti della "collettività", etc etc.
Certo, se "reazionario" deriva da "reagire", non possiamo non sentirci fieri di essere "reazionari", ossia di reagire contro una mentalità che vede nel cosiddetto "Stato" il deus ex machina per la soluzione di ogni problema. E la nostra reazione deriva dal fatto che chi dice Stato dice anzitutto costrizione, e quindi sacrifici e spesso dolori e lacrime certi, cui non corrispondono mai con altrettanta certezza i vantaggi sperati, nè per coloro che si sacrificano, nè per altri che, più o meno gratuitamente, dovrebbero godere i frutti di quei sacrifici.
Ciò vale – beninteso – per lo Stato riformatore di rapporti fondiari o bonificatore di terre, come vale per lo Stato dispensatore di assistenza medica o costruttore di case, ma, purtroppo, ancora oggi la costrizione sembra essere per molti più "estetica" della persuasione, le soluzioni "per forza" sembrano migliori di quelle "per amore", e in ogni angolo si nasconde un povero di spirito che vi eccita a non fidarvi di voi stessi o del vostro prossimo, e a ricorrere, contro voi stessi e il vostro prossimo, allo "Stato".
Bruno Leoni, 15 gennaio 1956
tratto da collettivismo e libertà economica. editoriali "militanti" (1949 – 1967)



