Una storia ragguardevole

C’è poco da fare: i libri che preferisco sono quei bei mattonazzi di storia. Non storia in generale, ma storia di una città, una nazione o un popolo. Storia limitata e non dispersiva che, tenendo conto del contesto globale, ti spiega per filo e per segno la vicenda del protagonista.

Dopo aver letto mesi fa un mediocre libro sulla storia di Verona, ho finito ora di leggere un esaltante libro sulla storia di Venezia. Sarà per la diversa personalità delle città e dei suoi abitanti, sarà per la storia in sè, sarà per l’abilità e l’accuratezza dell’autore, ma le seicento e passa pagine di questo libro mi sono sembrate un grande romanzone bellissimo.

La Repubblica del Leone. Storia di Venezia è un librone che compendia tutto quello che c’è da sapere sulla storia di questa città. Se vi interessa il genere.

Il fatto che la storia di questa incredibile città, che ha alle spalle più di mille anni di indipendenza, non sia conosciuta più di tanto è una cosa che mi mette molta tristezza. Grandi battaglie, grandi vittorie, grandi commerci, grandi uomini, grandi schei ma anche grandi batoste, grandi cazzate e un grande declino che, secondo me, dal diciottesimo secolo continua ancora adesso.

Mentre l’aristocrazia milanese si adatta rapidamente alla nuova realtà (della conquista napoleonica. NdY) e se ne fa strumento per mantenersi a galla o per affermarsi maggiormente, quella veneziana non reagisce se non sporadicamente, con la buona volontà di pochi singoli personaggi per i quali, poi, l’essersi dati al servizio pubblico finisce quasi per rappresentare un marchio che li addita a un immeritato disprezzo. [...]

Una ragione psicologica c’era, ed era più che plausibile: la nobiltà milanese era avvezza da lunghi secoli alla vita di corte, al servizio di un potere forestiero, fosse spagnolo o austriaco (Milano era, dal 1535, un dominio asburgico), l’avvento della dominazione francese non aveva rappresentato altro che un mutamento di padrone. A Venezia, invece, la sovranità risiedeva del Maggior Consiglio, cioè nel patriziato autoctono: mettersi al servizio di un altro sovrano straniero rappresentava, per gli ex membri del Maggior Consiglio, un’ennesima abdicazione.

Così il patriziato, o ciò che ne rimaneva dopo le falcidie provocate dagli esodi e dalle estinzioni naturali, "snobbava" il Regno Italico, e lo snobbò tanto più volentieri, come lo snobbarono, in massa, borghesi e popolani per un’altra ragione, che non riguardava solamente l’aristocrazia: a Milano, nel 1797, c’era stato un mutamento che poteva anche avre avuto sapore di liberazione, ed era seguito poi un periodo, quello della Repubblica Cisalpina, di relativa autonomia, gestito e diretto da Italiani. A Venezia, nel 1797, c’era stato l’avvento di una dominazione imposta con la violenza dove non ce n’era mai stata alcuna; a quella ne aveva tenuto dietro un’altra; c’era dunque, la tendenza a valutare la collaborazione con i nuovi padroni come "collaborazionismo" piuttosto che come servizio pubblico.

La mancata esperienza della Cisalpina aveva impedito, infine, ai veneziani di identificarsi, come fecero, invece, i Lombardi, nel Regno Italico, che ne aveva assunto la sucessione, come cittadini anzichè come puri e semplici sudditi.
tratto da la repubblica del leone. storia di venezia di alvise zorzi