Ogni uomo dovrebbe essere un’isola. In quanto isola dovrebbe di volta in volta scegliere autonomamente se fare e quanti ponti fare verso altre isole, se essere collegato da un efficiente servizio di ferry boat o aerei ad altre isole o se intrattenere solo sporadici contatti. Ogni isola dovrebbe avere la possibilità, in definitiva, di scegliere.

Questo discorso è, come potete intuire, un sogno qui in Italia. Da ogni parte veniamo bombardati da gente che ci dice come dovremmo vivere, chi dovremmo frequentare, cosa dovremmo pensare. Se si limitassero al suggerimento, niente di male, anzi, i suggerimenti possono essere molto utili per scegliere e personalmente sono sempre alla ricerca di suggerimenti validi. Purtroppo però da destra e da sinistra, da sopra e da sotto, non si limitano a suggerire ma, in diversi modi subdoli o alla luce del sole, ci costringono. Capirete che un atteggiamento simile è piuttosto antipatico per una persona come me, ossia una persona che ritiene la maggior parte di voi dei mona, in simpatia s’intende. Questo è il punto. Io ritengo la maggior parte di voi dei mona, posso anche dirvi il perchè io vi ritenga dei mona ma di sicuro non vi costringo a non essere mona.
Per esempio, posso andare da un cristiano o da un mussulmano e ridere loro in faccia quando pregano, ma di sicuro non li costringo a non pregare. Il cristiano ed il mussulmano invece, purtroppo, si sentono in missione per conto di dio e fanno di tutto per rompermi il cazzo con la scusa che vogliono salvarmi dal barbecue infernale; e molto spesso è difficile far capire ad un cristiano o ad un mussulmano che non sono interessato all’articolo, c’è il rischio che per il risentimento mi usino come torcia o che si agitino così tanto da esplodere. E per carità non parliamo poi di quelli che vogliono costringermi a fare del bene o che esigono i miei schei per quella roba misteriosa in salsa sovietica chiamata redistribuzione che non ho ancora capito bene cosa sia e cosa voglia da me; ma cosa le avrò fatto di male?
La verità è che là fuori è pieno di gente che non ha niente di meglio da fare che elaborare modi per intromettersi nella tua vita e decidere per te. Di volta in volta usano una scusa diversa e, accompagnati dalle intenzioni più nobili, in un modo o nell’altro, arrivano sempre alla stessa conclusione: lascia fare a noi, chè è meglio.
The No. 1 way liberals and conservatives are alike: Both think they can run your life better than you.
Liberals want to raise taxes because they can spend your money better than you can. They don’t believe in school choice because you’re not capable of choosing a school for your childreen. They think they can handle your healthcare, your retirement, and your charitable contributions better than you can.
Conservatives want to censor cable television because you’re too dumb to decide what your family should watch. They want to ban drugs, pornography, gambling, and gay marriage because you just don’t know what’s good for you.
tratto da the politics of freedom di david boaz





19 Responses to “Non rompiamoci il cazzo a vicenda”
No, scusa… Ma la frase sui “liberals” dice un bel po’ di sciocchezze… Le tasse servono perché tutti possano frequentare la scuola pubblica od essere curati nello stesso identico modo, indipendentemente dal loro reddito.
Che il signor Boaz dica tranquillamente che non gli piace, che trova giusto che ognuno possa studiare o guarire od invecchiare solo secondo le sue possibilità economiche…
Sono in principio assolutamente d’accordo, ma vi sono comunque alcuni fattori che vanno tenuti in considerazione. Ad esempio è ben chiaro che l’essere umano non ragiona in termini puramente razionali come l’homo economicus tanto in voga fino a non troppo tempo fa, ma piuttosto si fa facilmente fregare da fattori derivanti dalla nostra storia evolutiva.
In questo contesto è quindi ragionevole predisporre delle reti a protezione delle nostre manchevolezze cognitive, ad esempio con l’istituzione dei fondi pensione minimi obbligatori.
Detto questo voglio sottolineare che tali iniziative devono essere limitate il più possibile, ovvero dove il vantaggio è lampante e supportato da prove.
“In questo contesto è quindi ragionevole predisporre delle reti a protezione delle nostre manchevolezze cognitive, ad esempio con l’istituzione dei fondi pensione minimi obbligatori.
Detto questo voglio sottolineare che tali iniziative devono essere limitate il più possibile, ovvero dove il vantaggio è lampante e supportato da prove.”
E chi dovrebbe decidere il limite dell’intervento dello stato? Chi valuta che ci siano prove ben supportate per determinare l’interventismo? I politici? Gli stessi che sanno bene che costruendo un apparato burocratico in più può dar loro il potere di distribuire poltrone?
Inoltre se è una cosa che proprio non ha senso è proprio la pensione obbligatoria! Ma perchè lo stato deve decidere come devo (e se devo) risparmiare? Magari c’è gente che preferisce con quei soldi pagare la rata del mutuo adesso, oppure preferisce investirli in modo diverso. Se avessi delle nozioni finanziarie sapresti che gli attuali fondi pensione (FIP,PIP, aperti o chiusi) sono costosi ed inefficienti. Il risultato di una rendita futura certa si può attuare anche con strumenti diversi, meno costosi e più efficienti.
@statominimo: i politici devo affidarsi alle prove, ergo si deve trattare di una decisione basata su studi scientifici.
Forse non mi sono espresso molto chiaramente sulle pensioni. Non avevo affatto intenzione di supportare un particolare modello (mi sembra che tu ti riferisci a quello italiano), quanto all’aspetto – generale – che riguarda la tendenza dell’essere umano a pensare assai poco in termini di decenni. E questo è un fatto (= supportato da prove) che crea non pochi problemi.
La strategia di implementazione della pensione spetta poi agli stati o ai singoli. Ad esempio qui in inghilterra sta alla persona scegliere su quali fondi affidarsi, però la sottoscrizione (con maggiore o minore coinvolgimento) rimane obbligatoria.
A parte che l’affermazione sui fondi pensione è del tutto arbitraria, e a parte il fatto che “i politi brutti cattivi e ladri” non è un argomento valido quando si parla di politica economica, perché hai voglia “amministratori delegati brutti cattivi e ladri” anche nel privato, il punto è sempre un altro; se si ritiene giusto o sbagliato che tutti, indipendentemente da cosa hanno fatto o cosa faranno o cosa stanno facendo, abbiamo dei diritti minimi sull’alloggio, il sostentamento, le cure mediche e l’istruzione. E quali siano questi minimi.
che c’entrano gli a.d. cattivi? Se io posso comprarmi i servizi che mi servono ovviamente cercherò la società che mi dia le garanzie maggiori in termini di trasparenza, risultati, qualità. Se non è cosi sono libero di cambiare società.
In secondo luogo non credo in diritto sociali minimi perchè contrari al merito e favorirebbero solo il clientelismo (come già succede. Anche nei nostri onesti comuni veneti!).
Obbligare i cittadini a sottoscrivere un qualsiasi fondo pensione però autorizzato dallo stato non aiuta la concorrenza. Ad esempio io preferirei mettere i miei risparmi in strumenti efficienti come gli ETF e affidarmi a Consulenti Finanziari Indipendenti che mi garantiscono la completa indipendenza dalle s.i.m.
Era solo per dire che “politici brutti cattivi e ladri” non è un argomento valido, a mio parere.
E se dici che tu non credi nei diritti sociali minimi mi va benissimo. A me dà fastidio l’ipocrisia del pezzo citato nel post di Yoshi, dove del “non voglio pagare le tasse” viene discusso solo un aspetto.
Da quando sei passato apertamente al libertarismo Yoshi ho visto che Leppie è ingrifatissimo.
Adesso ti voglio a spiegargli che le tasse sono un furto che serve a mantenere qualche parassita di politico, nonchè ad attribuire alla gente demenziali diritti positivi quali quello allo studio. E da quando in quando derubare il prossimo per studiare è un diritto?
eh, come avrai notato, manco ci provo:)
non sono un animale da forum io
Sì, hai ragione, come sopra, chiuso qui.
“quella roba misteriosa in salsa sovietica chiamata redistribuzione”
La redistribuzione c’è in qualunque democrazia. Luigi Einaudi non ha mai messo in discussione la progressività delle imposte. Persino la flat tax (orrore!) redistribuisce un po’ la ricchezza, perché chi è più ricco paga una cifra maggiore. Ma un esempio eloquente di redistribuzione è la tassa di successione statunitense, difesa perfino da miliardari come Bill Gates e Warren Buffett: ho letto che nel 2011 per un’eredità di oltre 1 milione di dollare si pagherà un’imposta del 55%.
Per quanto riguarda la scuola, a me fa un po’ sorridere che i liberisti qua da noi propongano il buono scuola, che non è altro che un finanziamento mascherato alle scuole private.
La school choice c’è già, basta pagare. E’ vero, se non hai soldi non puoi scegliere, ma questo non è mai stato un problema per i liberisti. Perché relativamente alla scuola si commuovono per i meno abbienti?
Se vogliono fare i liberisti abbiano il coraggio di dire che vogliono abolire la scuola pubblica o vogliono che non sia più finanziata dalla fiscalità generale.
Ma ti rendi conto di quello che hai detto? Ciò che dici non rispecchia in niente le idee libertarie e liberiste, ma di qualche conservatore neocon (forse)
Mildareveno, non ammetteranno mai nulla.
Non so il commento è rivolto a me. Se è così, non l’ho capito. Non ho nemmeno nominato i libertarian.
Naturalmente nel commento precedente mi stavo rivolgendo a statominimo.
Segnalo questo intervento di David Boaz contro il proibizionismo sulla droga:
http://www.cato.org/testimony/ct-dbz061699.html
Dubito che quando va a Fox News parli di queste cose.
Mildareveno:
“Per quanto riguarda la scuola, a me fa un po’ sorridere che i liberisti qua da noi propongano il buono scuola, che non è altro che un finanziamento mascherato alle scuole private.”
Ehm… No…. Il buono scuola è solo un modo per non far pagare le tasse a chi non usufruisce della scuola pubblica e nel contempo per mettere scuole pubbliche e private tutte sul mercato.
Una buona soluzione per evitare che le scuole private continuino ad essere il ricettacolo dei nullafacenti figli di papà e le scuole pubbliche il ricettacolo dei parassiti.
La frase di Boaz la trovo a dir poco vomitevole. Di “demenziale” qua c’è solo la giustificazione ideologica dell’egoismo.
Ai fondamentalisti del liberismo, che per esempio preferiscono “mettere i miei risparmi in strumenti efficienti come gli ETF e affidarmi a Consulenti Finanziari Indipendenti che mi garantiscono la completa indipendenza dalle s.i.m.”, ricordo che quando questi cosiddetti “strumenti efficienti” si sono dimostrati degli avvoltoi che hanno fatto man bassa dei soldi di chi glieli aveva affidati è intervenuto sempre lo Stato, con il denaro pubblico, a togliere le castagne dal fuoco. A questo punto mi auguro, in caso di malversazioni future, di vederli con il cappello in mano al ciglio di una strada.
Le tasse, infine, non sono un furto – come non lo è la redistribuzione -, per un semplice motivo: tutto quello che facciamo e che realizziamo è ANCHE merito individuale, ma non è SOLO merito individuale. Ci sono capitali sociali, in senso lato, che permettono a ogni individuo di sviluppare le proprie potenzialità. E chi ha successo ha il DOVERE di rendere a chi è stato meno fortunato. Certo, so che gli spiacerà scucire quel denaro che a suo dire è stato guadagnato solo per suo merito, ma per fortuna esiste la coercizione statale.
Ma informati cosa sono gli ETF ignorante!! E informati anche chi sono i Consulenti Finanziari Indipendenti, sono gli unici che da anni dicono che i fondi aperti e le index e unit linked sono delle porcate per spillare soldi ai risparmiatori … prodotti che negli usa sono ormai fuori mercato visto che i CFI sono attivi dagli anni ’40 (se non sbaglio)
Jinzo: “Il buono scuola è solo un modo per non far pagare le tasse a chi non usufruisce della scuola pubblica e nel contempo per mettere scuole pubbliche e private tutte sul mercato.”
Anche l’8 per mille può essere visto come un buono-religione: lo Stato ti abbuona una quota, che tu dai alla tua chiesa preferita. Di fatto si tratta di un trasferimento di soldi pubblici dallo Stato alle chiese.
Anche in questo caso di fatto si tratterebbe di un ingente trasferimento di fondi pubblici alle scuole private. Della sorte della scuola pubblica chi fa questa proposta non ama parlare. Avrà meno soldi? No? E da dove li si prende? Sì? E come farà a garantire un servizio decente?
Facciamo l’esempio di una compagnia aerea di Stato. Avrebbe senso un “buono volo” per chi vuole viaggiare con compagnie private? Un liberista propone di chiudere la compagnia di Stato, non di aiutare finanziariamente compagnie private.
E’ indicativo il fatto che Ron Paul abbia votato contro i “voucher programs”:
“However, the likely effect of a voucher program is to increase spending on new programs for private schools while continuing to increase spending on programs for public schools. For example, Mr. Speaker, during the debate on the DC voucher program, voucher proponents vehemently denied that any public schools would lose any Federal funding.”
Ron Paul