Santogold subito

Ammetto di avere un piccolo pregiudizio verso quei gruppi che sento per la prima volta in radio, soprattutto radio mainstream tipo DeeJay (l’unica radio musicale che ascolto, a pensarci bene). Mi viene sempre da pensare che, insomma, se riescono a passare in radio vuol dire che sono come Laura Pausini.

Sì, nonostante tutto, ho ancora il mio imprinting adolescenziale che a volte riemerge. In un secondo momento comunque mi passa e, se l’artista mi stimola, approfondisco.

Così è successo con Santi White, in arte Santogold. Dopo aver ascoltato in radio varie volte la sua ormai famosa L.E.S. Artistes, mi sono convinto a procurarmi il suo omonimo album di debutto.

Sono stato molto contento di non essermi trovato davanti al classico album con una canzone bella e le altre a far da tappezzeria. Tredici canzoni tredici senza una caduta di tensione, una roba notevole eh! La nostra viene dagli States, ma questo l’ho scoperto leggendo la sua pagina wiki; infatti alle mie orecchie sembrava la classica artista inglese con una famiglia dalle Indie Orientali o Occidentali, tipo M.I.A.. Infatti non a caso la nostra viene paragonata all’artista tamil. Certo, alcune somiglianze ci sono, però, se devo essere sincero, lo spessore di Santogold è tutta un’altra cosa.

Questo disco è molto in alto nella mia classifica del 2008, trattatelo di conseguenza.