Archive: August, 2008

And it’s a perfect day to lock yourself inside

Ma alla fine?

Ma alla fine, tutti ‘sti milioni di bambini rubati dagli zingari…c’erano o no?

E l’emergenza nazionale? E’ rientrata? Tutto ok? E come mai quest’anno non c’è stata la psicosi del chihuahua che azzanna alla gola?

Sarà stato l’esercito per le strade a far stare tranqulli i canidi?

Menomale che Silvio c’è!

La torre e la N

Berlino si riconferma come il luogo nel quale trovo capi d’abbigliamento che tutti mi invidiano. Alla mia ormai famosa maglietta Aeroflot comprata durante il primo soggiorno berlinese, si sono aggiunte una felpa con zip con disegnino stilizzato della famosa torre e una maglietta che definire da geek è poco.

Yeah.

Una storia ragguardevole

C’è poco da fare: i libri che preferisco sono quei bei mattonazzi di storia. Non storia in generale, ma storia di una città, una nazione o un popolo. Storia limitata e non dispersiva che, tenendo conto del contesto globale, ti spiega per filo e per segno la vicenda del protagonista.

Dopo aver letto mesi fa un mediocre libro sulla storia di Verona, ho finito ora di leggere un esaltante libro sulla storia di Venezia. Sarà per la diversa personalità delle città e dei suoi abitanti, sarà per la storia in sè, sarà per l’abilità e l’accuratezza dell’autore, ma le seicento e passa pagine di questo libro mi sono sembrate un grande romanzone bellissimo.

La Repubblica del Leone. Storia di Venezia è un librone che compendia tutto quello che c’è da sapere sulla storia di questa città. Se vi interessa il genere.

Il fatto che la storia di questa incredibile città, che ha alle spalle più di mille anni di indipendenza, non sia conosciuta più di tanto è una cosa che mi mette molta tristezza. Grandi battaglie, grandi vittorie, grandi commerci, grandi uomini, grandi schei ma anche grandi batoste, grandi cazzate e un grande declino che, secondo me, dal diciottesimo secolo continua ancora adesso.

Mentre l’aristocrazia milanese si adatta rapidamente alla nuova realtà (della conquista napoleonica. NdY) e se ne fa strumento per mantenersi a galla o per affermarsi maggiormente, quella veneziana non reagisce se non sporadicamente, con la buona volontà di pochi singoli personaggi per i quali, poi, l’essersi dati al servizio pubblico finisce quasi per rappresentare un marchio che li addita a un immeritato disprezzo. [...]

Una ragione psicologica c’era, ed era più che plausibile: la nobiltà milanese era avvezza da lunghi secoli alla vita di corte, al servizio di un potere forestiero, fosse spagnolo o austriaco (Milano era, dal 1535, un dominio asburgico), l’avvento della dominazione francese non aveva rappresentato altro che un mutamento di padrone. A Venezia, invece, la sovranità risiedeva del Maggior Consiglio, cioè nel patriziato autoctono: mettersi al servizio di un altro sovrano straniero rappresentava, per gli ex membri del Maggior Consiglio, un’ennesima abdicazione.

Così il patriziato, o ciò che ne rimaneva dopo le falcidie provocate dagli esodi e dalle estinzioni naturali, "snobbava" il Regno Italico, e lo snobbò tanto più volentieri, come lo snobbarono, in massa, borghesi e popolani per un’altra ragione, che non riguardava solamente l’aristocrazia: a Milano, nel 1797, c’era stato un mutamento che poteva anche avre avuto sapore di liberazione, ed era seguito poi un periodo, quello della Repubblica Cisalpina, di relativa autonomia, gestito e diretto da Italiani. A Venezia, nel 1797, c’era stato l’avvento di una dominazione imposta con la violenza dove non ce n’era mai stata alcuna; a quella ne aveva tenuto dietro un’altra; c’era dunque, la tendenza a valutare la collaborazione con i nuovi padroni come "collaborazionismo" piuttosto che come servizio pubblico.

La mancata esperienza della Cisalpina aveva impedito, infine, ai veneziani di identificarsi, come fecero, invece, i Lombardi, nel Regno Italico, che ne aveva assunto la sucessione, come cittadini anzichè come puri e semplici sudditi.
tratto da la repubblica del leone. storia di venezia di alvise zorzi

Lega Pannella

Ora che ci penso, trovo molti punti di contatto tra la Lega Nord e i Radicali. A parte il Leader Carismastico da una parte e il Guru dall’altra (anche se la Lega penso che ormai potrebbe vivere senza Bossi, i Radicali senza Pannella no), entrambi i movimenti incarnano nel centrodestra e nel centrosinistra le due forze della differenziazione omologata.

Ossia, entrambi i soggetti politici nel corso degli anni si sono resi conto che le loro istanze primarie, per incapacità loro o per impossibilità oggettiva, non erano raggiungibili e quindi si sono comodamente seduti sulla poltroncina. Il vero federalismo o la secessione della "Padania" non interessa più ai leghisti (sono curiosissimo di vedere l’aborto che uscirà fuori tra poco). Di volta in volta fanno i crociati vandeani o fanno le ronde con i maiali a guinzaglio o chiamano l’esercito (italiano!) per difenderli; devono fare i cattivi per distrarre il loro elettorato che non ha ancora capito che sta votando i Mastella Nord. I Radicali hanno il loro Caso Italia (ossia la sostanziale non-democraticità e illiberalità dello stato italiano) ben presente ma hanno capito da tempo che  fare i don chisciotte non porta la pagnotta. Quindi vanno avanti a campagne tematiche (la maggior parte delle quali, a mio avviso, molto lodevoli) che però mi danno tutte quella sensazione di non arrivare mai alla fine (o non iniziare mai veramente, tipo il pomposo "Grande Satyagraha Mondiale Per La Pace" che sta iniziando da due anni ormai) dato che il Guru si sveglia la mattina con una nuova priorità.

Così entrambi i movimenti fanno la pantomima della opposizione all’interno del loro rispettivo schieramento tanto per far vedere che loro sono comunque diversi, migliori, puri. Entrambi si guarderanno bene dal provocare una vera rottura dato che si sono abituati alla poltroncina di cui sopra ed entrambi cercheranno sempre e comunque di farsi ritrarre come altro rispetto ai due partiti principali del loro schieramento. Ossia, loro fanno i fighetti alternativi e ribelli chè tanto il papi sgancia sempre la mancia.

Se non sai giocare a scacchi, non ti fanno entrare

  • Cosa facciamo stasera?
  • Andiamo a fare un giro a Marostica?
  • Ah, ok.

Dove sono le istituzioni internazionali quando servono?

Svegliarsi alle 7.00 quando si è ormai abituati a svegliarsi alle 9.00 è qualcosa che rasenta l’incriminazione al Tribunale Internazionale dell’Aja.

Verrà il giorno in cui tutto questo scempio finirà!

Regime?

Quando si parla disinvoltamente di regime, io mi sento un po’ a disagio. In Italia c’è un pericolo fascista, nell’accezione storica del termine fascismo? Si sta instaurando un regime liberticida? La svolta totalitaria è dietro l’angolo? La democrazia sta per essere spazzata via?

Dal mio punto di vista, io dico di no. Non perchè io non creda che ci stiano rosicando un po’ alla volta margini di libertà, ma perchè la mia idea di regime è più pesante; le parole sono importanti. Immaginiamo il grado di libertà come una scala che parte dal più totalitario e liberticida dei regimi e arriva al più libertario dei Paesi. Il limite che distingue uno stato totalitario da uno non totalitario dove si colloca? Io sinceramente faccio molta fatica a dirlo, ma sono sicuro del fatto che l’Italia è ancora al di qua. Dosto, da persona fortemente di sinistra, dice la stessa cosa.

Con questo specifico governo le cose sono peggiorate? Sì, al liberticidio dello scorso governo se ne è aggiunto uno nuovo con questo. Si è passati, per esempio, dalla costruzione dello Stato di Polizia Tributaria Totale di Visco all’esercito per le strade, soluzione del tutto inutile per combattere la criminalità ma molto utile per far vedere ai cittadini tontoloni che ora non si scherza più. Ho paura di Berlusconi? No, ho paura degli italiani; di destra, di centro e di sinistra. Quello che manca a tutti è semplicemente un po’ di cultura alla libertà. C’è il mona che si autotassa dell’ICI, quelli felici come una pasqua di farsi prendere le impronte digitali, quello che chiede più Stato e meno mercato, quelli che non riescono a capire la differenza tra (loro) peccati e reati.

Ho litigato via mail con un mio amico blogger perchè mi ha dato del topo che vuole abbandonare la nave che affonda in riferimento al mio essere arrivato alla conclusione che uno stato veneto indipendente possa essere una soluzione (o un tentativo di soluzione). Mi dispiace soprattutto per il fatto che probabilmente non ha ben capito il progetto. Non è che i veneti siano più furbi degli italiani e che uno stato veneto indipendente sarà governato da savi per forza. Nessuno crede nella palingenesi, non siamo mica  cristiani o marxisti. I veneti sono mediamente stupidi quanto gli italiani e mediamente portati alla schiavitù mentale e fisica quanto gli italiani. Semplicemente, uno stato di cinque milioni di persone, piccolo, ricco, aperto al libero commercio e alla globalizzazione e di cultura occidentale (conta, caspita se conta!), ha molte più probabilità di essere governato meglio. In uno stato come  potrebbe essere quello veneto, potrebbe essere molto più facile attuare forme della cosiddetta democrazia diretta e, semplicemente, lasciare la gente libera di perseguire la propria felicità; ho comunque scritto una pagina a riguardo.

Una maggiore e diffusa cultura alla libertà è una priorità fondamentale, senza la quale saremo sempre contenti di farci prendere le impronte e di considerarci sudditi del paròn di turno.

Spero di far pace con il mio amico blogger dato che tengo molto alle sue considerazioni, anche se a volte mi sembra che sbarelli un po’.

Life in DDR (001)

Il DDR Museum di Berlino è senza dubbio un posto “da turisti”. Tuttavia svolge egregiamente il suo compito, ossia, quello di mostrare, anche con molta leggerezza, cosa volesse veramente dire vivere in un Paese comunista: annulamento dell’individuo, menzogne, privazione totale della minima libertà, miserie, etc etc

Al DDR Museum ho comprato un simpatico mazzo di carte che contiene 162 domande e relative risposte che aiutano a capire bene la realtà e la vita quotidiana della Repubblica Democratica Tedesca. Ogni settimana a partire da oggi tradurrò una domanda a risposta multipla con la relativa risposta esatta nei commenti, cosicchè anche voi possiate dire insieme a me: socialism is not so cool!

Cosa Ulbricht definì “cultura scimmiesca dell’imperialismo occidentale“?

  1. I sandali
  2. Il caffè
  3. Il jazz
  4. Le banane

Currywurst

Clicca sulla foto per vedere l’album di  Berlino  09/08 – 15/08