- Dime can ma no talian
- (scritta anonima comparsa su un muro nel 1866)
Non sono sicuro di conoscere il significato esatto del termine "scuffia", ma mi fa venire in mente quei bei amori giovanili felici e spensierati; quindi non mi disturba affatto che il mio amico Formy dica che ho preso una scuffia. Purtroppo non è vero, dato che il mio disincanto è ogni giorno più grande e più triste. Ma fa lo stesso.
Se vogliamo fare un breve excusus per macrogruppi sulla mia vita politica, io nasco a tredici anni leghista; quella bella Lega di una volta che non era xenofoba e che praticava un sano anticlericalismo. Successivamente scopro l’anarchismo di Bakunin e Malatesta (con un occhio di riguardo per Stirner) che mi insegna le gioie della libertà. Infine mi rendo conto che il libertarianism americano è la risposta alla domanda "come faccio ad esercitare la mia libertà?". Quindi Formy capirà bene che esiste, nella differenza, una certa continuità.
Come ho già scritto, il mio indipendentismo nasce primariamente per gretto materialismo bastardo e vile e successivamente per una semplice constatazione: tra la struttura statale e culturale "Italia "e la strutura statale e culturale "Venetia", cosa preferisco io? Di sicuro la seconda! Sono egoista? Sì, e me ne vanto pure.
Io lascerei perdere l’arteficio retorico del
Di questo passo, in un’ideale Italia dei popoli, ogni regione, ogni provincia, ogni circoscrizione elettorale o grumo di tradizione locale avrà da rivendicare qualcosa, foss’anche solo l’orgoglio del pianerottolo (signora mia vedesse il nostro com’è più bello e pulito degli altri, difficile trovarne di così a Catanzaro!)
Lo lascerei perdere perchè lascia il tempo che trova e, sinceramente, c’ha un poco rotto il cazzo. Se ogni pianerottolo in futuro avrà la convenienza a proclamarsi indipendente, non vedo il motivo di scandalo. Un altro libertarian che infesta il PNV, Claudio G., ha proposto che ogni tot anni ogni provincia del futuro stato veneto voti per rimanere o andarsene. Cosa c’è di male? Si sta insieme fino a quando c’è convenienza, o Formy è forse contrario al divorzio?
Infine, l’uso compiaciuto della lengoa è voluto perchè, ci spiace per tutti voi, ma qui da noi il dato di fatto è che la lingua madre parlata dalla maggioranza della popolazione (ricchi e poveri, acculturati e ignoranti, belli e brutti) è il veneto. Inoltre, l’uso compiaciuto serve a tutti noi a rimarcare il fatto Veneto is not Italy (come è scritto in molte magliette).
Al mio amico Formy posso dare molte spiegazioni, ma lui smonta sempre tutto con la nobile arte dell’ironia e del sarcasmo. In questo è tremendamente bravo e di certo io non posso competere con lui. Per il momento nel PNV ci sto benone perchè c’è identità di obiettivo e di metodo, domani chissà; in questo sono estremamente malviniano. Scuffia? Magari! Lo sappiamo bene io e Formy che moriremo tutti democristiani e italiani, purtroppo. Intanto però divertiamoci con quello che si può dato che domani è un altro giorno, magari schifoso, magari un po’ meno schifoso. Ho già preso maleparole da un altro blogger che stimo, mica vorrà iniziare anche Formy?
Intanto, per fargli arricciare un po’ il sopracciglio e fargli esclamare un l’è negar ma cl’altar al vend al carbun! gli piazzo questa pacchianata.





No Responses to “Lasa che el supia. Te me lo dirè dopo se son sta un mona”
Ecco, se c’è una cosa su cui credo tutti possano essere d’accordo è che il gonfalone di S. Marco è molto ma molto più chic di quella scopiazzatura dei francesi, come diceva il vecchio Gattopardo.
Chi è che ti ha preso a maleparole? Dimmelo che gli mando a mio cuggino. A parte gli scherzi, non sto qui a discutere la sostanza politica di questa ennesima Lega minore (giudice sarà il mercato elettorale), sto qui a discutere la forma, l’uso politico del localismo linguistico, il farsi scudo del dialetto, il ritornare a rinchiudersi idealmente tra le quattro mura confortevoli della propria “xente”, la retorica dell’orgoglio veneto (o lombardo, o calabrese che sia) è una copia ridicola della già ridicola retorica dell’orgoglio nazionale.
ecco a dire il vero a me secca quando qualche cliente veneto mi si mette a parlare in dialetto stretto al telefono dando per scontato che io lo debba capire, eh
Cioé aspetta… mi stai dicendo che lì in Veneto parlate tutti in dialetto tra di voi!? Ormai neppure a Siurgus Donigala parlano più in sardo.
L’ho sempre detto: i sardi sono i più italiani proprio perché il resto degli italiani non li considera italiani..
sante parole schironate fabri!
@Fabristol: da linguista ti dico che al Nordest la “favella locale” (non entro in merito nella discussione “dialetto vs. lingua”) è diffusa più che in ogni altra regione italiana, ed è vivissima anche nelle nuove generazioni, che spesso vivono in condizione di perfetto bilinguismo; la diffusione è anche trasversale rispetto allo status sociale e culturale: conosco parecchi docenti universitari che con i genitori o gli amici parlano in veneto per poi rivolgersi agli studenti immediatamente in italiano.
Poi è vero, alcuni, soprattutto nelle generazioni più anziane, parlano esclusivamente in veneto e hanno una comprensione dell’italiano perlopiù passiva, grazie alla televisione, ma ormai rappresentano una minoranza.
forse io, che di madrelingua sono italiano, sono proprio un’eccezione
i miei mi hanno insegnato l’italiano perchè pensavano fosse da “boari” parlare in veneto ed ho avuto amici che parlavano poco in veneto.
i miei mi parlano sempre in veneto ed io rispondo sempre in italiano perchè mi viene di default:) io sono bilingue nel senso che capisco perfettamente il veneto e posso parlarlo ma non mi viene spontaneo. certo, quando poi ho a che fare con dei clienti allora scatta il veneto per instaurare quel rapporto più stretto
Buon giorno. Io credo che la questione veneta sia molto complessa e per questo largamente non compresa dagli Italiani. Io lavoro inseguendo dei principi di libertà e di riorganizzazione statale, con implicazioni e concause culturali ed economiche non irrilevanti. Ma di queste concause culturali quella linguistica è forse la meno rilevante. Dicevo che si tratta di una questione complessa perchè incorpora una moltitudine di fattori. Uno di questi è anche la lingua. La causa di ciò è la profonda discriminazione avvenuta fino agli anni sessanta nei confronti delle persone di lingua veneta. Esse, considerate ignoranti, venivano escluse dai posti di lavoro salvo quelli più umili, dove parlare non serve. Questo non solo a Milano o a Roma, ma per i posti pubblici anche in Veneto, dove la gente ha iniziato a parlare un po’ di italiano stentato solo intorno agli anni cinquanta. Tutto questo ha lasciato un segno: una profonda insofferenza e risentimento; che però è rimasto e resta soffocato, perchè i Veneti in realtà non reagiscono …per adesso.
Questa, lo ricordo, è solo una delle tante componenti della questione veneta, una componente che aveva un peso significativo dodici-quindici anni fa, all’epoca dell’esplosione della Lega, oggi molto mitigata dal tempo che ha fiaccato i protagonisti di quell’epoca.
Le componenti più forti di oggi invece sono altre, più tecniche, ma per certi aspetti non meno umorali, anzi.