UPDATE:
Aveva esposto il cartello "Vietato ai negri" all’interno del suo bar. Ma dentro con i nigeriani faceva affari che andavano oltre alla semplice vendita di coca cola e kebab. E’ stato arrestato per possesso ai fini di spaccio di sostanza stupefacente Luigi D’Andrizza, il barista del bar 3 Botti che lunedì aveva protestato con il cartello provocatorio "Vietato l’ingresso ai negri, pregiudicati ed irregolari" contro i controlli di polizia e carabinieri nel suo bar di via Buonarroti all’Arcella. I carabinieri hanno documentato con tanto di servizio filmato lo scambio tra D’Andrizza ed un pusher nigeriano, anche lui arrestato, di 150 grammi di cocaina.
da Padova24ore
Bon, ora la questione si è definitivamente spostata alle cronache giudiziarie.
Facciamo finta che io abbia un bar in un quartiere ad alto tasso di stranieri. La mia clientela è per la maggior parte formata, appunto, da stranieri. Ad un certo punto lo Stato mi chiude più volte temporaneamente l’esercizio per punirmi del fatto che i clienti stranieri fanno schiamazzi e per il fatto che all’interno del mio bar erano presenti degli irregolari. Ohibò, uno fa casino ed è irregolare e se la prendono con me? Ma la responsabilità individuale dov’è finita? E poi scusate, dovrei prima chiedere il permesso di soggiorno a chi viene a bere un caffè? Ma stiamo scherzando? No, mi hanno chiuso l’attività, non stanno scherzando, per niente.
Finalmente posso riaprire. A questo punto, capirete, i coglioni mi stanno girando da un mese perchè sono stato vittima di un incredibile sopruso. E’ come se avessero licenziato un guidatore di bus perchè uno straniero irregolare prendeva ogni giorno il suo bus per spostarsi da A a B. Sono stato fermo un mese (ripeto: un mese) e se capita ancora mi revocano la licenza del tutto; sì, i coglioni mi girano vorticosamente.
Sapete cosa faccio? Metto le cose in chiaro: scrivo un cartello chiaro che non lascia adito ad alcun ragionevole dubbio. Uso un termine che da qualche anno si è trasformato in un termine offensivo (ma in italiano corretto non è esattamente così) per fare un po’ di scena e per far parlare del mio caso; d’altronde qui è in gioco la mia possibilità di continuare a lavorare.
Risultato: per aver esplicato quello che la legge dice (legge che mi ha già fatto chiudere) probabilmente verrò denunciato. Di grazia, per quale stracazzo di motivo?
Ah, importante, questo non è un racconto di fantasia, per niente.






No Responses to “Comunque vada, ci rimetti sempre tu”
Beh, lo stracazzo di motivo è facilmente immaginabile (qualcosa intorno all’”incitamento all’odio razziale”), ma mi pare che il problema, in questa incredibile storia, sia a monte, ovvero nel provvedimento (addirittura del Questore, se ho letto bene!!!) che ha imposto la chiusura di un mese al locale. Mi pare un provvedimento abnorme, e non capisco quindi perchè la signora non abbia fatto ricorso al TAR, si sarebbe risparmiata parecchi casini e magari riusciva pure a spuntare un buon risarcimento. Peraltro, sempre se ho letto bene, alla Signora continuano a vietare la vendita di alcuni prodotti (–> alcolici).
Comunque la storia è terrificante, davvero.
Sarei curioso di sapere in base a quale norma hanno chiuso quel bar. Viene quasi da sospettare che l’abbiano “punito” per la sua clientela multietnica.
Che scemo, non mi sono accorto che è scritto nel cartello.
Il cartello è sbagliato: la legge non impone di chiudere il locale ma dà solo la facoltà di farlo.
L’art. 100 del R.D. 773/31 recita:
“Oltre i casi indicati dalla legge, il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata.”
http://www.elektro.it/leggi/1895-1963/rd_773_31.htm
Insomma, se il questore fosse dotato di buon senso quel bar non avrebbe problemi.
E i gialli irregolari? I verdi pregiudicati? I rossi casinisti? I mona fancazzisti?
Verrà giustamente denunciato per quel cartello, che contiene un insulto razziale (così è la parola “negri” nell’italiano corrente e in quel contesto), mentre per protestare contro l’ingiustizia che ha subito avrebbe potuto mettere al suo posto “extracomunitari/stranieri irregolari o pregiudicati”, ottenendo ugualmente visibilità.
Non vorrei abusare dell’argomento del piano inclinato, ma di questo passo giustifichi anche il condannato al carcere per errore giudiziario che per protesta…evade.
“ma di questo passo giustifichi anche il condannato al carcere per errore giudiziario che per protesta…evade”
beh…
Io credo che l’uso della parola “negri”, nel contesto, abbia solo valore provocatorio nei confronti dei provvedimenti adottati dalla questura … Almeno cosi’ credo. Chiaro che la parola e’ odiosa, in se’: e altrettanto chiaro e’ che non e’ certo con provocazioni di questo tipo che la signora riattivera’ l’esercizio commerciale (anzi, una bella condanna penale e’ quel che ci vuole per farsi decadere la licenza).
Sull’evasione post-errore giudiziario, ricordo all’amico disorder che l’ordinamento penale preferisce un colpevole fuori ad un innocente dentro (in dubio pro reo). E’ vero anche che evadendo ci si becchera’ poi la condanna per evasione: no, decisamente meglio non farsi condannare (e valeva anche per la signora).
Peraltro, l’esempio non è neanche ben centrato, perché il condannato ingiustamente che evade provoca un danno “astratto” al sistema giudiziario, mentre l’insulto discriminatorio del cartello è concreto e diretto a delle persone.
continuando con l’OT, dal mio punto di vista un innocente dentro è alla stessa stregua di un sequestrato. quando un sequestrato riesce a scappare dai suoi sequestratori tutti applaudono.
poi, trovo molto “inquietante” il fatto che si sia pronti con estrema leggerezza a parlare di condanna per insulti, cioè condanna di un’espressione. me ne ricorderò la prossima volta che tutti grideremo alla scandalo per l’ennesimo imbavagliamento alla libertà di parola.
“terrone” si può dire o ricado nel penale?
infine, io sono per la discriminazione dell’esercente. ossia, a mio modo di vedere uno potrebbe accettare nel suo bar (proprietà privata) chi vuole lui. certo, se uno espone un cartello con scritto “vietato entrare agli ebrei, ai neri, agli asiatici, agli omosessuali”, io in quel bar non ci entrerò mai neanche sotto tortura, e come me molte altre persone. quindi sta nella furbizia dell’esernte non fare cazzate.
poi, se anche uno mettesse fuori un cartello simile c’è da dire che almeno le categorie sopracitate non correrebbero il rischio di dare soldi ad una testa di cazzo.
“avrebbe potuto mettere al suo posto “extracomunitari/stranieri irregolari o pregiudicati”, ottenendo ugualmente visibilità.”
Pensi che le parole “extracomunitario” o “straniero irregolare” sarebbero state più adatte in quel contesto? Io le avrei trovate forse ancora più discriminanti ed escludenti, rispetto ad un termine quale “negro”, volutamente provocatorio e d’effetto. Dobbiamo stare attenti, perchè le parole che sembrano più rispettose e tiepide molte volte nascondo le discriminazioni peggiori. Sono più subdole, camuffano.