Archive: October, 2008

Ho preso una scuffia…

…per una canzone con un andamento marziale. Starei tutto il giorno ad ascoltarla, non riesco a smettere.

E’ Township Funk di Dj Mujava (tra l’altro, la prima canzone di Bailout). Amatela ed idolatratela anche voi.

cinquanta e passa commenti anche qui? :)

Distruggere la scuola? Magari!

La questione della scuola italiana è molto complicata, così complicata che la soluzione definitiva più semplice sarebbe quella di cancellare tutto; purtroppo non lo faranno mai e ci dobbiamo accontentate di riformette o inutili o ancora più dannose o omeopatiche. La scuola italiana è così appesantita da decenni di malgestione a tutti i livelli che francamente solo un pazzo potrebbe pensare di ricavarci qualcosa di buono.

Personalmente sono sempre più convinto che dei tutor privati che vengano a casa ad insegnare all’alunno (o a gruppetti di pochi alunni) siano la soluzione ideale. Se anche lo Stato dovesse sovvenzionare in parte la maggioranza delle famiglie per aiutarle nella spesa dei tutor, risparmierebbe di molto rispetto all’attuale situazione; e la qualiità sarebbe di gran lunga superiore. Ogni famiglia (o gruppetti di famiglie), potrebbe scegliere tra l’enorme mercato dei tutor privati a disposizione ed ogni alunno imparerebbe molto di più. Non venite fuori con la faccenda della socializzazione mancata perchè secondo me è una stronzata, basta andare al parco e gli amichetti te li trovi.

Mi rendo conto che questa è un’idea un po’ troppo radicale, e vabbeh, amen. Tuttavia una via di mezzo più facilmente concretizzabile deve esserci. Viriamo sul personale per far capire dove voglio arrivare: al liceo avevo un professore di italiano e latino che era un fervente cattolico ed un mezzo fascio. Passava metà delle sue lezioni a fare comizi politici con una dialettica molto violenta e a parlare della "nostra religione", poi a fine anno ci si lamentava che eravamo arrivati a metà del programma. Io un professore simile non lo vorrei per mio figlio, proprio per niente. Certo, direte voi, è più facile che tuo figlio si becchi un prof compagno tutto "solidarietà al popolo palestinese" e "diritto al lavoro", ecco, appunto. Io, sempre per il mio ipotetico figlio, non vorrei nemmeno un professore alla Leonardo; stando al suo blog, mi sveglierei di notte con gli incubi pensando a Leonardo che insegna a mio figlio (in simpatia, s’intende). Quindi, mi chiedo, perchè lo Stato mi obbliga a sovvenzionare una istituzione che io reputo dannosa per la salute mentale del mio ipotetico figlio? A parte il non trascurabile fatto che di figli non ne ho ma sono costretto a sovvenzionare la scuola lo stesso…

E’ davvero così folle l’idea di lasciare completamente alla libera intraprendenza di istituti privati l’educazione delle persone? Avremmo di tutto e potremmo scegliere secondo il nostro portafoglio e la  nostra sensibilità: istituti d’elite e istituti normali, scuole con una retta mostruosamente alta e scuole con una retta accettabile, istituti religiosi, istituti castristi, istituti liberali, istituti neutri, etc etc etc. Il baraccone infame che è la scuola italiana odierna sarebbe un brutto ricordo e le famiglie, liberate dalla tassazione statale sulla scuola, potrebbero scegliere liberamente.

E’ davvero così folle essere pro-choice su tutto, anche sulla scuola?

La musica ai tempi del bailout

Sono tempi difficili, non occorre che ve lo dica io.

Tuttavia, la cosa peggiore che si può fare di questi tempi è ritirarsi nel proprio guscio e smettere di ballare. No, dico, volete far contenti gli islamofascisti che in questo momento se la stanno ridendo pregando per la caduta definitiva del Grande Satana? Bisogna uscire e divertirsi, la nostra way of life è sempre la più cool, e dobbiamo sempre tenerlo a mente.

Ecco perchè, pensando prima di tutto alle sorti dell’Occidente, ho assemblato una compilation che ha l’intento dichiarato di far ballare la gente e, soprattutto, di incentivare le ragazze a ballare con vestiti sempre più succinti, alla faccia del burqa e dei proibizionisti!

Ho chiamato la compilation Bailout affinchè tutti noi in futuro riascoltandola potremo pensare a quanti soldi sono andati giù nel cesso grazie alle politiche economiche della nuova icona del socialismo mondiale, cioè George W. Bush.

Scaricate dunque Bailout (81,5 MB e 51,6 minuti) in formato zip da qui o canzone per canzone da qui.

  1. Township Funk – Dj Mujava
  2. The Garden – Cut Chemist
  3. Golden Age – Tv On The Radio
  4. Mercury – Bloc Party
  5. No Love Lost – LCD Soundsystem
  6. Untangle – Four Tet
  7. Unlikely Rock Shock – Subtle
  8. Wanna be (ft. Lily Allen) – Dizzee Rascal
  9. Bizarre Mind – Stylophonic
  10. Back It Up (ft. Spank Rock) – Feadz
  11. Cinico Settembre – Amari
  12. Dance To The Music – Sly & The Family Stone

Sulla sabbia?

Purtroppo conosco una persona, cioè, i suoi ed i miei sono amici e da bambino mi hanno costretto a frequentarlo, sapete, gli amici di famiglia…

Una volta diventato ragazzino, ho capito subito che era un tipo con il quale non volevo avere assolutamente niente a che fare. I miei hanno fatto qualche storia del tipo "Ma come, e cosa penseranno i suoi genitori? Ma non farci questo dispiacere dai…", ma poi hanno capito subito che si trattava di una mia scelta e mi hanno lasciato fare; anche perchè sono convinto che anche ai miei genitori il tipo in questione e la sua famiglia stiano enormemente sul cazzo, ma loro sono così, abitudinari.

Purtroppo, anche se non lo frequento, mi capita spesso di incrociarlo; probabilmente è una legge di Murphy. Lui fa il compagnone con me e pensa di essere sempre bene accetto anche se io, come si suol dire, non lo cago di striscio. Boh, non ho ancora capito se ci è o ci fa, fatto sta che me lo ritrovo sempre in mezzo ai piedi. Questo tizio poi non si limita a salutare e fare quattro chiacchere sul tempo, no, lui vuole pontificare su tutto e ci tiene proprio a farmi sapere la sua opinione; anche se a me di lui e della sua opionione non interessa veramente nulla.

Lui è ricco di famiglia, veramente ricco. I suoi antenati hanno inventato un prodotto di successo grazie al marketing ed agli agganci politici altolocati che hanno permesso loro di essere in una posizione di monopolio. Praticamente ‘sto tipo che conosco vive di rendita e può permettersi di passare il tempo a studiare, anche se i risultati , alla luce dei fatti, sembrano veramente scarsi.

Dicevo, lo incontro spesso, e infatti l’ho incontrato anche oggi. Vuoi che si perda la possibilità di dire qualcosa riguardo l’attuale crisi finanziaria? No, e infatti. Appena mi ha visto mi ha subito bloccato con un "sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi". Certo, gli ho detto che parla facile lui che vive di rendita, fa presto lui. Il tizio però niente, quando inizia a parlare non si ferma più: "apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia".

A ‘sto punto io non c’ho più visto. Ho perso il mio naturale contegno british e, avendo ben chiaro che con tizi simili non puoi parlarci dato che il loro fine ultimo è quello di assoggettarti, gli ho urlato in faccia l’unica cosa che avevo da dirgli:

Un liberale guarda alla terra della libertà

Paolo Bernardini è uno storico (soprattutto del Settecento e della storia dell’ebraismo europeo), professore universitario in Italia e negli Usa, fellow del Mises Institute ed è quel genovese presidente del Partito Nasional Veneto (tanto per far capire quanto nel PNV sia tenuto in considerazione "l’etnismo", ma questo lo scrivo en passant sennò mi accusano di scuffite).

L’ultimo libro di Paolo Bernardini si chiama America. Un liberale guarda alla terra della libertà (su Liberilibri, su IBS) e ne consiglio a tutti la lettura. Il libro è una raccolta di articoli, recensioni di libri e film, brevi saggi scritti tra il 2002 ed il 2006 il cui filo conduttore è di essere tutti veramente godibili e veramente interessanti; meglio di così! Bernardini scrive sugli Usa e ne coglie lati a volti esaltanti, a volte desolanti. Un libro che offre spunti a non finire; anche se non sono d’accordo con tutte le conclusioni a cui giunge l’autore. Il punto sul quale sono forse più in disaccordo è quando l’autore, scrivendo del libro di Woods, How the Catholic Church built western Civilization, scrive:

Si tratta nel caso della Chiesa, di una entità che non obbliga nessuno a farne parte, al contrario degli Stati. Non esige nessuna forma di tassazione, o di rinuncia alla propria libertà.

Questo probabilmente è vero negli Usa, nei quali la Chiesa Cattolica è una chiesa in concorrenza con altre chiese in regime di libertà. Qui da noi il vaticano è un secondo Stato che cerca insistentemente il monopolio forzoso e che esige ed ottiene il mio denaro e la mia libertà. Si potesse cambiare e importare il modello religioso statunitense, nel quale la religione è più presente nella vita civile ma al contempo vige la più assoluta volontarietà di finanziamento e adesione, firmerei subito!

Una banalità che devo scrivere è che dalle pagine che l’autore scrive si vede trasparire quell’amore che non è necessariamente cecità; Bernardini e gli Usa sono una coppia matura e rodata. Un libro da leggere, soprattutto in questo momento nel quale molti si fregano le mani e parlano di morte del capitalismo o di fine della superpotenza americana, poveri illusi.

Dalla prefazione al libro:

Per un pensatore liberale, l’America rappresenta un punto di riferimento fondamentale, sia per quel che al pensiero liberale è riuscito storicamente di realizzare, sia per i fallimenti di questo sogno di libertà. Amanti del fascino vuoto delle parole la definiscono "terra delle contraddizioni", ma le contraddizioni di cui costoro parlano, ad esempio quella tra "estremamente poveri" ed "estremamente ricchi", sono del tutto inesistenti ed appartengono ai materiali dell’immaginario di una sinistra svilita dalla storia e dai mediocri sviluppi del suo funesto e funebre pensiero.

Gi Stati Uniti sono se mai terra di libertà e opportunità, e queste parole per quanto così spesso riaffiorino, siano incise a chiare lettere nella Statua della Libertà, non affondano nel vuoto. Quasi trecento milioni di abitanti, con una crescita costante e armonica della popolazione, vivono in quello che è ed è destinato a rimanere a lungo il più ricco Paese del mondo, il laboratorio delle idee, nella scienza e nel pensiero politico, e ormai in ogni campo, fosse pure l’archeologia classica, che muovono la nostra storia.

Ma per un pensatore liberale, se mai in America affiorano contraddizioni sostanziali, di ben diverso stampo rispetto a quelle, inesistenti, che alimentano in ogni parte del mondo l’ideologia antiamericanista, dai no-global con le Nike ai piedi al disastroso presidente venezuelano Chavez che fa bella propaganda, e arrichisce vieppiù Noam Chomsky, da una vita docente al MIT, che non si trova nelle strade violente e sporche di Caracas ma nella quieta, ricca e vivacissima Boston. Sono contraddizioni proprio legate allo sviluppo dei fondamenti ideologici liberali dei Founding Fathers, Jefferson soprattutto, quando, a cavallo del XVII e XVIII secolo e per tutti i primi decenni dell’Ottocento, l’originario impulso federalistico caratterizzato dall’idea di "Stato minimo", già presente nel DNA del nuovo Stato, con Locke, Trenchard e Gordon, fino a Jefferson appunto, venne corrotto. Corrotto e offuscato da un centralismo sempre più imperante, fino al trionfo di Washington (una capitale artificiale, come lo saranno nel Novecento Canberra e Brasilia e altre) alla fine della Guerra civile, impropriamente nota come Guerra di secessione.

foto presa qui

Le potenzialità ci sono, perchè non sfruttarle?

Cari giovani amici neri africani di prima o di seconda generazione che abitate in Italia, cosa aspettate ad innondare il mercato musicale con del sano hip hop?

C’è posto per tutti: gli impegnati ed i tamarri, i puttanieri ed i poeti. Quanto dovrà aspettare ancora per assaporarmi, per esempio, i dissing tra nigeriani e senegalesi o i concerti pacchiani? Io son qua che aspetto da una vita di venire ai vostri concerti vestito da P. Diddy. No, dico, cosa deve fare un whigga che abita in Italia? Spararsi?

Ripeto, cosa cazzo state aspettando? Perchè qua in Italia facciamo sempre la figura degli ultimi arrivati? No, dico, ma lo vedete in UK e in Francia quanto si divertono? Che palle, manca ancora molto perchè qualcosa si muovi? Eh insomma, c’ho quasi trenta anni ormai eh.

Robba loro

I vescovi - ha detto Betori - sono favorevoli a dichiarazioni «certe e documentate, ma questa volontà del paziente non deve diventare una decisione». Citando la vicenda di Eluana Englaro, dopo i pronunciamenti giurisprudenziali che stanno aprendo la strada all’interruzione legalizzata delle vite, Betori ha precisato che «siamo per la salvaguardia del principio del "favor vitae", e non della disponibilità della persona a mettere fine alla propria vita, non siamo per il principio di autodeterminazione, ma per una legislazione che metta in chiaro che non ci devono essere né accanimento terapeutico, né abbandono terapeutico. Ci deve essere attenzione alla volontà della persona, ma la decisione non deve spettare alla persona».

Più chiaro di così. Mettetevelo bene in testa tutti: il vaticano non vi considera proprietari del vostro corpo. Punto.

Reale

Ogni giorno esco di casa e mi immergo nel Paese Reale. Poi torno a casa tra le mie quattro mura e posso tornare a respirare l’elitismo di chi per esempio fa la cyclette guardando la CNN attraverso il suo iMac da 24".

Il Paese Reale è un posto molto vasto e molto sfaccettato. Se vi dicessi che il Paese Reale io lo odio visceralmente, vi mentirei. Certo, ha alcune caratteristiche che mi risultano molto indigeste. Per offendere una persona, il Paese Reale molto spesso usa il termine "recion"; poi se gli chiedi cosa ne pensa degli omosessuali ti dice che personalmente ognuno vive come vuole, però meglio se ci piace la figa. Il Paese Reale sa essere molto duro con chi viene da fuori e non è che ha molta voglia di tollerare qualche fastidio; poi se gli chiedi cosa ne pensa di Muhammad che lavora al suo fianco ogni giorno, molto spesso ti fa un sorrisone e ti dice orgoglioso: "gli ho insegnato tutto io e adesso mi mangia in testa", adesso che ci penso, forse il discrimine maggiore del Paese Reale per foresto bono o foresto cativo è il lavoro.

Il Paese Reale spesso mi sta simpatico perchè è dotato di un sano ed intelligente pragmatismo che il Paese Virtuale e il Paese Dirigente si scordano. Voi pensate che al Paese Reale importi minimamente di robe tipo "dialogo opposizione maggioranza sì/no e quanti giorni a settimana"? Oppure pensate che questioni tipo "quale hub per l’Italia? Malpensa o Fiumicino?" siano interessanti per il Paese Reale? Forse non lo sapete, ma il Paese Reale va a Orio al Serio o al Catullo, al massimo si spinge al Marco Polo. Quando mai ha preso un aereo Alitalia? Il Paese Reale poi se ne frega bellamente delle promesse vuote che si fanno prima delle elezioni. Io l’ho capito cosa fa il Paese Reale: va a votare per abitudine e vota quello che ritiene il meno peggio; come dargli torto?

Ogni giorno esco di casa e per fortuna mi immergo nel Paese Reale chè sennò quel filo che mi tiene saldo alla realtà vera si sarebbe già spezzato. Io ringrazio di gran cuore il Paese Reale, anche se ogni tanto lo prenderei volentiei a pugni, perchè mi rende ogni giorno una persona capace di capire.