Archive: November, 2008

Pro-choice on everything (ma “su tutto” veramente)

Mi sono accorto che più passa il tempo più divento religiofobico. La mia repulsione per le conseguenze  pratiche del pensiero religioso cresce ogni giorno e non tollero nel modo più assoluto qualsiasi intromissione anche minima che qualsivoglia esponente religioso si senta in dovere di attuare nei miei confronti. Ossia, detto con un’immagine poetica, esci subito dalla mia proprietà ché sono in procinto di mettere i pallini di piombo nella mia carabina.

Tuttavia è un dato di fatto, per me inconcepibile, che per moltissime persone nel mondo il pensiero religioso sia molto importante e che moltissime persone seguano più o meno scrupolosamente i dettami delle loro associazioni religiose. Ci troviamo quindi inevitabilmente ad uno scontro all’interno dell’istituzione statuale dato che diverse lobby combattono tra loro per far primeggiare la loro visione etica. Prendendo ad esempio l’Italia, abbiamo da una parte gli attivisti cattolici, integralisti o meno, che vogliono imporre la loro visione (alquanto malata, imho) a tutto il resto della popolazione e dall’altra parte gli attivisti laici che si oppongono all’imposizione clericale ma che a loro volta ogni tanto sinceramente mi sembrano sbarellare un po’; e successivamente spiegherò perché.

Jinzo è, rothbardianamente parlando, un conservatore culturale; ossia uno con una determinata scala di valori e dei determinati principi. Per Jinzo il termine libertino è un insulto, a Jinzo fanno schifo le droghe, per Jinzo la famiglia è mamma, papà e bocia, etc etc. La differenza tra Jinzo e un conservatore politico però è netta: Jinzo non vuole imporre la sua visione con la coercizione a nessuno. Io, a mia volta  non mi ritengo per niente un conservatore. Per me libertino è quello che avrei voluto essere prima di aver incontrato FdC, ritengo che le droghe se prese cum grano salis possano essere un piacevole passatempo, sono favorevolissimo all’adozione gay, etc etc. Quello che accomuna me e Jinzo è il fatto che siamo categoricamente contrari alla coercizione statuale, qualunque essa sia.

Ecco perché sono completamente d’accordo con il suo post. Io penso che ogni tanto qualche attivista laico sbarelli un po’ perché mi sembra che voglia veramente imporre la sua visione a tutti, così come gli attivisti clericali. La soluzione tuttavia non è una ipocrita e democristiana via di mezzo come si sente spesso dire, la soluzione senza la quale resteremo invischiati per sempre, è la destatalizzazione dell’etica. Così come non ha senso che una parte delle mie tasse vada indirettamente, contro la mia volontà, alla chiesa cattolica (associazione dalla quale sono uscito dopo esserne entrato a pochi mesi di vita senza la mia autorizzazione), capisco perfettamente che per uno che considera l’aborto un omicidio, il suo finanziare l’aborto di stato sia una bestemmia.

Io sono pro-choice su tutto, nel senso che mi piacerebbe scegliere senza imposizione. Prendo atto del fatto che gli esseri umani hanno differenti visioni, perchè costringerli forzatamente di volta in volta in un modo o nell’altro? Se per esempio l’aborto (o la ricerca sulle staminali) fosse destatalizzato ed effettuato in cliniche private, non sarebbe meglio per tutti? Io, lo dico molto serenamente, sarei ben lieto di sovvenzionare nel mio piccolissimo quelle associazioni che aiuterebbero le donne indigenti ad abortire perché ritengo l’aborto una possibilità che la donna può utilizzare. Il cattolico si sentirebbe più sollevato nel sapere che il suo denaro non alimenta gli aborti e la donna che vuole abortire sarebbe effettivamente libera di abortire (non come adesso). Continuando con l’esempio dell’aborto, di sicuro bisognerebbe vigilare sul fatto che i cosiddetti pro-life non si facciano prendere la mano (cosa alla quale sono molto abituati) e pretendano l’abolizione tout court dell’aborto, così come attualmente è vietato usare certe sostanze.

Penso veramente che la destatalizzazione dell’etica sia l’unica via possibile ed ho paura anch’io che le vittorie di volta in volta parziali dei clericali o dei laici non servano a niente.

Ciape

Non faccio in tempo a lamentarmi che son deluso dal mio Trombi per il fatto che di foto oscene non ne ho viste che subito sul vecchio blog spuntano un bel paio di chiappe.

La domanda ora è: son di uomo o son di donna? Io, nonostante l’assenza di pelo, propendo per le chiappe maschili. Anche perchè purtroppo ce ne sono ancora troppo poche di donne che, nonostante l’assoluto anonimato, generosamente espongono al pubblico le loro beltà.

E secondo voi?

P.S. se mi promettete un alto livello continuativo, metto il Trombi anche qui.

Microcastle

A leggere l’intervista ad un componente del gruppo sul numero di Rumore di novembre, il primo pensiero che viene riguardo i Deerhunter è vaccadì che teste di cazzo che devono essere ‘sti qua!” Niente di nuovo comunque, è una semplice verità che la maggior parte degli artisti siano delle emerite teste di cazzo.

Per fortuna noi siamo delle persone serie e riusciamo a scindere la persona dal suo prodotto. Il prodotto dei Deerhunter, cioè il loro ultimo album Microcastle, è molto valido, molto.

Un album decisamente rilassato che in alcuni punti si scuote per poi tornare alla sua attitudine gentile (vaccadì che frase da magazine musicale che ho usato!). Il disco dei Deerhunter mi piace perchè mi sa tanto di fuori dal tempo. Niente di sconvolgente e di innovativo, ma ascoltarlo mentre si è davanti al computer o in macchina è una goduria.

 
 Deerhunter - Nothing Ever Happened: Play Now | Play in Popup

Irasshaimase

Trasferire un blog da un web hosting provider e domain name registrar ad un altro non me la sentivo proprio. Così ho fatto la cosa più semplice: cambiare dominio. Certo, dovrò rifare tutta la gavetta sulle blogclassifiche varie e dovrò riguadagnare piano piano accessi, il tutto comunque si può riassumere con un ecchissenefrega?

Il template bianco da fighètto è dovuto al fatto che tra le decine che ho provato, questo era l’unico la cui sidebar son riuscito a modificare. Più avanti magari con l’aiuto di qualche generoso lettore…

A proposito di aiuti, ora ho bisogno di due aiuti immediati; se qualcuno potesse buttare un occhio…

  1. Mi fa schifetto la sottolineatura dei link. Penso si debba intervenire sullo style.css, giusto? Ecco, io non ci capisco nulla. Questa è la pagina, se qualcuno mi togliesse la suddetta sottolineatura gliene sarei grato.
  2. Come faccio a trasferire i post dall’altro blog che usa WP a questo che usa sempre WP? Ho bisogno di un plugin giusto? Quale? E’ semplice? E trasferisco anche le categorie automaticamente?

Bene, ricordatevi di aggiornare i link con BURAKU.ORG e ricordatevi di cestinare l’altro indirizzo dei feed perchè quelli nuovi sono questi.

C’è simpatia

Ieri è stata una giornata simpatica come un calcio nei coglioni. Ho fatto rally sulla neve e uscendo dalla Transpolesana, la mia macchina è completamente partita per i cazzi suoi. Per fortuna non c’erano nè altre macchine nè lampioni e simili perchè altrimenti starei facendo cambiali per il carrozziere. Totale dei clienti che mi hanno chiamato per ordinare: zero.

Oggi è stata una giornata simpatica come un calcio in culo. Ho aspettato due e ore e mezza dal gommista per farmi mettere su i pneumatici invernali e non vi dico quanto li ho pagati perchè piango. Totale dei clienti che mi hanno chiamato fino ad adesso (voglio illudermi) per ordinare: zero.

Domani sarà una giornata simpatica come un calcio in bocca. Devo andare in sede perchè viene a trovarci colui nei confronti del quale e della cui azienda nutrivamo grandi aspettative ma che si è rivelato tutto una patacca. Devo fargli così tante lamentele che alla fine sarà grato del fatto che di sicuro non riusciranno a bloccarmi a Bergamo per una allegra cena stracciamaroni. Totale dei clienti che presumibilmente chiameranno per ordinare: zero.

My favorite things

Ancora un po’ di allenamento e poi la posso mandare a Fahrenheit.
 
 Podcast Video: Play Now | Play in Popup

Perdonali perchè non sanno quello che fanno

Stiamo uscendo per andare all’Ikea a vedere se c’è qualcosa di interessante.

Update: ora grazie alle nostre due nuove sedie Nisse possiamo invitare a cena ben cinque persone in casa nostra (avendo ora in totale sette sedie) e grazie al nostro nuovo tavolino Lack abbiamo una base per il nostro meeeeeeraviglioso alberello di natale.

Federalismo dei cachi

In Italia abbiamo uno stato centrale che dice che delegherà alle entità periferiche alcune prerogative e questa delega la chiamano federalismo. A me questo sembra un decentramento amministrativo, il quale molto probabilmente aumenterà i costi anzichè ridurli. Inoltre, se anche i presidenti delle regioni meridionali si dicono ottimisti riguardo questa riforma, vuol dire che l’obiettivo principale, cioè ribaltare la logica dare/ricevere soldi dall’entità centrale, è andato a farsi benedire.

Da che mondo è mondo uno stato federato si forma, semplificando, così: due o più stati si siedono attorno ad un tavolo e discutono sulla loro possibile unione, sulle rispettive competenze e sulle competenze da delegare al governo centrale. Se alla fine si trova una soluzione condivisa e le popolazioni sono d’accordo, nasce lo stato federato. Io penso che l’Italia abbia bisogno di una riforma federalista. L’unica riforma federalista vera e degna di questo nome quindi secondo me dovrebbe essere la seguente:

Il passo iniziale obbligatorio deve essere per forza quello di dichiarare lo stato italiano in via di scioglimento. In ogni ex regione vengono eletti rappresentanti per le assemblee costituenti locali. Quindi le ex regioni, dopo essersi dotate ognuna della propria costituzione, si ritrovano per discutere della loro eventuale unione o solo di eventuali unioni parziali (per esempio, uno stato federato dell’Etruria, uno stato federato della Magna Grecia, etc etc, sono solo esempi con nomi da esempio) e si compila una bozza di costituzione federata nella quale potrebbe anche essere inclusa la possibilità della regione confederata di secedere  (secondo me sarebbe un articolo da fare). Alla fine si fanno dei bei referendum per far decidere alla popolazione l’eventuale unione al nuovo stato italiano confederato o meno. Io voterei comunque NO, ma devo ammettere che se si procedesse in questo modo, il nuovo stato italiano che nascerebbe avrebbe delle chance di successo enormemente maggiori di adesso.

Mi rendo conto che questa strada è a dir poco irrealizzabile e utopistica. Si andrà avanti a roboanti proclami sul federalismo ed esagitati leghisti grideranno alla vittoria quando nella bergamasca insegneranno ai bambini nelle scuole il significato di cadrega. Tuttavia noi veneti, sardi, pugliesi, piemontesi, lombardi, laziali, etc etc, continueremo a pagare contro la nostra volontà per uno stato totalmente inefficiente che ogni giorno che passa aumenta i propri spazi di intrusione e di parassitismo parlando anche beffardamente di federalismo. Pensate sia realistico immaginare delle persone dotate di grandi poteri e grandi possibilità di manovra che di loro spontanea volontà si amputano del loro potere? Pensate veramente che questi di loro spontanea volontà ci concedano per gentilezza il cosiddetto federalismo?

Ma cosa volete, Elio e le Storie Tese avevano già capito tutto.

 
 Elio e Le Storie Tese - La terra dei cachi: Play Now | Play in Popup

Hai detto nebbia?

Stasera vado ad un aperitivo acustico con i Canadians al Green Store di Verona. Che si sappia.

Quando un coccodrillo mangia il sole

Tempo fa ho letto su Vanity Fair un articolo interessante sullo Zimbabwe. Io sono scandalosamente ignorante riguardo l’Africa e così ne ho approfittato per comprare il libro del giornalista che aveva scritto quell’articolo. E poi dicono che le riviste da cesso non servono a niente!

Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin è fondamentalmente la storia dell’autore e della sua famiglia tra il 1996 e il 2004. Storia che offre l’opportunità di parlare di moltre altre faccende, come per esempio le origini di suo padre e soprattutto dello Zimbabwe.

Le mie nozioni sullo Zimbabwe erano molto superficiali. Sapevo che c’era Mugabe, un dittatore tra i tanti in Africa, che ha portato il paese alla miseria nera. Leggendo il libro ho capito un po’ di più. Peter Godwin è uno zimbabwese bianco, nato e cresciuto in quel paese. Come lo stesso autore ammette, i bianchi in Zimbabwe hanno fatto molti errori e fino al 1979 in quello che si chiamava Rhodesia vigeva un sistema politico simile all’apartheid del vicino Sudafrica. La popolazione tuttavia, sia bianca che nera, è passata dalla padella alla brace dato che con il tempo si è capito che Mugabe è un folle insensibile alla tragedia in atto nel suo paese.

Godwin attraverso le sue vicende personali mostra un Paese allo sfascio e sembra quasi che il progressivo decadimento fisico e finanziario dei suoi genitori, cocciutamente risoluti nel non voler scappare dal luogo che considerano casa loro, vada in parallelo con la rovina esponenziale di quello che una volta era un paese promettente e con tutto il necessario per assicurarsi un prospero futuro. Proprio i due genitori dell’autore sono secondo me i veri protagonisti del libro; due figure straordinarie, per nulla lo stereotipo del bianco colonialista. Godwin descrive anche molte figure di farmer, i latifondisti bianchi che progressivamente sono stati espropriati delle proprie terre in attuazione di una politica che cerca il capro espiatorio. Persone orgogliose che spaccandosi la schiena per decenni avevano creato dei gioielli di fattorie e contro i quali Mugabe ad un certo punto ha scatenato l’odio. Oggi in Zimbabwe di zimbabwesi bianchi ne sono rimasti veramente pochi.