Daydream

Mi sono reso conto che di mattina in macchina è più proficuo che io ascolti i Sonic Youth che la rassegna stampa. Non penso che conoscere le ultime buffonate dei nostri politici e le loro mezze ricette infarcite di falsità mi possa arrichire intellettualmente. Non penso neppure che perdersi l’ultimo editoriale del solito giornalista cagasentenze e approssimativo sia un peccato mortale. Mi sono reso conto che, senza volerlo consciamente, ho iniziato a disinteressarmi di tutta quella cloaca puzzolente e foriera di epidemie che è la cosiddetta "politica italiana"; cioè, non me ne frega più niente.

La copertina di Daydream Nation è una delle mie favorite in assoluto. Mi sembra offrire un senso di pace e di speranza: c’è sempre una candela che illumina almeno un pochino il buio. Ad alcuni potrebbe sembrare invece un’immagine cupa e angosciante, a me no. Ascolto estasiato Daydream Nation e penso che la mia nazione da daydream è una Venetia libara e libartaria che mi permetta di vivere non da suddito e che mi permetta di ricominciare a leggere i giornali senza aver paura di non riuscire a trattenere i conati di vomito.

Basta. Ci rubano il frutto del nostro lavoro e parlano di giustizia sociale. Ci espropriano della volontà sul nostro corpo e parlano di fermare la deriva eugenetica. Ci conducono alla povertà per colpa della loro brama autoalimentante di potere e parlano di primato della politica. Basta, attacco Daydream Nation e penso al mio daydream e pure al bellissimo daydream di Patri Friedman (un post di Maurizio a riguardo).