Quando un coccodrillo mangia il sole

Tempo fa ho letto su Vanity Fair un articolo interessante sullo Zimbabwe. Io sono scandalosamente ignorante riguardo l’Africa e così ne ho approfittato per comprare il libro del giornalista che aveva scritto quell’articolo. E poi dicono che le riviste da cesso non servono a niente!

Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin è fondamentalmente la storia dell’autore e della sua famiglia tra il 1996 e il 2004. Storia che offre l’opportunità di parlare di moltre altre faccende, come per esempio le origini di suo padre e soprattutto dello Zimbabwe.

Le mie nozioni sullo Zimbabwe erano molto superficiali. Sapevo che c’era Mugabe, un dittatore tra i tanti in Africa, che ha portato il paese alla miseria nera. Leggendo il libro ho capito un po’ di più. Peter Godwin è uno zimbabwese bianco, nato e cresciuto in quel paese. Come lo stesso autore ammette, i bianchi in Zimbabwe hanno fatto molti errori e fino al 1979 in quello che si chiamava Rhodesia vigeva un sistema politico simile all’apartheid del vicino Sudafrica. La popolazione tuttavia, sia bianca che nera, è passata dalla padella alla brace dato che con il tempo si è capito che Mugabe è un folle insensibile alla tragedia in atto nel suo paese.

Godwin attraverso le sue vicende personali mostra un Paese allo sfascio e sembra quasi che il progressivo decadimento fisico e finanziario dei suoi genitori, cocciutamente risoluti nel non voler scappare dal luogo che considerano casa loro, vada in parallelo con la rovina esponenziale di quello che una volta era un paese promettente e con tutto il necessario per assicurarsi un prospero futuro. Proprio i due genitori dell’autore sono secondo me i veri protagonisti del libro; due figure straordinarie, per nulla lo stereotipo del bianco colonialista. Godwin descrive anche molte figure di farmer, i latifondisti bianchi che progressivamente sono stati espropriati delle proprie terre in attuazione di una politica che cerca il capro espiatorio. Persone orgogliose che spaccandosi la schiena per decenni avevano creato dei gioielli di fattorie e contro i quali Mugabe ad un certo punto ha scatenato l’odio. Oggi in Zimbabwe di zimbabwesi bianchi ne sono rimasti veramente pochi.