Mi sembra che amici blogger e lettori siano un po’ confusi dalla mia "svolta indipendentista". Cerchiamo di fare chiarezza allora!
Innanzitutto è bene non confondere certe cose, ossia, io non sono diventato leghista. Vorrei essere molto chiaro a riguardo. Della Lega Nord non condivido niente: xenofobia, protezionismo, bigottismo, politica dell’acchiappa-carega, assistenzialismo, populismo, venti anni di dentro e fuori dal potere romano e risultati zero. Non è che se uno è indipendentista è automaticamente leghista e non è che se un partito persegue l’indipendenza scimmiotta la Lega, sono stato chiaro?
Bene.
Il PNV ha un unico e chiaro obiettivo: l’indipendenza della Venetia (territorio un po’ più vasto della attuale Regione Veneto dai confini non ben definiti, ma ora come ora ci si focalizza soprattutto sul Veneto, il resto verrà da sè) attraverso metodi nonviolenti e democratici. Nella pratica, un passo decisivo dovrà essere l’indizione da parte della Regione Veneto di un referendum nel quale chiedere ai cittadini se sono d’accordo o meno sull’indipendenza.
All’interno del PNV ci sono molte anime ma è indubbio che lo scheletro del PNV è liberale (con un innesto libertarian non indifferente). Ciononostante, essendo l’obiettivo l’indipendenza, qualsiasi persona che desideri la formazione di uno stato veneto indipendente può supportare il PNV, sia essa di destra, di centro o di sinistra, statalista o meno, religiosa, laica o atea, conservatrice o progressista, nata in Veneto o arrivata dopo. In altri termini: pensiamo prima a raggiungere l’indipendenza, avremo tempo dopo di scannarci per bene tra noi.
Non c’è dubbio che molti indipendentisti siano dei passatisti, cioè sognino i bei tempi andati della Serenissima. Non è il mio caso e non è il caso del PNV. Per quanto mi riguarda, io cerco un futuro; il passato è utle da studiare ma non deve essere un moloch. Della retorica del Leon de San Marco non mi interessa niente. Io voglio uno stato leggero, minimo, confederato, con il governo al servizio del "popolo" e non il contrario, che non intralcia la libera scelta individuale e che mi permette di ricercare la mia personale felicità. Tutto questo nello stato erede diretto del regno allargato dei Savoia non è possibile e mai sarà possibile. Attualmente al termine Italia a me viene spontaneo associare il sexpistoliano no future; perchè è così, non c’è scampo. Guardate solo al cosiddetto "federalismo fiscale": non lo potranno mai realmente concedere, pena la bancarotta immediata d’Italia. Sono convinto che in uno stato veneto indipendente ci siano risorse e spazi di manovra molto più ampli degli attuali per una politica libertaria. Il concetto di popolo mi lascia freddo e perplesso. Quando sento parlare di sangue o di razze, vado subito in modalità scetticismo. Io sono un individualista. A popolo preferisco il concetto aperto di cultura e ambiente umano e penso che quello veneto possa definirsi un ambiente e una cultura omogenea distinguibile dalle altre presenti nello stato di cui fa attualmente parte. Un motivo in più per non vedere come mostruosa la separazione della Venetia.
Voglio ripetermi: non c’è assolutamente niente di mostruoso o impossibile in un territorio che diventa autonomo. La vita va avanti, amici come prima. Potrete ancora andare in gita a Venezia e non si alzerà nessuna cortina di ferro. Gli spostamenti e i commerci saranno uguali a prima (probabilmente maggiori) e non dovrete esibire nessun passaporto per attraversare il Po; anche perchè è praticamente ovvio che in caso di indipendenza il futuro stato veneto entrerà a far parte della UE (essendoci già). E’ bene sottolineare questi aspetti, perchè spesso si drammatizzano (in malafede anche) scenari che drammatici non sono. Sarà un terremoto politico di proporzioni epocali, quello sì. Ma probabilmente servirà anche a quello che rimarrà dell’Italia per farle cambiare rotta.
Bene.
Ora mi rivolgo a te, residente in Veneto: che ne dici di farci un pensierino? Dimmi la verità, ora tutta la faccenda non inizia a sembrarti un po’ meno naive? Dai, fai un passo ulteriore: join the Venetian side of the Force! Perdita di tempo? Partitino dello zero virgola? Sogno di una notte da ubriachi? Forse, ma con il tuo aiuto ci avvicineremo na s-ciantina di più alla meta. Guarda, è meno impossibile di quello che pensi. Più queste idee verranno trasmesse e più il PNV sarà conosciuto dalla grande massa, più l’obiettivo sarà fattibile. Ma affinchè sia fattibile, è necessario, appunto, che il PNV diventi un attore importante della scena politica veneta. Pensaci a mente fredda e libera da slogan patriottardi ottocenteschi: Yes, we can! Che in veneto si traduce in Sì, dio can!
E allora forza, ti esorto di nuovo: join the Venetian side of the Force!

