
Trovo che questo brano tratto da Socialismo di Mises del 1922 sia di straordinaria attualità; ancora, purtroppo. Cambiando alcuni termini, come aristocrazia e consiglio della Corona con capitalista di stato e politici, il gioco è fatto.
Lo statalismo ha in mente una classificazione gerarchica dei membri del suo futuro Stato. I più nobili avranno più potere, onori e reddito secondo la sua valutazione di merito. Gli pare intollerabile che un venditore di latte, o un fabbricante di bottoni, possa ottenere un reddito più alto che il discendente di una vecchia famiglia della aristocrazia o un membro del consiglio della Corona o un tenente. E’ proprio per rimediare a questo stato di cose che il sistema capitalistico deve essere rimpiazzato da quello statalista.
[...] Tutte le imprese devono in fondo diventare imprese di Stato. L’agricoltore manterrà il nome e il titolo di proprietario, ma gli sarà proibito di “guardare egoisticamente solo al profitto che egli può ricavare dai prodotti portati sul mercato; egli ha “il dovere di perseguire i fini dello Stato”. [...] La stessa cosa si applica agli artigiano e ai commercianti. Per gli imprenditori indipendenti che hanno un libero controllo sui mezzi di produzione, non c’è nel socialismo di Stato che un piccolo spazio, come in tutte le altre forme di socialismo. Le autorità faranno in modo che nessun soggetto riceva più del reddito conveniente, cioè più di quel reddito che gli consente un livello di vita appropriato al suo rango.
[...] Nella misura in cui il socialismo statalista tenta di perpetuare la gerarchia sociale e prevenire ogni cambiamento nella scala delle relazioni sociali, la definizione di “socialismo conservatore”, che qualche volta gli è stata attribuita, appare giustificata. In effetti, in esso vi è la convinzione, più che in qualsiasi altra forma di socialismo, che sono possibili la completa cristallizzazione e l’immobilizzazione del cambiamento delle condizioni economiche: i suoi seguaci considerano ogni innovazione economica come superflua o perfino dannosa. I mezzi con cui lo statalismo tenta di raggiungere i suoi fini corrispondono a questa concezione. Se il socialismo marxista è l’ideale sociale di coloro che non aspettano altro che una radicale trasformazione dell’ordine sociale esistente attraverso rivoluzioni sanguinose, il socialismo di Stato è l’ideale di coloro che chiamano in soccorso la polizia al più piccolo segno di difficoltà. Il marxismo si fonda sul giudizio infallibile di un proletariato animato da spirito rivoluzionario; lo statalismo sull’infallibilità delle autorità tradizionali. Entrambi concordano nel credere in un assolutismo politico che non ammette possibilità di errore.





