Nella mia breve descrizione qui sulla colonna di destra ho tolto “veronese” per due motivi. Prima di tutto, io risiedo a Verona ma mi sento ancora un “figlio della Bassa“, nella mia parlata non ci sono S dolci ma dure Z di chi deve combattere con la palude e la nebbia (a volte so essere molto poetico, vero?). In secondo luogo, ho qualche difficoltà e imbarazzo nell’identificarmi con una città che sembra aver dato passivamente carta bianca ad ogni iniziativa “emergenziale” o “di sicurezza” promossa da un sindaco che si configura sempre più come l’agognato da tanti uomo risolutore che in cambio di un pezzetto di libertà ogni volta ti dona la sensazione di sicurezza e tranquillità e una morale di Stato (in questo caso, di Comune) da seguire e alla quale conformarsi.
Il sindaco superstar televisiva nazzzionale (prossimo probabile Presidente della regione Veneto) tra le varie iniziative, ha vietato il mangiare per strada e ha portato l’esercito a pattugliare una città che al massimo per il decoro avrebbe bisogno di meno forza nuovisti picchiatori, ultrà gialloblu scimmieschi e stranieri pisciatori negli angoli. E tutta la cittadinanza a esultare, alè alè c’è l’esercito, che sicurezza. L’ultima è quella di voler impedire la prostituzione in appartamento, dopo averla combattuta per strada.
«Dopo averle allontanate dalla strada – spiega Tosi – ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa». Ma come individuare le squillo? Come accertare con sicurezza che un determinato appartamento viene utilizzato come pied-à-terre dalle prostitute? In pratica saranno gli stessi condomini a segnalare chi crea disturbo, quest’ultimo verrà sanzionato (non si sa ancora di quanto, visto che Tosi non ha voluto specificare l’entità dell’ammenda). Dunque, le uniche basi sulle quali operare prese in considerazione da Tosi sono per adesso proprio le testimonianze dei condomini: parola di chi si ritiene disturbato dai rumori, contro parola del presunto disturbatore. Bisognerà capire bene i termini dell’ordinanza e la loro applicabilità, per evitare che diventi un terreno di battaglia fra dirimpettai.
Avevo già scritto che questa crociata contro l’uso che una persona sceglie di fare del proprio corpo mi disgusta e mi inquieta. Uno Stato che diventa sempre più onnicomprensivo e regolatore significa semplicemente sempre meno libertà individuale. Una morale e un’etica dettata dal potere politico, spalleggiato da una chiesa, vuol dire sempre meno possibilità di ricercare la propria felicità. Una città che vuole vietare la prostituzione in tutto e per tutto è una spia importante che sta a significare che l’autoderminazione dell’individuo è un concetto sconosciuto. Non è questione di destra o sinistra dato che io me li ricordo bene i sinistri in fila per farsi prendere le impronte digitali al grido di o tutti o nessuno e la conosco bene la posizione paternalista della sinistra sulla prostituzione. Come avevo già scritto, manca una cultura della libertà, manca la voglia di vivere liberi e di farsi i cazzi propri. Tutti sono pieni di paure e angosce, tutti pensano che la felicità possa venire da questo sempre più pesante Stato e non si accorgono che ad ogni dito offerto, si prende sempre due braccia e due gambe. Ossessionati dalla chimera della sicurezza totale, non chiedono altro che di vivere in una cella.
Bisogna farla crescere ‘sta cultura della libertà, perché io non ho intenzione di vivere in un panopticon.






5 Responses to “La guerra è prima di tutto culturale: serve una diffusa cultura della libertà”
“Mannaggia”, oggi ‘sto blog mi ispira particolarmente.
A parte la figata della citazione del “Panopticon”, che “mi mancava” e in più offre qualche altro collegamento sfizioso (es. Anopticon) , sento e condivido il punto del post.
Vien un po’ da sorridere, per non piangere, a constatare che, dato anche la centralità de ” le testimonianze dei condomini: parola di chi si ritiene disturbato dai rumori etc.”, il passaggio successivo naturale parrebbero essere l’ utilizzo di “una sorta di case chiuse” magari con l’unica accortezza di non situarle vicinissimo a zone troppo residenziali, abitazioni con bambini piccoli etc.
Ho sempre pensato che la legge Merlin fosse sbagliata, utopica. Il fatto che dopo 50 anni, è sempre più chiaro che sia forse inevitabile ritornare a quel modello, anche se possibilmente in una versione un filo più “moderna” “trasparente” e “organizzata”, non consola più di tanto. Anzi rende ancora più chiaro lo spreco di anni e anni di lucrosi stipendi inutili dati a certi politici perchè si arrovellassero a pensare a cose di cui evidentemente non capiscono niente, e quando metton mano invece che migliorarle fanno danno.
Non avevo mai notato come il Panopticon somigliasse, anche nell’architettura, a palazzo Barbieri.
No mi resta che concordare con post e commento.
Ovvio poi, che non mi resta che piangere.
Pensando al futuro
hai tutta la mia solidarietà.
è un bel problema quella del sindaco parafascista di verona…
speriamo.
Posso dire solo: complimenti.
Sono grato a chi, sul forum del mio sito, mi ha segnalato uno dei migliori interventi di questi anni sul tema, che va al cuore della questione: manca una cultura della libertà.
Manca la coscienza che se c’è una conquista che millenni di elaborazione culturale stavano faticosamente producendo, una delle poche cose che possono davvero definirsi “progresso”, è quella che la società dovrebbe essere ciò che permette la possibilità di esprimere la propria libertà individuale e le proprie scelte di vita, lasciandole pacificamente coesistere e difendendole, a patto solamente che le scelte di uno non impediscano quelle dell’altro. Se la società non fa questo, se al contrario è di ostacolo alle libere scelte personali ed è invece strumento ideologico o politico nelle mani di una parte (e che questa parte sia maggioranza o minoranza non importa), allora è ben poca cosa, tanto varrebbe ritornare alle caverne, ognuno per sè e (per chi ci crede) Dio per tutti.
E, come mi capita di dire spesso, la questione prostituzione è una cartina di tornasole di una certa mentalità e di un modo distorto ed autoritario di intendere la società umana, il problema è ovviamente molto più generale.