Prima di natale ho parlato con un mio conoscente quarantenne che lavora per una multinazionale americana e mi ha spiegato come funziona da lui. In pratica ha molte responsabilità e completa autonomia decisionale. Se però non raggiunge gli obiettivi o la sede non è completamente soddisfatta del suo lavoro, senza tante formalità può ricevere una chiamata dagli States che lo avverte di lasciare subito libera la scrivania; e per subito intendo subito. Mi diceva, riassumendo con un’immagine, che in ufficio ha una poltrona bella e instabile. Allora ho pensato a me e a chi lavora con me che, essendo autonomi, siamo instabili per definizione, che ci dobbiamo guadagnare ogni giorno lo stipendio e che in periodi tremendi come questo non è per niente facile. Infine ho pensato al mio amico metalmeccanico che qualche anno fa mi ha mostrato sdegnato la sua misera busta paga, nella quale metà del suo stipendio viene rubato automaticamente dal meccanismo infame del “sostituto d’imposta“.
In Italia decenni fa è stato fatto un patto tra i sindacati e la Confindustria: salari bassi in cambio di mercato del lavoro bloccato. Aggiungiamo il livello folle di tassazione e regolamentazione ed ecco il pessimo quadro completo. Io penso che si sia fatta veramente troppa metafisica attorno al lavoro. Tutti a parlare di difendere il lavoro, incrementare il lavoro, aiutare il lavoro, considerare il lavoro come una sorta di idolo da venerare. Il risultato al quale i politici, gli industriali e i sindacati sono giunti è sotto gli occhi di tutti: da una parte lavoratori che considerano il proprio come un posto assegnato per diritto divino e che non smuovi neanche con le cannonate, dall’altra lavoratori flessibili che però non godono dei vantaggi della flessibilità (maggiori guadagni, per esempio), in più lavoratori autonomi tartassati e ostacolati da migliaia di impedimenti e perdite di tempo inutili. Io penso che il lavoro andrebbe liberato, prima di tutto da chi parla a vanvera di difendere il lavoro. Il lavoro è una merce, una delle più importanti, e come tutte le merci più è libera di circolare, meglio è. La certezza del posto di lavoro è una chimera e un falso problema. Fate guadagnare di più la gente liberando il lavoro e vedrete quanti falsi problemi verranno dimenticati.




7 Responses to “Il lavoro”
te lo dico senza ironia: tutto ciò è possibile in Svizzera, o nella Serenissima (e dico forse)… altrove è utopia
Non ho capito cosa è utopia
“liberare” il lavoro, annullare tutte le dinamiche che ben descrivi nel post
Applausi. Sei riuscito a scrivere cose che condivido in pieno senza esser incazzoso come il sottoscritto.
Io sono una disoccupata, anzi una neolaureata in cerca di una prima, vera, occupazione. L’immobilità del mercato del lavoro mi impedisce di diventare autonoma e crearmi una vita indipendente, nonché reddito per me e il paese. però. però io il lavoro come quello del tuo amico per la super multinazionale americana, non so se lo vorrei. mi spaventa una logica del genere, dove un minimo errore si paga a così caro prezzo, dove per non morire di fame devo sottomettermi ad ogni singola volontà della mia azienda, divenendo uno schiavo della mia stessa libertà.
(spero che comunque non sia necessario sottolineare che per me il posto assegnato per diritto divino è totalmente abominevole)
non vorrei aver dato un’immagine distorta. gli americani son flessibili, mica stupidi
non si fanno scappare una persona di valore se fa un minimo errore ma se non raggiunge determinati obiettivi prefissati o se, per esempio, si mette a sparare con la fionda nudo dalla finestra alla gente sotto
sicuramente. ma non si corre un po’ il rischio di essere totalmente assoggettati agli sghiribizzi dei tuoi capi? non so, mi sembra troppo poco controllato, come sistema. ma una simpatica via di mezzo, no?