Come avevo già scritto, non tutte le argomentazioni che si trovano ne L’etica della libertà di Rothbard mi convincono. Un ragionamento con il quale sono pienamente d’accordo invece è quello riguardante l’aborto. Sarei curioso di sapere quanti paleolibertarian sono d’accordo con quanto scrive Rothbard su questo argomento in questo libro. Non sono molto ferrato sul tema, ma presumo che negli anni seguenti abbia cambiato idea rispetto a quanto aveva scritto, no?
La base corretta per un’analisi dell’aborto si trova nell’assoluto diritto di ciascuno alla proprietà del proprio corpo. Questo comporta, come conseguenza immediata, il fatto che ogni donna gode di diritti assoluti sul proprio corpo e su quanto esso contiene. Questo comprende il feto. Normalmente il feto si trova nel grembo della madre perché essa acconsente a questa situazione, ma vi si trova proprio in virtù del consenso liberamente concesso dalla madre. Ma, se la madre dovesse decidere di non volere più il feto nel proprio grembo, allora esso diventerebbe un “violatore” parassitario della sua persona, e la madre avrebbe pienamente diritto di espellere questo invasore dal proprio territorio. L’aborto dovrebbe essere considerato non come “l’omicidio” di una persona vivente, bensì come l’espulsione dal corpo della madre di un ospite indesiderato. Qualsiasi legge che limiti o proibisca l’aborto costituisce quindi una violazione dei diritti delle madri.
Secondo una comune obiezione, la madre, avendo originariamente acconsentito al concepimento, si è vincolata con un “contratto” alla sua attuale condizione, e quindi non può “violare” tale “contratto” sottoponendosi a un aborto. Questa tesi, tuttavia, è molto discutibile. In primo luogo una semplice promessa non è un contratto vincolante: i contratti sono esecutivi soltanto se la loro violazione comporta un furto implicito, mentre chiaramente ciò non avviene nel nostro caso. In secondo luogo, è evidente che qui non può esservi alcun “contratto” giacché il feto (l’ovulo fecondato?) non può certo essere considerato un’entità contraente volontaria e consapevole. E in terzo luogo, un punto d’importanza cruciale della teoria libertaria è l’inalienabilità della volontà e, quindi, l’inammisibilità della schiavitù volontaria. Anche se si potesse parlare di un “contratto”, quindi, questo non potrebbe essere fatto rispettare, perché la volontà della madre è inalienabile ed ella non può legittimamente essere obbligata contro la sua volontà a portare in grembo e partorire un bambino.
Un’altra argomentazione addotta dagli anti-abortisti è che il feto è un essere umano vivente, quindi esso deve godere di tutti i diritti degli essere umani. Ammettiamo pure, per amore di discussione, che i feti siano esseri umani – o, più genericamente, esseri umani potenziali – e pertanto abbiano titolo al godimento di tutti i diritti umani. Ma quali esseri umani, potremmo chiedere, hanno il diritto di essere parassiti del corpo di un ospite umano che non li desidera? Chiaramente, nessun essere umano ormai nato ha questo diritto, pertanto, a fortiori, neache il feto può averlo.





33 Responses to “L’aborto ne “L’etica della libertà“”
Rothbard si è sempre considerato “pro-choice”. Nel periodo paleo, piuttosto, si è schierato contro un sentenza della Corte costituzionale che rendeva l’aborto legale su tutti gli stati, vista come un’imposizione illegittima da parte di un organo federale.
Sull’argomento rothbardiano: personalmente non mi convince la definizione del feto (o ovulo fecondato) come “parassita”, sia perché la trovo un po’ squallida (mio parere), sia perché la donna ha avuto un ruolo attivo nel “procurarselo”, insomma una donna che può usare la sua volontà per richiedere un aborto, può anche usare i contraccettivi.
Dal mio punto di vista però, anche se un libertario può considerare l’aborto un crimine, non lo può ritenere punibile: infatti in un contesto di diritto non positivo nessuno può reclamare per la vittima, ad eccezione della madre ovviamente e quindi tutto si chiude lì.
da questo articolo sembra che il feto sia totalmente “proprieta’” della madre. In tutto l’articolo non si nomina mai il padre, e questo secondo me e’ sbagliato e rovina in parte un discorso che e’ assolutamente ineccepibile.
Ma e’ giusto una puntigliazione eh.
Non è il feto, aabo, ad essere proprietà della madre, ma il corpo che lo ospita.
proababilmente il paleo ti direbbe che la tizia verrebbe ostracizzata dalla comunità e andrebbe a morire di fame nella comunità di lesbiche femministe fricchettone che, si sa, campano solo grazie agli aiuti statali.
invece io ti rispondo come mi rispose (+ o -) libertarian ad un’argomentazione simile.
supponi che faccia un gran freddo un tizio ti invita nel suo maniero in montagna, mentre cenate fuori nevica, le temperature calano a picco a -20 gradi, la tua auto è sepolta sotto ben 2 metri di neve. è palese che dopo mezz’ora esposto a quel freddo si manifestano gravi segni di assideramento, dopo un’ora sei morto, a scavare un’ora non riesci a entrare nella tua auto, l’abitato più vicino è molto lontano rispetto ad un’ora a piedi.
ad un certo punto il tuo simpatico amicone si è stufato della tua presenza e ti butta fuori difendendo la sua proprietà.
c’è qualcosa di strano in questa scena?
oppure (questa mi è venuta in mente ora)
un tuo amico ti invita a casa, ti dice che lascia la porta aperta, apri la porta e questa fa scattare un congegno che a sua volta attiva una balestra che ti centra in pieno cervello.
tecnicamente ti sei suicidato, e ovviamente questo amico simpaticissimo ha il diritto assoluto sulla sua casa, anche di costruirci trappole letali.
mi viene come il sospetto che permettere pacificamente alle persone di entrare nella propria proprietà porti con se implicitamente il dovere a far si che sia non dico una bella esperienza ma per lo meno non letale…. boh.
a proposito sabato prossimo tutti invitati a casa mia, cenona con morticia, mio fratello fester e i miei adorabili figliuoli pugsly, mercoledì e pubert.
l’analogia non mi convince molto.
“sia perché la donna ha avuto un ruolo attivo nel “procurarselo”, insomma una donna che può usare la sua volontà per richiedere un aborto, può anche usare i contraccettivi”
sul fatto che la donna abbia ruolo attivo nel procurarsi il “parassita” nutro qualche dubbio. e nei casi di violenza per esempio?
(mi sono sempre chiesta se quando metti i pezzi tipo questo li copi direttamente dal libro con tanta pazienza..)
Orso: non sempre i contraccettivi funzionano, però. E come la mettiamo con l’aborto scelto perché il feto è malformato?
L’analogia non convince nemmeno me, soprattutto la parte della balestra, ma credo non regga neppure quella della bufera di neve, visto che nel caso della gravidanza si parla di un rapporto simbiotico che provoca dei cambiamenti profondi nel corpo della madre (parlare di parassita in effetti è un po’ squallido, ma il concetto è quello) e non di un semplice invito a casa propria.
Resta il fatto che secondo un’etica libertaria coerente anche cacciare di casa qualcuno, pur sapendo di esporlo ad un possibile pericolo di vita, sarebbe una cosa ineccepibile dal punto di vista legale. Che poi questo faccia nascere un problema di tipo morale è un altro discorso, ma lo stesso vale anche per l’aborto.
Ad Orso si potrebbe obiettare che non necessariamente la donna “se l’è cercata”, visto che ad esempio la gravidanza potrebbe essere frutto di un problema “tecnico” dello strumento contraccettivo.
Per aabo: non vedo che diritti possa accampare il padre.
Ecco appunto, come dice la ceci ci sono anche i casi di violenza…
Definire il feto “parassita” mi sembra davvero squallido. Certo, ci sono casi di violenze e casi di feti malformati. Ma sono casi limite. Il più delle volte il fetò è lì perchè la donna ha avuto un rapporto sessuale consenziente e, contraccetivi o meno, si è ritrovata in cinta. E considera il feto come “incidente”, un insieme senza senzo di cellule messe lì a caso. Cosa che invece non corrisponde a verità. Il feto è una persona e come tale deve essere trattata. Chi lo considera “parassita” lo fa o per scaricarsi la coscienza o perchè dimentica cosa voglia dire essere umano.
@enrico, non tutte le interazioni umane sono coperte da contratti dettagliati, quando questo contratto non c’è si dovrebbe ricorrere al senso comune, che imho prevede che se ti invito a casa non ti ammazzo salvo contratto o prova che affermi il contrario.
ovvero se dimostri che il tizio in questione sapeva che c’era la possibilità di essere sbattuto fuori al gelo allora ok, sennò hai violato un contratto implicito.
Certo nel parlare comune definire un feto un parassita non e’ bello (e forse neppure opportuno visto che pare un oggetto pericoloso di cui disfarsi), ma dal punto di vista biologico solo in apparenza si tratta di parassitismo. In realta’ feto e madre partecipano di un rapporto simbiotico (la simbiosi credo che dal punto di vista giuridico sia un contratto) involontario da parte del feto e qualche volta involontario da parte della madre. E’ vero che il feto parassita l’ambiente uterino della madre nutrendosi di cio’ che la madre si nutre, ma e’ anche vero che pure la madre sfrutta il feto per la propria procreazione. In effetti il feto e’ una protesi genetica della madre che viene utilizzato per spostarsi i geni materni verso un’altra generazione.
Insomma mi pare che la cosa sia piu’ complessa. Anche il feto insomma viene usato senza che nessuno glielo chieda. insomma trattasi di pubblicita’ ingannevole quella della madre.
il tizio in foto pare un incrocio tra roberto malone e alberto sordi
Condivido abbastanza dell’ articolo di Rothbard, ma non mi sentirei proprio di sottoscriverlo in toto. Non ho tempo/voglia di sviscerare i vari punti.
Approfitto però per segnalare un interessante link attinente:
http://unreasonablefaith.com/2009/01/21/how-to-stump-anti-abortionists-with-one-question/
Astrolabio credo che il punto sia sempre lo stesso: un contratto implicito può esistere solo tra due individui e nessuno ha ancora dimostrato che il feto sia un individuo. La definizione tecnica di parassita è l’unica oggettivamente condivisibile.
Fabri:
Interessante punto di vista ma se si parla di aborto evidentemente la madre NON desidera usare il feto per trasmettere i suoi geni alla prossima generazione. Quindi in questo caso non sussiste nessun rapporto simbiotico ma solo parassitismo.
Per Sgembo
Infatti ho detto “qulche volta involontario da parte della madre”. In quel caso è parassitismo e non più simbiosi. Anche se continuo a dire che il feto non decide di essere un parassita ma viene costretto a esserlo.
Nessun parassita di nessun tipo “sceglie” di nascere parassita. Dovremmo forse per questo farci parassitare da tutto e da tutti? Ho capito che il feto non ha colpe; del resto non essendo un individuo, come potrebbe averne?
Voluta o non voluta la gravidanza, nel momento in cui la donna decide di abortire il feto diventa un ospite indesiderato e il rapporto simbiotico cessa di esistere (ammesso che sia esistito).
“Nessun parassita di nessun tipo “sceglie” di nascere parassita.”
anche tu hai ragione. In effetti la zecca non può decidere di essere parassita. lo è e basta.
è impossibile raggiungervi.
Eh, l’uscita di astro mi ricorda una delle prime discussioni che lessi su i blog libertari (credo proprio sul suo), anni e anni fa…
Comunque l’argomentazione di Rothbard ha un pregio: che è valida sia che si consideri vita o meno il feto. Ma per conto mio è proprio questa la questione rilevante (come anche altri hanno notato).
sgembo, mangerò un pollo per le cazzate che dici sappilo oh.
ma tu guarda se tocca sentirsi denigrare i feti dai vegetariani.
Ma questo Rothbard usa termini come contratto, proprietà privata e territorio anche quando parla di queste cose?!
Accettando la sua argomentazione si dovrebbe consentire l’aborto anche a gravidanza molto avanzata, e non credo proprio che sia il caso.
Secondo Jinzo Rothbard in seguito ha cambiato idea:
“Inoltre, Rothbard stesso si accorse di aver detto una castroneria ed in vecchiaia se la rimangiò, sebbene tutto quello che disse in vecchiaia è da prendere con le molle, perchè era rincoglionito e diceva cose sulle radici cristiane dell’Occidente che sono state abbondantemente fraintese…”
http://residenclave.wordpress.com/2008/01/02/capezzone-contro-le-due-parrocchie/
@astrolabio solo una cosa, non capisco perché continui ad associare il vegerarianesimo con posizioni sempre e comunque pro-life. sono due cose completamente diverse. so che il paragone è sgradevole, ma è solo per capirsi: se io ho una tenia e sono vegetariano, mica me la tengo.
@Astrolabio
Scusate, non ho letto tutti i post. Comunque: supponiamo che io ti inviti nel mio aereoplano, e poi, quando siamo in volo, ti dica “ho cambiato idea, adesso sei un ospite indesiderato, sei pregato di scendere dalla mia proprietà”. Questo è legittimo? Secondo Walter BLock la risposta è no, perché nel momento in cui ti faccio entrare nel mio aereo c’è un _contratto_implicito_ in cui io mi impegno a farti restare dentro per tutto il volo.
Ma lo stesso non vale per il feto: non può esserci un contratto implicito tra la madre e il feto, in quanto, affinché esista un contratto implicito, devono esserci due persone. Questo era Walter Block.
La mia posizione personale è che il feto, dal momento in cui sviluppa la capacità di sentire, (diciamo il sistema nervoso) possiede gli stessi diritti di default dei normali esseri senzienti non-aggressori: cioè il diritto di non essere invaso. Non possiede quindi il diritto di invadere il corpo della madre. Quindi la madre ha il diritto di espellerlo (senza però invaderlo o ucciderlo). Dato che l’embrione in quello stadio non è ancora in grado di stringere contratti con altri individui, né di mescolare il suo lavoro con la terra, non può acquisire diritti aggiuntivi oltre al diritto di non essere invaso .
In altre parole l’embrione in questo stadio si trova nella stessa situazione di un animale: ha il diritto di non essere invaso, ha il diritto di stringere contratti, ma non è capace di avvalersi di quest’ultimo diritto.
@ yoshi
sull’inalienabilità non c’è consenso tra i libertari. Per BLock ad esempio non c’è alcun problema con la schiavitù volontaria irrevocabile. L’idea è che tu puoi scambiare il _diritto_ di controllare il tuo corpo con qualcos’altro che ritieni di maggior valore (ad es. una cura che salverà la vita a tuo figlio).
Ciao
Per quanto riguarda il vegetarianesimo Astro fa l’errore di considerare il vegetarianesimo solo ed esclusivamente quello etico. Quando invece di vegetarianesimi ne esistono a bizzeffe. Nel mio lab ci sono tre tipi di vegetariani: uno e’ vegetariano ambientalista (per ottenere un animale inquini); vegetariano gastronomico (non mi piace il sapore della carne); vegetariano culturale (la mia famiglia mi ha insegnato cosi’). E tutti e tre uccidono decine di ratti al mese.
Secondo me si possono fare tutte le considerazioni che si vogliono,però il punto principale resta da che momento attribuiamo rilevanza alla vita.
@yoshi: hai appena causato la morte di un agnello.
bastardo!
@ Orso
Noto che dai valore alla “vita” e colgo l’occasione per scrivere una riflessione spero interessante.
La scienza (in particolare la neuroscienza cognitiva e l’informatica) ci offre ottime ragioni per credere che può esistere 1) vita senza coscienza; 2) coscienza senza vita.
(nota: per “coscienza” intendo la capacità di “sentire”, di provare emozioni).
Un esempio di vita senza coscienza è (quasi certamente) Eluana Englaro.
Un esempio di coscienza senza vita è (quasi certamente) un computer pensante, o un alieno (a patto che esista).
Quando mi sono reso conto di ciò, personalmente sono giunto alla conclusione che la cosa davvero importante, la cosa che ha davvero “valore”, non sia la vita, ma la coscienza.
E credo che il motivo per cui la maggioranza della gente ritiene che la cosa importante sia la “vita” sia un accidente storico: semplicemente, nella vita di tutti i giorni, ciò che è vivo è anche cosciente, e ciò che è cosciente è anche vivo. Per cui è facile per noi restare ingannati ed attribuire valore alla vita.
Un altro modo per giungere alla stessa conclusione è questo: anche le piante sono vive. Ma allora, siamo proprio sicuri che sia davvero la vita la caratteristica importante di un individuo? Già così si può intuire che c’è un grosso malinteso di fondo.
@fabristol: sgembo è un vegetariano etico, manco le zanzare ammazza, solo quelle tigri perchè sono pericolose.
se non lo fa evidentemente è perchè ritiene gli animali portatori di interessi quindi li tratta come individui, anche se non a livello umano magari, risulta quindi totalmente incomprensibile perchè un feto non debba essere considerato almeno come un animale.
poi ovviamente uno può trovarsi a decidere di uccidere un animale anche se lo rispetta, certo se un leone prova a mangiarmi io provo ad ucciderlo, se ho una tenia (i vegetariani non hanno tenie comunque
) la elimino, perchè l’output che ho è meggiore del valore che do all’animale, così magari c’è chi ritien che mangiare un animale aumenta la propria utilità più del fatto che l’animale rimanga vivo ma non pensa lo stesso che torturare uno branco di ermellini per un po’ di vanità lo sia, e c’è invece chi non gliene frega un cazzo di nulla e tortura i gatti per diletto.
che uno di sti tizi dica che il feto non vale un cazzo ci sta, che lo dica uno che non uccide le zanzare mi sembra illogico.
@ Maurizio: Ho sbagliato termine, sostituisci “persona” (nel senso di individuo titolare di diritti) con “vita”. Dato che la maggior parte dei dibattiti sull’aborto si basa su quando considerare quanto è nell’utero “persona”, lo ritengo un aspetto originale.
Scusa ma io quando l’ho detto che il feto non vale un cazzo? Dico semplicemente che non è una persona umana con diritti umani.
Io non uccido le zanzare ma non farei nemmeno il medico abortista se è per quello. Il punto rilevante sollevato da Rothbard qui non è se sia bello abortire, ma semplicemente che non ci sono argomentazioni oggettive per vietare l’aborto (e lo zanzaricidio).
ormai il pollo è andato sorry, dovevi chiarire prima, per favore non mangiare feti per rappresaglia.