Se l’Italia fosse un paese normale, la giuria che decide quali canzoni debbano partecipare al famoso festival avrebbe ascoltato la canzone del cantantucolo oggi sulla bocca di tutti con la stessa disposizione d’animo di un cantante che canta di come sia bello incaprettare molluschi e di come questo aiuti a combattere la perdita dei capelli. Avrebbero detto un “le faremo sapere” di circostanza e subito dopo avrebbero chiamato la sicurezza per far allontanare il soggetto in questione.
L’Italia però non è un paese normale dato che si considera anormale l’omosessualità e la si tratta come se fosse una malattia, tutto questo alla luce del sole senza che chi affermi ‘ste puttanate non sia sommerso dalle risate e dal compatimento generale. È questa una novità? No. Bisogna quindi pensare a come agire di conseguenza.
La mia idea è che bisogna dare la minore pubblicità possibile a ‘sta minchiata di canzone. Ovviamente non guardare il festival e consigliare a tutti i conoscenti di non guardarlo. Probabilmente è tutta un’operazione per alzare i miseri ascolti che il famoso festival si porta dietro da anni. Ecco, quindi non facciamo il loro gioco, lasciamo perdere petizioni inutili e pubblicità gratuita al cantantucolo e al festival. D’altronde, a occhio e croce (ma potrei sbagliarmi), penso che ormai il pubblico televisivo del festival sia composto da persone anziane o tendenti all’anzionotto. Parlando francamente, non penso sia quello il target vitale per combattere l’omofobia: bisogna puntare sui giovani. Quindi, prendiamo atto che l’Italia è un paese anormale e smettiamola di aiutare il cantantucolo. L’evento passerà e il cantantucolo e la sua canzone finiranno nel nulla. Infine, pensate che radio come Radio Deejay trasmetteranno la canzone del cantantucolo?
Da un po’ di tempo mi sono messo di impegno per scrivere correttamente quei tremendi segni grafici che corrispondono agli accenti, tipo perché.
Prima di ascoltare Rhaianuledada (Songs To Sissy), il nuovo album di Fabio Parrinello aka 

Penso che farò anch’io un po’ di silenzio, anche se è una protesta inutile; soprattutto se ad attuare il silenzio è un blog di periferia come il mio. Non è questione di anticlericalismo, ve lo dico con il cuore in mano. Il problema è che, oltre allo stato italiano, io sono mio malgrado suddito dello stato vaticano. E’ come nel medioevo: facevano confessare le streghe torturando e poi le consegnavano al signore perchè venissero bruciate; e loro non si sporcavano le mani. Così è oggi: dicono di parlare alle coscienze ma parlano principalmente al potere politico che, supino, esegue. Il problema è che la chiesa cattolica tende inevitabilmente ad essere totalizzante e totalitaria anche con chi non vuole avere niente a che fare con lei; è nei suoi geni.

Prima di natale ho parlato con un mio conoscente quarantenne che lavora per una multinazionale americana e mi ha spiegato come funziona da lui. In pratica ha molte responsabilità e completa autonomia decisionale. Se però non raggiunge gli obiettivi o la sede non è completamente soddisfatta del suo lavoro, senza tante formalità può ricevere una chiamata dagli States che lo avverte di lasciare subito libera la scrivania; e per subito intendo subito. Mi diceva, riassumendo con un’immagine, che in ufficio ha una poltrona bella e instabile. Allora ho pensato a me e a chi lavora con me che, essendo autonomi, siamo instabili per definizione, che ci dobbiamo guadagnare ogni giorno lo stipendio e che in periodi tremendi come questo non è per niente facile. Infine ho pensato al mio amico metalmeccanico che qualche anno fa mi ha mostrato sdegnato la sua misera busta paga, nella quale metà del suo stipendio viene rubato automaticamente dal meccanismo infame del “sostituto d’imposta“.





