Archive: January, 2009

RMX

Scopro un po’ in ritardo che gli Amari hanno buttato fuori una raccolta di remix di canzoni di artisti italiani: Night Members Club. La cosa bella è che è scaricabile gratuitamente.

Un album molto danzereccio che si può riassumere con un aggettivo: carinizzimo. L’album è scaricabile da qui.

Il mio remix preferito è la prima traccia, ossia il rifacimento di Diderot dei My Awesome Mixtape.

Amico mio che mi hai tenuto tanta compagnia

Faber

Quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni.

Fabrizio De André

Domani son dieci anni che è morto e mi sembra ieri.

A proposito di sicurezza

Vi dirò, quando di notte capita di girare per il centro, la paura che una prostituta in strada mi lanci senza motivo una scarpa o scenda dal suo appartamento per tirarmi un pugno è nulla. Non ho nemmeno paura che un gruppo di stranieri mi circondi e mi picchi senza motivo.

Perché?

ultraPerché i precedenti mi confortano. Cioè, la realtà è che a Verona gli stranieri e le prostitute in alcuni casi possono creare effettivamente del disagio ma di squadre di marocchini picchiatori le cronache non sono molto piene.

Invece, quando di notte capita di girare per il centro, vi confesso che ho qualche timore che un gruppo di subumani naziskin e/o ultrà dell’Hellas e/o forza nuovisti possano procurarmi dei brutti momenti.

Perché?

Perché Verona ne è piena. Cioè, a Verona esiste una nutrita schiera di naziskin e/o ultrà dell’Hellas e/o forza nuovisti; è un dato di fatto non smentibile. Questa nutrita schiera si è resa partecipe di una serie infinita di atti di violenza; anche questo è un dato di fatto non smentibile. L’anno scorso il caso più eclatante è stato il pestaggio a morte di Nicola Tommasoli in pieno centro. Un evento che mi ha fatto realmente vergognare di avere la residenza a Verona e che mi ha fatto pensare molto sul brodo di cultura di questa città.

Proprio qualche post fa scrivevo che per il decoro della città servirebbe che Verona avesse meno esponenti di cui sopra ed ecco che spunta un nuovo caso, per fortuna senza il morto. Un ragazzo e due ragazze picchiate, una delle quali l’ho vista ieri sera intervistata su Telearena e vi assicuro che quell’occhio nero (tutto nero, anche dentro, anche la cornea) dovuto al contatto con un posacenere fa impressione.

Penso sia ora il caso di farsi qualche domanda. Abbiamo un problema? Sì, esiste un problema per il fatto che questi gruppi che amano la violenza e la deliberata aggressione sono numerosi per le dimensioni della città. Il problema sta anche nel fatto che la cittadinanza in generale sembra abbastanza indifferente e preoccupata per lo più di smentire l’immagine di Verona città fascista. Molti commenti sono poi veramente surreali perché si dice in pratica che “anche i comunisti sono violenti” come se fosse una questione di mal comune mezzo gaudio e come se, per esempio, io che affermo la pericolosità di ‘sti gruppi fossi automaticamente, iniziate a ridere, comunista. La mia conclusione è sempre la stessa: serve una più diffusa cultura della libertà. A Verona gruppi il cui ideale è l’autoritarismo e la violenza sembrano essere ben diffusi, attivi e con importanti agganci al potere politico. A me questo fa paura.

Un atto dovuto

wired_logo

Come sapete, io a Wired sono praticamente di casa. Non per vantarmi, ma ogni volta che faccio un salto a San Francisco, vado sempre a fare quattro ciacole con i ragazzi. Mi è sembrato quindi d’obbligo abbonarmi all’edizione italiana che partirà il prossimo Febbraio.

Ai ragazzi di Wired Italia faccio presente che sono sempre disponibile per interviste di quattro pagine. Quando volete guys!

Resurgam e la mia musica

alias - resurgamDopo averci pensato un po’, ho deciso di incoronare Resurgam di Alias come mio migliore album del 2008. Può sembrare un’idea stramba ed elitista dato che, all’interno del mercato mondiale della musica del 2008, mi rendo conto che questo possa essere un album minore e che probabilmente nel giro di poco tempo verrà dimenticato (se mai è stato ricordato). Il fatto però è che io sono un ascoltatore parziale che non ha né la pretesa né la voglia di dare un oggettivo giudizio su tutta la musica. A parte il fatto che di oggettivo quando si parla di musica c’è veramente poco (se non niente), io cerco quella musica che mi diverte e allieta.

Resurgam di Alias è un album di musica elettronica con un piede nelle sonorità hip hop, ossia il tipo di musica che mi è più semplice amare. Non sono un ascoltatore solo settoriale, infatti spazio molto, ma mi sono reso conto che per certe cose ormai non ho più l’orecchio disponibile e che non mi interessa più seguire le ondate. Sono incuriosito dalle nuove sonorità e ne cerco sempre ma, per fare un esempio attuale, con Le luci della centrale elettrica, anche sforzandomi all’estremo, non sono riuscito a finire l’album.

Resurgam, secondo me, è un album che merita e non scontato. Alias ha fatto un lavoro di fino con i suoni e ascoltarlo con le cuffie (tipo le mie nuove audio-technica, yo!) è un piacere sopraffino. Questo album è quello che più mi ha fatto star bene nel 2008, verrà sepolto dalle tonnellate di musica che ogni giorno viene buttata fuori, ma per oggi il re è lui.

Open source

Future ImperfectLinus Torvalds owns Linux. Eric Raymond owns Fetchmail. A committee owns Apache. Under an open source license anyone is free to modify the code any way he likes, provided that he makes the source code to his modified version public, thus keeping it open source. But programmers want to all work on the same code base so that each can take advantage of improvements made by the others. If Torvalds rejects your improvements to Linux, you are still free to use them – but don’t expect any help. Everyone else will be working on his version. Thus ownership of a project – the ability to decide what goes into the code base – is a property right enforced entirely by private action.

[...] The open source movement is simply a new variation on the system under which most of modern science was created. Programmers create software; scholars create ideas. Ideas, like open source programs, can be used by anyone. The source code, the evidence and arguments on which the ideas are based, is public information. An article that starts out “The following theory is true, but I won’t tell you why” is unlikely to persuade many readers.

Scientific theories do not have owners in quite the sense that open source projects do, but at any given time in most fields there is considerable agreement as to what the orthodox body of theory is. Scholars can choose to ignore that consensus, but if they do, their work is unlikely to be taken seriously. Apache’s owner is a committee. Arguably neoclassical economics belongs to a somewhat larger committee. A scholar can defy the orthodoxy to strike out his own; some do. Similarly, if you don’t like Linux, you are free to start your own open source operating system project based on your variant of it. Heretical ideas sometimes succeed and open source projects are sometimes successfully forked but, in both cases, the odds are against it.

Tratto da Future Imperfect di David Friedman

La guerra è prima di tutto culturale: serve una diffusa cultura della libertà

Nella mia breve descrizione qui sulla colonna di destra ho tolto “veronese” per due motivi. Prima di tutto, io risiedo a Verona ma mi sento ancora un “figlio della Bassa“, nella mia parlata non ci sono S dolci ma dure Z di chi deve combattere con la palude e la nebbia (a volte so essere molto poetico, vero?). In secondo luogo, ho qualche difficoltà e imbarazzo nell’identificarmi con una città che sembra aver dato passivamente carta bianca ad ogni iniziativa “emergenziale” o “di sicurezza” promossa da un sindaco che si configura sempre più come l’agognato da tanti uomo risolutore che in cambio di un pezzetto di libertà ogni volta ti dona la sensazione di sicurezza e tranquillità e una morale di Stato (in questo caso, di Comune) da seguire e alla quale conformarsi.

Il sindaco superstar televisiva nazzzionale (prossimo probabile Presidente della regione Veneto) tra le varie iniziative, ha vietato il mangiare per strada e ha portato l’esercito a pattugliare una città che al massimo per il decoro avrebbe bisogno di meno forza nuovisti picchiatori, ultrà gialloblu scimmieschi e stranieri pisciatori negli angoli. E tutta la cittadinanza a esultare, alè alè c’è l’esercito, che sicurezza. L’ultima è quella di voler impedire la prostituzione in appartamento, dopo averla combattuta per strada.

«Dopo averle allontanate dalla strada – spiega Tosi – ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa». Ma come individuare le squillo? Come accertare con sicurezza che un determinato appartamento viene utilizzato come pied-à-terre dalle prostitute? In pratica saranno gli stessi condomini a segnalare chi crea disturbo, quest’ultimo verrà sanzionato (non si sa ancora di quanto, visto che Tosi non ha voluto specificare l’entità dell’ammenda). Dunque, le uniche basi sulle quali operare prese in considerazione da Tosi sono per adesso proprio le testimonianze dei condomini: parola di chi si ritiene disturbato dai rumori, contro parola del presunto disturbatore. Bisognerà capire bene i termini dell’ordinanza e la loro applicabilità, per evitare che diventi un terreno di battaglia fra dirimpettai.

Avevo già scritto che questa crociata contro l’uso che una persona sceglie di fare del proprio corpo mi disgusta e mi inquieta. Uno Stato che diventa sempre più onnicomprensivo e regolatore significa semplicemente sempre meno libertà individuale. Una morale e un’etica dettata dal potere politico, spalleggiato da una chiesa, vuol dire sempre meno possibilità di ricercare la propria felicità. Una città che vuole vietare la prostituzione in tutto e per tutto è una spia importante che sta a significare che l’autoderminazione dell’individuo è un concetto sconosciuto. Non è questione di destra o sinistra dato che io me li ricordo bene i sinistri in fila per farsi prendere le impronte digitali al grido di o tutti o nessuno e la conosco bene la posizione paternalista della sinistra sulla prostituzione. Come avevo già scritto, manca una cultura della libertà, manca la voglia di vivere liberi e di farsi i cazzi propri. Tutti sono pieni di paure e angosce, tutti pensano che la felicità possa venire da questo sempre più pesante Stato e non si accorgono che ad ogni dito offerto, si prende sempre due braccia e due gambe. Ossessionati dalla chimera della sicurezza totale, non chiedono altro che di vivere in una cella.

Bisogna farla crescere ‘sta cultura della libertà, perché io non ho intenzione di vivere in un panopticon.

Un popolo in mascherina

I giapponesi hanno questa abitudine stramba di coprirsi la bocca e il naso con una mascherina bianca quando sono raffreddati, con il male di gola, etc etc; ossia ti farebbero la cortesia di non spandere per l’aere i loro malanni. Peccato che ‘ste mascherine non servano a un cazzo, ne sono convinto. Infatti sono riuscito lo stesso a prendermi il mal di gola e il raffreddore. Inoltre, vedermi, per esempio, in metropolitana circondato da ‘sti tizi in mascherina mi faceva salire un’angoscia che non vi dico e  passavo il tempo a cercare di stare il più lontano possibile dagli untori. Ma essendo una marea di mascherinizzati, non ci riuscivo.

Probabimente tutta questa salute precaria è dovuta al fatto che, per quello che abbiamo visto noi, ai giapponesi del Natale interessa ben poco; e così Gesù bambino li punisce. FdC, contrariata per questo atteggiamento poco natalizio, ha provato a infondere loro un po’ di amore per il Natale con una canzone in un karaoke. Tutto inutile.

Affranti da questa mancanza di conformità, il 23 dicembre siano andati a fare gli auguri all’imperatore ché compiva 75 anni e abbiamo colto l’occasione per chiedergli di far festeggiare il Natale come si deve ai giapponesi. In questo video potete sentire la sua viva voce che ci ringrazia personalmente per il pensiero ma cortesemente rifiuta il nostro invito. Poi però che non si lamentasse di avere un popolo di mascherine.

L’ultimo dell’anno siamo quindi andati ad Asakusa Kannon per festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo alla maniera dei giapponesi. Capirete il nostro shock culturale quando, allo scattare della mezzanotte, abbiamo provato a far partire un trenino senza riuscirci. Che popolo barbaro quello che non conosce le gioie del trenino!

Sconfortati da tanta stranezza, l’ultimo giorno di permanenza siamo andati al grande magazzino Laforet, che si dice essere molto fighetto. All’entrata però veniamo rapiti da un manipolo di percussioniste pazze. Io sarei rimasto lì a vederle e ascoltarle per ore e mi dispiace che il video non renda l’effettiva bellezza. Alla fine qualcosa da non buttare del Giappone l’abbiamo trovato dai.

Venite a vedere le diapositive?

Cliccare sull’immagine per ammirare le foto del viaggio.