Archive: February, 2009

Cao de ano

fireworks

Non occorre che ve lo dica io che in questi ultimi anni va molto di moda l’etnico. A me ‘sta cosa dell’etnico piace se è una cosa fatta bene e se oltre il fighettume c’è anche la sostanza. Ossia, per esempio, a me piace provare le varie cucine del mondo (diciamo che lo adoro) ma difficilmente mi troverete dentro un cosiddetto “sushi bar” in quanto a) i’è ladri e b) il Giappone manco sanno cos’è. In questi ultimi anni abbiamo anche imparato a conoscere e a festeggiare delle ricorrenze di altri paesi; tipo halloween o anche il capodanno cinese.

A proposito di capodanni, perché non festeggiarne un altro di “etnico“? Eh? Cosa ne dite? In ‘sto periodo di merda globale, almeno svaghiamoci un po’. Guarda caso, proprio questo sabato 28 febbraio c’è il capodanno veneto! Sì sì, avete proprio capito bene: capodanno veneto. Secondo il more veneto infatti l’anno iniziava il primo di Marzo. Cosa che io trovo molto più logica dato che in questo periodo inizia la primavera; non a caso infatti è lo stesso principio del cosiddetto “calendario cinese” (usato una volta in tutta l’Asia Orientale). Ha molto più senso (ed è molto più bello) che l’anno nuovo inizi quando l’inverno è ormai alle spalle e la natura inizia a risvegliarsi.

Dall’incirca l’anno 1000 d.C., nella Serenissima l’anno iniziava quindi il primo di Marzo. Otto secoli di felice more veneto quindi; fino a quando non è arrivato il nano corso.

L’uso, di origini molto antiche, faceva si che secondo tale sistema i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre fossero effettivamente il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese dell’anno, come indicato dal nome.

Noi per festeggiare l’anno nuovo, domani all’alba partiamo per un weekend lungo. Andiamo a fare un giro in una meravigliosa città estera, una delle più belle al mondo, cioè Roma (battuta scontata, lo so). Ci risentiamo domenica sera. Ciao!

È sempre un Gran Maestro

grandmasterflash

Grandmaster Flash è quel dj cinquantenne che ha ideato robette tipo lo scratch e il mix. Da persona intelligente e innovatrice, è aperto alle novità e non le teme. Non come certi vecchi bacucchi (anche anagraficamente giovani) che rimpiangono il fonografo e che hanno paura che il computer li mangi (quando sento dire a qualcuno in modo compiaciuto di non sapere nemmeno usare le email, lo attaccherei al muro).

Non mi ha stupito quindi leggere queste sue parole sul primo numero dell’edizione italiana di Wired:

Gli artisti che distribuiscono i loro album online gratuitamente hanno capito una cosa: un disco, oggi, è come uno di quei flyer pubblicitari che trovi sul parabrezza della macchina dopo un concerto. È una forma di promozione, un mezzo e non un fine. Tecnicamente, se grazie al digitale i costi di distribuzione scendono a zero, i soldi arriveranno dai concerti, dal merchandise e dai contratti di liceza del nome e dell’immagine.

Non ho nulla contro i music games per console. Li adoro. Hanno democratizzato l’accesso alla musica e avvicinano generazioni lontane, sia in termini di consumo che di produzione. Paradossalmente hanno anche ridato fiato all’industria discografica. Le sessioni di Guitar Hero con mio figlio sono uno dei momenti migliori della mia giornata.

iTunes, Zune, Rhapsody e, più in generale, il peer-to-peer hanno reso facile quello che per noi dj, 20 anni fa, era un incubo: trovare il brano che volevamo. Questa semplicità di accesso, per me, è un bene. Non a caso una delle scene più interessanti degli ultimi anni è quella mash-up, che presenta tante affinità con l’idea hip hop della musica come collage. Le nuove tecnologie rendono possibili nuove espressioni, ma ci vuole sempre qualcuno capace di cogliere la portata dell’innovazione e, soprattutto, di reinventare i materiali disponibili in modi che gli autori originali non avrebbero mai potuto immaginare.

Certi nostri vecchi bacucchi giovani dovrebbero prendere nota.

 
 The Adventures Of Grandmaster Flash On The Wheels Of Steel: Play Now | Play in Popup

Contro il logorio della crisi moderna: il pop!

lily allen - it's not me, it's youOggi ho avuto un’ora e cinquantatrè minuti di conference call con un tipo a Bergamo e uno a Londra. Può sembrare una cosa figa, in realtà è stato stressantissimo e deprimentissimo. Alla fine ne avevo i coglioni pieni e il riassunto di tutti i discorsi che abbiamo fatto può essere questo.

Appena finito, ho fatto partire l’album nuovo di Lily Allen, It’s Not Me, It’s You, per tirarmi un po’ su di morale. Sapete, quelli con la puzzetta sotto il naso che sdegnano ‘ste tipologie di album perché sono troppo mainstream o troppo pop, mi stanno un po’ antipatici. Noi siamo individui complessi, e nella nostra complessità apparteniamo a diverse categorie (questa l’ho già sentita… :) ); anche musicali. Perciò io non ci vedo niente di male ad ascoltarmi i Sonic Youth, i Food For Animals, Dente e Lily Allen. Se qualcuno ha paura di essere troppo nazionalpopolare, vuol dire che in realtà lo è nello spirito.

Che poi, ‘sto cd di Lily Allen è quel tipo di pop fatto da dio che fossero tutti così i cd pop. Su Rumore l’hanno stroncato alla grande e io quindi non avevo una gran fretta nel procurarmelo. poi però ho letto Onan, che, nonostante sia un metallaro del cazzo, di musica ne capisce (quasi) sempre e l’ha definito “un delizioso disco POP“.

Per fortuna che c’è Onan perché It’s Not Me, It’s You è esattamente questo: un delizioso disco pop. Uno di quei dischi pop che ha qualche smash hit, qualche canzone carina e qualche canzone inutile.

Viva Lily Allen. Viva il pop. Viva la leggerezza.

 
 Lily Allen - Everyone's At It [4:19m]: Play Now | Play in Popup

 
 Lily Allen - The Fear [3:27m]: Play Now | Play in Popup

I to schei no i xe toi

È ovvio: quando i regnanti vedono che i loro sudditi trovano un modo per non venire derubati del tutto,  cercano di far terminare questa lesa maestà. Soprattutto in periodi come questi nei quali i regnanti devono fare gli splendidi con i soldi altrui per far vedere che stimolano l’economia, ossia che, semplicemente, buttano via soldi.

È quindi ovvio che gli euroladri tutti insieme siano d’accordo nell’accerchiare la Svizzera per pretendere di riavere indietro il bottino sul quale non sono ancora riusciti a mettere le loro leste mani. È ovvio quindi che tutti in coro deplorino gli svizzeri cattivi e quella brutta brutta brutta cosa detta segreto bancario, che altro non è se non un sacrosanto diritto del cliente nel non vedere violato da terzi il suo rapporto con una banca.

Per quello che conta, cioè niente, esprimo tutta la mia solidarietà ai cosiddetti paradisi fiscali nel mirino, ossia quei luoghi nei quali troppe poche persone (purtroppo) riescono a mettere in salvo i propri averi prima che siano rapinati. Facco dice sempre che le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa. Io la penso diversamente, io invece  mi accontento: sono pragmaticamente un miniarchico e ritengo che un po’ di Stato e un po’ di tasse, in questo stadio della storia dell’umanità, siano necessarie. Niente a che vedere, comunque, con il pizzo che l’entità statale-mafiosa chiamata Italia ci estorce periodicamente.

Si salvi chi può.

 
 Money Folder - Madvillain (Four Tet remix) [2:50m]: Play Now | Play in Popup

Prohibition is the drug of the nation

hempBisogna ammettere che i probizionisti vari hanno gioco facile nel far passare la loro teoria come giusta e di buon senso. D’altronde, tu puoi parlare loro per ore di autoderteminazione dell’individuo e di non-ingerenza dello Stato nelle faccende private delle persone. Puoi anche sforzarti di spiegare loro che l’unico risultato certo del proibizionismo è il guadagno stratosferico delle mafie e puoi anche far loro notare che, a conti fatti, storicamente il proibizionismo ha sempre fallito.

Poi però, inevitabilmente, se ne escono con una frase tipo: “sì vabbeh, ma io non voglio che i nostri figli si droghino; se anche tu avessi un figlio, non vorresti veder circolare la droga“. Quello di tirare fuori gli affetti familiari, magari accompagnandoli con un “aspetta di figliare e poi mi dirai“, è un mezzuccio di chi non ha più niente da dire e ripiega sul cuore di mammà. Però è un mezzuccio che con l’opinione pubblica funziona. Ho perso il conto di quante volte i nostri amati politici hanno tirato fuori la faccenda della protezione dei nostri figli. Si direbbe che la celebre esortazione di Maude Flanders i bambini! qualcuno pensi ai bambini!” sia un sempreverde dei nostri politicanti.

No. Se io avessi un figlio, non vorrei che si drogasse. Non vorrei nemmeno che diventasse un alcolizzato. Stranamente però non mi passa minimamente per la testa di battermi per la messa al bando degli alcolici. Lasciando stare tutte quelle droghe pesanti, che comunque non dovrebbero essere illegali, io rimango sempre particolarmente sbalordito quando penso, per esempio, che la marijuana è illegale. Una sostanza, presente in modo così massiccio nella società e usata abitualmente da milioni di persone, che per un bizzarro ragionamento è illegale. Pensate l’assurdità del tutto: se io fuori sul balcone ho un vasetto di prezzemolo che uso per cucinare, non succede niente; se invece ho una pianta di marijuana, rischio di venire arrestato. Capito? Mi arrestano perché faccio crescere una pianta le cui foglie poi utilizzo per fumare. Io trovo tutto questo assurdo.

La proibizione e la regolamentazione sono da sempre le attività preferite della classe politica perché attraverso la proibizione e la regolamentazione giustifica e amplia il proprio potere. Il proibizionismo ha sempre fallito e ha lasciato sulla propria strada drammi che non dovevano capitare. Carcere, persecuzioni, vite rovinate per…niente. Mi rendo conto tuttavia che in una situazione (assurda) di proibizionismo mondiale, uno Stato che decidesse finalmente di legalizzare le droghe, potrebbe trovarsi un effetto Amsterdam spiacevole; ossia l’arrivo in massa di narcoturisti non proprio graditi. Io, per esempio, non gradirei per niente essere sommerso da fattoni provenienti da tutta Europa per rifornirsi nella Venetia libara. Una prima soluzione che mi viene in mente, antipatica, parziale e forse di difficile attuazione, potrebbe essere quella del libero consumo di tutte le droghe solo ai residenti e non ai turisti, in modo appunto di non creare i droga-tour. È una soluzione antipatica ma forse spingerebbe i cittadini di altri Paesi (osservando che in uno Stato nel quale la droga non è illegale, il mondo non finisce) a lottare per l’antiproibizionismo a casa propria.

Hola me dicen Dedoverde
(Hola me dicen Dedoverde)
Deja te explico de donde vine
(Hola me dicen Dedoverde)
Hola me dicen Dedoverde
(Hola me dicen Dedoverde)
Deja te explico de donde vine
(Oye doctor ven pa tras otra vez!)

 
 Cypress Hill - Dr. Dedoverde: Play Now | Play in Popup

 
 Cypress Hill - Yo Quiero Fumar: Play Now | Play in Popup

 
 Cypress Hill - Hits From The Bong: Play Now | Play in Popup

I can’t decide! I can’t decide!

Se stasera avete la possibilità di essere a Brescia, vi consiglio caldamente di venire anche voi a sentire i triestini Trabant. I ragazzi so’ forti. So’ così forti che il loro album del 2007, Music 4 Losers, suona ancora potente nelle mie orecchie.

Roots

Quando avevo cinque anni ci siamo trasferiti in un condominio, appartamento al secondo piano e in affitto. Quando avevo dodici anni ci siamo spostati di appartamento, stesso condominio ma quarto piano e di proprietà. In quel posto lì, insomma, ci sono cresciuto e a quel posto lì associo indelebilmente il concetto di casa. Anche adesso, quando vado dai miei, mi viene automatico dire “vado a casa” e non, appunto, “vado dai miei” anche se quella non è più casa mia dato che mi sono trasferito e son diventato un ometto grande.

Questo fine settimana, quella casa non sarà più nemmeno la casa dei miei; si trasferiscono. Hanno tirato su insieme ai miei zii una bifamiliare in un comune limitrofo e, dopo infiniti lavori e infinite lentezze, questo fine settimana faranno il gran salto. La casa nuova è indubbiamente una figata di casa ed è arredata anche con stile! Niente robe da baita di montagna, niente mobili classici, niente lampadari pacchiani. Una gran figata di casa moderna.

Però permettetemi l’angolo del sentimentale, ché non mi verrà più da dire “vado a casa“, ma solo un “vado dai miei“. Certo, anche adesso quando andavo a mangiare dai miei, quel gran simpaticone di mio padre non mancava occasione per ricordarmi che sono un ospite a casa loro; però da adesso sarà veramente così.

Sa vuto farghe?

 
 Dj Shadow - You Can't Go Home Again: Play Now | Play in Popup

Il nostro amore è sempre stato nobile e bello

Viva le ronde

Io in un gruppo di persone che si organizzano per uscire di notte per controllare il loro quartiere non ci vedo niente di male; anzi, sarei loro molto grato! Non sto parlando di tizi, come quelli in foto magari, che sparano ad ogni foglia che si muove; ma di persone che girano di notte e se vedono qualcosa di sospetto lo segnalano alla polizia.

Le ronde avrebbero un effetto deterrente contro la criminalità: se io, per esempio, sono un ladro d’auto e so che di notte c’è una ronda in azione, ci penso un attimo prima di lavorare, no? Non so voi, ma io purtroppo devo lasciare la macchina fuori e da quando mi hanno rubato i cerchioni, la mia fiducia nel genere umano è scesa a zero. Le ronde poi, probabilmente, tranquillizzerebbero i residenti che, magari, ricomincerebbero a vivere il quartiere anche di notte ponendo fine all’autoimposto coprifuoco. Personalmente il concetto di ronda mi piace perché mi sa di partecipazione e di autogoverno, e quando c’è da dire fanculo alla delega, io son sempre favorevole.

Probabilmente quello che spaventa molte persone riguardo le ronde è che sono un cavallo di battaglia leghista e si ha paura che delle eventuali ronde siano monopolizzate da leghisti, magari indossanti camice verdi e sbandieranti pastrocchi verdi celtici. Sì, certo, potrebbe essere. Ma la soluzione migliore quale potrebbe essere quindi? Dire “no no, ci teniamo il nostro bel bronx” oppure rompere l’eventuale monopolio e magari partecipare a queste ronde, che in questo modo non sarebbero più “ronde padane” ma ronde di cittadini?

Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca.

Pastón

food for animals - bellyBelly dei Food For Animals è una cascata di hip hop elettronico-rumorista. Belly è, agganciandomi al post precedente, uno snow crash sonoro che ti manda in pappa le orecchie.

Non aspettatevi melodie perché non ne troverete; non aspettatevi dolci ritornelli perché non ne troverete; non aspettatevi pop perché, oh no signori, qui di sicuro non ne troverete. Belly è un album che ti stordisce, una svagonata di blip, tump, bum, friz, s-ciak, sting delicati come un pugno in faccia. E’ rumore gettato alla rinfusa o c’è una razionalità dietro? Non lo so, forse entrambe le cose, ma non mi interessa. Il risultato è comunque potente. Un muro sonoro contro il quale si è felici di andare a sbattere.

Belly è un album del 2007 e io, porco il mondo che c’ho sotto i piedi, non ho ancora capito perché ne sono venuto a conoscenza solo ora.

 
 Food For Animals - Mutumbo: Play Now | Play in Popup

 
 Food For Animals - You Right W/Mason Dixon: Play Now | Play in Popup