Roots

Quando avevo cinque anni ci siamo trasferiti in un condominio, appartamento al secondo piano e in affitto. Quando avevo dodici anni ci siamo spostati di appartamento, stesso condominio ma quarto piano e di proprietà. In quel posto lì, insomma, ci sono cresciuto e a quel posto lì associo indelebilmente il concetto di casa. Anche adesso, quando vado dai miei, mi viene automatico dire “vado a casa” e non, appunto, “vado dai miei” anche se quella non è più casa mia dato che mi sono trasferito e son diventato un ometto grande.

Questo fine settimana, quella casa non sarà più nemmeno la casa dei miei; si trasferiscono. Hanno tirato su insieme ai miei zii una bifamiliare in un comune limitrofo e, dopo infiniti lavori e infinite lentezze, questo fine settimana faranno il gran salto. La casa nuova è indubbiamente una figata di casa ed è arredata anche con stile! Niente robe da baita di montagna, niente mobili classici, niente lampadari pacchiani. Una gran figata di casa moderna.

Però permettetemi l’angolo del sentimentale, ché non mi verrà più da dire “vado a casa“, ma solo un “vado dai miei“. Certo, anche adesso quando andavo a mangiare dai miei, quel gran simpaticone di mio padre non mancava occasione per ricordarmi che sono un ospite a casa loro; però da adesso sarà veramente così.

Sa vuto farghe?