I to schei no i xe toi

È ovvio: quando i regnanti vedono che i loro sudditi trovano un modo per non venire derubati del tutto,  cercano di far terminare questa lesa maestà. Soprattutto in periodi come questi nei quali i regnanti devono fare gli splendidi con i soldi altrui per far vedere che stimolano l’economia, ossia che, semplicemente, buttano via soldi.

È quindi ovvio che gli euroladri tutti insieme siano d’accordo nell’accerchiare la Svizzera per pretendere di riavere indietro il bottino sul quale non sono ancora riusciti a mettere le loro leste mani. È ovvio quindi che tutti in coro deplorino gli svizzeri cattivi e quella brutta brutta brutta cosa detta segreto bancario, che altro non è se non un sacrosanto diritto del cliente nel non vedere violato da terzi il suo rapporto con una banca.

Per quello che conta, cioè niente, esprimo tutta la mia solidarietà ai cosiddetti paradisi fiscali nel mirino, ossia quei luoghi nei quali troppe poche persone (purtroppo) riescono a mettere in salvo i propri averi prima che siano rapinati. Facco dice sempre che le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa. Io la penso diversamente, io invece  mi accontento: sono pragmaticamente un miniarchico e ritengo che un po’ di Stato e un po’ di tasse, in questo stadio della storia dell’umanità, siano necessarie. Niente a che vedere, comunque, con il pizzo che l’entità statale-mafiosa chiamata Italia ci estorce periodicamente.

Si salvi chi può.