È ovvio: quando i regnanti vedono che i loro sudditi trovano un modo per non venire derubati del tutto, cercano di far terminare questa lesa maestà. Soprattutto in periodi come questi nei quali i regnanti devono fare gli splendidi con i soldi altrui per far vedere che stimolano l’economia, ossia che, semplicemente, buttano via soldi.
È quindi ovvio che gli euroladri tutti insieme siano d’accordo nell’accerchiare la Svizzera per pretendere di riavere indietro il bottino sul quale non sono ancora riusciti a mettere le loro leste mani. È ovvio quindi che tutti in coro deplorino gli svizzeri cattivi e quella brutta brutta brutta cosa detta segreto bancario, che altro non è se non un sacrosanto diritto del cliente nel non vedere violato da terzi il suo rapporto con una banca.
Per quello che conta, cioè niente, esprimo tutta la mia solidarietà ai cosiddetti paradisi fiscali nel mirino, ossia quei luoghi nei quali troppe poche persone (purtroppo) riescono a mettere in salvo i propri averi prima che siano rapinati. Facco dice sempre che le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa. Io la penso diversamente, io invece mi accontento: sono pragmaticamente un miniarchico e ritengo che un po’ di Stato e un po’ di tasse, in questo stadio della storia dell’umanità, siano necessarie. Niente a che vedere, comunque, con il pizzo che l’entità statale-mafiosa chiamata Italia ci estorce periodicamente.
Si salvi chi può.




12 Responses to “I to schei no i xe toi”
taci valà. che ancora devo digerire la busta di dicembre.
ma non si mangia! per quello che non la digerisci!
(stasera sono un simpaticone)
Siano lodati i vicini svizzeri che non hanno ancora scordato del tutto l’antico principio “la mia casa è il mio castello”. La gente di solito accetta supina il controllo dello stato sui nostri conti correnti scordandosi che noi mettiamo i soldi in banca soprattutto perchè in casa potrebbero essere rubati. Qualcuno accetterebbe mai che lo stato possa sapere quanti soldi abbiamo in casa e cosa ci facciamo con quel denaro?
Nel mio c/c, che lo stato può liberamente controllare, ci sono i versamenti delle mie buste paga, dove le tasse sono già pagate, e le spese che ho per vivere.
Tutto limpido, legale, già tassato, già dichiarato. Nulla da temere dallo stato.
Cosa diversa è per chi ha soldi che di limpido, legale, dichiarato e tassato hanno ben poco.
Io li chiamo DELINQUENTI, voi?
“mie buste paga, dove le tasse sono già pagate”
scusa neurobi, ma se tu hai il colera, perché dovrei averlo anch’io?
“Cosa diversa è per chi ha soldi che di limpido, legale, dichiarato e tassato hanno ben poco.”
non so a chi tu ti riferisca
A chi sposta i capitali nei paradisi fiscali in maniera non trasparente, piangendo poi una miseria che non gli appartiene.
continuo a non capire cosa vogliano dire i commenti.
mi riferisco a quelli che hanno qualcosa da temere dalla trasparenza bancaria: criminali ed evasori fiscali.
gli altri che avrebbero da temere?
il colera c’entra poco. anzi niente.
Neurobi, allora piazzati le telecamere in casa e collegale ai CC, immagino tu non abbia nulla da nascondere oppure fatti intercettare volontariamente le chiamate. A me che qualcuno possa sapere quanti soldi ho, come li spendo e cosa me ne faccia fa girare le balle, soprattutto sapendo che quelli che controllano e fanno proclami contro evasione e paradisi fiscali sono i primi ad avere il conto alle Cayman con la differenza che io i miei soldi li guadagno, non li fotto al prossimo come i politici. Leviamo il sostituto d’imposta.
sia lode a Yoshi per il post – in questo periodo in stato di grazia, visto che è la seconda volta nel giro di una settimana che smuove le mie dita poco volenterose a scrivere due righe (cui ovviamente non darò alcun seguito)- e a Z3ruel per il commento di cui sopra.
Quando uno è mentalmente schiavo dei padroni c’è poco da fare, difenderà le loro leggi a prescindere. “Faccio la popò sempre sul giornale, non ho niente da temere dal padrone”. Bravi, vi siete guadagnati un biscottino in più!
z3ruel: sì, in effetti non ho nulla contro i controlli telefonici e riguardo alla telecamere sono per il metodo di Rudy Giuliani, ne vorrei una ogni quattro metri, cosa che mi tranquillizza molto anche se va a discapito della sacrosanta privacy di spacciatori e puttane.
Riguardo alle obiezioni in generale, vorrei ricordare che la trasparenza bancaria è un’arma contro mafiosi, terroristi, usurai, delinquenti ed evasori totali.
Però capisco i vostri principi: meglio un mafioso a spasso che la privacy violata.
Quello che dice Berlusconi sulle intercettazioni.
Anche il chip sottopelle è una formidabile arma contro mafiosi, terroristi e delinquenti. In effetti si potrebbero studiare una enormità di metodi per ridurre la criminalità senza tenere in considerazione la violazione delle libertà personali. Per quanto mi riguarda l’usura non dovrebbe essere reato e l’evasione totale è un fenomeno ridottissimo e concentrato per lo più in meridione (non è un discorso da “nordista” basta guardare le statistiche) e legato alla criminalità organizzata. L’esistenza dei paradisi fiscali e del differente livello di tassazione fra gli stati è ormai l’unico freno all’armonizzazione delle aliquote fra i paesi membri dell’EU(RS) sognata da molti. La concorrenza fa bene anche in questo campo. Tutto questo senza considerare che le leggi che permettono alla GdF ed all’Agenzia delle Entrate di avere gli stessi poteri della STASI funzionano coi pesci piccoli, quelli grossi pagano profumatamente tributaristi coi controcazzi che permettono loro di pagare pochissimo (Oscar Giannino sostiene che Banca Intesa riesce a cavarsela con un bel 10% alla faccia del pirla che scrive che finisce di lavorare per lo Stato agli inizi di luglio).
Il mio principio è che non si può tenere sottocontrollo l’utenza telefonica di una persona in attesa che questa cada in fallo. La nuova legge sulle intercettazioni non l’ho letta, lo farò e ci tornerò su magari con un bel post. A te la situazione attuale non ti turba per niente?
I problemi creati da spaccio e prostituzione derivano dalla proibizione statale, non dal mio desiderio di non volere passeggiare osservato dal grande fratello.