Archive: February, 2009

Snow Crash

scrashDi romanzi io ne leggo veramente pochi e quei pochi che leggo di solito sono di autori giapponesi, morti*. Però da quando Jinzo ha cambiato blog, la curiosità di leggere Snow Crash doveva essere soddisfatta prima o poi. Detto, fatto.

Snow Crash di Neal Stephenson è un romanzone fantascientifico di cinquecento e passa pagine di genere cyberpunk. È stato pubblicato nel 1992 ed è ambientato in America verso la fine del ventesimo secolo (almeno così mi sembra di aver capito), e quindi adesso è diventato di fatto una ucronia dato che siamo nel XXI secolo e non ci troviamo nelle condizioni descritte in Snow Crash; almeno in parte. Il libro è stato scritto all’inizio degli anni ’90 e si sente; infatti, per esempio, i giapponesi sono ancora tenuti in considerazione e la miniaturizzazione degli strumenti informatici è un concetto non ancora presente. Il libro anticipa un po’ tutto il mondo virtuale scaturito con internet (qui chiamato metaverso) e descrive una società statunitense nella quale il governo centrale è collassato e zone sempre più ampie di territorio sono extra-territoriali e in mano a dei franchise di quasi-nazioni, tipo Narcolombia, Neo Sudafrica, Super Hong Kong, Nuova Sicilia e Le Porte del Paradiso.

Snow Crash è un bel romanzo che si legge molto bene anche se la società che descrive è un po’ lo spauracchio di quelli che al solo sentire il termine “anarcocapitalismo” si mettono le mani tra i capelli, ossia: violenza, inquinamento, guerra, povertà. La trama è avvincente e i protagonisti sono tratteggiati bene. La storia ruota attorno a un misterioso virus infomatico, chiamato appunto Snow Crash, che ha il potere di mandare in pappa il cervello dei programmatori, e di più non posso dire sennò spoilero.

Per rendere questo libro più appetibile, comunque, lo scrittore secondo me avrebbe dovuto piazzare un po’ di scene di sesso ogni tanto, non avrebbero guastato all’economia generale del libro; ma forse sono io che sono il solito porcone.

* tenetevi a mente questa frase perché potrebbe tornarvi utile agli aperitivi.

D’Alia censura internet

Demose na scorlada

Se siete dalle parti di Verona, se siete interessati e se anche voi pensate che di domenica dormire fino alle due di pomeriggio sia uno spreco assurdo di tempo (dormiremo tanto quando saremo morti, non preoccupatevi), potreste fare un salto questa domenica, appunto, alle 10.00 in Piazza Bra presso il Liston 12.

verona 15/02

P.S. scusate eh, ma dove lo trovate voi un presidente di partito così?!

Circondato da Satana

sbatezzo

La chiesa cattolica nella faccenda Englaro si è comportata in un modo così pacato e così sobrio che tre persone a me vicine stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di sbattezzarsi per non aver niente a che fare anche da un punto di vista formale con la suddetta associazione religiosa…e io non ho neanche lanciato loro l’idea! Hanno fatto tutto loro!

Devo dire che le relazioi pubbliche migliorano a vista d’occhio dalle parti del vaticano. Continuate così ragazzi!

Quel signore lì

La prima volta che ho visto il signor Englaro in tv è stato qualcosa come dieci anni fa in una di quelle trasmissioni assurde della mattina con conduttore, credo, Magalli. Stavo facendo zapping e sono capitato a sentire questo signore che parlava della figlia che era in stato vegetativo già da anni. Ero pronto a cambiare canale pensando che si trattasse dell’ennesimo caso umano da compatire, quando l’ho sentito dire qualcosa che mi ha fatto fermare il dito sul telecomando. Questo padre voleva che fosse fatta la volontà della figlia di avere una morte dignitosa e di non essere intrappolata in un limbo.

Ho pensato subito che non ci sarebbero dovuti essere grossi problemi, anche perché la volontà della figlia sembrava essere stata chiara. Purtroppo invece ciclicamente ho rivisto quel padre in tv o ho letto articoli sulla sua storia. Ciclicamente il signor Englaro saltava fuori per chiedere con tutte le sue forze che la volontà della figlia fosse rispettata. Passavano gli anni e io rimanevo sempre più stupito nel vedere questa vicenda che non trovava la soluzione naturale e nel vedere il signor Englaro sempre forte combattere per sua figlia.

Adesso che questa vicenda è finita, finalmente (spero) non vedrò più il signor Englaro in tv. Ora potrà passare gli anni che gli restano per riposare, consapevole di aver anche involontariamente fatto mostrare a tutti noi il lato feroce e prevaricatore del Potere. Io ho quasi trenta anni e non mi ricordo di avere mai avuto un senso di vomito e di schifo così forte come in questi giorni. Ringrazio il signor Englaro anche perché mi ha aiutato a capire definitivamente che non potrò mai votare questi politici italiani, non potrò mai avallare questa idiotacrazia; pena un senso di vomito costante.

Fuck Stimulus

Dente

dente1

Io non ho nessun tipo di problema con le canzoni cantate in italiano. A dir la verità, non ho nessun problema con nessuna lingua usata per cantare; anche se tendenzialmente preferisco capire cosa dicono i testi. Il mio problema è invece trovare artisti che cantino in italiano che riescano a piacermi. Infatti mi sembra sempre più che quelli dotati di talento decidano di cantare in inglese.

Dente, ossia il trentatreenne Giuseppe Preveri, rientra nella categoria di artisti che cantano in italiano che andrei volentieri ad ascoltare a un concerto. Il suo L’amore non è bello esce il 14 febbraio, cioè San Valentino, e parla in pratica di amori felici e di amori infelici. La scrittura di Dente è intelligente, poetica e surreale.; la musica  è essenziale ma non scarna. Forse non ti stende al primo ascolto e puoi fare l’errore di sottovalutarlo classificandolo come l’ennesimo cantautore sfigato. Sarà. Però chissà come mai ad un certo punto ti accorgi che stai canticchiando le sue canzoni e ti viene l’irrefrenabile voglia di riascoltarle.

In L’amore non è bello non ci sono brutte canzoni. Ce ne sono almeno tre (A Me Piace Lei, Buon Appetito, Vieni A Vivere) che sono dei capolavori e che secondo me potevano essere perfette per essere portate a Sanremo e alzare il livello della competizione canora. Poi ce n’è una, Quel Mazzolino, che è entrata nella mia personale playlist di canzoni cult.

Bene, ora abbiamo uno bravo che canta in italiano, che canta l’amore, che è pure figo. Cosa ce ne facciamo ancora di gente come quello dei bambini che fanno prrr? Io dal 14 febbraio in poi voglio vedere scritto sui muri ho messo le mani in tasca e ho sputato sulla tavola, buon appetito amore mio e sentire per strada le signore che cantano vieni a vivere come me, vieni a vivere come me, vieni a vivere come me. com’è che non ti muovi? com’è possibile?

Candele

Il protezionismo, come la censura, è una di quelle idee che ogni tanto, tutto sommato, sembrano necessarie e benefiche. Tuttavia il protezionismo, come la censura, è fallace. Infatti, la storia e l’economia ci insegnano che il protezionismo arreca sempre danni. In primo luogo ai cittadini comuni che sono costretti a pagare di più per una merce che in assenza di protezionismo pagherebbero di meno. In secondo luogo, il protezionismo nuoce, nel medio e lungo periodo, anche alle stesse categorie “protette” dato che ne danneggia l’efficienza: se non hanno lo stimolo e l’impellenza a essere efficienti, perché darsi da fare? In un periodo tremendo di crisi come questo, era naturale che prendessero forza idee protezionistiche (la paura genera mostri), infatti, per esempio, il Messia Obama vuole blindare le frontiere Usa, operai inglesi vogliono rubare il lavoro con la forza a operai siciliani, contadini bulgari bloccano l’arrivo di merci dalla Romania, etc etc.

L’economista francese Frédéric Bastiat, oltre a farci notare con la sua persona che una volta esistevano francesi intelligenti (battuta), con il suo celebre racconto satirico del 1845, “Petizione dei produttori di candele“, svela con un paradosso tutta l’illogicità che sta dietro ai discorsi protezionistici.

Signori,

Voi siete sulla buona strada. Voi rigettate le teorie astratte; l’abbondanza, il basso prezzo vi toccano ben poco. Voi vi preoccupate soprattutto delle sorti del fabbricante. Voi volete liberarlo dalla concorrenza esterna; in una parola, voi volete riservare il mercato nazionale al lavoro nazionale. Noi vi offriamo una eccezionale occasione per applicare, come si potrebbe dire, la vostra… teoria? No, nulla è più ingannevole delle teorie; la vostra… dottrina? il vostro sistema? il vostro principio? Ma voi non amate le dottrine, voi avete orrore dei sistemi, e, per ciò che riguarda i principi, voi dichiarate che non ve ne sono nella economia “sociale”; noi diremo dunque la vostra prassi, la vostra pratica senza teoria e senza principi.

Noi subiamo l’intollerabile concorrenza di un rivale straniero posto, a quanto sembra, in condizioni talmente superiori alle nostre, per la produzione della luce, che inonda il nostro mercato nazionale ad un prezzo favolosamente ridotto; perché, fintantoché si fa vedere, le nostre vendite cessano, tutti i consumatori si rivolgono a lui, e una parte di industria francese, le cui ramificazioni sono infinite, è improvvisamente colpita da una completa stagnazione. Questo rivale, che altri non è che il sole, ci fa una guerra così accanita, che noi sospettiamo che alle spalle esso abbia la perfida Albione (buona diplomazia per i tempi che corrono!), tanto più che per quella isola orgogliosa noi abbiamo dei riguardi dei quali essa si esime bene nei nostri confronti.

Noi domandiamo che vi piaccia approvare una legge che ordini la chiusura di tutte le finestre, lucerne, tramogge, puntelli, persiane, tende, imposte, occhi di bue, tapparelle, in una parola, di tutte le aperture, buchi, crepe e fessure attraverso le quali la luce del sole ha uso di penetrare nelle case, con danno delle belle industrie delle quali noi siamo orgogliosi di aver dotato il paese, che non possono senza ingratitudine essere abbandonate oggi ad una lotta così diseguale. Non vogliate, signori Deputati, prendere la nostra domanda per uno scherzo, e non rigettatela senza ascoltare le ragioni che noi possiamo far valere a suo favore.

Per primo, se voi, per quanto sarà possibile, chiuderete gli accessi alla luce naturale, creando così il bisogno della luce artificiale, quale sarà in Francia l’industria che non sarà a poco a poco incoraggiata? Se si consumerà più sego, saranno necessari più buoi e più pecore; di seguito, si vedranno moltiplicarsi i prati artificiali, la carne, la lana, il cuoio, e soprattutto i concimi, questa base di tutta la ricchezza agricola. Se si consumerà più olio, si vedrà estendersi la coltura del papavero, dell’olivo, della colza. Queste piante ricche e bisognose di nutrimento saranno a proposito per mettere a profitto questa fertilità che l’allevamento del bestiame avrà trasmesso al nostro territorio. Le nostre campagne si copriranno di alberi resinosi. Numerosi sciami di api raccoglieranno sulle nostre montagne dei tesori profumati che oggi evaporano senza utilità, come i fiori dai quali si alzano. Non è dunque solo una parte dell’agricoltura che prenderà un grande sviluppo. Lo stesso sarà per la navigazione: migliaia di navi andranno alla pesca della balena, e in poco tempo noi avremo una marina capace di sostenere l’onore della Francia e di rispondere alla sensibilità patriottica dei sottoscritti richiedenti, commercianti di candele, ecc. E che cosa diremo dell’articolo Parigi? Guardate le dorature, i bronzi, i cristalli, nei candelieri, nelle lampade, nei lampadari, nei candelabri, tutti brillare in magazzini spaziosi, nei cui confronti quelli di oggi non sono che negozietti. Non sono solo il povero raccoglitore di resina, in cima alla sua duna, né solo il triste minatore, in fondo alla sua nera galleria, che vedranno aumentare il loro salario ed il loro benessere. Vogliate rifletterci, signori ; e vi convincerete che non vi è forse un solo Francese, dall’opulento proprietario di Anzin fino al più umile negoziante di fiammiferi, la cui condizione non sarà migliorata dal successo della nostra petizione.

Possiamo prevedere le vostre obiezioni, signori; ma voi non potrete impiegarne nessuna che non sia ben scritta entro i libri adottati dai partigiani della libertà dei commerci. Noi osiamo, noi vi sfidiamo ad impiegare contro di noi una sola parola che non si rigiri istantaneamente contro voi stessi e contro i principi che guidano tutta la vostra politica. Ci direte forse che, se noi abbiamo da guadagnare da questa protezione, la Francia non ci guadagnerà nulla, perché il consumatore ne pagherà le spese? E noi vi risponderemo : voi non avete più il diritto di invocare gli interessi del consumatore. Quando il consumatore si è trovato alle prese con i produttori, voi lo avete sacrificato in tutte le circostanze. Voi l’avete fatto per incoraggiare il lavoro, per allargare il lavoro. Per lo stesso motivo, dovete farlo adesso. Voi stessi siete stati di fronte all’obiezione. Quando vi si diceva: il consumatore è interessato alla libera introduzione del ferro, del carbone, del sesamo, del frumento, dei tessuti – dicevate: si, ma il produttore è interessato alla loro esclusione. Ebbene, se i consumatori sono interessati alla liberalizzazione della luce naturale, i produttori lo sono al suo divieto. Ma, direte ancora, il produttore ed il consumatore non sono che uno. Se il fabbricante guadagna per mezzo della protezione, farà guadagnare l’agricoltore. Se l’agricoltura prospera, aprirà degli sbocchi alle fabbriche. Ebbene, se voi ci conferite il monopolio della illuminazione durante il giorno, subito noi compreremo molto sego, molto carbone, olio, resina, cera, alcool, argento, ferro, bronzo, cristalli, per alitare la nostra industria; di più, noi ed i nostri numerosi fornitori, divenuti ricchi, noi consumeremo di più e spargeremo il benessere in tutti i campi del lavoro nazionale. Direte forse che la luce del sole è una cosa gratuita e che rigettare le cose gratuite sarebbe come rigettare la stessa ricchezza sotto il pretesto di incoraggiare i mezzi per acquisirla? Ma state attenti, perché conducete la morte nel cuore della vostra politica; state attenti perché fino ad oggi avete sempre respinto il prodotto straniero perché è quasi gratuito, e tanto più quanto più avvicina alla gratuità. Per soddisfare le esigenze degli altri monopolisti, voi non avevate che una mezza ragione; per accogliere la nostra domanda, voi avete una ragione completa; e respingere la nostra richiesta fondandosi proprio su questo, che essa è più fondata delle altre, sarebbe come porre l’equazione + x + = -; in altri termini, sarebbe accumulare assurdità su assurdità.

Il lavoro e la natura concorrono in proporzioni differenti, secondo il paese ed il clima, alla creazione di un prodotto. La parte che ci mette la natura è sempre gratuita; è la parte del lavoro che la fa valere e che si paga. Se una arancia di Lisbona si vende a metà prezzo di una arancia di Parigi, ciò è dovuto ad un calore naturale, perciò gratuito, a disposizione dell’una, mentre l’altra impiega un calore artificiale, perciò costoso. Perciò, quando una arancia ci arriva dal Portogallo, si può dire che ci è data metà gratuitamente e metà onerosamente; o, in altri termini, a metà prezzo relativamente a Parigi. Ora, è precisamente su questa semi-gratuità (chiedo perdono per il termine) che argomentate per escludere quella arancia. Voi dite: come potrebbe il lavoro nazionale sostenere la concorrenza del lavoro straniero quando il primo deve fare tutto, ed il secondo solo la metà, perché il sole si incarica del resto? Ma se la semi-gratuità vi spinge a rigettare la concorrenza, come la gratuità intiera può spingervi ad ammettere la concorrenza? O non siete coerenti, o voi dovete, rigettando la semi-gratuità come nociva al nostro lavoro nazionale, rigettare a fortori e con doppio zelo la gratuità intiera. Ancora una volta, quando un prodotto, carbone, ferro, frumento o tessuto, ci viene dall’estero, dove noi possiamo acquistarlo con meno lavoro che se lo fabbricassimo noi, la differenza è un regalo che ci viene fatto. Questo dono è più o meno considerevole a seconda se la differenza è più o meno grande. E’ di un quarto, della metà, dei tre quarti del valore del prodotto, se lo straniero ci chiede i tre quarti, o la metà o un quarto del prezzo. E’ un regalo davvero totale, come quando chi lo fa, come fa il sole con la luce, non chiede nulla in cambio. La questione, noi la poniamo formalmente, è sapere se voi volete per la Francia il beneficio di un consumo gratuito o i pretesi vantaggi di una produzione costosa. Scegliete, ma siate coerenti; perché, nello stesso tempo nel quale rigettate, come fate, il carbone, il ferro, il frumento, i tessuti esteri, e li rigettate proporzionalmente a che il loro prezzo diminuisce, quale incoerenza non sarebbe quella di liberalizzare la luce del sole, il cui prezzo è zero, durante tutto il giorno?

Sentiamoci liberi da questo Stato

I sei principali inganni contro la libertà di scelta di Eluana, e di tutti noi

di Luca Landò

1. «Eluana soffrirà» Il cervello di Eluana è stato irrimediabilmente compromesso la notte del 18 gennaio 1992 quando la sua auto slittò sul terreno ghiacciato e andò a sbattere contro un muro. L’incidente lasciò intatte le parti del cervello che controllano le funzioni fisiologiche primarie, come la respirazione e il battito cardiaco, che si trovano nel cosiddetto tronco encefalico. I danni più gravi riguardarono invece la corteccia cerebrale, una sorta di “cuffia” che avvolge il cervello e nella quale vengono elaborate funzioni più complesse come la parola, la visione, la percezione del dolore ma anche la fame e la sete. Quando i medici della clinica di Udine inizieranno a ridurre progressivamente l’idratazione e l’alimentazione artificiale, Eluana non si accorgerà di nulla, così come è da 17 anni che non avverte né fame, né sete, né dolore.

2. «Potrebbe risvegliarsi» Dire che Eluana si possa riprendere dalla situazione in cui si trova (stato vegetativo persistente) è come dire che il treno su cui viaggiamo deraglierà o che la casa in cui ci troviamo crollerà: tutto è possibile, ma le probabilità che simili eventi accadano sono talmente basse da non poter essere prese in considerazione ai fini delle nostre decisioni (altrimenti non viaggeremmo sui treni o non abiteremmo dentro case).

3. «È come Terry Schiavo» Eluana è stata definita la Terry Schiavo italiana, con riferimento alla giovane americana su cui si è accesa una violenta battaglia giuridica. Come scrive Maurizio Mori nel suo libro («Il caso Eluana Englaro», Pendragon Editore), «l’analogia è corretta per quanto riguarda l’aspetto clinico (in entrambi i casi si parla di stato vegetativo permanente), è invece sbagliata per quanto riguarda i risvolti giuridici». La vicenda di Terri Schiavo divenne una “caso” per via della fortissima divergenza tra i famigliari. Il marito asseriva che lei non avrebbe mai voluto restare in stato vegetativo e chiedeva la sospensione dell’alimentazione e idratazione artificiali; al contrario, il padre, la madre e il fratello della donna sostenevano che quella non era la volontà di Terri. «Il caso Eluana – ricorda Mori, che ben conosce la famiglia – non ha mai presentato alcun contrasto tra i famigliari. Anzi, la situazione è diametralmente opposta: i genitori Englaro sono perfettamente concordi circa la sospensione dei trattamenti». Il caso Terri Schiavo, semmai, insegna un’altra cosa: l’autopsia eseguita subito dopo la morte della donna rivelò che il cervello si era irrimediabilmente atrofizzato al punto da pesare soltanto 615 grammi (circa la metà del normale). Quell’esame stabilì senza ombra di dubbio che le sue condizioni erano «irreversibili e che nessun tipo di terapia o cura riabilitativa avrebbero potuto cambiare le cose», come disse il dottor John R. Thogmartin, patologo del sesto distretto giudiziario della Florida che condusse l’autopsia.

4. «Morirà di sete» Dicono: interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiale ad Eluana è come togliere il pane e l’acqua a una persona. L’analogia fa effetto ma è sbagliata: si tratta infatti di trattamenti sanitari che richiedono un intervento del medico sia per quanto la modalità di somministrazione (nel caso di Eluana un sondino nasogastrico) sia per il tipo sostanze inserite (non un frullato di frutta preparato in cucina ma una miscela di proteine, vitamine e quant’altro indicate dietro rigorosa prescrizione medica). Se si decide di interrompere ogni forma di accanimento terapeutico, come in questo caso, è giusto sospendere anche questi trattamenti artificiali.

5. «È un omicidio» Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori PdL, ha detto ieri che «è iniziato l’omicidio di Eluana», frase che si accompagna a quella di Enrico La Loggia, vicepresidente del Gruppo PdL alla Camera («A Udine si sta per compiere un vero e proprio omicidio») e a quella del cardinale Barragan («Fermate quella mano assassina»). Infine l’associazione cattolica «Scienza & Vita», lo scorso anno, ha lanciato un appello che iniziava con queste parole: No alla prima esecuzione capitale della storia repubblicana».

Prima di usare simili espressioni, pronunciate al solo scopo di stimolare emozioni e attirare attenzione, sarebbe bene riflettere su alcuni punti:

  1. l’articolo 32 della Costituzione dice che «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario» e che «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Proprio di recente, una donna a cui si è prospettata la necessità di amputare un arto, ha deciso di rifiutare l’intervento anche se questa scelta le è costata la vita;
  2. il padre di Eluana ha percorso tutto l’iter del nostro sistema giudiziario prima di ottenere l’autorizzazione a interrompere i trattamenti artificiali di alimentazione e idratazione che da 17 anni tengono in vita il corpo di Eluana. I giudici hanno riconosciuto: a) che il padre ha svolto il ruolo di tutore delle volontà della figlia (che non avrebbe voluto vivere in condizioni di stato vegetativo); b) che i trattamenti artificiali di alimentazione e idratazione sono trattamenti medici e, come tali, rientrano in questo caso nella fattispecie di accanimento terapeutico
  3. l’omicidio, il più grave dei reati, è punito con le pene più alte: il medico che interrompe, dietro volontà del paziente o del suo tutore, una situazione di accanimento terapeutico non è punito dalla legge; al contrario, lo sarebbe se si ostinasse a curare il paziente contro la sua volontà (abuso di ufficio).
  4. a parte la scelta di ignorare il dramma di una famiglia (ma anche quello di altre 2500 nella stessa condizione) gli esponenti di Scienza & Vita hanno deciso di non riconoscere la figura dei giudici della Corte di Appello e della Corte di Cassazione che hanno sentenziato sul caso Englaro. La condanna capitale in Italia è infatti vietata dalla Costituzione (art. 27): cosa intendevano sostenere gli autori dell’appello, che in Italia i giudici non rispettano la Costituzione?

6. «Si tratta di eutanasia» La Cei ha detto ieri che «togliere idratazione e alimentazione ad Eluana è eutanasia». Va notato come nella frase, ripresa dalle agenzie, manchi l’aggettivo “artificiale”: come spiegato sopra, l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono, in questo caso, trattamenti sanitari e, dunque, da interrompere per volontà del padre che, come riconosciuto dalla legge, rappresenta quella della figlia. L’eutanasia viene praticata in alcuni Paesi, l’Olanda ad esempio, per alleviare le sofferenze di pazienti terminali. La morte viene indotta con la somministrazione, prima di un sedativo, poi di una sostanza che blocca il battito cardiaco o interrompe la respirazione: è dunque un intervento attivo che viene effettuato dietro volontà del paziente e dopo la decisione di un giudice. Eluana non è una paziente terminale: non ha un male che la consuma giorno dopo giorno. Nessuno, inoltre, ha mai parlato di interrompere il suo battito cardiaco ricorrendo a farmaci. Eluana si trova invece in una situazione vegetativa permanente che si protrae nel tempo solo per i trattamenti di idratazione e alimentazione artificiali. Secondo quanto detto dal padre e dai giudici dopo 12 anni di valutazione del caso, questi trattamenti sono stati sempre effettuati contro la sua volontà.