Kollettivo

Prima in radio ho sentito un relatore di una legge dire che “la libertà non è un valore assoluto ma deve sottostare al bene collettivo“. Non era un documentario sul fascismo né una registrazione di una seduta del parlamento sovietico o cubano. Era un parlamentare dei nostri giorni di uno Stato notoriamente illiberale e nel quale termini come “individuo“, “individualismo” o “autodeterminazione” sono considerati da destra e da sinistra, indifferentemente, alla stregua di parolacce e di concetti pericolosi da combattere.

La cosa buffa è che al governo di questo bizzarro Stato c’è un partito che si chiama Casa delle libertà, si chiama proprio così! ormai siamo alla neolingua pura. Sono ancora fermi al bene collettivo insomma: il Popolo, incarnato nel Governo, decide della vita del singolo, che è solo un numero e deve sottostare al Volere della Collettività. Statolatria, collettivismo, disprezzo per le scelte della persona.

Per fortuna è uno Stato con il quale in futuro non avrò più niente a che fare.

Signor relatore, lei ha sostenuto che la libertà non è un valore assoluto, ma deve sottostare al bene collettivo; ma il bene collettivo è quello deciso di volta in volta da qualche Governo, da qualche maggioranza? Siamo sicuri che esistono delle libertà disponibili anche ad una maggioranza del 90 per cento? O non esistono invece delle libertà che sono parte costituente del fatto che siamo esseri umani e che, come tali, non sono a disposizione di nessuno, appartengono solo all’individuo? Questo è stato ed è il dato fondante di una cultura e di uno Stato liberale. Quando cominciamo a dire che le libertà fondamentali sono invece disponibili, ad una cultura, a un periodo storico, ad un’ideologia, ad una religione, ad una fede, cerchiamo di comprendere dove andiamo a parare: non c’è niente di più mutevole che fedi, culture, maggioranze. Siamo oggi chiamati a fare una legge erga omnes, una legge in cui sostanzialmente si dice che esistono parti di libertà e responsabilità che fanno di noi degli esseri umani, diversamente da altre forme di vita. Cosa fa di noi un essere umano? La libertà, l’esercizio responsabile della libertà e l’interrelazione con gli altri.

Veda, signor relatore, perché ci battiamo o ci batteremo con grande forza? Questo è il punto di fondo: trovo preoccupante davvero che l’affermazione “io non lo farei”, sempre legittima e rispettabile, debba diventare «tu non lo devi fare». Questo è quello che si sostiene: una vostra – di pochi o di molti – interpretazione della vita, e della morte come parte integrante della dignità della vita e del morire, la volete far diventare l’unica possibile, imposta a tutti, anche a quelli che la pensano diversamente. È semplicemente un dato di intolleranza, quando «io non lo farei» diventa «e quindi neanche tu lo devi fare»; dove stiamo tornando, alla coincidenza tra peccato e reato? Ma non è da qualche secolo che abbiamo invece scoperto che c’è reato solo quando c’è una vittima? Perlomeno si potrebbe discutere della possibilità di disporre della propria vita senza toccare libertà altrui; ma, signor relatore, non parliamo di bene collettivo, che è un concetto che varie ideologie hanno declinato nei decenni in modo diverso e molto spesso in modo violento e cruento.

La senatrice Emma Bonino oggi al Senato