Le dinamiche che si sprigionano all’interno di piccoli gruppi possono essere veramente disastrose. I distinguo e le litigiosità, una volta partite, possono crescere a un livello esponenziale con l’unico risultato di vanificare tutto e di produrre solo perdite di tempo.
Un gruppo con un’idea ben caratterizzata ha molte probabilità di vedere finire i propri membri a darsi sedie sulla schiena. Inoltre, l’attitudine presente in moltissime persone di spaccare il capello in quattro non accorgendosi che nel frattempo si sta affogando, produce inutili e rancorose divisioni che, come la litigiosità di cui sopra, producono solo il nulla.
Anch’io spesso sono caduto in questa trappola. Ora però penso di aver raggiunto la maturità necessaria per capire che in questo modo non si va da nessuna parte. Dalle mie frequentazioni internettiane e reali, posso dire di aver individuato almeno tre gruppi ad alto contenuto di sterile litigiosità interna: i libertari, le persone gay, gli indipendentisti. Riguardo l’ultima categoria, qui ho scritto un ingenuo appello.




7 Responses to “Quando il fine non unisce i mezzi”
Immaginati un gruppo di gay libertari e indipendentisti.
(La mia esperienza e’ quasi esclusivamente limitata alle lesbiche. Il prossimo che mi dice che le donne senza maschi sono naturalmente portate alla cooperazione gli rido in faccia.)
Non riesco a farmi un’idea di chi sia l’elettore medio del pnv, in effetti mi dà l’impressione di essere un insieme di persone che ha lo stesso fine per motivi diversi. E tra questi motivi temo che lo spirito libertarian sia minoritario e limitato alla libertà di pagare meno tasse e di parlare dialetto, salvo ovviamente eccezioni. Ammetto tuttavia che, pur essendo veneto, non credo di essere un fine conoscitore delle pulsioni della popolazione locale, quindi potrei anche sbagliarmi.
“Non riesco a farmi un’idea di chi sia l’elettore medio del pnv”
beh, avendo il pnv meno di un anno, diciamo che l’elettore medio del pnv deve ancora farsi
“tra questi motivi temo che lo spirito libertarian sia minoritario”
beh, per esempio c’è il presidente del partito e un coordinatore della provincia di vicenza più vari soci
“e limitato alla libertà di pagare meno tasse e di parlare dialetto”
il pagare meno tasse è importante ma non è sufficiente. io di solito parlo in italiano
Beato te che hai lavoro; mi raccomando con i treni armati di taaaanta pazienza.
(aspetto positivo? ahahah)
a me il treno piace, se è in orario ancora di più
l’espressione “che hai lavoro” è un po’ forte…
In effetti nel commento credo di non aver fatto distinzione tra quella che è la base votante, ancora da definire, come giustamente hai fatto notare, e i vertici del partito. I miei timori erano ovviamente rivolti principalmente al primo gruppo di persone.
entropicamente ha indiscutibilmente ragione.