Pa|lin|gè|ne|si: in alcune concezioni filosofiche o religiose, rinnovamento del cosmo dopo la sua distruzione (qui). Parto da questa definizione per rispondere a dei commenti interessanti lasciati in questo post.
Io non credo nelle palingenesi, ossia non credo che da un momento all’altro, magicamente, la totalità delle persone possa cambiare in meglio e che tutto prenda ad andare bene. Non credo nel sol dell’avvenire, non credo nelle sorti progressive e non credo ai paradisi artificiali, terreni e ultraterreni (faccio il tifo invece per i “paradisi fiscali“, ma quello è un altro discorso). Prima che politico, il mio è un discorso culturale. Io penso che sia necessario (obbligatorio), prima che convincere le persone a votare per un dato partito, convincerle che possono non essere sudditi. Potreste restare stupiti, ma non è così difficile come si crede: a volte basta semplicemente parlare cinque minuti con una persona per farle aprire gli occhi. Ve lo scrivo perché l’ho sperimentato io. Basta parlare cinque minuti con una persona “normale” (ossia con un grado di istruzione medio/basso e che apprende notizie unicamente dalla tv) e c’è la possibilità che una scintilla di libertà nasca dentro lei. Non serve che una massa enorme di persone cambi (ossia, palingenesi), basta una massa critica. Oltre che culturale, il mio è sicuramente un discorso politico. Ossia, io credo che il PNV sia il partito giusto per accrescere la mia libertà e quella di tutti quelli che mi circondano. Questo perché sono giunto alla conclusione che in uno “Stato piccolo” (anche se in realtà la Venetia come grandezza sarebbe nella media degli stati del mondo) ho più possibilità di vivere felice; economicamente e socialmente.
“Chi prenderebbe i posti di potere, anche ipotizzando un governo minimo?“. Uno degli scopi del PNV è quello di tirare su una nuova classe politica veneta; infatti è indubbiamente vero che con questi qua che ci governano adesso non si può andare da nessuna parte. Attenzione, non mi sto candidanto io a primo ministro della Venetia eh, per fortuna ho il mio lavoro e mi piacerebbe continuare a svolgerlo. Attraverso la crescita del partito e la diffusione di una cultura della libertà, bisogna far venire fuori delle nuove figure; questo da un punto di vista generale. Da un punto di vista di politica spiccia del territorio, voglio far notare che se si riescono a fissare delle regole rigorose a priori, è molto più difficile (non impossibile, più difficile) fare i “papponi magnoni assetati di potere e denaro pubblico da intascare“. Nell’entità statale chiamata Italia questo non si puà fare perché, ripeto, è strutturalmente e geneticamente fondata sul parassitismo e la storia di sfruttamento va avanti da così tanto tempo ed è così connaturata che è impossibile (quello sì) fare “riforme anglosassoni“. Con la nascita di un nuovo Stato, invece, ci sono buonissime possibiltà che dei “paletti” precisi vengano fissati subito. Perché questo? Perché sarebbero proprio la maggior parte delle persone a volerlo, altrimenti non avrebbero votato SI al referendum per l’indipendenza. Occorre ovviamente vigilare ma, ripeto, è semplicemente un gioco di probabilità: in Italia zero, in Venetia più di zero. Io quindi scelgo dove ho più probabilità di non essere suddito, no? Non sarà il paradiso in terra, avremo sempre molti problemi ma probabilmente avremo strumenti migliori per affrontarli.
Infine, io non accetto di essere bollato come utopista perché non lo sono assolutamente. Io sono una persona pragmatica e mi considero di buon senso. L’indipendenza non è assolutamente un’utopia. Può essere una strada difficile e anche lunga, ma utopia decisamente no. La Scozia l’anno prossimo andrà al referendum per l’indipendenza; ci sono voluti più di trecento anni ma alla fine probabilmente tornerà indipendente. A conti fatti, poi, gli scozzesi sono molto più “integrati” nel Regno Unito di quanto lo siano i veneti in Italia. Noi, ad esempio, abbiamo un idioma parlato diffusamente da tutti i ceti sociali. L’indipendentismo non è nemmeno una cosa da ultradestra. Per rimanere in Scozia, ad esempio, lo Scottish National Party è un partito di centro-sinistra, una specie di PD scozzese che vuole l’indipendenza della Scozia L’indipendentismo, come ho scritto qui e qui, non è nemmeno una cosa “provinciale“ o “mostruosa” o “antistorica“.
Infine, penso che far circolare le idee liberali e libertarie in un contesto italiano sia, quello sì, una perdita di tempo. In Italia non abbiamo futuro. Voi tenetevi pure la vostra repubblica fondata sul lavoro (altrui), noi dobbiamo far nascere la nostra fondata sulla libertà della persona. Difficile? Sì. Impossibile? Assolutamente no. Il percorso da seguire è legale: “alle elezioni dell’attuale Regione Veneto, il popolo veneto vota la coalizione politica che è a favore dell’indipendenza. Poi, il governo di Venezia retto da tale coalizione organizza un referendum di autodeterminazione del popolo veneto, chiedendo se il popolo veneto è a favore dell’indipendenza. Infine, il governo veneto conduce i negoziati per l’indipendenza con Roma, dando vita a un accordo sull’indipendenza” (qui). È un percorso che richiede molti sforzi ma non è per nulla utopistico.



Chi dice che internet non serve a niente è di sicuro una persona dalla visione molto ristretta e intellettualmente deficitaria. A me, per esempio, internet ha portato cosette come l’amore e mi ha permesso di crescere intellettualmente. Grazie a internet la comunicazione delle idee viaggia a velocità inimmaginabili solo pochi anni fa. Ripensando a quando, fino a pochissimi anni fa, internet non era presente nella nostra vita, la maggior parte di noi non può che esclamare: “ma come facevo a vivere?“.
Non sono mai stato un grandissimo ammiratore del Dalai Lama e so benissimo che i tibetani prima dell’oppressione cinese e comunista era soggiogati dall’oppressione teocratica. Dalla padella alla brace quindi. Oggi le cose sono cambiate e il governo tibetano in esilio non può essere paragonato all’antico dispotismo; per fortuna si sono”civilizzati“.
Stamattina dal fruttivendolo, tendendo l’orecchio, ho sentito una storia, non se se sia vera o meno; adesso la racconto a voi. C’è un tizio, il cui nome inizia per Y e finisce per I che è proprio un genio degli affari. ‘Sto tizio si è creato un account fittizio sull’iTunes Store Usa, è una cosa un po’ al limite della legalità dato che ha immesso indirizzo e numero telefonico falsi; infatti non abita negli Usa ma in una citta del Veneto il cui nome inizia per V e finisce per A, almeno così ho sentito. L’impotante, così ho sentito, è di non scegliere come metodo di pagamento la carta di credito; essendo la versione Usa dell’Itunes Store, infatti, accetterebbe solo carte di credito statunitensi.
Le denunce per diffamazione non mi piacciono dato che il concetto in sé di diffamazione non mi piace molto. È lo strumento preferito di chi ha le possibilità per far stare zitte le persone, come nel famoso caso del giornalista M******o che ha querelato mezza blogosfera. Secondo me, sarebbe assai più semplice eliminare tutti i reati di parola, anche perché, se ci pensiamo, la nostra cosiddetta onorabilità non ci appartiene, essendo quello che gli altri pensano di noi. Una società nella quale vige, per così dire, la diffamazione libera, potrebbe essere una società nella quale le persone prendono molto di più con il beneficio del dubbio quello che viene detto delle persone. Ma la mia è solo un’ipotesi che nasce dal fastidio che provo contro questo tipo di reati, potrei sbagliarmi.
I momenti di crisi sono quelli nei quali è molto più facile sbroccare e fare cose assurde, del tipo prestare attenzione a quello che dice Tremonti. Da sempre però, le crisi sono anche delle opportunità per migliorare prima di tutto noi stessi e dopo anche quello che ci circonda. Sta a noi, alla nostra calma e alla nostra meravigliosa facoltà di usare la ragione, cogliere queste opportunità.



