Archive: March, 2009

Non cambierebbe niente…e comunque è un’utopia

itagliaPa|lin|gè|ne|si: in alcune concezioni filosofiche o religiose, rinnovamento del cosmo dopo la sua distruzione (qui). Parto da questa definizione per rispondere a dei commenti interessanti lasciati in questo post.

Io non credo nelle palingenesi, ossia non credo che da un momento all’altro, magicamente, la totalità delle persone possa cambiare in meglio e che tutto prenda ad andare bene. Non credo nel sol dell’avvenire, non credo nelle sorti progressive e non credo ai paradisi artificiali, terreni e ultraterreni (faccio il tifo invece per i “paradisi fiscali“, ma quello è un altro discorso). Prima che politico, il mio è un discorso culturale. Io penso che sia necessario (obbligatorio), prima che convincere le persone a votare per un dato partito, convincerle che possono non essere sudditi. Potreste restare stupiti, ma non è così difficile come si crede: a volte basta semplicemente parlare cinque minuti con una persona per farle aprire gli occhi. Ve lo scrivo perché l’ho sperimentato io. Basta parlare cinque minuti con una persona “normale” (ossia con un grado di istruzione medio/basso e che apprende notizie unicamente dalla tv) e c’è la possibilità che una scintilla di libertà nasca dentro lei. Non serve che una massa enorme di persone cambi (ossia, palingenesi), basta una massa critica. Oltre che culturale, il mio è sicuramente un discorso politico. Ossia, io credo che il PNV sia il partito giusto per accrescere la mia libertà e quella di tutti quelli che mi circondano. Questo perché sono giunto alla conclusione che in uno “Stato piccolo” (anche se in realtà la Venetia come grandezza sarebbe nella media degli stati del mondo) ho più possibilità di vivere felice; economicamente e socialmente.

Chi prenderebbe i posti di potere, anche ipotizzando un governo minimo?“. Uno degli scopi del PNV è quello di tirare su una nuova classe politica veneta; infatti è indubbiamente vero che con questi qua che ci governano adesso non si può andare da nessuna parte. Attenzione, non mi sto candidanto io a primo ministro della Venetia eh, per fortuna ho il mio lavoro e mi piacerebbe continuare a svolgerlo. Attraverso la crescita del partito e la diffusione di una cultura della libertà, bisogna far venire fuori delle nuove figure; questo da un punto di vista generale. Da un punto di vista di politica spiccia del territorio, voglio far notare che se si riescono a fissare delle regole rigorose a priori, è molto più difficile (non impossibile, più difficile) fare i “papponi magnoni assetati di potere e denaro pubblico da intascare“. Nell’entità statale chiamata Italia questo non si puà fare perché, ripeto, è strutturalmente e geneticamente fondata sul parassitismo e la storia di sfruttamento va avanti da così tanto tempo ed è così connaturata che è impossibile (quello sì) fare “riforme anglosassoni“. Con la nascita di un nuovo Stato, invece, ci sono buonissime possibiltà che dei “paletti” precisi vengano fissati subito. Perché questo? Perché sarebbero proprio la maggior parte delle persone a volerlo, altrimenti non avrebbero votato SI al referendum per l’indipendenza. Occorre ovviamente vigilare ma, ripeto, è semplicemente un gioco di probabilità: in Italia zero, in Venetia più di zero. Io quindi scelgo dove ho più probabilità di non essere suddito, no? Non sarà il paradiso in terra, avremo sempre molti problemi ma probabilmente avremo strumenti migliori per affrontarli.

Infine, io non accetto di essere bollato come utopista perché non lo sono assolutamente. Io sono una persona pragmatica e mi considero di buon senso. L’indipendenza non è assolutamente un’utopia. Può essere una strada difficile e anche lunga, ma utopia decisamente no. La Scozia l’anno prossimo andrà al referendum per l’indipendenza; ci sono voluti più di trecento anni ma alla fine probabilmente tornerà indipendente. A conti fatti, poi, gli scozzesi sono molto più “integrati” nel Regno Unito di quanto lo siano i veneti in Italia. Noi, ad esempio, abbiamo un idioma parlato diffusamente da tutti i ceti sociali. L’indipendentismo non è nemmeno una cosa da ultradestra. Per rimanere in Scozia, ad esempio, lo Scottish National Party è un partito di centro-sinistra, una specie di PD scozzese che vuole l’indipendenza della Scozia L’indipendentismo, come ho scritto qui e qui, non è nemmeno una cosa “provinciale o “mostruosa” o “antistorica“.

Infine, penso che far circolare le idee liberali e libertarie in un contesto italiano sia, quello sì, una perdita di tempo. In Italia non abbiamo futuro. Voi tenetevi pure la vostra repubblica fondata sul lavoro (altrui), noi dobbiamo far nascere la nostra fondata sulla libertà della persona. Difficile? Sì. Impossibile? Assolutamente no. Il percorso da seguire è legale: “alle elezioni dell’attuale Regione Veneto, il popolo veneto vota la coalizione politica che è a favore dell’indipendenza. Poi, il governo di Venezia retto da tale coalizione organizza un referendum di autodeterminazione del popolo veneto, chiedendo se il popolo veneto è a favore dell’indipendenza. Infine, il governo veneto conduce i negoziati per l’indipendenza con Roma, dando vita a un accordo sull’indipendenza” (qui). È un percorso che richiede molti sforzi ma non è per nulla utopistico.

Qui per commentare

La lieta novella

29 Sep 1964, Tokyo, Japan --- Royal Wedding Portrait. Tokyo, Japan: This is the formal wedding portrait of Prince Yoshi, Emperor Hirohito's youngest son, and his bride, Hanako Tsugaru, who were married September 30 (Japanese time) in solemn Shinto rites as ancient as Japan's 2,000-year-old throne. The portrait was released by the Imperial Household Agency. The 24-year-old bride is a Tokyo society girl who comes from a family whose forebears were feudal lords in northern Japan in medieval times. September 29, 1964. --- Image by © Bettmann/CORBIS

Oggi, dopo essere riusciti ad organizzare un pranzo con le famiglie riunite, abbiamo annunciato la nostra intenzione di sposarci. Avevamo stabilito di sparare la bomba appena seduti a tavola e che lo dicesse FdC. L’abbiamo effettivamente detto subito, però quella cagasotto di FdC all’ultimo secondo mi ha sussurrato un “dillo tu!“; e così è stato. Si sono messi tutti più o meno a piangere, al che io ho pensato che, insomma, già conviviamo; non mi sembra ‘sto cambiamento epocale.

Si vede che il matrimonio ha sempre il suo fascino…e per fortuna che non si è mai toccato l’argomento “in quale chiesa volete sposarvi?“. I suoi di FdC infatti non sono al corrente del mio essere diversamente amante della religione. Ma non penso sarà un problema, penso.

Quattro punti

  1. Stamattina sono dovuto andare in centro presto e, osservando le ragazzine che andavano a scuola, sono rimasto stupito perché mi sembrava di essere nell’Upper East Side di Gossip Girl. Son sempre il solito ragazzo di campagna che andava a scuola con le camicione grunge…
  2. Domenica 29 marzo devo trovare la forza di andare fino a Giussago per vedere Barzin e Black Eyed Dog. Incitatemi dicendomi cose tipo “ma dai! sono una bella figa e verrò anch’io a quel concerto! che voglia di conoscerti! dai dai vieni!“. Cara Futura Moglie, ovviamente scherzo :)
  3. Nuovo post su VL. Approfitto per dire che io sto ancosa aspettando che voi sapete chi siete mi chiediate di scriverci eh. Fino ad adesso siamo in due. Forza!
  4. Non riesco proprio a capire quelli che, potendo scegliere, pranzano a orari assurdi tipo 13.00 o 13.30. Io oggi ho finito di pranzare alle 12.05 e mi sento un re.

Kieranizing

four-tet

L’inglese Kieran Hebden è conosciuto soprattutto con il moniker di Four Tet. Io lo ritengo uno dei più importanti musicisti elettronici della nostra era. È quel genere di artista che non ha paura di far durare una canzone dieci minuti e che, nel contempo, sa avere anche un’anima pop sopraffina, quando vuole.

Date ordunque una possibilità a Four Tet e scaricate la compilation che ho tanto amorevolmente assemblato in suo onore: Kieranizing (89,5 MB).

  1. She Moves She
  2. No More Mosquitoes
  3. As Serious As Your Life
  4. A Joy
  5. This Is 6 Minutes
  6. Smile Around The Face
  7. Swimmer
  8. My Angel Rocks Back And Forth
  9. Everything Is Alright
  10. High Fives
  11. Hilarious Movie Of The 90′s (Koushik’s Funny Flic)
  12. Eyelids

L’umanità

Chi dice che internet non serve a niente è di sicuro una persona dalla visione molto ristretta e intellettualmente deficitaria. A me, per esempio, internet ha portato cosette come l’amore e mi ha permesso di crescere intellettualmente. Grazie a internet la comunicazione delle idee viaggia a velocità inimmaginabili solo pochi anni fa. Ripensando a quando, fino a pochissimi anni fa, internet non era presente nella nostra vita, la maggior parte di noi non può che esclamare: “ma come facevo a vivere?“.

Non penso che internet dia problemi di socialità alle persone, come molto spesso sento dire in giro. A me è accaduto il contrario, ossia, senza internet sarei probabilmente una persona molto più sola. Insomma, io penso che internet sia una benedizione e uno strumento eccezionale per il benessere delle persone. Io sono assolutamente convinto del fatto che grazie a internet sono una persona migliore (e qui qualcuno potrebbe commentare un “e figuriamoci come saresti stato senza internet allora!“)

Quel gianduiotto di Sgembo (è piemontese ma ogni tanto ci azzecca) ha postato due cose molte interessanti. La prima è una dichiarazione di indipendenza del Cyberspace. Colpisce per il fatto che è stata scritta nel 1996 e che è ancora molto attuale. La seconda è un suo commento su quella che è un’invasione straniera ai danni del Cyberspace.

La stretta giuridica della corte di cassazione è una mazzata su tutte le libertà in rete di oggi, mentre la stretta normativa a cui sta lavorando il governo con il silenzio-assenso della non-opposizione sarà la mazzata definitiva su tutte le libertà in rete di domani.

[...] In questi anni i governi di tutto il mondo sono intervenuti spesso per legiferare sulla rete e sempre per limitarne le libertà e le possibilità, mai per ampliarle. Del resto la rete per come si sviluppò non poteva avere più libertà o più possibilità, visto che nei primi anni novanta queste erano praticamente infinite.

Internet è stato un capolavoro libertario: c’erano gli individui, le aziende grandi e piccole che fornivano beni e servizi ma soprattutto non c’era lo stato. Risultato? La massima libertà e la massima prosperità possibili.

[...] L’idea che internet non sia un posto come un altro, l’idea che sulla rete le regole del mondo fisico non abbiano alcun valore, l’idea che lo stato nazione non abbia il diritto di legiferare su questa materia è una fantasia utopica? O forse è lo stato naturale delle cose, che ci pare irrealistico solo per via di una gigantesca operazione di travisamento della realtà?

Io non capisco mai molto bene come le persone reagiscono a quella che è palesemente una limitazione della loro libertà. Probabilmente la libertà non è in cima alle agende della maggior parte delle persone dato che non viene capito che anche la pancia piena, per esempio, dipende in molta parte dalla libertà di una persona di agire e di ricercare la propri felicità. L’umanità che vive in internet è probabilmente diversa da chi internet sa a malapena cosa sia.  Siamo come una libera Atene in guerra con una tirannica Sparta. Un’umanità diversa al cui interno si può trovare chi ha capito che gli Stati che vogliono regolamentare internet in realtà vogliono invadere la loro casa. Molti di quelli che vivono in internet probabilmente sono diventati libertari senza saperlo. Hanno sperimentato la libertà senza la coercizione assurda delle entità statali e, ora che gli Stati vogliono fare tabula rasa di questo pericoloso nemico (che, con la sua solo presenza, fa gridare il re è nudo!), si preoccupano e si mobilitano: a titolo di esempio, basti guardare i gruppi su Facebook contro le leggi imbriglia-internet.

Troppo poco, comunque. Bisogna che “il popolo di internet” faccia la voce grossa. Dobbiamo gridarlo ai quattro venti che un tizio che dice che “internet non serve all’umanità” ha ragione: non serve alla sua umanità composta di persone piccine, di cavernicoli, di gente che si accontenta, di spiriti flaccidi, di mentalità chiusa, di conservatori dell’ignoranza.

Noi siamo internet e voi ci state invadendo.

gadsden flag

In Tibet

Non sono mai stato un grandissimo ammiratore del Dalai Lama e so benissimo che i tibetani prima dell’oppressione cinese e comunista era soggiogati dall’oppressione teocratica. Dalla padella alla brace quindi. Oggi le cose sono cambiate e il governo tibetano in esilio non può essere paragonato all’antico dispotismo; per fortuna si sono”civilizzati“.

Oggi è il cinquantenario della grande repressione cinese in Tibet del 10 marzo 1959 nella quale l’attuale Dalai Lama fu costretto ad andare in esilio. Anch’io voglio ricordare questa data, sperando che finalmente i tibetani possano avere la possibilità di scegliere il loro futuro: se fare parte della Cina o rendersi indipendenti.

Ci sono però dei problemi.

Guardando indietro a quello che il governo cinese ha fatto in Tibet c’è da mettersi le mani nei capelli. In Tibet negli anni è stato attuato un genocidio sia di persone che di cultura. La situazione è probabilmente compromessa irremediabilmente. I tibetani sono la minoranza (6 milioni contro 7,5 milioni di cinesi). In questi casi io mi chiedo quale possa essere la soluzione per un Tibet libero se i tibetani sono minoranza nel loro paese. Si votasse per l’indipendenza, probabilmente, avremo i tibetani che votano per il SI e i cinesi residenti in Tibet per il NO, che quindi vincerebbe.

Sarebbe giusto questo? E quale sarebbe la soluzione? Far votare solo i tibetani “veri“? Una soluzione io non ce l’ho e non so cosa pensare. Probabilmente bisogna prendere atto che il governo cinese, comunque vada, ha vinto sul Tibet.

Il genio degli affari

Stamattina dal fruttivendolo, tendendo l’orecchio, ho sentito una storia, non se se sia vera o meno; adesso la racconto a voi. C’è un tizio, il cui nome inizia per Y e finisce per I che è proprio un genio degli affari. ‘Sto tizio si è creato un account fittizio sull’iTunes Store Usa, è una cosa un po’ al limite della legalità dato che ha immesso indirizzo e numero telefonico falsi; infatti non abita negli Usa ma in una citta del Veneto il cui nome inizia per V e finisce per A, almeno così ho sentito. L’impotante, così ho sentito, è di non scegliere come metodo di pagamento la carta di credito; essendo la versione Usa dell’Itunes Store, infatti, accetterebbe solo carte di credito statunitensi.

Successivamente ‘sto tizio è andato sul noto sito di aste online (il sito usa, non quello italiano) e si è comprato una gift card dell’iTunes Store americano. In questo modo, avendo lui l’Apple Tv, può noleggiarsi i film direttamente seduto sul divano davanti alla tv; servizio che non è disponibile in Europa. Dopo un po’ però si è reso conto che conveniva acquistare sull’iTunes Store americano anche semplicemente i dischi o le apps per l’iPhone. Infatti, quei cattivelli della Mela applicano un tasso di conversione un po’ bastardo, ossia 1$ = 1€. Capirete quindi che comprare direttamente in dollari conviene eccome.

Ho sentito anche, tendendo sempre l’orecchio, che ‘sto tizio stava finendo il credito disponibile e doveva quindi fare un redeem. Da alcuni giorni stava controllando il noto sito di aste online americano ma non c’erano offerte che lo allettavano particolarmente. Quando ecco che stamattina si palesa l’offertona fresca fresca: una gift card Usa da 200$ in vendita in modalità buy it now (cioè senza asta) a 81$. Un’offerta così allettante da non credere. L’avranno rubata? L’avranno avuta in regalo? Boh! Dopo aver visto che il feedback del venditore era positivo al 100%, il nostro tizio fa l’azzardo: la compra! Tempo un’ora e riceve l’email con il codice.

Quindi, ricapitolando, ‘sto tizio (sempre che sia una storia vera, avendola io sentita in giro) ha ora un credito di 200$ pagato, in definitiva, 65,81€. Riceverà a casa la visita della polizia di Cupertino? Mah, chi lo sa. Chissenefrega, tanto mica sono io.

Io sono un assassino? E tu sei uno che si inchiappetta i bambini

Le denunce per diffamazione non mi piacciono dato che il concetto in sé di diffamazione non mi piace molto. È lo strumento preferito di chi ha le possibilità per far stare zitte le persone, come nel famoso caso del giornalista  M******o che ha querelato mezza blogosfera. Secondo me, sarebbe assai più semplice eliminare tutti i reati di parola, anche perché, se ci pensiamo, la nostra cosiddetta onorabilità non ci appartiene, essendo quello che gli altri pensano di noi. Una società nella quale vige, per così dire, la diffamazione libera, potrebbe essere una società nella quale le persone prendono molto di più con il beneficio del dubbio quello che viene detto delle persone. Ma la mia è solo un’ipotesi che nasce dal fastidio che provo contro questo tipo di reati, potrei sbagliarmi.

Non mi è piaciuto molto, quindi, il fatto che il signor Englaro abbia espresso l’intenzione di querelare uno svariato numero di persone, compresi blogger, per essersi sentito dare dell’assassino. Finché si denuncia un alto prelato, potrebbe anche fregarmene poco dato che di sicuro il signore in questione ha le spalle larghe per una cosa del genere. Trovo invece più odioso il fatto che si sia minacciato di denunciare quelli che in forma anonima, cioè i blogger, l’hanno appellato con quel termine idiota. Sì, mi fa estremamente schifo ma mi sento di difendere tutti quei mona di blogger cattolici e la loro libertà di insultare e di dire cazzate che non stanno né in cielo né in terra.

Che poi, in una società nella quale non vige il reato di diffamazione, se un chierico mi dicesse mezzo stampa che sono un assassino, basterebbe rispondergli che, dati alla mano, la probabilità che lui sia uno che si inchiappetta i bambini è molto alta.

Venetia Libertarian

Venetia Libertarian è “il fratello monotematico” di Buraku. Si tratta di un progetto iniziato da poco e per adesso in fase beta, diciamo.

Su VL si discute di Venetia, indipendentismo e libertarianism; possibilmente in modo correlato. Potrete trovarci sia post inediti, sia post scritti anche qui, sia post scritti qui ma più approfonditi. Il mio desiderio sarebbe quello di far diventare VL un luogo conosciuto e mi piacerebbe davvero molto (anzi, a dir la verità è uno degli scopi che mi prefiggo) se altri venetian libertarians si unissero a me per scrivere su VL e far evolvere ‘sto blogghino in qualcosa di consistente. Ovviamente sono graditissimi anche interventi degli altri libertarian italofoni, ma mi piacerebbe che il core fosse veneto.

Lo so che ci siete, anche perché alcuni di voi commentano anche il mio blog. Quindi, forza! Join the Venetian side of the Force!

P.S. a proposito, oggi pomeriggio sarò al banchetto in Piazza Erbe, se avete voglia di fare due ciacole:)

I momenti di crisi

crisisI momenti di crisi sono quelli nei quali è molto più facile sbroccare e fare cose assurde, del tipo prestare attenzione a quello che dice Tremonti. Da sempre però, le crisi sono anche delle opportunità per migliorare prima di tutto noi stessi e dopo anche quello che ci circonda. Sta a noi, alla nostra calma e alla nostra meravigliosa facoltà di usare la ragione, cogliere queste opportunità.

In questo momento di crisi mondiale, ognuno ha la sua ricetta e la sua spiegazione. Io però, sinceramente, non riesco più ad ascoltare i politici ai tg. Io conosco più la storia giapponese dell’economia, ma il mio io profondo mi dice che, per esempio, la faccenda del ponte sullo stretto di Messina mi ricorda tanto la storia della vetrina rotta (anche se la storia parte da una rottura e non da una vetrina nuova). Prima di tendere le mani a mamma Stato in attesa di aiuto, chiediamoci da dove vengono i soldi. In momenti di crisi come questo, stiamo attentissimi a non gettarci dalla finestra, per far prima invece che scendere le scale, stimolati da un politico che ci assicura di prenderci al volo.

I momenti di crisi sono anche delle opportunità. Mi piacerebbe che la gente ne approfittasse, Mi piacerebbe.