Archive: March, 2009
Facciamo finta, per assurdo eh, di vivere in un paese nel quale vige lo stato di diritto. In questo stato, se io vendo qualcosa a X e questo poi (passati , per esempio, i canonici 90 giorni fine mese), non mi paga e dice che non ha proprio intenzione di pagarmi, io lo vado a denunciare e, attraverso la giustizia civile, vengo alla fine in possesso dei miei soldi legittimi. Ecco, forse non lo sapete, ma nell’entità statale chiamata Italia questo non succede. Forse non siete a conoscenza del fatto che in Italia potete fare tranquillamente a meno di pagare i vostri fornitori. I tempi, le farraginosità e i costi della giustizia sono tali che alla fine la ditta insolvente ci guadagna sempre. Capito? Siete liberi di non pagarmi.
Sì, se (dio ce ne scampi) esistesse solo la Stato a cui rivolgersi.
Fortunatamente il mercato (quando è lasciato libero) ci viene in aiuto, come sempre. No, non sto parlando di assoldare dei brutti energumeni che provvisti di mazze da baseball facciano una visitina a mio nome alla ditta insolvente. Noi, per esempio, lavoriamo con i crediti assicurati. Il meccanismo è semplice. Paghiamo un’assicurazione che per ogni cliente ci da un fido massimo (o se è a rischio, non lo concede nemmeno). In caso di mancato pagamento di un cliente, lo denunciamo all’assicurazione e questa ci rimborsa l’85% di quello che ci deve. Se quel cliente era fidato per 20.000€ e noi però abbiamo azzardato per voja de schei e l’abbiamo fornito per 30.000€, l’assicurazione ci rimborsa solo l’85% di 20.000€.
Il sistema ha dei pro e dei contro. Ovviamente (se tutti i clienti ci pagano sempre regolarmente) guadagniamo un po’ meno perché dobbiamo pagare il servizio all’assicurazione. Tuttavia, essendo una ditta commerciale che ha quindi grandi esposizioni, non possiamo permetterci di rimaneri fuori per colpa di qualche grande cliente insolvente, sennò saltiamo senza tanti complimenti. Attraverso l’assicurazione crediti bypassiamo il mostro giudiziario italiano e possiamo lavorare con una discreta tranquillità. Sul mercato ci sono varie assicurazioni che si contendono i clienti e noi siamo sempre con le antenne ben dritte alla ricerca di condizioni favorevoli; per esempio l’anno scorso siamo passati da un rimborso dell’80% all’attuale 85% avendo ventilato l’ipotesi di cambiare assicurazione. Inoltre, la ditta che si becca la nostra denuncia all’assicurazione non è esente da conseguenze. Infatti va in circolo (banche, assicurazioni, altre ditte, etc etc) l’informazione deleteria (per lei) che quella ditta non paga e di conseguenza avrà più difficoltà nel trovare dei fornitori e le banche la guarderanno con sospetto. Un altro aspetto positivo è il fatto che attraverso l’assicurazione noi possiamo tastare il polso a nuovi eventuali clienti, ossia, se l’assicurazione non ce li fida vuol dire che forse c’è qualcosa che non va ed evitiamo brutte sorprese. In questo periodo di crisi nera, le assicurazioni stanno abbassando drasticamente i fidi. Capite anche voi che non è che sia proprio un gran bel segnale.
Questo non è un sistema imposto.Si può scegliere se lavorare con i crediti assicurati e guadagnare un po’ di meno o si può scegliere di rischiare di più e guadagnare un po’ di più. La differenza, quindi, con il sistema statale è che a)puoi scegliere e b)alla fine rivedi (quasi tutti) i tuoi soldi.

Il gip della Procura di Trieste Enzo Truncellito ha accolto la richiesta di archiviazione della posizione di Elvo Zornitta, l’unico indagato nell’inchiesta Unabomber, così come richiesto il 30 dicembre scorso dal pm Federico Frezza a causa della mancanza di sufficienti prove a carico dell’ingegnere di Azzano Decimo.
Zornitta era indagato per le ipotesi di reato di lesioni personali gravissime e utilizzo di materiale esplosivo e si era trovato al centro di una complicata vicenda giudiziaria nella quale è indagato il perito balistico Ezio Zernar, in servizio nel Laboratorio Indagini Criminalistiche della Procura di Venezia. Nel processo in corso al Tribunale di Venezia, Zernar è accusato di aver manipolato il lamierino trovato in un ordigno inesploso attribuito a Unabomber per costruire una prova a carico di Zornitta.
[...] Sull’ingegnere friulano, polizia e carabinieri indagano da circa sei anni. Tre anni fa Zornitta aveva ricevuto un avviso di garanzia e circa due anni fa era comparso davanti al gip di Trieste nell’incidente probatorio che doveva accertare se un paio di forbici sequestrate in un suo capanno fossero le stesse che avevano tagliato il lamierino trovato nell’ordigno inesploso. Proprio durante l’incidente probatorio emerse l’ipotesi che il lamierino fosse stato manomesso da Zernar.
[...] «Vorrei rituffarmi nel mio mondo – ha aggiunto – facendo ciò per cui ho studiato tanti anni e mi sono specializzato. A 51 anni, dopo questa vicenda folle, è estremamente difficile ripartire con le proprie forze». Quando ha saputo dell’archiviazione, dai suoi datori di lavoro, Zornitta è rimasto al lavoro. «Stasera – ha raccontato – prenderò mia moglie e mia figlia e andremo al ristorante. Andrò a cena anche con i miei avvocati, Maurizio Paniz e Paolo Dell’Agnolo, e non parleremo della loro bravura, perché il risultato dice già tutto, ma della loro umanità. In questi anni sono diventati degli amici, che mi hanno esortato a tenere duro, mi hanno sostenuto e rincuorato nei momenti peggiori».
Agli avvocati l’ingegnere non ha pagato «nemmeno una parcella, ma – ha raccontato – già sostenere tutte le spese delle perizie è stato un massacro. In questa storia mi sono svenato, ho perso il lavoro, tutte le certezze economiche e ho anche dovuto buttare a mare i sogni di una vita: una casa più grande, un’impresa per conto mio. Tutto svanito da quando quella parola, Unabomber, è entrata nella mia casa e mi ha rovinato l’esistenza». (qui)
Arrestare preventivamente una persona o sottoporla ad un infinito inferno giudiziario non è paragonabile con la pena di morte; in quel caso infatti la sentenza dura poco e poi si smette di soffrire. I casi come quello di Zornitta (o di Tortora, per esempio) sono una prolungata e mostruosa tortura. Tortura che distrugge sia psicologicamente che fisicamente. Tortura che, inoltre, ti lascia molto spesso senza più soldi e senza più lavoro. Il sistema giudiziario italiano è una macchina da tortura che può rovinare la vita alle persone, rovinare un’intera vita. Ai magistrati che sbagliano, inoltre, non accade nulla; continuano tranquilli a rovinare altre vite. Pensandoci un attimo, la casta che mi fa più paura non è quella dei politici ma quella dei magistrati.
Quando sento dire che il Diritto muore perché tre pirla vestiti di verde andranno in giro di notte a fare i bulletti, mi metto le mani nei capelli. Il Diritto non è morto, in Italia non è mai nato. Abbiamo un gruppo di persone che nascondendosi dietro “l’autonomia della magistratura” è impermeabile al principio di responsabilità. Detto altrimenti: questi fanno quel cazzo che gli pare, tanto alla fine non devono rispondere di niente. Io voglio, io esigo, una magistratura che risponde dei propri errori, che non ti mette in cella per farti confessare, che non ti accusa tanto per. La “giustizia” italiana, sia penale che civile, mi fa guardare in modo benevolo alla teoria libertarian delle agenzie di sicurezza private.
Persone come Di Pietro o Travaglio mi fanno orrore: perché sono i sacerdoti di un culto satanico, quello del tintinnar di manette. Sono quelli che, seguendo il principio che porta al totalitarismo “guardino pure ché tanto non ho niente da nascondere“, bramano per uno Stato Inquisitore Totale che ha potere, occhi e orecchie su tutto e su tutti e nel quale i Saggi Magistrati, che non possono sbagliare, dispongono della vita delle persone come meglio credono.
La maggior parte delle foto che abbiamo fatto sono estremamente turistiche. Queste invece sono le tre che preferisco (se ci passate sopra il puntatore, comparirà il titolo della foto). Per vedere il resto, andate qui.



Ieri, nel giorno del nostro quinto anniversario, ho pensato che fosse cosa appropriata dare la possibilità a FdC di diventare una donna onesta e non più una sordida concubina…sì insomma, le ho chiesto di sposarmi.
Pensate un po’: ha persino detto di sì!
P.S. nella foto qui sotto potete vedere la brilloccollana che ho regalato a FdC e come lei abbia già iniziato a documentarsi…




