Archive: April, 2009

Amara constatazione

via di torre argentina 76Non è per niente esaltante il fatto che io stia cercando in tutti i modi possibili di non ascoltare Radio Radicale di interessarmi delle faccende e delle politiche dei Radicali per poterli votare alle elezioni europee (sempre che si presentino da soli); ossia, beata ignoranza.

Meglio non sapere quello che dicono o che fanno per non essere spinto a non votarli.

Pannella è sempre più alla frutta. Ormai quattro gatti sono una massa in confronto a loro. Hanno idee politiche a volte confusionarie. Più che un partto politico, mi sembrano una setta sincretica protestante/buddhista. Però…

Però il fatto è che, nonostante tutto, non sono né contentotranquillo con un Parlamento Europeo senza Radicali. Voi no? Penso che quel parlamento sia la loro casa naturale, spero riescano nell’impresa.

Little Italy

Da tanto tempo lo ripeto e continuerò a ripeterlo:

La Mastella Nord (conosciuta anche come Lega Nord) è il partito italiano più bravo a fiutare e agguantare la caregheta. Un partito di venticinque anni perfettamente oliato nel sistema Italia. I suoi vertici e i suoi dirigenti sono di sicuro i politici italiani più bravi…a fare i politici.

Si sono inventati Little Italy (conosciuta anche come Padania), ossia un no sense. Non è una Nazione, non è uno Stato, non è niente; anzi, sì, qualcosa è: un metodo per abbindolare gli elettori. Vanno così avanti di populismo in populismo che tra poco sono sicuro che li vedremo sbraitare contro i cani randagi provenienti dalla Romania. Sono così bravi a vendere fumo che sono mesi che si gonfiano il petto per quella roba che loro chiamano “federalismo”. Va bene non cadere nel “benaltrismo“, ma qui si tratta semplicemente di constatare il fatto che non c’è nessun federalismo (basti vedere a titolo di esempio l’assistenzialismo ai Comuni di confine…).

Da buoni propugnatori del no sense Little Italy, i vertici e i dirigenti della Mastella Nord sono degnissimi rappresentanti del politicume italico parassitario, statalista, assistenzialista, insomma, una zavorra costosa e improduttiva che pensa monomaniacalmente alla propria caregheta. Ne abbiamo bisogno? Gli elettori apriranno un giorno gli occhi?

Oh gosh

Fate anche voi il test per sapere se secondo il Missouri Information Analysis Center siete anche voi dei potenziali terroristi. Beh, dopo l’ultimo post che ho scritto su VL devo dire che non ho più nessuna scusante… L’uso che ho fatto della bandiera di Gadsden fa di me indubbiamente un redneck razzista, omofobo e membro di una private militia.

Sulla strada

Fare i banchetti in piazza è più o meno come avere un blog. Con la tua presenza, le tue bandiere, i tuoi manifesti e i tuoi volantini crei il template. Con i discorsi che instauri con i passanti invece crei i post. Ti confronti non con commenti lasciati da lontani lettori, ma da passanti che possono essere gentili come cordiali commentatori o sgradevoli come i più insulsi troll.

C’è lo svizzero che ti fa i complimenti e ti dice “finalmente!“, c’è la maestra elementare che è d’accordo ma che ti contesta l’uso della parola felicità, c’è il passante che guarda il manifesto e fa un gesto con la mano come per dire “ma guarda questi!“, c’è l’anziano che confonde il termine nazione con il termine stato e non si scrolla più di dosso… etc etc.

Sinceramente non pensavo che si potessero creare queste dinamiche tra chi fa il banchetto e chi passa. Di mio sono abbastanza orso, mi trovo molto bene nell’asettico mondo di internet e vedere tutte queste interazioni umane…mi turba! Non voglio fare grossolani paragoni o, peggio, uscirmene con una frase stupidissima del tipo: “giovani, uscite dalle vostre camere buie!“. Voglio solo sottolineare il fatto che anche l’aspetto “piazzarolo” e “reale” della comunicazione e dell’interazione può dare le sue soddisfazioni. Posso affermare tranquillamente che questa esperienza politica in generale mi sta arricchendo (no de schei :) ) e facendo conoscere un mondo nuovo.

Class is not water

thunderheistInsieme a N.A.S.A., il mio ascolto quotidiano irrinunciabile sono i canadesi Thunderheist.

I Thunderheist sono un duo elettro/dance/rap formato da MC Isis e Grahmzilla e il loro album omonimo è decisamente in grado di far muovere come minimo la testa, ma state pur certi che vi ritroverete a dimenarvi a ritmo in men che non si dica; certo, sempre che voi non siate dei merdallari incalliti, degli indiekids sfigati o degli estimatori unicamente di cantautori morti.

Il loro album è uscito il 31 marzo e a mio modesto parere, anzi, a mio insindacabile parere dovrebbe essere sulla bocca di tutti. Sapete, tipo quegli hype che ti guardi attorno e tra te e te (per non fare brutte figure) pensi: “eh?“. Solo che stavolta un motivo buono ci sarebbe.

Va bene, ho capito, siete tutti estimatori di cantautori morti.

 
 Thunderheist - Jerk It [3:52m]: Play Now | Play in Popup

 
 Thunderheist - Space Cowboy [4:30m]: Play Now | Play in Popup

Domande non retoriche

Approfitto delle festività pasquali (ossia la ricorrenza più importante per un cristiano) e del fatto che ci sono amici credenti che leggono questo blog per chiedere qualcosa che mi interessa veramente. Ossia, non sono domande né polemiche né retoriche; mi interessa davvero capire.

Davvero voi che siete cattolici (o cristiani in generale) credete a tutto quello che c’è scritto nei vangeli e davvero seguite quello che dice il papa (o il vostro referente religioso)? Nonostante i maneggiamenti vari delle sacre scritture e nonostante molti vari papi nei secoli siano stati tutto fuorché dei santi? Io posso capire i deisti che credono in una qualche divinità creatrice, ma credere in fatti così poco documentati e seguire leader religiosi così poco autorevoli… Davvero credete, per esempio, che il papa sia il vicario di Gesù e che durante il conclave scenda lo Spirito Santo a illuminare i cardinali? Davvero credete nella transustanziazione e che ci sia un “filo diretto” tra voi e la divinità attraverso le preghiere?

Le persone credenti al mondo sono la maggioranza e, come è ovvio, ce ne sono di idioti e di intelligenti. Dato che questo blog è letto anche da credenti senza dubbio intelligenti, vorrei capire a cosa crede chi crede al giorno d’oggi. Per me tutte le cose elencate sopra risultano inconcepibili, forse siete tutti deisti?

Ti con nu, nu con Ti

Chi scrive crede nella potenza della disobbedienza civile come arma politica da utilizzare in determinati casi per fare in modo che la propria causa venga conosciuta e riconosciuta da più persone possibile. Chi attua forme di disobbedienza civile deve essere ben conscio di dover accettare le conseguenze dell’atto, anzi, le conseguenze devono essere il finale necessario alla disobbedienza civile. Gandhi contravveniva al divieto di fare il sale, veniva punito per questo e il mondo poteva dunque vedere la tirannia del regime colonialista.

Quando però si passa dalla punizione alla crudele persecuzione, le cose cambiano; di molto. Un esempio di persecuzione e di accanimento giudiziaro è quello perpetrato ai danni di quelli che la stampa ha ribatezzato Serenissimi.

“Serenissimi” è il nome dato dai mass media a un gruppo di persone (autodefinitesi “Veneta Serenissima Armata”, braccio operativo del “Veneto Serenissimo Governo”) che nel nome dell’antica Repubblica di Venezia, la notte fra l’8 ed il 9 maggio 1997, a pochi giorni dalla ricorrenza del bi-centenario della caduta della Serenissima sotto l’invasione napoleonica (12 maggio 1797), occuparono Piazza San Marco e il Campanile di San Marco a Venezia, issando sulla cella campanaria la bandiera del Leone. Con questo gesto intendevano simbolicamente ripristinare la sovranità della Serenissima rivendicando il diritto del popolo veneto alla sua indipendenza e affermando l’illegittimità sia dello scioglimento della Repubblica di Venezia nel 1797, sia del referendum del 1866 con il quale i Savoia fecero ratificare l’annessione del Veneto al Regno d’Italia. Il loro gesto, che voleva anche contestare l’appartenenza del Veneto alla cosiddetta Padania, lo “stato” di cui Umberto Bossi, il leader del movimento autonomista Lega Nord, aveva annunciato di voler proclamare l’indipendenza nel settembre successivo, suscitò in tutto il mondo un vasto clamore ed ebbe rilievo sia nella stampa italiana che in quella internazionale. (da Wikipedia)

Lo Stato Italiano non si è dimostrato per nulla morbido nei confronti degli autori di questo gesto dimostrativo che aveva come unico scopo quello di attirare l’attenzione. Basti pensare a Bepin Segato, che non aveva partecipato al gesto e che fu condannato a tre anni e sette mesi di reclusione. Ammalatosi in carcere, venne portato all’ospedale in lettiga, ammanettato.

Potrebbe sembrare cosa ovvia che la faccenda giudiziaria si sia ormai risolta, tra condanne, assoluzioni e patteggiamenti. Potrebbe sembrare cosa ovvia che lo Stato Italiano, dopo aver usato il pugno di ferro, forse sentendo la terra franare sotto i piedi, ora lasci finalmente in pace gli autori di questa azione dimostrativa eclatante.

E invece no. È notizia di ieri che

A distanza di qua­si dodici anni dall’assalto al cam­panile di San Marco, avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1997, il processo per eversione dell’ordine democratico nei con­fronti dei tre «serenissimi» Gil­berto Buson, Cristian e Flavio Contin, è destinato a ricomincia­re. Sul tavolo degli avvocati Ren­zo Fogliata, Alessio Morosin e Luigi Fadalti, infatti, dallo scor­so 20 ottobre è depositato il ri­corso in Cassazione, con il quale il sostituto procuratore generale di Venezia Bruno Cherchi ha im­pugnato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello – presidente Carlo Citterio –, che il 9 giugno 2008 aveva assolto i tre imputati con formula piena (poiché «il fatto non sussiste»). Sebbene la data della prima udienza nelle aule del «Palazzaccio» non sia stata ancora fissata, la notizia è destinata già da ora a far discute­re. Perché se la Suprema Corte dovesse accogliere i motivi di gravame della Procura Genera­le, il processo sarebbe tutto da ri­fare.

[...] In primo grado, do­po essere caduta l’imputazione relativa alla distruzione del sen­timento nazionale (reato dichia­rato illegittimo dalla Corte Costi­tuzionale nel 2001), i giudici del­l’Assise di Padova assolsero tutti gli imputati perché non fu pro­vato il «programma di violenza in quanto la sua concretizzazio­ne si sarebbe manifestata la pri­ma volta con modalità tali per cui con certezza nessun’altra azione sarebbe stata poi possibi­le da parte del commando». Lo scorso giugno quindi anche la Corte d’Assise d’Appello di Vene­zia, seppur con diverse motiva­zioni, ha confermato la sentenza di primo grado, facendo così esultare i tre «serenissimi» e i lo­ro legali. «Bepi Segato, questa vittoria è per te», esclamò il più giovane dei Contin alla lettura della sentenza, rivolgendosi al­l’ex compagno scomparso. Ora però è di nuovo tutto in ballo. (preso da qui)

Tutta la mia solidarietà ai tre perseguitati e tutta la mia “disistima“, ancora una volta, per la magistratura italiana, degnissima rappresentante di questo Stato Italiano. I xuga inpunii co le nostre vite cofà i butini co le ligaore.

Vielle

Riguardo Venetia Libertarian, vi segnalo due post.

Nel primo, Cittadinanza inclusiva e nessun timore nei confronti dell’apertura: la strada per il successo, scandalizzo gli etno-venetisti. Nel secondo, Il turismo, la domanda e l’offerta, imparo che forse è meglio non guardare i tg durante l’aperitivo prima di cena.

Inoltre, rinnovo l’invito a unirsi al tenutario del suddetto blog per far crescere questo progetto. Volete che faccia i nomi? Non so, gente come un certo boaro o un certo propugnatore di uno stato minimo sarebbero accolti a braccia aperte. È il simbolone del partito sulla colonna di destra che vi frena? Ok, lo togliamo e lo mettiamo solo tra i link. VL non è un blog di partito, sia chiaro.

Lo spirito dell’Apollo vive…e si diverte tanto

n.a.s.a. - the spirit of apollo Dalla collaborazione tra il losangelino Squeak E. Clean e il brasiliano Dj Zegon è nato N.A.S.A., che sta per North America/South America. L’album sfornato dal progetto N.A.S.A. si chiama The Spirit of Apollo e continuando il simpatico gioco di parole del nome, più che riferirsi al vettore spaziale, penso si intenda il leggendario Apollo Theater di Harlem.

Le sonorità di questo album sono meravigliose. Un mix perfetto di hip hop, brazilian funk e black music in generale che, veramente, raggiunge vette altissime. Inoltre, gli ospiti che partecipano alle canzoni sono tutti di altissimo livello: o delle superstar o delle leggende. La gestazione di questo album ha richiesto cinque anni, ecco perché c’è anche una canzone inedita con Ol’ Dirty Bastard; devo dire che fa un po’ effetto sentirlo.

Lo spirit (o se preferite, il soul) dell’Apollo è sempre vivo. Yo!

 
 N.A.S.A. - Stranhe Enough (feat. Karen O, Ol' Dirty Bastard & Fatlip): Play Now | Play in Popup

 
 N.A.S.A. - There's a Party (feat George Clinton & Chali 2na): Play Now | Play in Popup

 
 N.A.S.A. - Whachadoin? (feat. Spank Rock, M.I.A, Santogold & Nick Zinner): Play Now | Play in Popup

La politica del Governo durante la depressione

Sto leggendo un libro. Si chiama La Grande Depressione ed è di Murray N. Rothbard. È stato pubblicato nel 1963 e analizza la Grande Depressione degli anni ’30. Tuttavia, osservando i tempi che purtroppo corrono, può essere una lettura molto interessante e attuale. Penso che il seguente non sarà l’unico stralcio del libro che trascriverò.

la grande depressione - murray n. rothbardQuale politica dovrebbe adottare un Governo che desidera un rapido superamento della depressione e il ritorno dell’economia a un normale livello di prosperità? Il primo chiaro punto del suo programma economico dovrebbe essere: non interferire con il processo di aggiustamento del mercato. Quanto più le autorità pubbliche intervengono per ritardare tale processo, tanto più lunga e grave sarà la depressione, e tanto più difficile risulterà il cammino verso una completa ripresa. Dato che gli ostacoli posti dal Governo non fanno che aggravare e prolungare la depressione, non ci si deve meravigliare se le politiche governative intese a frenare una depressione abbiano sempre esasperato (e oggi esaspererebbero ancora di più) quegli stessi mali che si affermava, con tanta enfasi davanti all’opinione pubblica, di voler curare. Infatti, se elenchiamo logicamente i diversi modi in cui un Governo può ostacolare il processo di aggiustamento del mercato, incontriamo esattamente il tipico arsenale governativo, presentato come strumento curativo della depressione economica. Vediamo quindi i modi in cui il processo di aggiustamento può essere intralciato.

Prevenire o ritardare la liquidazione. Prestare moneta a imprese in crisi, fare appello alle banche perché aumentino l’offerta di credito, e via dicendo.

Aumentare ulteriormente l’inflazione. Una maggior inflazione arresta la necessaria caduta dei prezzi, ritardando quindi l’aggiustamento del mercato e prolungando la depressione. L’ulteriore espansione del credito crea altri investimenti erronei, che a loro volta dovranno essere liquidati in una successiva depressione. La politica governativa del “denaro facile” ostacola il ritorno del mercato a tassi di interesse necessariamente più alti.

Mantenere alti tassi salariali. Il mantenimento artificioso degli elevati tassi salariali durante la depressione produce una disoccupazione di massa permanente. Inoltre, durante una deflazione, quando i prezzi cadono, mantenere inalterato il tasso salariale nominale significa aumentare i tassi salariali reali. Con la domanda delle imprese in diminuzione, ciò aggrava notevolmente il problema della disoccupazione.

Mantenere elevati i prezzi. Mantenendo i prezzi al di sopra del loro livello naturale, si generano giacenze invendibili e si pregiudica il ritorno alla prosperità.

Stimolare il consumo e disincentivare il risparmio. Abbiamo visto che un maggiore risparmio e un minor consumo renderanno più rapida la ripresa; al contrario, un maggior consumo e un minor risparmio aggraveranno ancora di più la carenza di capitale. Il Governo può stimolare il consumo con “programmi di buoni alimentari” ed esenzioni di pagamento. Può disincentivare il risparmio e l’investimento aumentando le imposte, in particolare sui patrimoni, sulle imprese e sugli immobili. Per la verità, ogni aumento fiscale e della spesa pubblica scoraggia il risparmio e stimola il consumo, poiché la spesa pubblica è tutta consumo. Mentre alcuni fondi privati possono essere risparmiati, tutta la spesa pubblica è invece consumo. Ogni aumento della dimensione relativa del settore pubblico nell’economia altera perciò il rapporto sociale tra consumo e investimento in favore del primo, prolungando così la depressione.

Sussidio di disoccupazione. Ogni sussidio di disoccupazione (nella forma di “indennità” di disoccupazione, esenzioni, ecc.) prolunga indefinitamente la disoccupazione e ritarderà lo spostamento dei lavoratori verso quei settori in cui sono disponibili posti di lavoro.

Oltre a ritardare il processo di ripresa e ad aggravare la depressione, queste misure costituiscono gli strumenti di politica governativa che hanno riscosso più successo con il passare del tempo, tanto che sono stati adottati durante la depressione del 1929-1933 da un Governo ritenuto da molti storici favorevoli al laissez-faire.

Poiché la deflazione rende più rapida la ripresa, il Governo dovrebbe incoraggiare, piuttosto che impedire, la contrazione del credito. In un’economia in regime di gold standard, come quella del 1929, fermare il corso della depressione comporta conseguenze ulteriormente svantaggiose. La deflazione aumenta infatti le riserve del sistema bancario; e genera maggiore fiducia interna  ed estera, per via del fatto che il sistema aureo sarà mantenuto. Timori relativi alle riserve in oro provocano delle vere e proprie corse agli sportelli bancari, cosa che il Governo desidera evitare. Anche nel caso di corsa agli sportelli, ci sono però vantaggi che non dovrebbero essere trascurati. Le banche non dovrebbero essere esentate dal rispettare i loro obblighi più di quanto non si consenta in ogni altra attività economica. Ogni interferenza nelle punizioni inflitte dalla corsa allo sportello trasformerà le banche in uno speciale gruppo privilegiato, non obbligato a rimborsare i propri debiti: condurrà a successive inflazioni, espansioni del credito e depressioni. E se, come riteniamo, le banche sono intrinsecamente in bancarotta e la “corsa agli sportelli” rende semplicemente palese tale bancarotta, sarebbe un bene per l’attività economica che il sistema bancario venisse riformato, una volta per sempre, con l’eliminazione della riserva frazionaria. Tale riforma convincerebbe il pubblico della pericolosità della banca che adotta tale riserva e, più delle teorizzazioni accademiche, assicurerebbe il futuro contro i mali di siffatto sistema.

[...] Vi è tuttavia una cosa che il potere pubblico può in concreto fare: ridurre drasticamente il proprio ruolo nell’economia, tagliando le spese e le imposte, in particolare quelle che ostacolano il risparmio e l’investimento. La diminuzione dell’imposizione fiscale e della spesa pubblica condurrà automaticamente a uno spostamento del rapporto sociale tra risparmi-investimenti e consumo in favore dei primi, riducendo quindi di gran lunga il tempo richiesto per tornare a un’economia prospera. La diminuzione delle imposte che gravano pesantemente sul risparmio e gli investimenti ridurrà ulteriormente il tasso sociale di preferenza temporale. inoltre, la depressione è un periodo faticoso per l’economia. Ogni riduzione delle imposte o di qualunque interferenza che ostacola il libero mercato stimolerà una sana attività economica; viceversa, ogni incremento delle imposte o di altri interventi deprimerà ulteriormente l’economia.

[...] Si potrebbe obiettare che la depressione inizia solo dopo che sia terminata l’espansione del credito. Perché allora il Governo non dovrebbe continuare l’espansione del credito indefinitamente? Anzitutto, più a lungo l’inflazionistico boom dura, tanto più doloroso e severo sarà il necessario processo di aggiustamento. In secondo luogo, l’espansione non può continuare indefinitamente, perché alla fine il pubblico apre gli occhi davanti alla politica governativa dell’inflazione permenente e fugge dalla moneta per dirigersi verso altri beni, realizzando i propri acquisti fintanto che il dollaro vale più di quanto varrà in futuro. Il risultato sarà un’”inflazione galoppante” o “iperinflazione”, un evento familiare nella storia, in particolare in quella del mondo moderno. Sotto ogni punto di vista, l’iperinflazione è di gran lunga peggiore della depressione; essa distrugge la valuta nazionale, il sangue vitale dell’economia; manda in rovina e frantuma la classe media e tutti i “gruppi a reddito fisso”; scatena una devastazione senza limiti. Conduce infine alla disoccupazione e a livelli di vita più bassi, poiché non ha senso lavorare quando i guadagni si deprezzano di ora in ora. Più tempo è necessario per scovare i beni da comprare. Per evitare talè calamità, l’espansione del credito deve allora terminare. E ciò scatena una depressione.