Archive: April, 2009

Spero

Spero solo che nessuno se ne esca con la solita idiozia che si dice in questi casi: “almeno con la ricostruzione si mette un po’ in moto l’economia“.

Pretendo troppo?

Sono abitudinario, non mi giudicate

Rhodesia e Zimbabwe

mukiwa. a white boy in africaAvevo molto apprezzato Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin. Così mi sono procurato Mukiwa, dello stesso autore.

In pratica, Mukiwa è la prima parte e Quando un coccodrillo mangia il sole la seconda della vita africana di Godwin. Come capita sempre, io leggo prima la seconda parte e successivamente la prima. Il libro quindi racconta la storia di un ragazzo bianco in Africa, da quando è un bambino piccolo a quando diventa un uomo fatto e maturo.

Godwin nasce nella Rhodesia a dominazione bianca. Non si può dire che cresca nella bambagia dato che spesso aiuta la madre medico e prende familiarità con la morte e le malattie da subito. La vita in Africa non è così dolce nemmeno per un appartenente alla classe dominante, le asprezze e la natura a volte ostile si fanno sentire per tutti; l’autore, inoltre, per motivi di sicurezza viene poi mandato molto giovane in un collegio lontano dalla sua famiglia. La Rhodesia e la sua gente vista dagli occhi di un ragazzino traspare molto bene e con lo scorrere delle pagine ci si rende conto dell’ineluttabilità della sua fine. Ad un certo punto, anche per Godwin, arriva il momento della guerra, non sentita dall’autore e impossibile da vincere, ma che comunque lo vede in prima fila. Con l’avvento della guerra, l’atmosfera del libro cambia; ora il clima è cupo e vengono descritte situazioni pesanti: il ragazzo, neanche ventenne, diventa uomo.

Il risultato inevitabile del conflitto è la scomparsa della Rhodesia bianca e la nascita dello Zimbabwe multirazziale, o almeno, così sarebbe dovuto andare. Insieme a Godwin partecipiamo all’esaltazione effimera e dalla breve durata di uno stato finalmente libero dalla segregazione e dal boicottaggio internazionale. Uno stato che vede arrivare persino Bob Marley per festeggiarne la nascita. Tutto però dura pochissimo e il volto del regime si mostra subito. Ancora insieme a Godwin, partecipiamo allo sconforto nel vedere gli stermini da parte dell’esercito nei confronti delle tribù minoritarie e nel vedere le stesse leggi speciali per la sicurezza nazionale varate dal governo della Rhodesia usate dal governo dello Zimbabwe.

Una storia di morte e sofferenza non a lieto fine che purtroppo continua ancora oggi.

Enter strategy

Ad opporsi all’ingresso di Victor Nelson nella corale, denuncia Rasia, è stato il gruppo più influente dei coristi, che avrebbero fatto di tutto per convincere il presidente a rifiutare l’iscrizione del ragazzo di colore. Una versione confermata anche da Paolo Penzo, maestro per 34 anni del Coro dell’Obante di Valdagno e che a sua volta, per il caso di Victor, ha dato le dimissioni, amareggiato. «Non lo volevano perché è nero, e glielo hanno detto in faccia, non ci sono altri motivi» ha sottolineato Penzo. Quando la cosa è divenuta di pubblico dominio, 5-6 coristi che non si erano espressi sull’ingresso o meno dell’ivoriano, hanno manifestato in una lettera al presidente il loro disagio sentendosi accomunati ad un gruppo «razzista». Ma questo, sostiene Rasia, non ha cambiato il destino di Victor, che dopo alcuni mesi di prove di canto e avvicinamento alle melodie di montagna, non ha potuto ottenere la sua divisa da corista ed è stato messo alla porta.

Qui il seguito. Un post, che prende spunto da un fatto di cronaca, sulla necessità di non essere mona.

Il vero problema

Ho iniziato a stilare una lista di Paesi canaglia che rubano sistematicamente ai loro cittadini, trattati alla stregua di sudditi. Paesi che si sentono in diritto di rubare impunemente cifre esorbitanti ai loro sudditi e la cui fame non conosce fondo. Questi Paesi sono dei veri e propri inferni fiscali. Al primo posto in questa mia black list c’è il seguente Paese:

Voglio la privatizzazione di tutte le strade

Quindi, in definitiva, mi hanno fatto perdere due ore per andare a ritirare il contrassegno da attaccare all’auto di residente in zona fiera, me lo hanno fatto pagare 20€ e il risultato è questo.

Ah, un avviso. Se avete intenzione di andare al Vinitaly e avete intenzione di parcheggiare la macchina lungo la mia via…beh, non lamentatevi troppo se poi la troverete con un graffietto in più…può succedere eh! Ci sono tante persone esasperate in giro…

Una fine non meritata, forse

Continuo a sostenere che la Rosa nel Pugno avrebbe potuto avere un grande appeal. Un partito di sinistra liberale moderno ed europeo. Un partito che, se la strategia del PNV è quella di non presentarsi alle elezioni politiche italiane, avrei potuto votare senza troppi problemi, avendo punti in comune con il mio pensiero. Il meno peggio dei partiti italiani? Per me, sì. Un partito votabile? Per me, sì. Nessuna identificazione, ma il pensiero che al parlamento ci siano rappresentanti della RnP mi tranquillizzerebbe.

Tuttavia, per l’atavica fame dei socialisti e per la smania personalistica e accentratrice di Pannella, la RnP non c’è più. Il risultato? Ora i socialisti e i Radicali devono mendicare un posto per le elezioni europee ai comunisti. Dei socialisti non mi interessa, ma mi fa veramente impressione che Pannella sia costretto a improbabilissime alleanze con i vari partiti comunisti italiani. Sì, lo so, Pannella da prima della fine del PCI dialogava con i comunisti e bla bla bla. Il risultato però non cambia: una forza che si dice liberale, par catar su posti all’europarlamento, prova a fare un cartello elettorale con i comunisti.

Con Pannella ho da sempre un rapporto di amore/odio e a Pannella devo tanto. Per questo mi fa veramente tristezza questa fine ingloriosa. D’altronde, non si può dire che non se lo sia cercato questo dissolvimento: quando uno lavora sistematicamente per restare irrilevante…