Archive: May, 2009
Cominciano ad emergere particolari che ci paiono inquietanti nelle modalità in cui tali indagini si stanno svolgendo. Non riteniamo infatti giustificato che presso le abitazioni private di centinaia di cittadini veneti, senza nemmeno la misericordia per le persone anziane, si presentino, spesso senza spiegare le ragioni, i rappresentanti dello stato italiano, qualche volta addirittura in malomodo e con poco rispetto, per condurre interrogatori che ci viene riportato essere sommari, oppure per intimare di presentarsi in caserma entro pochi giorni e senza ulteriori motivazioni. Le segnalazioni ci provengono da tutta la provincia di Padova: Saccolongo, Albignasego, Cadoneghe, Cittadella, Grantorto, Candiana, Polverara e così via. Famiglie intere di nostri sostenitori sottoposti all’umiliazione di vedersi i Carabinieri o i finanzieri suonare il campanello, magari sotto gli occhi dei vicini, che certo avranno pensato “chissà cosa hanno fatto”.
Poniamoci per un istante nei panni dei poveri cittadini sottoposti a questo controllo del tutto irrituale ed immaginiamo ora come si possano sentire quando viene loro chiesto se “conoscono il PNV”, oppure se “hanno firmato la lista del “PNV”, oppure se “la firma per il PNV è stata estorta”, magari con un tono poco amichevole come ci è stato riportato in qualche caso. Avvisi del tipo “si presenti presso l’Intendenza di Finanza entro lunedì mattina”, oppure “obbligo di comparire in caserma entro il 5 di giugno” non dimostrano certo un atteggiamento di rispetto democratico verso chi ha sottoscritto la nostra lista.
Anzi, il nostro timore è che in questa situazione qualche persona messa in difficoltà dalla situazione e impaurita neghi di aver apposto la propria firma, oppure non la riconosca. Possiamo ben dire che qualsiasi veneto che non voglia avere problemi nella propria vita, di fronte ad un carabiniere che ponga tali domande, si senta come minimo in difficoltà e sia come minimo tentato di fare un passo indietro. Nel contempo siamo rincuorati dal sapere che molti non si lasciano intimidire dai rappresentanti dell’esercito italiano: su tutti segnaliamo una coraggiosa signora veneta di oltre 90 anni che ha fatto scappare i carabinieri col bastone! Qualcuno invece ci ha chiamato tra le lacrime dicendosi pentito di aver firmato per il PNV, perché non pensava di finire in caserma dei carabinieri per questo.
Se dei pankabbestia del cazzo si posizionassero sotto casa mia a suonare ogni mercoledì notte i loro merdosi bonghi, mi attrezzerei come segue: carabina ad aria compressa munita di piombini e via al divertimento a base di farghe sbruxiar el cul, finendo urlando loro: “Finila de copar l’Africa! Sasini!“. La mia compassionevole ragazza, tanto cara ed equilibrata, tuttavia mi distoglierebbe dall’attuare questo simpatico sport proponendomi di chiamare la polizia, che banalità, e tutto finirebbe in modo tranquillo.
A Verona nella centralissima Piazza Dante (nome vero: Piazza dei Signori), c’è il ritrovo del mercoledì sera dei giovani. Essendo giovani, scherzano, sbevazzano, ridono, suonano e cantano. Niente di scandaloso e niente di abominevole; anche perché altri giovani più fighetti fanno quasi le stesse cose nell’adiacente Piazza Erbe con i loro bicchieri di vino. Tuttavia qualche residente si deve essere lamentato per il rumore. Può benissimo essere che la situazione possa essere stata da carabina eh, è fattibile. Io non lo so perché abito dove abitano i poveri, cioè al di là della stazione, ed è più facile che mi rechi in centro alle Golosine a mangiare il gelato; però può essere. Purtroppo le strade non sono state ancora privatizzate, io devo sopportare gli animati e concitati arenghi di tribù africane al parchetto sotto casa e i residenti in centro devono sopportare i giovani in cerca di socialità; ognuno ha le sue croci pubbliche.
Il nostro sindaco quindi, che è uno che deve far vedere di essere un gion uein (soprattutto sotto elezioni, è la democrazia baby), cos’ha fatto? Ordinanza che vieta l’uso su suolo pubblico di strumenti musicali dopo le 22.00 su tutto il territorio comunale, alè, vai di stegagno. Non bastavano le leggi già esistenti sul disturbo alla quiete pubblica, no, troppo banali: bisogna andare giù di accetta, come sempre. D’altronde, di questi “padani” non è che possiamo fidarci molto, basti ricordare che son ancora lì tutti contenti per aver chiamato l’esercito italiano a occupare le nostre città (dime can ma no tajan e men che meno padan). Quindi, super-ordinanza-giro-di-vite-can-da-l’ostia-tosi-l’è-proprio-forte-sicureeeeezza! È riuscito a trasformare quello che era un semplice e banalissimo problema (forse) di maleducazione risolvibile con quella cosa sempre troppo poco presente, ossia il buon senso, in una emergenza cittadina e quindi in uno scontro alla noi contro loro.
È successo che ieri sera verso mezzanotte in Piazza Dante è venuta la polizia in assetto antisommossa, l’esercito, la marina, il SISMI, la CIA e i Men in Black par do butei che i sonava la chitara. Pezzi grossi della Digos e della Polizia locale tutti in piazzetta par do butei che i sonava la chitara. Tensione che sale, spintoni e due ragazzi portati via. Par na chitara. Quindi, da quello che ho capito, l’emergenza a Verona non è tanto il considerevole numero di protoscimmie (con tutto il rispetto verso le protoscimmie) nazi con l’hobby del pestaggio just for fun, no. Ho appurato che per Tosi l’emergenza gravissima di Verona che giustifica un dispiegamento di forze da G8 è il bongo e la chitarra. Basta saperlo eh.
Ovvio quindi che si sia dato il via al gioco delle parti. Da una parte Mr Patate In Bocca e la sua law and order e dall’altra i giovani con una causa motivati ad andare avanti per il loro right to party , il loro antifascismo militante rebelde e il corteo che arriva davanti alla questura al grido di liberi tutti. Poi ci sono io, che preferisco andare a mangiare il gelato in centro, in centro alle Golosine.

Probabilmente conoscete tutti Christiania, la città libera dentro Copenaghen.
Nel 1971 un gruppo di hippie ha occupato un’area costituita da edifici militari abbandonati e così è nata Christiana; che in pratica è un quartiere che fino ad adesso è stato una enclave hippie dentro la città di Copenaghen. Regolata da proprie regole e abitata da gente che per abitarci ha dovuto mettersi in lista e aspettare. Insomma, al di là dell’apparenza “comunisteggiante“, Christiana si avvicina molto all’idea di città privata che si dota di proprie regole e che discrimina all’entrata. Se vi fa sentire meglio, chiamatela pure comune, ma il concetto di base è quello di un gruppo ristretto di persone che vuole vivere in pace secondo le proprie regole e che non vuole intromissioni esterne.
Il “peccato originale” di Christiania forse è stato quello di aver occupato, quindi di essere priva dei diritti di proprietà della terra; ma dopo tutti questi anni ormai si potrebbe anche chiudere un occhio e passarci sopra. Tuttavia il governo danese sembra aver vinto una battaglia decisiva per normalizzare quest’area; d’altronde la gente che si autogoverna è un baubau per qualsiasi governo.
Mi dispiace.
Mi dispiace perché sono vicino a quei cannaioli frikkettoni e alla loro voglia di libertà. In questa vecchia Europa avremmo bisogno di dieci, cento, mille, diecimila città private: ognuna con le proprie regole, con il proprio codice valoriale e, perché no, la propria fiscalità da paradiso. In questo modo le persone avrebbero una possibilità di sfuggire alle maglie dei vecchi mostruosi Stati ottocenteschi e delle loro assurde regole e assurdi divieti. Città libere a misura di persona e nelle quali la persona conti veramente.
Evviva Christiania!

Dell’arrapato di Arcore non mi interessa niente e non mi interessa niente che risponda alle domande del noto quotidiano orribile. Non mi interessa niente che resti al governo e non mi interessa niente che questo governo cada. Non mi interessa niente che alle prossime europee il partito dell’arrapato di Arcore prenda un fracasso di voti e non mi interessa niente che l’altro partito orribile si disintegri.
Mi ero ripromesso di volare alto, di parlare di argomenti che stimolano l’intelletto; insomma, di passare sopra i piccoli fatti meschini della quotidianità. Purtroppo però devo infrangere questo mio proposito per spiegare a chi non ne è a conoscenza certe questioni che devono essere spiegate. La prenderò alla larga, vi avverto.
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Racism is the lowest, most crudely primitive form of collectivism. It is the notion of ascribing moral, social or political significance to a man’s genetic lineage, the notion that a man’s intellectual and characterological traits are produced and transmitted by his internal body chemistry. Which means, in practice, that a man is to be judged, not by his own character and actions, but by the characters and actions of a collective of ancestors.
Ayn Rand
Una volta, durante la mia residenza a Londra per qualche mese, stavo aspettando che la coin laundry (o come la chiamavano i miei amici giapponesi, koin randori) facesse il suo (si spera) pulito lavoro e ne avevo approfittato per bermi una sana pinta pomeridiana al vicino pub insieme al mio coinquilino colombiano. Andato al bancone per ordinare le due birre (il colombiano non si tirava mai indietro quando c’era da far compagnia a una pinta!), un signore un po’ alticcio deve aver sentito la mia pronuncia non-oxfordiana e ha iniziato a urlare contro di me con tono decisamente aggressivo di tornare da dove ero venuto dato che nel suo Paese non ero per niente il benvenuto e che andassi affanculo in quanto straniero di merda. In quell’occasione sono rimasto pietrificato e ricordo di aver pensato “ma sta dicendo a me? possibile che stia dicendo proprio a me?“. Qualche minuto dopo, il signore alticcio è venuto al mio tavolo scusandosi per la sua uscita, io però mi sono sentito offeso e umiliato come non mi era mai successo prima. Avevo sperimentato sulla mia persona un piccolo caso di xenofobia, niente di eclatante o di particolarmente disastroso, però era capitato a me: cittadino borghese bianco e maschio di un stato appartenente alla Comunità Europea. Se era capitato a me, figurati se non poteva capitare a miliardi di altre persone provenienti da zone più sfigate della Terra. Quella è stata una grande lezione che, con il senno di poi, ringrazio che mi sia stata insegnata dal signore alticcio.
Infatti quando a volte mi sale la nausea per certe situazioni di degrado che vedo e mi viene da dire un “cinesi/marocchini/rumeni/nigeriani del cazzo ma andatevene via!” mi ricordo la mia lezione e penso alla frase di Ayn Rand trascritta all’inizio. Da individualista e da persona contraria a qualsiasi forma di collettivismo, devo sempre aver presente che un individuo si giudica dalle sue azioni, non da quelle più o meno ascritte al suo “popolo”. La responsabilità è sempre individuale. Scrivo questo perché ogni tanto in macchina mi capita di vedere scritte sui muri del tipo: “basta extracomunitari“, “arabi merde“, “nigeriane puttane“, etc etc. Mi metto nei panni di una persona extracomunitaria che passa di lì e provo un po’ di vergogna. Magari voi non ci pensate, però immaginate di camminare per strada e vedere scritto su un muro il vostro nome seguito da un “vattene“, non fa esattamente piacere, no? Se fino a qualche anno fa andava di moda il buonismo, ora va di moda il cattivismo. Non puoi analizzare la situazione con calma e raziocinio, no, vieni etichettato come mollaccione. Basta con queste cose da signorine, ora tutti finalmente cattivi, olè.
Sì, ci sono dei problemi. Questi problemi, a mio modo di vedere, si risolvono con una pratica che in questo Stato ridicolo è molto difficile attuare: responsabilità personale. Basta collettivismo, basta buonismo e basta cattivismo. Per esempio, quelli della gauche caviar mi devono spiegare perché devo considerare l’immigrazione un fattore positivo se poi questo significa dovermi accollare ulteriore parassitismo (oltre a quello autoctono) di chi non lavora e usa in allegria il nostro welfare state. Quelli della destra maccheronica invece mi devono spiegare cosa vogliono fare da grandi, ossia il giorno nel quale la smetteranno di sobillare i facili animi del popolino con facili slogan par catar su voti; ah, dite che non diventeranno mai grandi? La responsabilità individuale è l’opposto del collettivismo e quindi del razzismo: se una persona sbaglia, paga lui e non i suoi antenati e consimili. Ci sono troppi immigrati? Non lo so. Guardandomi in giro, direi che siamo a livelli normali. Il problema è che questo Stato ridicolo, da buon monopolista, da una parte è incapace di gestire l’ordine pubblico, dall’altra ti impedisce di attuare la tua autodifesa (tipo il libero possesso di armi da fuoco). Tu rimani nel mezzo e a causa dello spauracchio del Far West (ma che strano però, nessuno cita mai la Svizzera nella quale c’è una pistola in ogni casa), non puoi fare niente.
Non sono buonista, non sono cattivista, non sono razzista, non sono terzomondista: sono per la responsabilità individuale. Capito?

Il giorno in cui non riuscirò più a fare dell’auto-ironia o a ridere sulla comicità a temi a me cari, per favore sparatemi. C’è così tanta gente con venticinque pali su per il culo, ché metà sarebbe già tanta. Ho sempre pensato che prendersi troppo sul serio sia indice, alla fin fine, di scarsa intelligenza. Dovremmo tutti rilassarci un attimo, ogni tanto; no?
Ripetete insieme a me: take it easy! Take it easy!
È confortante sapere che certe granitiche consuetudini non vengono scalfite dal passare del tempo; tipo la correttezza in campagna elettorale. Niente di non già visto, però che tristezza per questo poco rispetto; vero? Soprattutto per un partito che non si può permettere sciali come certi altri partiti depredatori di schei pubblici, cioè nostri.













