La lezione

Racism is the lowest, most crudely primitive form of collectivism. It is the notion of ascribing moral, social or political significance to a man’s genetic lineage, the notion that a man’s intellectual and characterological traits are produced and transmitted by his internal body chemistry. Which means, in practice, that a man is to be judged, not by his own character and actions, but by the characters and actions of a collective of ancestors.
Ayn Rand

Una volta, durante la mia residenza a Londra per qualche mese, stavo aspettando che la coin laundry (o come la chiamavano i miei amici giapponesi, koin randori) facesse il suo (si spera) pulito lavoro e ne avevo approfittato per bermi una sana pinta pomeridiana al vicino pub insieme al mio coinquilino colombiano. Andato al bancone per ordinare le due birre (il colombiano non si tirava mai indietro quando c’era da far compagnia a una pinta!), un signore un po’ alticcio deve aver sentito la mia pronuncia non-oxfordiana e ha iniziato a urlare contro di me con tono decisamente aggressivo di tornare da dove ero venuto dato che nel suo Paese non ero per niente il benvenuto e che andassi affanculo in quanto straniero di merda. In quell’occasione sono rimasto pietrificato e ricordo di aver pensato “ma sta dicendo a me? possibile che stia dicendo proprio a me?“. Qualche minuto dopo, il signore alticcio è venuto al mio tavolo scusandosi per la sua uscita, io però mi sono sentito offeso e umiliato come non mi era mai successo prima. Avevo sperimentato sulla mia persona un piccolo caso di xenofobia, niente di eclatante o di particolarmente disastroso, però era capitato a me: cittadino borghese bianco e maschio di un stato appartenente alla Comunità Europea. Se era capitato a me, figurati se non poteva capitare a miliardi di altre persone provenienti da zone più sfigate della Terra. Quella è stata una grande lezione che, con il senno di poi, ringrazio che mi sia stata insegnata dal signore alticcio.

Infatti quando a volte mi sale la nausea per certe situazioni di degrado che vedo e mi viene da dire un “cinesi/marocchini/rumeni/nigeriani del cazzo ma andatevene via!” mi ricordo la mia lezione e penso alla frase di Ayn Rand trascritta all’inizio. Da individualista e da persona contraria a qualsiasi forma di collettivismo, devo sempre aver presente che un individuo si giudica dalle sue azioni, non da quelle più o meno ascritte al suo “popolo”. La responsabilità è sempre individuale. Scrivo questo perché ogni tanto in macchina mi capita di vedere scritte sui muri del tipo: “basta extracomunitari“, “arabi merde“, “nigeriane puttane“, etc etc. Mi metto nei panni di una persona extracomunitaria che passa di lì e provo un po’ di vergogna. Magari voi non ci pensate, però immaginate di camminare per strada e vedere scritto su un muro il vostro nome seguito da un “vattene“, non fa esattamente piacere, no? Se fino a qualche anno fa andava di moda il buonismo, ora va di moda il cattivismo. Non puoi analizzare la situazione con calma e raziocinio, no, vieni etichettato come mollaccione. Basta con queste cose da signorine, ora tutti finalmente cattivi, olè.

Sì, ci sono dei problemi. Questi problemi, a mio modo di vedere, si risolvono con una pratica che in questo Stato ridicolo è molto difficile attuare: responsabilità personale. Basta collettivismo, basta buonismo e basta cattivismo. Per esempio, quelli della gauche caviar mi devono spiegare perché devo considerare l’immigrazione un fattore positivo se poi questo significa dovermi accollare ulteriore parassitismo (oltre a quello autoctono) di chi non lavora e usa in allegria il nostro welfare state. Quelli della destra maccheronica invece mi devono spiegare cosa vogliono fare da grandi, ossia il giorno nel quale la smetteranno di sobillare i facili animi del popolino con facili slogan par catar su voti; ah, dite che non diventeranno mai grandi? La responsabilità individuale è l’opposto del collettivismo e quindi del razzismo: se una persona sbaglia, paga lui e non i suoi antenati e consimili. Ci sono troppi immigrati? Non lo so. Guardandomi in giro, direi che siamo a livelli normali. Il problema è che questo Stato ridicolo, da buon monopolista, da una parte è incapace di gestire l’ordine pubblico, dall’altra ti impedisce di attuare la tua autodifesa (tipo il libero possesso di armi da fuoco). Tu rimani nel mezzo e a causa dello spauracchio del Far West (ma che strano però, nessuno cita mai la Svizzera nella quale c’è una pistola in ogni casa), non puoi fare niente.

Non sono buonista, non sono cattivista, non sono razzista, non sono terzomondista: sono per la responsabilità individuale. Capito?