Archive: May, 2009

Ce l’ha fatta!

buffone

Caro Pannella,

In questo periodo pensavo che Lei ce la dovesse proprio mettere tutta per riuscire a non farmi votare i Radicali alle europee. Beh, complimenti vivissimi perché è riuscito nel suo intento.

Dopo averLa vista al tg con la stella di David al petto, simboleggiante una sorta di comune destino tra ebrei e Radicali di esclusione e annientamento (per i primi fisico, per i secondi politico), ho realizzato che i Suoi meriti e la Sua persona ormai cedono il passo e vengono oscurati dalla Sua buffonaggine mitomane. I miei più vivi complimenti perché il suo piano alla “dopo di me, il nulla” per i Radicali è sempre più inevitabile.

Aspettando un Suo pur sempre tardivo pensionamento definitivo,

Distinti saluti.

Nuovo Ordine Scarparo

Immaginiamo di acquistare abitualmente le scarpe nel negozio di scarpe del paesino nel quale viviamo. A un certo punto però decidiamo di non comprare più le scarpe lì perché sono diventate troppo care, la qualità si è abbassata e il gestore ci sta anche un po’ sulle balle. Andiamo allora nel negozio del paese vicino e scopriamo che in quel negozio le scarpe sono più economiche, hanno una qualità più alta e ci viene offerto persino il caffè. Non c’è partita: decidiamo che d’ora in poi le nostre scarpe le compreremo nel negozio del paese vicino.

Continua qui.

P.S. io aspetto ancora contributi dai due coautori eh :)

Ipocriti in malafede

l'hypocrisie est un hommage que le vice rend à la vertuUna delle categorie umane che più mi indispone e mi irrita è quella dei conservatori con il culo degli altri. Ossia quelle persone che combattono una guerra contro le libertà personali, la novità e l’innovazione ma che allo stesso tempo godono dei vantaggi e dei frutti di libertà personali, novità e innovazioni passate che loro omologhi hanno in passato combattuto.

Cosa direbbero i dirigenti della Democrazia Cristiana di una volta sapendo che Casini, il leader di un partito che si richiama esplicitamente alla DC e che si atteggia a Defensor Fidei, ha divorziato e convissuto more uxorio con una donna dalla quale ha avuto anche un figlio? Cosa dobbiamo pensare di tutti i vari pasionari politici del Family Day divorziati e con amanti? Perché devo rispettare i preti che si sono curati con rimedi scaturiti magari da ricerche che i loro omologhi del passato hanno condannato?

Insomma, sono opportunisti che godono di frutti che in realtà dovrebbero combattere. Per esempio, Casini ha mai ringraziato Pannella per aver combattuto affinché anche lui abbia potuto avere la possibilità di divorziare? Se in futuro un papa dovesse giovarsi di cure nate dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dove sarà il suo onore? Fanno battaglie di retroguardia destinate a perdere e a venire dimenticate e guardate con curiosità in futuro.

Se sommessamente fai loro notare queste cose, si incazzano come bisce e ti danno dell’avvoltoio che non rispetta le faccende private delle persone. E qui si arriva all’apoteosi dell’ipocrisia perché le loro sono faccende private, le nostre invece sono affari loro e, ogni volta che se ne presenta l’occasione, non ci pensano due volte a interferire con le  nostre scelte personali. Non possiamo scegliere di fumare uno spinello, non possiamo scegliere di terminare la nostra vita, non possiamo scegliere di stipulare un contratto matrimoniale con una persona del nostro stesso sesso. Sono loro i primi che mettono il naso in affari che riguardano l’individuo e la sua autodeterminazione e obbligano le persone a seguire i loro (presunti) valori morali.

Sono loro gli avvoltoi, sono loro che mettono il naso nella nostra vita. Sono loro che ci aggrediscono. Fino a quando non sarò libero di autodeterminarmi non ledendo la libertà altrui, continuerò ad additarli e deriderli per le loro faccende personali.

Ent

ent - welcome strangerIl giapponese Atsushi Horie, in arte Ent, ha fatto uscire Welcome Stranger, ossia sette canzoni che confermano la superiorità antropologica della civiltà figlia di Izanami e Izanagi.

Un prodotto delicato, senza troppe pretese e, per queste sonorità, fuori tempo massimo.

Come si fa a non amarlo?

La cosa che colpisce di Ent è il fatto che piazzi tranquillamente delle perle pop tra i vari blip, glicht e microloop. Come già scritto, è un prodotto squisitamente fuori tempo massimo che ricorda tanto la delicatezza della laptop music di qualche anno fa. A qualcuno potrà fracassare i maroni e potrà trovare il tutto insignificante, per altri (come me) potrà essere un’occasione per assaporare suoni cari purtroppo caduti nella trappola della moda e perciò già un po’ dimenticati. Per fortuna ci pensa la tradizionale capacità dei giapponesi di conservare tutto.

Detto altrimenti: ricordatevi di Ent e tenetevelo da parte ché, quando sarà l’ora del revival suoni primi anni ’00, potrete sfoggiarlo con disinvoltura.

A Iwo Jima

Nel 1985, a distanza di quarant’anni dalla fine della guerra, la spiaggia meridionale di Iwo Jima ospitò la cerimonia di “Riunione del valore”.

Un avvenimento che riunì ex combattenti giapponesi e statunitensi, ex amici ed ex nemici nello stesso tempo. Questa “riunione” aveva un duplice intento: commemorare i caduti di entrambe le parti; giurarsi pace a vicenda. In nessun altro luogo i partecipanti di una battaglia così crudele e così sanguinosa, hanno celebrato una cerimonia di riunione sul luogo stesso in cui si combatterono. Questa cerimonia si svolse, invece, a Iwo Jima. Compresi i famigliari, erano presenti quasi quattrocento persone, tra giapponesi e statunitensi.

Una scena di un documentario girato in quel giorno colpisce particolarmente. Gli ex combattenti e relativi famigliari sono dapprima divisi in due gruppi, gli statunitensi da una parte, i giapponesi dall’altra; alla fine della cerimonia, però, senza che, in apparenza, una delle due parti abbia preso l’iniziativa, i presenti iniziano a mescolarsi tra loro.

Si stringono la mano, dapprima timidamente, poi in maniera più calorosa. Con le lacrime agli occhi s’abbracciano e iniziano conversazioni fatte di gesti e di espressioni dei volti. “Ho ancora il proiettile conficcato qui in una gamba”, dice uno. “Scommetterei che sono il tipo che l’ha sparato, quel proiettile”, risponde scherzando un altro. “Avevo delle terribili ustioni sul volto e voi, americani, mi avete salvato. Il mio naso è ‘Made in the U.S.A.’”, dice un ex combattente giapponese con un largo soriso. Adesso, anche i famigliari dei caduti si sono stretti la mano.

Non tutti i partecipanti alla riunione fecero queste cose proprio con slancio. Il video ci presenta Ed Moranick, che partecipò alle operazioni di sbarco quale marine della IV Divisione. In una scena girata sull’aereo in volo verso Iwo Jima, dichiara: “Per me non è proprio un viaggio di piacere. Quando penso alle sofferenze patite da mia moglie [...] A Essere sincero, il pensiero di ritrovarmi con degli ex combattenti giapponesi mi deprime proprio”.

A Iwo Jima, Moranick era stato colpito dalle schegge di una granata e il suo volto ne fu totalmente deturpato. In una fotografia scattata subito dopo la guerra, è in pratica senza naso e la bocca e gli occhi sfigurati. Furono necessari ventidue interventi chirurgici prima che ritornasse a una vita normale.

Sul volo di ritorno da Iwo Jima l’espressione del volto di Moranick è cambiata. “Quarant’anni fa sono venuto su quest’isola per uccidere i ‘musi gialli’; non li ho mai considerati un ‘popolo’”, afferma. “Adesso, però, mi spiace che ci siamo massacrati a vicenda in quel modo. Veramente, mi dispiace”.

Nel 1984 si svolse una cerimonia commemorativa del quarantesimo anniversario degli sbarchi in Normandia, ma soltanto le nazioni vincitrici – Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, ecc. – vi presero parte, e, comunque, l’intento della cerimonia era commemorare la vittoria. Al confronto, la scena che si svolse a Iwo Jima fu del tutto inusitata.

Una cerimonia commemorativa con la comune partecipazione di giapponesi e statunitensi si tiene tutti gli anni. Ci si può chiedere perché, solamente a Iwo Jima, uomini in passato decisi a “massacrarsi a vicenda” si siano dati da fare per incontrarsi e riconciliarsi in questo modo. Forse perché combatterono una battaglia così spietata e totale, stando per giorni e giorni a pochi metri di distanza dal nemico, col trascorrere del tempo sono diventati capaci di perdonare e di accettarsi a vicenda? Ho il sospetto che, una cosa del genere, la possa comprendere veramente soltanto chi combattè a Iwo Jima.

Sulla spiaggia meridionale, dove nel 1985 fu celebrata la cerimonia, fu eretta una lapida. Reca la seguente iscrizione in lingua inglese e giapponese:

NEL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI IWO JIMA, EX COMBATTENTI AMERICANI E GIAPPONESI S’INCONTRARONO DI NUOVO SU QUESTA STESSA SABBIA, QUESTA VOLTA IN PACE E AMICIZIA. COMMEMORIAMO I NOSTRI COMMILITONI, VIVI E MORTI, CHE QUI COMBATTERONO CON CORAGGIO E VALORE, E PREGHIAMO ASSIEME AFFINCHÉ I NOSTRI SACRIFICI A IWO JIMA SIANO SEMPRE RICORDATI E MAI PIÚ SI RIPETANO.

19 FEBBRAIO 1985

ASSOCIAZIONE DELLA III, IV E V DIVISIONE:
USMC E ASSOCIAZIONE DI IWO JIMA

Tratto da Così triste cadere in battaglia di Kakehashi Kumiko

Fix It Again, Tony

Quando al tg sento i vari discorsi trionfalistici sulla nota casa automobilistica torinese, su quanto sia bravo il noto manager a capo della nota casa e su come questa sia diventata un’azienda leader mondiale che compra a destra e a manca colossi automobilistici, ecco, quando sento quotidianamente tutto questo, a me fumano parecchio le balle.

Sapete perché?

Perché nei vari tg non sento invece parlare della stessa casa automobilistica che, quando gira a lei, non paga i fornitori, delle varie scatole cinesi delle sue ditte controllate che non pagano i fornitori, del malcostume dei suoi pagamenti lunghissimi, dell’arroganza di questa azienda che, se ti rifiuti di fornirla in quanto insolvente, si incazza pure e ti minaccia. Ogni giorno ringrazio il Caso di essere nato in Veneto e di non avere a che fare direttamente con il mercato piemontese. Nel mio settore, un mercato monotematico nel quale il metodo di lavoro da quarto mondo della nota casa automobilistica si propaga a raggiera all’indotto, facendo di quella regione un inferno; almeno ai miei occhi abituati alla correttezza e ai gentlemen’s agreements.