Archive for June, 2009
Gandhāra
Voglio raccontarvi di un posto meraviglioso e incredibile.
Gandhāra è il nome di un antico, importante e glorioso regno situato nel nord dell’odierno Pakistan e nell’est dell’odierno Afghanistan. Aveva il proprio centro nella valle di Peshawar e le sue città più importanti sono state Purushapura (l’odierna Peshawar), Takshashila (l’odierna Taxila) e Pushkalavati (l’odierna Charsadda). La storia e la cultura del Gandhāra sono enormemente affascinanti e totalmente tralasciate dai patetici programmi scolastici di storia; il cui unico scopo, parere personale, sembra essere quello di non far capire nulla.
Nel 327 aC Alessandro Magno (356 aC – 323 aC), nella sua corsa verso l’India, conquista tutti i piccoli regni nel quale si era frantumato il Gandhāra (dopo la fine dell’egemonia persiana nella regione attorno al 380 aC). Successivamente, il Gandhāra viene a far parte del grande impero pan-indiano Maurya fondato da Chandragupta (c. 340 aC – c. 240 aC, una teoria vuole che lo stesso Chandragupta sia originario del Gandhāra). Intorno al 180 aC, favorito dal declino dell’impero Maurya, il Gandhāra viene conquistato dal sovrano greco Demetrio I di Battria (tra le altre cose, uno dei primi greci a convertirsi al buddhismo) e questo segna l’inizio del regno indo-greco. Nel 75 aC è la volta dei Kushan, una popolazione proveniente dall’Asia Centrale, che si impadronisce del potere. I Kushan adottano sia la cultura greca che quella indiana, una parte si converte al zoroastrismo e un’altra al buddhismo. Il periodo Kushan è considerato l’età dell’oro del Gandhāra, il cui picco massimo si raggiunge con il re Kanishka (128–151). Kanishka è un protettore del buddhismo e sotto il suo regno il Gandhāra diventa un luogo di irradiazione di questa religione verso l’Asia Centrale e la Cina (il primo buddhismo cinese deve tutto al Gandhāra).
Quello che rende meraviglioso il Gandhāra, come forse avrete capito, è questa splendida unione di cultura ellenistica e cultura indiana e buddhista. Molti pensano che questa interazione tra cultura greca e cultura buddhista possa aver favorito la nascita del buddhismo mahayana (il buddhismo attualmente dominante e dal quale sono nate un’infinità di scuole) che è caratterizzato, in estrema sintesi, dall’aver fatto del buddhismo una religione canonica con delle vere divinità e una alta speculazione filosofica. Inoltre, bisogna ricordare, che è proprio in Gandhāra che si riscontrano le prime rappresentazioni in forma umana del buddha. L’arte greco-buddhista è caratterizzata quindi dal realismo dell’arte ellenistica e da soggetti della religione buddhista. Queste rappresentazioni, e in generale tutta l’arte greco-buddhista, hanno fatto da modello per l’arte buddhista in luoghi anche molto lontani, come la Corea e il Giappone. Basti pensare che, per esempio, a Nara in Giappone c’è un tempio buddhista chiamato Hōryūji (tra l’altro, il più antico edificio ligneo al mondo, 711 dC) le cui colonne del portale mediano presentano l’entasi.
Purtroppo la demenza e la follia di certi devoti islamici (con i quali molti bramano il dialogo) ci ha privato di alcune opere maestose. In Gandhāra passava la Via della seta e questa zona dell’Asia ha sempre avuto un ruolo strategico (politico e militare) fondamentale tra est e ovest. In Gandhāra, insomma, due civiltà si sposarono e i loro frutti, nonostante la voglia distruttrice di una parte consistente della civiltà che è venuta dopo a risiedere in quelle zone, sono tra noi sotto forma di manufatti e sotto forma di idee. Il Gandhāra è stato un grande luogo che meriterebbe uno spazio maggiore nello studio della storia.
Quando in tv guardate la miseria, la morte e il dolore che oggi piegano città come Peshawar o la valle dello Swat, ricordatevi che un tempo quei posti erano la sede di una grandissima civiltà globalizzata, che quei posti un tempo erano veramente il centro del mondo. Pensate a questo e dopo deprimetevi ancora di più nel constatare come sono ridotti ora.


Keep On With The Force Don’t Stop. Don’t Stop ‘Til You Get Enough
La prima cassetta che mi sono doppiato da un mio amico è stata Off the Wall. Un album che ha la mia età.
Mon Brespà
Io ho un compito ben preciso: sono un infiltrato. È uno sporco lavoro ma, come si usa dire, qualcuno lo deve pur fare. È un lavoro pericoloso perché sei sempre lì lì per essere scoperto, ma sento che questa è la mia missione. Io sono un infiltrato tra i liberals fighètti, tra i giovini con la maglietta di Guevara, tra i radical-chic cittadini, tra gli amanti della collettivizzazione, tra gli adoratori della redistribuzione sociale. Il mio compito è andare là dove c’è un gruppo di supporters del socialismo statalista e, molto pacatamente e molto serenamente, inculcare qualche dubbio, provare a gettare qualche seme individualista, saggiare se esiste un potenziale libertario. Ripeto, è un lavoraccio ma ogni tanto qualche soddisfazione la si ottiene.
Per fare l’infiltrato, ovviamente, devo essere camuffato. Per questo, unicamente per questo (e non, come dicono i maligni, a causa della crisi dei trentanni) mi sono preso una Vespa GTS 250 i.e.; perché cosa c’è di più fighètto di andare in giro in Vespa? In onore alla gauche caviar e al mio sforzo per apprendere la lingua statalista per eccellenza, ho deciso di chiamarla in franco-veneto Mon Brespà.


Ovviamente, va bene il camuffamento, ma deve esserci sempre qualcosa, un segnale per iniziati, che serva a far capire ai consimili chi sono in realtà. Questo segnale può anche assumere le forme di una specie di santino, una figura, un simbolo che possa anche richiamare l’attenzione degli statalisti, per far nascere in loro una sorta di curiosità. Ebbene, ovviamente mi sono premunito di un bumper sticker e non l’ho posizionato sfacciatamente, ma in modo garbato.

Insomma, non è meravigliosa la mia nuova Vespa??
Not only should libertarians support gay marriage, but of course they should
Why am I for gay marriage? First, I’ve never been even slightly homophobic, despite the presumptions of prejudiced “enlightened” liberals (after all, I am from the South!). So that didn’t play into the gay marriage issue for me. I was initially somewhat opposed to gay marriage, but not for the standard reasons about it “damaging” the “institution of marriage” and all that malarkey, but because I feared (a) it would instantly grant more positive rights to gay couples, and (b) it was the thin end of the wedge and would be used to argue next for anti-discrimination law being applied to gays, which I of course did and do oppose. I still agree with these concerns, but they are not dispositive.
The basic case for gay marriage is this: in a private order the state would not be involved. Contracts would be enforced by the private legal system, including contracts incidental to consensual regimes such as marriage. Marriage would be a private status recognized socially, with contractual and related legal effects: co-ownership defaults, joint liability presumptions, guardianship assumptions, medical decision and visitation rights, alimony or related default considerations upon termination, and the like. Initially religions and societal custom would regard only heterosexual unions as marriage, but eventually, with secularization of society, gay couples would start being more open, and referring to their partners as spouses, and have “wedding ceremonies.” At first mainstream society would be reluctant to accept homosexual unions in the concept or term “marriage,” but I suspect that politeness, manners, increasing exposure to and familiarity with open homosexuals (co-workers, family members), and increasing cosmopolitanness and secularization of society would result in an initially grudging including, finally more complete inclusion, perhaps always with a bit of an asterisk among some quarters. Or maybe not, but I think so. In any case the contractual regimes associated with any type of consensual union would be recognized and enforced legally, whether between hetero couples, homosexual couples, spinster sisters, frat buddies, group unions, whatever. The hetero couples, and perhaps one-man-many-wife groupings, would be referred to as marriages, the members as husband and wife. Perhaps the partners in a homosexual union would be referred to as married and spouses; perhaps not. I think so, eventually, but it’s irrelevant. There would be no legal battle; capitalist acts among consenting adults would be given legal effect, no matter what the accessory union is named.
But. The state is involved. Even now I think the state should not be involved in marriage, even if it insists on monopolizing the legal system. Ideally, the state should get out of the marriage business and enforce whatever contractual arrangements are ancillary to voluntary unions, whatever the members, whatever society, calls these various unions.
But for now, the state monopolizes the laws and regulations governing co-ownership, child-guardianship and custody issues, medical and death-related decisions and visitation, and the like. And it insists on pigeon-holing the relationships that it will give full contractual effect to in the “marriage” category (which means only that the state uses the word “marriage” in the caption of the statutes giving effect to the consensual arrangements of individuals). So be it. If the state is going to monopolize the legal and court system, if it is going to insist on labeling as “marriage” any relationship whose contractual incidents it will deign to recognize legally, then of course it has no right to deny this to gay couples who wish to have the civil aspects of their relationship legally recognized.
Yes, it’s true, this will probably end up with gays getting included in anti-discrimination laws. So what. Abolish the anti-discrimination laws, then.
As for Christian fundamentalists who are so worked up about this: who cares what word the state uses in the caption of the statute giving legal effect to private parties’ contracts? If you are opposed to this, stop supporting the state and positive law. (And if you hate evolution being taught in public schools–stop sending your kids there; stop supporting taxation, democracy, the state, and public schools.)
As for the complain that gay marriage will “harm marriage”–first, nonsense. How is any person’s marriage harmed by the choice of word used in the caption of artificial law made by a criminal state? Second, even if it does harm the “institution” of marriage, this is the result of the state monopolizing this area, or of its failure to fully enforce the contractual regimes of non-standard voluntary relationships since they don’t fit the traditional definition of marriage–that’s no excuse!
As for “purist” libertarians who say we should not extend the reach of the state in this way: well, the state should not have roads either. But would we not oppose a law banning gays from the roads? We would not hide behind, “Well, it’s not nice that the state prohibits gays from using the roads, but the solution is not to let gays use the roads–it’s to abolish the public roads!” No.
Does gay marriage violate anyone’s rights? No. It is not an act of aggression. Does it violate gays’ rights to be prevented because of the state’s monopolization of the legal system from having their relationships given legal effect? Yes. [N.B.: This whole mess, and other considerations (see State Monopolization of Marriage Eviscerates Private Contract) should also highlight for homosexuals why they should also oppose the state and its involvement in this whole area.]
In sum: the state should get out of marriage. If it remains in existence and monopolizes the legal system, it should enforce any contractual aspects of regimes entered into by consenting adults. What they call it is irrelevant. Ideally it would be unlabeled and private society would figure out naming conventions. But the state should not be allowed to hamper the rights of non-standard couples just because it insists on decreeing what is and what is not “marriage.” If the state insists on regulating unions and giving it the label “marriage,” then gays ought to be able to legally protect their relationships and associated regimes. The state infringes their rights to do this if it monopolizes the field then denies them entrance.
Not only should libertarians support gay marriage, but of course they should.
Dai che cantemo!
Mi sembra giunta l’ora di una sana compilation estiva. Penso che per una simile compilation non ci sia titolo migliore di Dai che cantemo!, ossia quel caro libretto con il quale tutti noi (almeno, quelli delle mie parti) siamo venuti in contatto immancabilmente in occasione del binomio gruppo di giovani + preti e/o affini. Indimenticabili le canzoni tradotte dall’inglese con l’aggiunta di strofe per farle coincidere con il messaggio religioso, tipo la strofa aggiunta in Imagine nel quale alla fine si diceva più o meno: “ma non preoccuparti, ché tanto Dio c’è“.
Ora però mi è venuta una curiosità: ma quelli che non sono veneti, che libretto di canzoni usavano?
Vabbeh, torniamo a bomba…
Scaricate ordunque Dai che cantemo! (73,3MB per 46 minuti e dieci secondi) e la vostra estate sarà decisamente più cool, con quella voglia matta di sedervi in cerchio su un prato a cantare accompagnati da una chitarra.
- Nothing Ever Happened – Deerhunter
- Daxmosphere - Healamonster & Tarsier
- Soon Soon Soon – Canadians
- Heavy Cross – Gossip
- Come Un Peraro - Herman Medrano
- Sacred Trickster – Sonic Youth
- American Face Dust – Black Moth Super Rainbow
- Kid Riot - The Anomalies
- Animal – Miike Snow
- Daddy’s Gone (feat. Nina Persson) - Danger Mouse and Sparklehorse
- Rose Parade - Elliott Smith
- The Fallen (ruined by Justice) - Franz Ferdinand
Forza Silvio!
Non sono un berlusconiano, non voto e non ho mai votato per il centrodestra italiano e non sono nemmeno un lontano simpatizzante. Penso che se il centrosinistra italiano possa essere tranquillamente etichettato come cattocomunista, il centrodestra è chiaramente populista. Io, che sono un libertarian indipendentista, non ho niente a che spartire con politiche che mortificano l’individuo, che limitano la libertà e che statalizzano l’economia. Penso che Berlusconi sia prima di tutto una figura comica e successivamente tragica, tragica per noi che dobbiamo averlo come Primo Ministro.
Tuttavia non posso che provare un moto di simpatia e di solidarietà verso quest’uomo. Infatti, a differenza di molti, io non sono moralism free a corrente alternata. Ho notato con preoccupazione un’ondata di Guardiani della Morale sollevarsi sempre più minacciosa e manca ancora poco per vedere questa moltitudine di tristi figuri urlare in coro: “penitenziagite!“. Un prodotto altrettanto deleterio del berlusconismo è quell’antiberlusconismo militante che fa assumere ai suoi fedeli grottesche fattezze dipietresche e che li fa agitare tutti mentre urlano: “duce! regime! mills! signoraggio! rete 4!“.
A me i Guardiani della Morale fanno ribrezzo sempre, sia che si tratti di sobri prelati, di pasdaran della rivoluzione o di sinistrati che hanno capito che il loro schieramento politico non vincerà mai e quindi servono altri modi per tirare giù quello lì. Non vedo una solo ragione che possa impedire ad una donna di offrire prestazioni sessuali in cambio di denaro. Sì, certo, si può tranquillamente sbertucciare Berlusconi perché forse ha fatto un putan tour, ma da qui a ergersi come moderni Savonarola… Io preferisco sempre gli inquisiti agli inquisitori. Sì, va bene, forse Berlusconi ha pagato per del sesso, e allora? Deve dimettersi per questo? Deve dimettersi perché dall’alto del suo potere politico ed economico si circonda di un harem nel quale forse gira anche qualche sostanza illecita? Ohibò, sai che novità; non ho mai sentito di persone potenti che vivono in questo modo…
Se io fossi in Berlusconi, ne approfitterei per dare una svolta antiproibizionista al suo governo. Se io fossi in lui, direi che il proibizionismo sulla droga e sulla prostituzione è una stupidata che nega l’autodeterminazione dell’individuo. Chiedo ovviamente troppo. Questo però non mi impedisce di esprimere la mia solidarietà a quest’uomo attaccato dalle orde etiche. Forza Silvio, resisti! Resisti perché, paradossalmente, sei tu uno dei pochi baluardi contro il bigottismo di questa società. Meglio un puttaniere che un pretino falso al governo.
Un blog bellissimo
Vi ricordo che è attivo un blog veramente interessante. Se siete interessati, ci sono anche i feed.
Approfitto dell’occasione par tirarghe le recie ai due co-autori registrati che non hanno ancora scritto un pezzo che sia uno. Certa gente bisogna proprio pregarla in ginocchio!
Ora scusatemi ma vado a recuperare FdC dalla triste Milano e riportarla in Patria
Al voto. Così, tanto peffà
Se è vero che democrazia vuol dire minoranze organizzate che comandano maggioranze non organizzate, ed è vero, allora penso che dovrebbe essere tolto subito il quorum al referendum per permettere a un numero maggiore di minoranze di organizzarsi. Sapendo benissimo che il quorum non sarà mai tolto per non far correre il rischio ai politici di contare un po’ di meno (sono la minoranza meglio organizzata), mi sembra giusto andare a votare per il referendum elettorale, tanto per contribuire nel mio minuscolo a rompere loro un po’ le palle.
Dei tre quesiti, sono quello che vieta la candidatura multipla mi trova convintamente d’accordo; per gli altri due ho molti dubbi che servano realmente a qualcosa. Tuttavia, penso che voterò SI a tutti e tre. Detto tra noi, sinceramente mi interessa veramente poco del sistema elettorale di Banana Republic. L’unica mia preoccupazione politica riguardo la suddetta Banania è quella di farmi trovare preparato quando questo Stato putrescente andrà in default e inizieranno i riots per strada. Decenni di pratiche parassitarie salteranno all’improvviso e a molti non resterà altro che darsi al banditismo. Sono catastrofista? Speriamo.
Spero solo che se quel giorno dovesse arrivare, io non abbia più niente a che fare con questo Stato morto che cammina.
Orco can!
C’è ’sto gruppo. Si chiamano Dirty Projectors e hanno fatto un disco che si chiama Bitte Orca. E sono strani eh!
I Dirty Projectors fanno sostanzialmente un indie rock strano forte. La prima volta che ho ascoltato questo album, sono stato sovrastato dalla cacofonia e dagli accostamenti sonoro/vocali azzardati. Dopo aver proferito la classica frase di queste occasioni (“sti qua i’è s-ciopà“), ho avvertito la strana sensazione di voler riascoltare di nuovo il disco.
Ascolto dopo ascolto, ho superato il muro iniziale di difficoltà dovuta alla stranezza dell’oggetto sonoro in questione e mi sono lasciato felicemente andare in balli lisergici, nudo in mezzo al prato diffondendo il mio amore a tutte le creature di Gaia. Durante il mio viaggio interiore/esteriore nel quale ho sperimentato l’interconnessione con Visnù, ho capito che Bitte Orca è un album profondo che può farti trovare il tuo Io. No, non è andata esattamente così, ma il senso è quello.
Insomma, Bitte Orca è quel tipo di album che se fossi in voi, ma per fortuna non ci sono, ascolterei almeno quelle quattro volte che servono per formarsi un giudizio. E il giudizio finale non può che essere: meraviglioso. In caso voi, dopo averlo ascoltato, non siate di questo parere, cosa ve lo dico a fare, non capite un cazzo.
Poi dicono che Facebook non serve a niente

La seguente storiella, frutto mica tanto di fantasia, ha per protagonisti Amico di Yoshi (AdY) e Ex Fiamma di Amico di Yoshi (EF).
- AdY: Oh guarda, che piacevole sorpresa mi ha riservato il famoso social network Facebook! Questa qui mi sembra proprio la mia famosa ex fiamma del liceo, con la quale ho fatto tira e molla per cinque anni! Ordunque, aggiungiamola tosto tra gli amici!
- EF: Ciao AdY! Che piacevole sorpresa!
- AdY: La piacevole sorpresa è tutta mia! Come va?
- EF: Io sto bene, sono tornata dall’India da qualche mese e continuo a risiedere nella stimolante e frizzante Città Felsinea.
- AdY: Ah…buon per te! Tornata dall’India, eh? Deve essere stato un stimolante e frizzante viaggio!
- EF: Sì sì, l’India è proprio un posto meraviglioso, pieno di spiritualità!
- AdY: Ah…certo, spiritualità… Comunque, come ti procacci la pagnotta per vivere? Io sono uno stimato membro di questa società che lavora presso la sede centrale italiana di una nota catena di supermercati discount che offrono cibo a buon mercato probabilmente anche ai tanti studenti universitari che seguono corsi di laurea diversamente utili e/o artisti falliti che rallegrano la vita della stimolante e frizzante Città Felsinea.
- EF: Io sono una fotografa.
- AdY: Ah…fotografa? Molto stimolante e frizzante…
- EF: Sì, vero? Purtroppo, essendo una fotografa un po’ sperimentale, non sono così piena di lavoro e devo arrotandare con un altro lavoro.
- AdY: Quale peccato che tu non possa dedicare il 100% del tuo tempo a questa stimolante e frizzante attività!
- EF: Beh, anche il mio secondo lavoro mi riempie di soddisfazione e di spiritualità.
- AdY: Bene, sono molto contento di quello che mi stai dicendo. E quale sarebbe questo altro lavoro, di grazia?
- EF: Insegno yoga.
- …
- …
- …
- AdY: Vediamo, dov’è “rimuovi amico“? Mmnhh…eccolo qua!
Why am I for gay marriage? First, I’ve never been even slightly homophobic, despite the presumptions of prejudiced “enlightened” liberals (after all, I am from the South!). So that didn’t play into the gay marriage issue for me. I was initially somewhat opposed to gay marriage, but not for the standard reasons about it “damaging” the “institution of marriage” and all that malarkey, but because I feared (a) it would instantly grant more positive rights to gay couples, and (b) it was the thin end of the wedge and would be used to argue next for anti-discrimination law being applied to gays, which I of course did and do oppose. I still agree with these concerns, but they are not dispositive.






